martedì 27 gennaio 2026

#stranieri / GRAHAM Jorie (1951 - viv.)

 

Jorie Graham
 (New York, 9 maggio 1951) è una poetessa statunitense. Figlia del giornalista Curtis Bill Pepper e della scultrice e pittrice Beverly Pepper, è nata a New York nel 1951.
Cresciuta in Italia e in Francia, ha studiato filosofia all'Università di Parigi (partecipando alle proteste durante il Maggio francese assieme a Daniel Cohn-Bendit e finendo arrestata) e cinematografia all'Università di New York prima di conseguire un Master of Fine Arts presso l'Iowa Writers' Workshop dell'Università dell'Iowa.
Ha iniziato a scrivere poesie negli anni '70 e ha pubblicato la sua prima raccolta, Hybrids of Plants and of Ghosts, nel 1980 e in seguito ha dato alle stampe altre quindici raccolte di liriche.
Tra le più importanti poetesse nordamericane contemporanee, nel 1996 ha ottenuto il Premio Pulitzer per la poesia con The Dream of the Unified Field e nel 2013 il Premio Nonino Internazionale.
Prima poetessa statunitense insignita del Forward Poetry Prize, ha insegnato all'Università dell'Iowa ed è professoressa di retorica e oratoria ad Harvard, incarico precedentemente occupato da Seamus Heaney

Opere
Hybrids of Plants and of Ghosts (1980)
Erosion (1983)
The End of Beauty (1987)
Region of Unlikeness (1991)
Materialism (1993)
The Dream of the Unified Field: Selected Poems 1974-1994 (1995)
The Errancy (1997)
Photographs and Poems (1998)
Swarm (2000)
Never (2002)
Overlord (2005)
L'angelo custode della piccola utopia: poesie scelte 1983-2005, Roma, Luca Sossella, 2008 a cura di Antonella Francini
Sea Change (2008)
Il posto (Place, 2012), Milano, Mondadori, 2014 traduzione di Antonella Francini
From The New World: Poems 1976-2014 (2015)
Fast (2017), Milano, Garzanti, 2019 traduzione di Antonella Francini 

L’ULTIMO GIORNO

lasciai la protezione
del mio piano & del mio
pensiero. Mi lasciai
andare. È speranza questa?

La luce fuggì.
Abbiamo un mondo
da perdere, pensai.
Fuggì l’estate.

S’alzarono le acque.
Come organizzarmi
ora. Dove trovo
l’ignoranza

necessaria. Come
non riassumere
ogni cosa? È mistero questo?
Questa complessa
assenza di disegno.

Nessuna somma per cui lottare.
Nessuna verità generale. Nessuna.
Come procedo senza
certezze. Come procedo

senza attività.
Nessun nord o
sud. Cosa dovrò
sovvertire. Dove

trovare il limite. Il
raro ineffabile
limite. Sotto
i numeri. Tramite e dietro

alfabeti e il loro brulicante alveare – qui,
in queste lettere.
Mi sporgo avanti
in cerca dell’aneddoto

che mi avvicini al

nulla. Non mi

mancano idee.
Riesco a vedere
come si ricompongono
i frammenti.

Riesco a essere
compagna umana
dell’umano. Non
sono scettica.

Cerco di entrare nell’in-
visibile. Dove i rami
dei salici
si piegano al mio

passo. Hanno un
sogno, penso. Hanno
desiderio. Così in alto
da terra vedo

troppo. Devo
scendere, devo
uscire dal raggio
dell’orizzonte. Sono

tracce di questa
estate o di quanti anni
fa? Queste erbe
rispuntate ora,

sono nuove? Questo
viene ricordato. Anche
mentre si cancella non
cancella la cosa

che era. E che ci diede.

Nessuno può dire intera la storia.

*

SIAMO

già estinti? Chi ha
la mappa. Posso
guardare? Dov’è il mio
titolo. È verificabile

la mia storia? Ho
incluso la memoria
degli animali? Le memorie
degli animali. Sono

ancora qui loro? Siamo

soli? Guarda
spuntano
i filamenti. Di memorie. Di chi? Com’era
la terra?

Si muoveva
tramite noi? Qualcosa dice non-stop,
sei qui tu?
sono reali i tuoi

antenati hai un
corpo hai
te stessa in
mente puoi vedere le tue

mani? ̶ lo hai rotto
il filo? ̶ cerca di sentire lo
strappo dall’altro
capo ̶ accertati dice che

i due capi siano
vivi quando tiri per
tentare di ri-entrare
qui. Un corvo

è arrivato mentre
trascrivo tutto
questo. In-
corporami

gracchia. Saltella
più vicino sul
muretto. Ti ricordi
il dolore il suo

avvicinarsi dice. Lo

guardo. Non avere
fretta dico ma
lui picchietta sul
muretto con il

becco. Il suo manto è
di sole. Mi guarda
lentamente perché
sono immobile &

impaziente. Fissa la mia

solitudine. Iniziano
le cicale. È un vero incontro
questo chiedo. Del vecchio
tipo? Quando c’erano

corvi. No
dice la luce. Tu
qui quasi non ci
sei. Il corvo è partito

tempo fa. Ora
segue il suo filo,
il suo percorso,
per sempre. Conosce

la corrente. Attraversa
le cicale, che tu non senti
ma che ti avvolgono ora. Ma
non è qui chiedo cercandolo

nelle mie strofe.
Non mi ha raggiunta
entrando qui?
Non è entrato qui

alla strofa otto? ̶ & dove

va ora
quando se ne va,
quando ti dico il corvo è dorato,
quando ti dico ha preso il volo &

è partito, & è partito.


da 2040 a cura di Antonella Francini (Crocetti, 2025)  

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