Leonardo Rocco Antonio Maria Sinisgalli (Montemurro, 9
marzo 1908 – Roma, 31 gennaio 1981) è
stato un poeta, saggista e critico
d'arte italiano. È noto come Il poeta ingegnere o Il
poeta delle due muse, per il fatto che in tutte le sue opere ha
sempre fatto convivere cultura umanistica e cultura scientifica.
Per la sua versatilità è stato definito "un Leonardo del
Novecento" in quanto è stato narratore, pubblicista,
direttore artistico, direttore di riviste, documentarista, autore
radiofonico, disegnatore.
Leonardo Sinisgalli nasce a Montemurro in Basilicata,
da Vito Michele e Carmina Geronima Maria Lacorazza. Frequenta la
bottega di don Vito Santoro che gli farà da maestro e
consiglierà alla madre di fargli continuare gli studi, nonostante la
sua aspirazione fosse quella di fare il garzone presso la bottega del
fabbro mastro Tittillo.
Nel 1918, Sinisgalli parte per Caserta, alla volta del Collegio
Salesiano, passando in seguito al Collegio di Benevento,
ottenendo ottimi risultati, soprattutto nelle materie
scientifiche, e infine a Napoli nel 1925. Si
iscrive a Roma alla facoltà di Matematica, dove segue i
corsi di geometria, analisi, matematica
di Levi-Civita, Severi, Castelnuovo e Fantappiè.
Sinisgalli sosterrà, in seguito, che la matematica ebbe un'enorme
influenza sulla sua poetica. Ultimato il biennio passa alla
facoltà d'ingegneria, dove sviluppa una passione per l’opera
di Sergio Corazzini, poeta crepuscolare, a cui si ispirerà per
la stesura dei suoi primi versi, pubblicati in autoedizione nel 1927
con il titolo di Cuore.
Rinuncia all'invito di Enrico Fermi, nel 1929, di entrare
nell'Istituto di Fisica di via Panisperna, preferendo
focalizzarsi sull'attività letteraria, ma non senza
incertezze e dubbi non riuscendo a vederci chiaro nella sua
vocazione, che gli sembra di avere "due teste, due cervelli,
come certi granchi che si nascondono sotto le pietre...".
Durante il
soggiorno romano frequenta Libero de Libero, Arnaldo
Beccaria, Scipione e Mario Mafai e collabora
a L'Italia Letteraria.
Dopo la laurea in Ingegneria
Elettronica e Industriale e l'esame di Stato sostenuto a Padova nel
1932, parte alla volta di Milano, collaborando saltuariamente
con “L'Italia Letteraria” e “La Lettura”. La svolta è
sancita dall'incontro con Ungaretti, che apprezza il talento del
giovane Sinisgalli, dapprima con una corrispondenza sulla “Gazzetta
del Popolo”, in seguito a Torino, durante una conferenza
sul Petrarca. Il 1934 lo vede partecipare, dietro suggerimento
di Zavattini, ai Littorali per la gioventù a Firenze, durante i
quali una giuria composta da Bacchelli,
Ungaretti, Palazzeschi decreta la vittoria della sua poesia
"Interno Orfico”, che supera quella di Attilio
Bertolucci; nell'ambito dello stesso concorso, Alfonso Gatto è
primo nella prosa. Tuttavia, il suo componimento e quello di
Bertolucci sono oggetto di dure critiche da parte di Telesio
Interlandi su “Tevere”, nel quale lo stesso Interlandi
elogia, invece, il lavoro del quinto classificato Pietro Ingrao,
politicamente più impegnato.
Sinisgalli
ritorna a Montemurro preparando, nel 1935, la prima stesura del
“Quaderno di geometria” e di molte poesie che in seguito
pubblicherà. In virtù delle insistenze di Cantatore, Zavattini
ed altri, decide di ritornare a Milano. Le poesie vengono pubblicate
per le edizioni Scheiwiller e catturano l'attenzione di critici come
Emilio Cecchi e De Robertis, che gli dedica un saggio sul primo
numero di "Letteratura", ed inaugurano la fortunata collana
“All'insegna del pesce d'oro”, che prende il nome dall'osteria in
cui Sinisgalli, Quasimodo, Cantatore e Scheiwiller si
ritrovano. Contemporaneamente, si dedica all'attività pubblicistica,
scrivendo su riviste di architettura e arredamento, non tralasciando
il suo interesse per gli allestimenti e la grafica. Nel periodo
milanese impegna le sue giornate a coltivare le amicizie
con Persico, Pagano, Nizzoli, Terragni, Veronesi, Ponti,
e frequentando lo studio Boggeri e la Galleria del Milione.
I suoi "Ritratti di macchine" e "Quaderno di
geometria" fissano il primo tentativo di Sinisgalli di giungere
ad un superamento del dualismo tra la cultura scientifica e
artistica. Il lungo legame che intreccerà la vita di Sinisgalli al
mondo della grande industria comincia nel 1937 quando, dietro
consiglio di Gatto, risponde ad un'inserzione che gli procurerà
un contratto con la Società del Linoleum come
organizzatore di convegni e collaboratore di una rivista
specializzata. Nel 1938, Adriano Olivetti lo assume come
responsabile dell'Ufficio tecnico di pubblicità.
Un grande fervore creativo caratterizza
i due anni in cui lavora alla Olivetti: le sue vetrine e i
manifesti pubblicitari assurgono quasi a prodromi delle tecniche
proprie della pop-art; sono oggetto di commenti e attenzioni.
Pubblica in questo stesso periodo ”Campi Elisi”, opera che
sottolinea la sua adesione al gusto ermetico, della quale
scriveranno Anceschi, Contini, Bo, quest'ultimo
sottolineandone la leggibilità estrema e la concretezza di
sentimenti così da contraddire le critiche di oscurità di cui erano
fatte oggetto le liriche ermetiche.
Scoppiata la guerra, Sinisgalli, con il grado di ufficiale, viene
richiamato alle armi: in Sardegna, prima, e a Roma, poi, dove
pubblica nel 1942 alcuni racconti di Fiori pari, fiori dispari,
alcuni saggi di Furor mathematicus e una parte di Horror
vacui. Conosce la baronessa Giorgia de Cousandier, poetessa
amante di Trilussa, nonché pubblicista e narratrice, che
diventerà la sua compagna e che sposerà nel 1969. Ad agosto 1943,
un mese prima della morte della madre, esce per Arnoldo
Mondadori Editore Vidi le Muse, con prefazione di Gianfranco
Contini, nella collana dello “Specchio”, che raccoglierà tutta
la produzione compresa negli anni 1931-1942. Ignaro della morte della
madre, in una Roma ancora frastornata dalla firma di Cassibile dell'8
settembre, inizia la convivenza con Giorgia e con il più piccolo dei
suoi figli, Filippo. Il 13 maggio del 1944 è tratto in arresto
dalle SS che vogliono informazioni su un amico scrittore e
viene trasferito in Via Tasso. Solo la prontezza di Giorgia, e
la sua conoscenza del tedesco, lo salvano dopo 24 ore.
La liberazione dell'Italia lo vede
partire per Montemurro dove gli viene comunicata la notizia della
morte della madre e dove si ferma per qualche mese. Rientra a Roma
pubblicando Furor Mathematicus, Fiori pari, fiori dispari,
28 capitoli di prosa confidenziale, e Horror Vacui. Si cimenta
in traduzioni e collaborazioni giornalistiche; fa parte della
redazione de “Il costume politico e letterario”. Tuttavia, gli
editori romani gli rifiutano molte delle sue proposte scientifiche e
letterarie, ad esempio l'idea di una collana di classici scientifici
elaborati con Sebastiano Timpanaro, direttore della Domus
Galilaeana di Pisa. La sua passione lo porterà a creare,
con Giandomenico Giagni, una rubrica culturale radiofonica: il
“Teatro dell'usignolo”, che ospita musicisti e poeti. Nel 1947
pubblica I nuovi Campi Elisi.
Luraghi, il
nuovo direttore generale della Pirelli, lo vuole con sé come
direttore artistico. Con Arturo Tofanelli, Sinisgalli fonda
l'house organ Pirelli, la rivista del gruppo che diventerà
teatro di nuove sperimentazioni che troveranno compimento in Civiltà
delle macchine del 1953.
Comincia così l'attività
propagandistica per l'azienda, con l'allestimento di mostre, cicli di
conferenze e la pubblicizzazione vera e propria dei prodotti: sul
finire degli anni Quaranta si vede campeggiare su tutte le strade
d'Italia un cartello illustrante una suola e lo slogan "Camminate
Pirelli". Nel 1949 gira un documentario scientifico sui solidi
"superiori" intitolato Lezione di geometria, che viene
premiato alla mostra del cinema di Venezia. Stessa sorte
avrà Millesimo di millimetro, cortometraggio che gira
con Virgilio Sabel l'anno successivo. Nel 1950 esce Furor
mathematicus, una versione ampliata del primo Furor ed include tutti
gli scritti di matematica, geometria, architettura, arte e
artigianato, tecnica e storia della scienza, antesignana della
"Civiltà delle macchine", la rivista che fonda nel 1953 e
dirige per cinque anni (32 numeri).
Con il fratello Vincenzo come
redattore, un fattorino e due segretarie, fonda per la Finmeccanica,
di cui era presidente Luraghi, la "Civiltà delle macchine".
La rivista, che ha come modello il “Politecnico” di Cattaneo,
spalanca agli umanisti il mondo delle macchine e ai tecnici il mondo
delle lettere ed ebbe una certa risonanza anche a livello
internazionale, divenendo una delle piattaforme di discussione degli
intellettuali del secolo.
Nell'agosto del 1953 muore il padre, e, in seguito alla divisione
dell'eredità, a Sinisgalli rimane solo la casa natale sul fosso
“Libritti”. Le due vigne (tremila viti) di cui Vito si cura
personalmente per trent'anni vengono vendute, con dispiacere di
Sinisgalli che ne serba un malinconico ricordo. Soprattutto per la
“Vigna vecchia”, la dote di matrimonio della madre: un piccolo
fazzoletto di terra al quale dedica un'ode. Ma questi, sono anche
anni di intenso lavoro per il gruppo Finmeccanica, che comprende 29
aziende: inventa slogan, escogita nomi (“Giulietta” dell'Alfa),
si cimenta nel curare mostre, tra cui spicca quella del 1955 dedicata
all'”Arte e industria”, in collaborazione con Enrico
Prampolini, presso la Galleria d'Arte Moderna di Roma. Quando Luraghi
esce di scena e la testata Civiltà delle Macchine passa
all'Iri, inizia un processo di lento declino che porterà il poeta,
con il numero di marzo-aprile del 1958, ad abbandonarne la direzione
con profonda indignazione, lasciandosi alle spalle una battaglia per
mantenerne integra la struttura e l'essenza. La rivista
continuerà le pubblicazioni fino agli anni Ottanta, mutando però
indirizzo dopo l'uscita di Sinisgalli che si impegnò subito in un
lavoro di propaganda pubblicitaria per l'Agip, su richiesta di Enrico
Mattei, inframmezzato da una serie di viaggi (Iran, Marocco,
Cecoslovacchia, Thailandia, ecc.), conseguenza sia delle dimensioni
internazionali dell'azienda, sia della sua nomina a consulente
part-time per l'Alitalia nel 1961. In quello stesso anno vince,
con Tristan Tzara, il premio Etna-Taormina e inizia a
collaborare con “Paese sera”. È questo il periodo in cui la sua
creatività comincia ad inaridirsi, senza però compromettere la
qualità dei suoi versi, e lo convince a rivolgersi verso un'altra
passione: quella del disegno e del ritratto. Nel maggio del '62
inizia a esporre i suoi lavori a Milano, nella Galleria Apollinaire.
Molte difficoltà lo accompagneranno
nel 1963, non ultime le problematiche di salute del figlio Filippo.
Abbandona l'Eni e ritorna a Milano, ma, con sua somma delusione,
la “città tecnica” di Gadda, che sempre aveva tessuto le
sue lodi, questa volta sembra indifferente alle sue creazioni.
Ritorna a Roma dopo qualche piccola consulenza di scarso rilievo e
fonda la rivista di design “La botte e il violino” (8 numeri)
nella quale dà anche libero sfogo alle sue riflessioni. Collabora al
“Il Mondo” di Pannunzio e al “Tempo Illustrato”,
nel quale affronta una rubrica di critica d'arte, i cui articoli
confluiranno poi nei Martedì colorati (Immordino, Genova
1967). Gli editori de “La botte e il violino” decidono di
chiudere la rivista a causa dei costi elevati e Sinisgalli si dedica
all'ideazione di un nuovo house organ: “Il quadrifoglio”, una
rivista d'automobilismo che dirigerà fino al 65º anno d'età.
L'anno precedente aveva pubblicato per Mondadori la Poesia di ieri,
un'antologia delle sue raccolte che vince il Premio Fiuggi.
Il 1967 è l'anno della pensione ed
anche del sopraggiungere di un infarto che però non lo induce,
nonostante il parere dei medici, a ridurre il ritmo delle sue
attività: infatti cura con il fratello Vincenzo un programma
monotematico per la radio dal titolo “La Lanterna” che andrà
avanti per circa due anni, raggiungendo 98 puntate.
Il dolore
per la perdita di Giorgia (1978) e i riconoscimenti letterari sono il
filo conduttore degli anni settanta: vince il premio Gubbio-Inghirami
nel 1971, il Premio Viareggio nel 1975[22] e il premio
Vallombrosa nel 1978 con “Dimenticatoio”.
Collabora con il Settimanale con
una rubrica d'arte e con Il Mattino, su cui pubblica delle
memorie rielaborate, scritte anni addietro e nel 1980 vedono la luce
le “Imitazioni della Antologia Palatina” per la Edizioni della
Cometa. Ormai Sinisgalli è sempre più preso dalla sua passione per
il disegno e nel 1980 fonda a Roma con Roberta Du Chene ed Ida Borra
la galleria “Il Millennio". La mostra d'apertura è dedicata
ai pastelli e agli acquerelli di Sinisgalli.
È proprio durante la seconda personale
presso la sua Galleria che il 31 gennaio 1981 Sinisgalli muore per
infarto. Fu sepolto nella sua città natale di Montemurro. Per
volontà di Rodolfo Borra (l'esecutore testamentario di Leonardo),
sulla lapide del poeta, campeggia la sua ultima poesia: "Risorgerò
fra tre anni o tre secoli tra raffiche di grandine nel mese di
giugno".
Opere
Cuore - Auto-edizione, Roma 1927;
Ritratti di macchine - Edizioni di
Via Letizia, Milano 1935;
Quaderno di geometria - Campo
Grafico, Milano 1935;
18 poesie - Scheiwiller, Milano
1936;
Italiani - Editoriale Domus, Roma
1937;
Campi Elisi - Scheiwiller, Milano
1939;
Vidi le muse - Mondadori, Milano
1943;
Furor mathematicus - Urbinati,
Roma 1944;
Horror vacui, O.E.T., Roma, 1945;
Fiori pari, fiori dispari -
Mondadori, Milano 1945;
L'indovino, dieci dialoghetti -
Astrolabio, Roma 1946;
I nuovi Campi Elisi - Mondadori,
Milano 1947;
Belliboschi - Mondadori, Milano
1948;
Furor mathematicus - Mondadori,
Verona 1950 (edizione ampliata contenente anche L'indovino e Horror
vacui);
La vigna vecchia - Mondadori,
Milano 1956;
Tu sarai poeta - Riva, Verona
1957;
La musa decrepita - Quaderni di
Marsia, Roma 1959;
L'immobilità dello scriba - Roma
1960;
Cineraccio - Neri Pozza, Venezia
1961;
L'età della luna - Mondadori,
Milano 1962;
Ode a Lucio Fontana - Bucciarelli,
Ancona 1962;
Prose di memoria e d'invenzione -
(Fiori Pari, Fiori Dispari e Belliboschi) Leonardo da Vinci, Bari
1964;
Poesie di ieri - Mondadori, Milano
1966;
L'albero di rose - (traduzione di
poesie lucane) Edizioni Galleria Penelope, Roma 1966;
I martedì colorati - Immordino,
Genova 1967;
Paese lucano - Origine, Luxemburg
1968;
Archimede (I tuoi lumi, i tuoi
lemmi!) - Tallone, Alpignano 1968;
La rosa di Gerico - (a cura di F.
Mazzoleni) Mondadori, Milano 1969;
Calcoli e fandonie - Mondadori,
Milano 1970;
Il passero e il lebbroso -
Mondadori, Milano 1970;
L'ellisse - (a cura di G.
Pontiggia) Mondadori (Oscar), Milano 1974;
Mosche in bottiglia - Mondadori,
Milano 1975;
Un
disegno di Scipione e altri racconti - Mondadori, Milano
1975; Premio Letterario Basilicata[24]
Dimenticatoio - Mondadori, Milano
1978; Edizione del Labirinto, Matera 1978;
Come un ladro - (a cura di J. e S.
Sebaste) Bernalda 1979;
Imitazioni dall'Antologia Palatina
(a cura di Giuseppe Appella) - Edizioni della Cometa, Roma 1980
Opere
postume
Leonardo Sinisgalli, Ventiquattro
prose d'arte, introduzione di Giuseppe Appella, Edizioni della
Cometa, Roma 1983;
Leonardo
Sinisgalli, Sinisgalliana, Edizioni della Cometa, Roma 1984;
Leonardo Sinisgalli, L'albero
bianco, a cura di Rosetta Maglione e Antonio Vaccaro, Edizioni
Osanna, Venosa 1986;
Leonardo Sinisgalli, Promenades
architecturales, Lubrina Editore, Bergamo 1987;
Leonardo Sinisgalli, L'odor
moro, a cura e con un saggio di Renato Aymone, Avagliano Editore,
Cava dei Tirreni 1990;
Leonardo Sinisgalli, Carte
lacere, a cura di Giuseppe Appella, con nove disegni dell'Autore,
Edizioni della Cometa, Roma 1991;
Leonardo Sinisgalli, Furor
mathematicus, Ponte alle Grazie, Firenze 1992;
Leonardo Sinisgalli, Leonardo
Sinisgalli: una galleria di ritratti. 70 disegni, a cura di
Giuseppe Tortora, Associazione culturale L'albero di Porfirio,
Napoli 1993;
Leonardo Sinisgalli, Intorno
alla figura del poeta, a cura di Renato Aymone, Avagliano Editore,
Cava dei Tirreni 1994;
Leonardo Sinisgalli, Horror
vacui, a cura e con un saggio di Renato Aymone, Avagliano Editore,
Cava dei Tirreni 1995;
Può bastare poco
Può bastare poco a riprendere
fiato,
uno slancio puerile, un impeto a vuoto.
Non conosco le
strade che calpesto,
i muri che rasento sconosciuto.
Come un
ebete urlo a mani alzate.
La vita non l’ho combattuta.
Ho
schiacciato la miccia sotto i tacchi,
ho franto i fiori tra le
dita.
E non mi accosto più
ai vecchi affetti, alle insegne
abbattute.
Io allargo intorno il vuoto.
Una camera a Milano
Io, forse, non esisto.
Non devo
riempire la vita
di cose, di corse.
Appena mi ricordo di un
altro.
Qui pianse per terra bocconi,
qui, dove sto ore e
ore,
c’è un sibilo tra i balconi
e, dietro, la città.
Due poesie per la fine dell’estate
1
Torno alle mie storture,
alle mie
fandonie.
Torno alle stanze vuote,
ai miei terrori.
Mi porto
dietro le confidenze,
di una formica
e carte di petunie e di
begonie.
Troverò qualche bene
per l’inverno che viene.
Mi
contenterò di una mollica.
2
Mi riabituo a sopportare il
semibuio
delle stanze tappate.
Mi stendo semicieco sui
tappeti.
Resto immobile lunghe ore.
Odo lo sterminio delle
bottiglie
vuote nel corridoio seminterrato,
il trillo del
venditore di piumini,
gli appelli reiterati
di un telefono nel
condominio.
In dormiveglia supino
guardo in alto la larva
di
un cane che vola.
Da Tutte le poesie, a cura di
Franco Vitelli, Mondadori, Milano 2020