venerdì 27 marzo 2026

PORTA Antonio (1935 - 1989)

 

Antonio Porta
, pseudonimo di Leo Paolazzi (Vicenza, 9 novembre 1935 – Roma, 12 aprile 1989), è stato uno scrittore, poeta e critico letterario italiano.
Dall'ottobre 1936 ha vissuto a Milano, dove ha compiuto studi regolari. Giocatore di tennis, ha vinto la Coppa Lambertenghi nel 1950. Nel novembre 1960 si è laureato in lettere moderne all'Università Cattolica, con una tesi intitolata La poesia di D'Annunzio verso il 900. Rapporti con alcuni poeti, relatore Mario Apollonio (110/110).
Dal 1956 al 1967 ha lavorato per la casa editrice Rusconi e Paolazzi s.p.a., Milano, nel settore periodici (Gioia, Gente, Rakam) e nel settore libri (per le edizioni de Il Verri) con compiti di coordinamento anche per quel che riguarda la produzione industriale. Sempre per lo stesso gruppo editoriale si è occupato in prima persona della gestione del quotidiano sportivo romano Corriere dello Sport - Stadio per circa tre anni. Nel 1968 è stato assunto dalla casa editrice Bompiani, Milano, in qualità di direttore amministrativo e assistente di Valentino Bompiani. Nel 1972 è nominato direttore generale delle case editrici Bompiani, Sonzogno, Etas libri, per assumere poi la direzione editoriale della sola Bompiani. Nel 1977 è passato alla casa editrice Feltrinelli in qualità di dirigente, a fianco del consigliere delegato e direttore generale.
Ha lasciato la carica di dirigente nel 1981 per dedicarsi soprattutto al lavoro di scrittore, pur continuando a svolgere lavoro di tipo culturale presso la Cooperativa Intrapresa e la Cooperativa Alfabeta, nel cui ambito ha partecipato all'ideazione e organizzazione dei convegni: "Il senso della letteratura", Palermo, novembre 1984, "Stabat Nuda Aestas. D'Annunzio e la poesia oggi", Viareggio, ottobre 1985, "Ricercatori & Co.", Viareggio, febbraio 1987 e le manifestazioni di "Milanopoesia" 1984, 1985, 1986 e 1988.
Dal 1982 al 1983 ha insegnato alla Facoltà di Lettere moderne nell'Università di Chieti; nel 1983 è stato professore all'Università di Yale, New Haven, Connecticut (USA); nel 1984 ha insegnato Storia della lingua italiana all'Università di Pavia; nel 1985 ha tenuto corsi di aggiornamento per insegnanti di italiano all'estero alla Facoltà di Lettere e filosofia dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" e, nel 1988, ha insegnato Estetica nella Facoltà di Lettere e filosofia all'Università di Bologna. Ha tenuto corsi di scrittura poetica: alla Libreria Rinascita, Milano, aprile-maggio 1987, e presso "La Casa Zoiosa", Milano, ottobre-dicembre 1988.
Antonio Porta è stato tra i fondatori e collaboratori delle riviste Tabula, rivista trimestrale di letteratura, primo numero 1979, ultima data di uscita 1981, Cavallo di Troia, trimestrale della Cooperativa scrittori e Lettori, primo numero inverno 1981. Era il direttore responsabile e attivo redattore della rivista Alfabeta, mensile di cultura edito a Milano in cooperativa, fondato nel 1979 e La Gola, rivista del cibo e delle tecniche di vita materiale, fondato nel 1982, co-direttore insieme ad Alberto Capatti.
È stato critico letterario de Il Giorno dal 1972 al 1978 e dal 1979 in poi al Corriere della Sera; ha collaborato con Tuttolibri, Panorama, e L'Europeo, "L'Unità" e un breve periodo al Il Sole 24 Ore; dal 1988 con scritti civili e di opinione ha collaborato regolarmente con Sette (supplemento del sabato del Corriere della Sera). Con scritti teorici sulla pubblicità ha collaborato a Target, Comunicare e Strategia, poi raccolti in volume e pubblicati da Lupetti Editore nel 2003.
Ha lavorato per la RAI nel gennaio-marzo 1987 e nell'ottobre-dicembre dello stesso anno come autore e conduttore del settimanale "Settantaminuti" in onda il sabato mattina su Radiodue. Nel 1988 ha curato la presentazione del settimanale Prima di cena, tra speranza e nostalgia, in onda su Radiodue.
È stato membro del consiglio di amministrazione della Fonit Cetra S.p.A. dal 23 luglio 1985. È stato poi confermato consigliere per la Nuova Fonit Cetra S.p.A. il 27 luglio 1987.
Muore di infarto a Roma il 12 aprile 1989.
L'8 dicembre 1989 il Comune di Milano gli ha conferito l'Ambrogino d'oro alla memoria con la seguente motivazione:
«Il suo vero nome è quello di Leo Paolazzi, ma con quello d'arte di Antonio Porta aveva raggiunto statura internazionale di poeta. La sua origine lombarda si è presto rivelata nella forte tensione espressionistica dello stile e nell'apertura a interessi che ne hanno fatto un fautore tenace del coinvolgimento politico e civile. Appartato e schivo, ha instancabilmente operato per dare lustro alla cultura della sua città e immetterla sempre di più in un flusso internazionale di cultura.»
Nel 1958 è entrato a far parte della redazione della rivista letteraria Il Verri sotto la direzione di Luciano Anceschi. Nell'ambito di quest'esperienza nasce l'ormai storica antologia di poesia "I Novissimi", curata da Alfredo Giuliani, cui Porta ha contribuito con le note e le proprie poesie insieme con Elio Pagliarani, Edoardo Sanguineti, lo stesso Alfredo Giuliani e Nanni Balestrini. La data di pubblicazione è il marzo 1961. Come allargamento dell'esperienza de "I Novissimi", fu fondato poco dopo il Gruppo '63 che raduna intorno a sé tutte le forze della Neoavanguardia o nuova avanguardia italiana. Ai lavori del "Gruppo '63" Porta partecipa durante i congressi di Palermo, di Reggio Emilia, di La Spezia e di Fano.
Dal 1963 al 1967 prende parte attiva alla redazione della rivista di punta della nuova avanguardia Malebolge a Reggio Emilia. In quegli stessi anni Porta si dedica alla poesia visiva, partecipando ad alcune mostre a Padova, Milano, Roma, Londra. La sua opera più strettamente legata a questa esperienza è Zero, pubblicata in edizione numerata nel 1963. È stato fondatore e collaboratore della rivista Quindici, giornale di cultura del Gruppo '63. Primo numero ottobre 1966, pubblicato fino a tutto il 1969.
Nel 1968 è andato in scena a Roma nel Teatro del Porcospino Non sono poi tanto bestie. Ha tradotto La Marge (Il Margine) di André Pieyre de Mandiargues, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano, 1968; Journal Particulier (Settore Privato) di Paul Léautaud (la prima parte), con lo pseudonimo Emilio Liviano, Giangiacomo Feltrinelli Editore, Milano, 1968; in collaborazione con Marcelo Ravoni ha tradotto i Poeti Ispanoamericani contemporanei, dalle prime avanguardie ai poeti d'oggi (Universale Economica Feltrinelli, Milano 1970), Premio Argentario; Le Voleur (Il ladro di talento) di Pierre Reverdy, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1972.
Nel 1977 ha raccolto il proprio lavoro poetico edito (La palpebra rovesciata, I Rapporti, Cara, Metropolis (finalista Premio Viareggio), Week-end) e inedito dal 1958 al 1975, nel volume Quanto ho da dirvi (Feltrinelli, Milano). Ha inoltre pubblicato due romanzi, Partita (Feltrinelli, Milano 1967 e poi Garzanti, Milano 1978) e l'apocalittico Il re del magazzino (Mondadori, Milano 1978, poi San Marco dei Giustiniani, Genova 2003 e Lampi di Stampa, Milano 2008), e un testo teatrale La presa di potere di Ivan lo sciocco (Einaudi, Torino 1974) messo in scena dal Teatro Artigiano di Cantù il 12 febbraio 1974 a Milano, Teatro Uomo, con la regia di Sergio e Marzio Porro. Testo ripreso da altre compagnie in varie parti d'Italia. Ha curato con Giovanni Raboni, l'antologia Pin Pidin, poeti d'oggi per i bambini, (Feltrinelli, Milano, 1978) e Poesia degli anni settanta Antologia di poesia italiana dal 1968 al 1979, con introduzione e note critiche (Feltrinelli, Milano 1979, quattro edizioni). Nel 1980 ha pubblicato Passi passaggi (Mondadori, Milano), poesie 1976-1979. Nel 1981 una serie di racconti Se fosse tutto un tradimento (Guanda, Milano). Nel 1982 ha raccolto le poesie della serie "brevi lettere", 1976-1981, con il titolo L'aria della fine (Lunarionuovo, Catania, Premio Gandovere – Franciacorte, poi San Marco dei Giustiniani, Genova 2004 con allegato CD audio Bande sonore). Sempre nel 1982 ha pubblicato Emilio, poemetto per fanciulli, (Emme, Milano, poi con nuovo testo inedito scritto a partire dalle illustrazioni di Altan della prima edizione, Nuages, 2002). Lo stesso anno è tornato al teatro con la messa in scena a Milano di Fuochi incrociati (a cura e con Paolo Bessegato e Caterina Mattea). Per la RAI, terza rete, con la regia di Gianni Jannelli ha contribuito alla realizzazione del film per la TV, La poesia che dice no, unico attore Paolo Bessegato. Nel 1984 è uscito Invasioni (Mondadori, Milano), poesie 1980-1983, che ha avuto il premio Viareggio e il premio Città di Latina. Nel 1985 esce Nel fare poesia (Sansoni, Firenze), una antologia personale dal 1958 al 1985, con una sezione di inediti (Essenze), accompagnata da scritti di metodo sul proprio lavoro. Nel gennaio del 1985 debutta al Teatro Ridotto di Venezia "Penultimi sogni di secolo", un suo testo di drammaturgia poetica curato insieme con Carmelo Pistillo, attore protagonista Luigi Pistillo. Si occupa ancora di teatro (nel 1985 Michele Perriera ha messo in scena a Palermo l'atto unico Pigmei, piccoli giganti d'Africa) e nell'ottobre dello stesso anno è andato in scena a Milano, con la Compagnia Stabile del Teatro Filodrammatici La stangata persiana, da Persa di Plauto, con la regia di Alberto e Gianni Buscaglia. Ha completato la stesura di una nuova opera: La festa del cavallo, poema per teatro, uscita nelle Edizioni Corpo 10, Milano. Nell'autunno 1987 è uscita da Mondadori la traduzione di Edgar Lee Masters Spoon River Anthology e presso Crocetti Editore Melusina, una ballata e diario. Nel marzo 1988, sempre da Mondadori, è uscito Il giardiniere contro il becchino (poesia), che ha ottenuto il Premio Carducci, Premio Acireale, Premio Stefanile, Premio Arcangeli.
Nel 1990 è andato in scena La festa del cavallo al Teatro Verdi di Milano, con la regia di Alberto e Gianni Buscaglia. Nel luglio 1994 nell'ambito degli “Incontri con il Teatro Classico”, curata dall'Associazione teatrale Campania grandi classici, a Salerno è andata in scena l'elaborazione drammaturgica dal poemetto Salomè, poi dal 15 al 27 febbraio 2000 al Teatro dell'Arsenale, Milano. Dal 1990 sono stati pubblicati Partorire in Chiesa, racconto, Libri Scheiwiller, Milano, 1990; Il Progetto Infinito a cura di Giovanni Raboni, Quaderni Pier Paolo Pasolini, Roma, 1991 che raccoglie una scelta di testi critici sulla letteratura; Los(t) angeles, romanzo inedito, Vallecchi Editore, Firenze, 1996; Poesie 1956-1988, antologia a cura di Niva Lorenzini, Oscar Mondadori, 1998; Poemetto con la madre e altri versi, copertina di Emilio Tadini, Book Editore, 2000; Yellow, poesie inedite a cura di Niva Lorenzini e con note di Fabrizio Lombardo, Mondadori, Milano, 2002. La traduzione di Amelia Rosselli, Sonno-Sleep (1953-1966) con in appendice la corrispondenza tra i due poeti, San Marco dei Giustiniani, Genova, 2003. Tutti gli scritti sulla pubblicità sono stati raccolti nel volume Lo specchio della seduzione, Lupetti, Milano, 2003. Nel marzo 2009 le raccolte di poesia edite in vita sono state pubblicate in un unico volume col titolo Tutte le poesie, Garzanti Libri, Milano. A settembre 2010 Manni Editori, Lecce ha raccolto tutti i racconti nel volume La scomparsa del corpo.
Poesie di Antonio Porta sono presenti in tutte le principali antologie della poesia italiana del '900, a partire da quella di Edoardo Sanguineti, Poesia italiana del Novecento, Einaudi Editore, 1969, per arrivare a quella di Pier Vincenzo Mengaldo, Poeti italiani del novecento, edita da Mondadori nel 1978. Nell'archivio sono conservate numerose opere terminate da Antonio Porta e ancora oggi inedite in volume: poesie, teatro, racconti, traduzione di poesie di Trakl e molti altri materiali che sono costantemente rese disponibili agli studiosi.

Opere
Calendario, Schwarz, Milano, 1956, firmata come Leo Paolazzi
La palpebra rovesciata, Azimuth, Milano, 1960
I novissimi, Edizioni de il verri, Milano, 1961
Zero, edizione numerata, in proprio, Milano, 1963
Aprire, poesie, All'Insegna del Pesce d'Oro, Milano, 1964
I rapporti, poesie, Feltrinelli Editore, Milano, 1966
Partita, romanzo, Feltrinelli Editore, Milano, 1967
Cara, poesie, Feltrinelli Editore, Milano, 1969
Metropolis, poesie, Feltrinelli Editore, Milano, 1971.
Week-end, poesie, Cooperativa Scrittori Editrice, Roma 1974
La presa di potere di Ivan lo sciocco, teatro, Einaudi Editore, Torino, 1974
Quanto ho da dirvi, raccolta di tutte le poesie dal 1958 al 1975, Feltrinelli Editore, Milano, 1977
Il re del magazzino, romanzo, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1978
Pin Pidìn, poeti d'oggi per i bambini (con Giovanni Raboni), Feltrinelli Editore, Milano, 1978.
Passi Passaggi, poesie, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1980 (Premio " Val di Comino ", finalista Premio D'Annunzio)
Se fosse tutto un tradimento, racconti, Guanda Editore, Milano, 1981
L'aria della fine, poesie, Lunarionuovo, Catania, 1982 (Premio Gandovere - Franciacorta)
Emilio, poemetto per bambini, Emme Edizioni, Milano, 1982
La poesia che dice no, film per la TV (RAI, terza rete, regia di Gianni Jannelli) La Spezia, 1983
Invasioni, poesie, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1984 (Premio Viareggio, Premio Città di Latina)
Nel fare poesia, antologia accompagnata da scritti di metodo sul proprio lavoro, Sansoni, Firenze, 1985
La stangata persiana, teatro, Corpo 10, Milano, 1985
La festa del cavallo, teatro, Corpo 10, Milano, 1986
Melusina, una ballata e diario, Crocetti Editore, Milano, 1987
Il giardiniere contro il becchino, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1988 (Premio Carducci, Premio Acireale, Premio Stefanile)
Partorire in chiesa, racconto, Libri Scheiwiller, Milano, 1990
La mia versione del canto V dell'inferno dantesco, a cura di Daniele Oppi, Raccolto Ed., cascina del Guado, 1991. Con una litoserigrafia di Gianfranco Baruchello - 230 copie numerate e firmate
Il Progetto Infinito, a cura di Giovanni Raboni, Quaderni Pier Paolo Pasolini, Roma, 1991 (distribuito da Garzanti)
Los(t) angeles, romanzo inedito, Vallecchi Editore, Firenze, 1996
Poesie 1956-1988 a cura di Niva Lorenzini, Oscar Mondadori, Milano, 1998
Emilio, poemetto per tutti, nuovo testo scritto a partire dalle illustrazioni di Altan, Nuages Edizioni, Milano, 2002
Yellow, poesie inedite, a cura di Niva Lorenzini, Mondadori, Milano, 2002
Lo specchio della seduzione. L'arte della pubblicità, raccolta degli scritti sulla pubblicità e tre sceneggiature pubblicitarie, organizzato da Rosemary Liedl Porta, Lupetti, Milano, 2003
Il re del magazzino. Romanzo, introduzione di Stefano Verdino, Genova, Edizioni San Marco dei Giustiniani, 2003
L'aria della fine. Brevi lettere 1976, 1978, 1980, 1981, prefazione di Niva Lorenzini, Genova, Edizioni San Marco dei Giustiniani, 2004
Tutte le poesie (1956-1989), a cura di Niva Lorenzini, Garzanti, Milano, 2009
La scomparsa del corpo, tutti i racconti, Manni Editori, Lecce, 2010
Piercing the Page: Selected Poems 1958-1989, Edited with an introduction by Gian Maria Annovi and an essay by Umberto Eco, Otis - Seismicity, Los Angeles, 2012
Poesie in forma di cosa, poesie visive di Leo Paolazzi/Antonio Porta, a cura di Rosemary Liedl P. con un testo di Mario Bertoni, Edizioni del Foglio Clandestino, Sesto San Giovanni, 2012
Abbiamo da tirar fuori la vita. Scritti per "Sette" e per il "Corriere della Sera" (1988-1989), a cura di Daniele Bernardi, Edizioni Cenobio, Lugano 2013
Perché tu mi dici: poeta? (per un teatro di poesia), a cura di Carmelo Pistillo, Antonio Porta e Fabio Jermini, La Vita Felice, Milano, 2015
Una poesia, con un frammento di cartografia di Veronica Azzinari, Officina del giorno dopo, Monte Sant’Angelo, 2020.

Se anche sapessi, e forse so,
che il destino nostro è niente
ma se una donna ascolto dietro una parete
o un suono dei passi sull’ultimo selciato
o una risata schietta, senza fretta
o bacio una bimba che dice: io non sono malata,
al gioco del massacro allora non ci sto,
preferisco del linguaggio quel che ha di divino
e non m’importa, amici, di ciò che direte,
parlo da ingenuo (come Freud), do per scontato
il male e cerco il bene, disperata-mente.

Da Yellow (Mondadori, 2002)

***

Aprire

1.

Dietro la porta nulla, dietro la tenda,
l’impronta impressa sulla parete, sotto,
l’auto, la finestra, si ferma, dietro la tenda,
un vento che la scuote, sul soffitto nero
una macchia più scura, impronta della mano,
alzandosi si è appoggiato, nulla, premendo,
un fazzoletto di seta, il lampadario oscilla,
un nodo, la luce, macchia d’inchiostro,
sul pavimento, sopra la tenda, la paglietta che raschia,
sul pavimento, sopra la tenda, la paglietta che raschia,
sul pavimento gocce di sudore, alzandosi,
la macchia non scompare, dietro la tenda,
la seta nera del fazzoletto, luccica sul soffitto,
la mano si appoggia, il fuoco della mano,
sulla poltrona un nodo di seta, luccica,
ferita dal chiodo, il sangue sulla parete,
la seta del fazzoletto agita una mano.

[Da I rapporti (1958-1964)]

***

Rapporti umani

XI

“Della mia vita, in un certo giorno,
non seppi più nulla, soltanto quello
che rivelò il barbiere domandando dei
miei figli e m’accorsi di non averne mai
saputo, guardandomi bene negli occhi sopra
la schiuma e i riflessi del rasoio.
Uscii e impolverai le scarpe tra le
pietre, e proseguii, le stringhe
slacciate, sulla via di casa, il
gocciolìo del sudore: entrando qualcosa
accadde, non ricordo; dietro il portone,
immobile tra i cristalli, l’ostilità di
mia moglie e mi chiesi chi era.
Per togliere la polvere, chinato, si recidevano
le stringhe, la fronte mi sanguinava, tra i
cristalli spezzati, le stringhe tra i  capelli,
e premevo, frugando tra le schegge, scrivendo
nella polvere, la lingua mi si tagliava,
lambendo, il sangue colava dagli occhi, sulle tempie,
i figli non sanno nulla…”

[Da I rapporti (1958-1964)]


mercoledì 25 marzo 2026

SOVENTE Michele (1948 - 2011)

 

Michele Sovente
 (Monte di Procida, 28 marzo 1948 – Monte di Procida, 25 marzo 2011) è stato un poeta italiano.
Nato e vissuto a Cappella, una frazione del comune di Monte di Procida (NA), nella zona dei Campi Flegrei, ha insegnato Antropologia culturale presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli ed ha collaborato col quotidiano Il Mattino.
Considerato uno dei tre maggiori poeti napoletani contemporanei neodialettali, insieme a Achille Serrao e Tommaso Pignatelli, si connota per lo stile di scrittura estremamente originale che mescola latino, italiano moderno e napoletano vernacolare. Egli stesso giustifica questo connubio come
«scaturito da un impulso interno, dal bisogno di portare alla luce schegge sonore, barlumi di una età lontana dai contorni fiabeschi e primitivi, manifestazioni di energia vitale, di fisicità, figure e gesti elementari, nuclei di pensiero e di visionarietà che configurano un universo dove fascino e paura, sortilegio e smarrimento, solitudine e fusione con la natura procedono sempre all’unisono. Da qui discende il mio convincimento che tra latino, italiano e dialetto non ci sono divergenze o contrapposizioni»
Nel 1990, Radiotre ha trasmesso il radiodramma In corpore antiquo tratto dal suo Per specula aenigmatis con la regia di Giuseppe Rocca.
Nel 1998 riceve il Premio Viareggio-Rèpaci, sezione "Poesia", per il suo libro Cumae.
Nel 2001 la Giuria del Premio Elsa Morante-Comune di Bacoli, presieduta da Dacia Maraini, ha assegnato uno speciale riconoscimento alla sua attività di poeta.
Nel 2008 riceve il Premio leopardiano La Ginestra.
Significativa la profonda amicizia con l'artista Guglielmo Longobardo che è sfociata spesso in collaborazioni e attestati di stima, un esempio è la pubblicazione del catalogo Longobardo che raccoglie opere dell'artista e sue poesie.

Opere
L'uomo al naturale (Vallecchi, 1978)
Contropar(ab)ola (ivi, 1981)
Per specula aenigmatis (Garzanti, 1990)
Cumae (Marsilio, 1998)
Carbones (Garzanti, 2002)
Zolfo (Dante&Descartes, 2004)
Carta e formiche (Centro di Cultura Contemporanea Napolic'è, 2005)
Bradisismo (Garzanti, 2008)
Superstiti (San Marco dei Giustiniani, 2010)


AMERICA

America non più felice,
sotto macerie il sogno
di una interminabile opulenza,
America non più senza
paura, si è aperta un’oscura
voragine in cui l’Occidente
patisce l’orrenda luce del niente.


LA LUNA

Altissima venne la luna
la luna implacabile scava
la siepe l’obliquo sudario
del Sagittario sbarrò
(“…che dice… perché
la goccia non tace?”)
il topo poi arrivò
il topo poi rosicchiò
l’anima bianca del foglio
(“…per cosa… per cosa
continueremo a parlare?”)
la candida luna svelò
di essere un cieco budello
la luna immensa brillò
sulla tabe della siepe
(“…che dice… perché
la luna non tace?”)
altissima la goccia arrivò
e la mia lingua
ogni lingua scavò…


IN UN FOLLE IMBUTO...

In un folle imbuto cartilagini e muco,
unghie e falangi, bulbi germinali e scuro
cervello, l’ascia d’osso e di rame a
scagliarsi precisa, a staccare l’olmo dal
croco, l’acqua dal fuoco, il sale
dall’onda, sbrandellato andavo sull’ombra e
tutt’intero nell’ombra morivo, amavo
ingannarmi che la Natura in sé mi prendesse,
in sé mi perdesse, sapere che Eraclito aveva affermato
nel flusso mortale dei fiumi il perno del
tutto maiuscolo mi strappava ai miei astri, mi sputava nel
vuoto, e ogni pulviscolo di saliva e di sangue e
di sperma si confonde e si fonde nel folle imbuto dei noviluni,
dei giorni, dei venti, degli aromi emollienti: e sono io
il bricoleur – leggi: scriba – che raccatta
scarti latini e a uno a uno li saggia
nell’attrito infinito di un’altra lingua che mai vedrà nascere.


lunedì 23 marzo 2026

BALESTRINI Nanni (1935 - 2019)

 

Nanni Balestrini
 (Milano, 2 luglio 1935 – Roma, 19 maggio 2019) è stato un poeta, scrittore, saggista e artista italiano. Fu parte integrante della neoavanguardia e di quel gruppo di scrittori sperimentali riuniti in seno all'antologia I Novissimi, precursori poi del Gruppo 63.
La sua vasta produzione comprende, fra l'altro, poesie sperimentali e romanzi politicamente impegnati riguardanti le lotte degli anni sessanta e gli anni di piombo. Nel 1968 fu membro fondatore del gruppo di Potere Operaio; nel 1976 uno dei principali sostenitori dell'Autonomia Operaia.
Nel 1979, a seguito dell'ondata di arresti che portarono al discusso "Processo 7 aprile" a carico dei presunti capi delle organizzazioni sovversive, evitò il carcere rifugiandosi in Francia e poi in Germania.. Nel 1984, riconosciuto non colpevole, ritornò in Italia.
Sugli argomenti degli anni settanta scrisse anche il saggio L'orda d'oro in collaborazione con Primo Moroni (Sugarco 1988), saggio ristampato più volte da Feltrinelli con l'aggiunta di ulteriori contributi di Umberto Eco, Toni Negri, Rossana Rossanda e molti altri.
Contribuì alla nascita delle riviste Il Verri, Quindici, Alfabeta, Zoooom e Azimuth.
Importante anche il suo contributo di "poesia totale" nel campo dell'arte visiva.
Si spense a Roma, dopo una breve malattia, il 19 maggio 2019, a 83 anni.

Opere
Poesia
Il sasso appeso, Scheiwiller, 1961
Tape Mark 1, 1961
Come si agisce, Feltrinelli, 1963
Ma noi facciamone un'altra, Feltrinelli, 1966
Poesie pratiche, antologia 1954-1969, Einaudi, 1976
Le ballate della signorina Richmond, Coop. Scrittori, 1977
Blackout (riedito da DeriveApprodi, 2001, e con La violenza illustrata 2009)
Ipocalisse, Scheiwiller, 1986
Il ritorno della signorina Richmond, Becco giallo, 1987
Osservazioni sul volo degli uccelli, poesie 1954-56, Scheiwiller, 1988
Il pubblico del labirinto, Scheiwiller, 1992
Estremi rimedi, Manni, 1995
Nanni Balestrini, Le avventure complete della signorina Richmond, su nannibalestrini.it, Testo&Immagine, 1999. URL consultato il 18 dicembre 2009
Nanni Balestrini, Elettra, su nannibalestrini.it, Luca Sossella, 2001 (CD audio e un libro di 64 pagine)
Tutto in una volta, antologia 1954-2003, Edizioni del Leone, 2003
Sfinimondo, Bibliopolis, 2003, pag. 94
Sconnessioni, Roma, Fermenti, 2008
Blackout e altro, Roma, DeriveApprodi, 2009
Lo sventramento della storia, Roma, Polìmata, 2009
Contromano, Viareggio, Diaforia e Cinquemarzo, 2015
Come si agisce e altri procedimenti. Poesie complete volume primo (1954-1969), DeriveApprodi, 2015
Le avventure complete della signorina Richmond e Blackout. Poesie complete. Volume II (1972-1989), DeriveApprodi, 2017
Caosmogonia e altro. Poesie complete. Volume terzo (1990-2017), DeriveApprodi, 2018


da Corpi in moto e corpi in equilibrio
I
Avremmo potuto farne a meno
gli alberi fanno troppo rumore,
ma cosa ci stanno a fare
i cavalli, ciascuno per suo conto
avremmo finito per perderci,
fare ritorno, fare
tutto quello che vuoi, certe
volte gli alberi riescono
a crescere in direzione del cielo
aspirando l’esplosione dell’istante
inatteso, aspettando che finisca
di piovere, ispirati dall’istinto
correndo da una parte all’altra
ispidi, istigati dall’isteria,
il cuore pieno di bottoni,
le dita immerse, anguiformi,
com’erano belle dalla barca,
soffiamoci sopra, fine.

*

da Frammenti del sasso appeso

C1
                                      là seduto schivando
         Il filo a piombo dell’età schizofrenica
(in fretta fino al collo l’impermeabile proseguendo impotente
la folla crepitava adagio una
dopo l’altra sui moli massacra e paziente onde lentamente)
                                                    qui in basso leggendo
         il suo trucco era un garbo del cuore

*

da Continua

Tipe Mark I*
Testa premuta sulla spalla, trenta volte
più luminoso del sole io contemplo il loro ritorno,
finché non mosse le dita lentamente e mentre la moltitudine
delle cose accade, alla sommità della nuvola
esse tornano tutte alla loro radice e assumono
la ben nota forma di fungo cercando di afferrare.
I capelli tra le labbra, esse tornano tutte
alla loro radice, nell’accecante globo di fuoco
contemplo il loro ritorno, finché non muove le dita
lentamente, e malgrado che le cose fioriscano
assume la ben nota forma di fungo cercando
di afferrare mentre la moltitudine delle cose accade.
Nell’accecante globo di fuoco io contemplo
loro ritorno quando raggiunge la stratosfera mentre la moltitudine
delle cose accade, la testa premuta
sulla spalla, trenta volte più luminose del sole
esse tornano tutte alla loro radice, i capelli
tra le labbra assumono la ben nota forma di fungo.
(* Poesia combinatoria composta con l’ausilio di un calcolatore elettronico.)

*

da Classificazioni
H6
             il camuffamento è                                                    per questa spettatrice
            ogni amore è           cinematografico per eccellenza
questo argomento è       imparziale e generosa                     per un’illusione volontaria
una costruzione verbale    da cui la vita
            una storia voluta                           li faceva volare per aria
         un altro libro            in cui soffiando             diventa figura


sabato 21 marzo 2026

MERINI Alda (1931 - 2009)

 

Alda Giuseppina Angela Merini
 (Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1º novembre 2009) è stata una poetessa, aforista e scrittrice italiana.
«Ho la sensazione di durare troppo, di non riuscire a spegnermi: come tutti i vecchi le mie radici stentano a mollare la terra. Ma del resto dico spesso a tutti che quella croce senza giustizia che è stato il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la grande potenza della vita.» (Alda Merini, La pazza della porta accanto)
Alda Merini nasce il 21 marzo 1931 a Milano in viale Papiniano n. 57, all'angolo con via Fabio Mangone. Il padre, Nemo Merini, originario di Brunate, primogenito degli otto figli di Giovanni (un conte comasco diseredato per aver sposato una contadina), è impiegato di concetto presso le assicurazioni "Vecchia Mutua Grandine ed Eguaglianza", precisamente nella società affiliata denominata "Il Duomo"; la madre, Emilia Painelli, è casalinga. Alda è secondogenita di tre figli, tra Anna (1926), ed Ezio (1943), che la scrittrice fa comparire, sia pure con un certo distacco, nelle sue poesie. Della sua infanzia si conosce quello che lei stessa scrisse in brevi note autobiografiche in occasione della seconda edizione dell'Antologia dello Spagnoletti: "ragazza sensibile e dal carattere malinconico, piuttosto isolata e poco compresa dai suoi genitori ma molto brava ai corsi elementari: ... perché lo studio fu sempre una mia parte vitale".
Alda vive tra un padre colto, affettuoso, dolce e attento che a cinque anni le regala un vocabolario e che le spiega le parole tenendola sulle ginocchia, e una madre severa, pragmatica, distante e altera, che tenta invano di proibirle di leggere i libri della biblioteca paterna in quanto vede per lei un futuro esclusivamente di moglie e madre. Emilia Painelli inoltre, quando la figlia, studentessa elementare, ha una crisi mistica, porta il cilicio, partecipa continuamente alle messe presso la vicina basilica di San Vincenzo in Prato e vuole farsi monaca, inizialmente scambia il suo malessere interiore per esteriore, e la riempie di vitamine. Poi, per farle passare l'impeto vocazionale, contatta la maestra per stabilire uno speciale ritiro scolastico. La figlia si vendica facendo dispetto all'alta considerazione dello status di famiglia che ha la madre: va a mendicare vestita di stracci, come se fosse di famiglia povera, per giunta dicendo di essere orfana. La madre la punisce con percosse.
Dopo aver terminato il ciclo elementare con voti molto alti, è però il padre che le impone di frequentare i tre anni di avviamento al lavoro presso l'Istituto Professionale Femminile Mantegazza, in via Ariberto.
Nel 1943, dopo un coprifuoco trascorso nel rifugio antiaereo, la famiglia trova la casa distrutta da un bombardamento. Mentre il padre resta a Milano con la figlia maggiore, lei, la madre e il piccolo Ezio trovano un carro bestiame che va a Vercelli, dove vive una zia che li sistema in un cascinale, per ben tre anni; ricongiunta la famiglia e tornati a Milano a piedi, prendono possesso di un monolocale trovato vuoto, precedentemente abitato da uno straccivendolo.
Alda tenta in seguito di essere ammessa al liceo ginnasio Alessandro Manzoni, ma non riesce in quanto non supera la prova di italiano. Nello stesso periodo si dedica allo studio del pianoforte, strumento da lei particolarmente amato. Esordisce come autrice a 15 anni. Attraverso una sua insegnante delle medie, Silvana Rovelli, cugina di Ada Negri, fu presentata ad Angelo Romanò che, apprezzandone le doti letterarie, la mise in contatto con Giacinto Spagnoletti, il quale divenne la sua guida, valorizzandone il talento. La quindicenne torna a casa con una recensione di una sua poesia scritta da Spagnoletti; emozionatissima la mostra all'amato padre, che però non gradisce.
Nel 1947, la Merini viene internata per un mese nella clinica Villa Turro a Milano, dove le viene diagnosticato un disturbo bipolare- Quando ne esce alcuni amici le sono vicini e Giorgio Manganelli, conosciuto a casa di Spagnoletti, con il quale inizia una relazione, insieme con Luciano Erba e David Maria Turoldo la indirizza verso gli psicoanalisti Fornari e Musatti.
Giacinto Spagnoletti sarà il primo a pubblicarla nel 1950, nell'Antologia della poesia italiana contemporanea 1909-1949, con le liriche Il gobbo, datata 22 dicembre 1948, e Luce, del 22 dicembre 1949, a lui dedicata. Nel 1951, su suggerimento di Eugenio Montale e di Maria Luisa Spaziani, l'editore Giovanni Scheiwiller pubblica due poesie inedite dell'autrice in Poetesse del Novecento. Dal 1950 al 1953 frequenta per lavoro e per amicizia Salvatore Quasimodo. Terminata la difficile relazione con Giorgio Manganelli, il 9 agosto 1953 sposa Ettore Carniti, operaio e sindacalista, in seguito proprietario di alcune panetterie di Milano. Nello stesso anno esce, presso l'editore Schwarz, il primo volume di versi intitolato La presenza di Orfeo. Nel 1955 esce la seconda raccolta di versi, intitolata Paura di Dio, con le poesie scritte dal 1947 al 1953, alla quale fa seguito Nozze romane.
Nasce nel 1955, poco tempo dopo l'improvvisa morte per infarto del padre, la prima figlia, Emanuela. Al suo pediatra, Pietro De Pascale, dedicherà la raccolta di versi Tu sei Pietro, pubblicata nel 1962 dall'editore Scheiwiller. Nel 1957 nasce la secondogenita Flavia. Dopo la pubblicazione di Tu sei Pietro inizia per lei un difficile periodo di silenzio e di isolamento, dovuto all'internamento nell'ospedale psichiatrico "Paolo Pini", che va dal 1964 fino al 1972, con alcuni ritorni in famiglia, durante i quali nascono altre due figlie, Barbara e Simona, che saranno affidate ad altre famiglie. Si alterneranno in seguito periodi di salute e malattia, probabilmente dovuti al disturbo bipolare.
Figura di riferimento per gli anni che trascorse in manicomio fu il neuropsichiatra Enzo Gabricci, di cui lei parla nel libro "diario di una diversa" e anche in "lettere al dottor G.". 
“Un giorno un medico comparve nella nostra sala. Era ben vestito, aveva modi educati, e mi guardò a lungo. Era anche un bel uomo. Mi domandò chi fossi. Ma non gli risposi. “Vuoi venire nel mio studio?” mi disse. Io annuii e cominciò la cosiddetta “psicoterapia”, fatta con lui e con estremo amore da parte di quell’uomo, che forse fu il mio salvatore. Certo nei momenti di maggiore angoscia mi rifacevo alla psicoanalisi, e molto mi ha aiutato la simbologia Freudiana a dipanare le mie situazioni, i miei fatti inconsci. Ma molto mi aiutò il dottor G. che con la sua terapia della non violenza dava all‘ ammalato la sensazione di poter essere ancora vivo, o di potere almeno accedere a quella specie di autenticità del vivere, cui, di fatto, il malato solitamente aspira… Era questo dottore, uno che cercava in ogni modo di spiegarmi in simboli; anzi di chiarire i simboli che passavano e si mimetizzavano nella mia mente. Un giorno senza che io avessi detto mai niente del mio scrivere, mi aperse lo studio e mi fece una sorpresa: “Vedi disse quella cosa là? È una macchina da scrivere. È per te per quando avrai voglia di dire le cose tue”. Io rimasi imbarazzata e confusa… Quando avevo scritto il mio nome lo guardai sbalordita. Ma lui con fare molto paterno, incalzò: “Vai, vai, scrivi”. Allora mi misi silenziosamente alla scrivania e cominciai: “Rivedo le tue lettere d’amore… Il dottor G. si avvicinò a me e dolcemente mi sussurrò in un orecchio. Questa poesia è vecchia. Ne voglio delle nuove”. E gradatamente, giorno per giorno, ricominciarono a fiorirmi i versi nella memoria, finchè ripresi in pieno la mia attività poetica. Questo lavoro di recupero durò circa due anni.”
Nel 1979 riprende a scrivere, dando il via ai suoi testi più intensi sulla drammatica e sconvolgente esperienza dell'ospedale psichiatrico, testi contenuti in quello che può essere inteso, come scrive Maria Corti "il suo capolavoro": La Terra Santa, con il quale vincerà nel 1993 il Premio Librex Montale. Ma le pene della scrittrice continuano: il 7 luglio 1983 muore il marito; rimasta sola e ignorata dal mondo letterario, cerca inutilmente di diffondere i propri versi. Racconta Maria Corti che lei stessa si era recata presso i maggiori editori italiani senza alcun successo fintanto che, nel 1982, dopo aver raccontato a Paolo Mauri la sua amarezza, quest'ultimo le offrì uno spazio sulla sua rivista per trenta poesie da pubblicare sul nº 4, inverno 1982 - primavera 1983, che, insieme con lei, aveva scelto da un dattiloscritto di un centinaio di testi; in seguito, insieme con l'editore Vanni Scheiwiller, avrebbero aggiunto altre dieci liriche, e nel 1984 veniva dato alla stampa La Terra Santa.
In quel periodo affitta una camera della propria abitazione a un pittore di nome Charles, iniziando a comunicare telefonicamente con l'anziano poeta Michele Pierri, che, in quel difficile periodo di ritorno nel mondo letterario, aveva dimostrato di apprezzare le sue poesie. Nell'ottobre del 1984 sposa Michele e vanno a vivere a Taranto. È curata e protetta dal marito, che prima di andare in pensione era un medico, ex primario di cardiologia all'ospedale SS. Annunziata. In questo periodo, scrive le venti poesie-ritratti de La gazza ladra, probabilmente risalenti al 1985, inedite fino al volume Vuoto d'amore, oltre alcuni testi per Pierri. Sempre a Taranto porta a termine L'altra verità. Diario di una diversa.
«Non avrei potuto scrivere in quel momento nulla che riguardasse i fiori perché io stessa ero diventata un fiore, io stessa avevo un gambo e una linfa.» (Alda Merini, da L'altra verità. Diario di una diversa)
Nel luglio del 1986 fa ricorso alle cure del reparto di neurologia dell'Ospedale di Taranto, i cui medici la conoscono poiché il marito l'aveva fatta visitare in precedenza ottenendone un quadro ben soddisfacente. Avendo fatto ritorno a Milano in preda a una forte crisi per la malattia terminale del marito (che morirà nel gennaio 1988), inizia una terapia con la dottoressa Marcella Rizzo, alla quale dedica più di una poesia. Nello stesso anno riprende a scrivere e a incontrare i vecchi amici, tra cui Vanni Scheiwiller, che le pubblica "L'altra verità. Diario di una diversa", il suo primo libro in prosa al quale seguiranno Fogli bianchi nel 1987, La volpe e il sipario (1997) e Testamento (1988). Nel 1987 è finalista nel premio letterario Premio Bergamo.
ono questi anni fecondi dal punto di vista letterario e di conquista di una certa serenità. Nell'inverno del 1989 la poetessa frequenta il caffè-libreria Chimera, situato poco lontano dalla sua abitazione sui Navigli, e offre agli amici del caffè i suoi dattiloscritti. Sarà in questo periodo che nasceranno libri come Delirio amoroso (1989) e Il tormento delle figure (1990). Negli anni seguenti diverse pubblicazioni consolidano il ritorno sulla scena letteraria. Nel 1991 escono Le parole di Alda Merini e Vuoto d'amore a cui fa seguito nel 1992 Ipotenusa d'amore; nel 1993 viene dato alle stampe La palude di Manganelli o il monarca del re, il volumetto Aforismi, con fotografie di Giuliano Grittini e Titano amori intorno. È questo l'anno in cui le viene assegnato il Premio Librex Montale per la Poesia, premio che la consacra tra i grandi letterati contemporanei e la accosta a scrittori come Giorgio Caproni, Attilio Bertolucci, Mario Luzi, Andrea Zanzotto, Franco Fortini.
Nel 1994 vede la luce il volume Sogno e Poesia, da L'incisione di Corbetta, con venti incisioni di altrettanti artisti contemporanei. Nel 1995 viene pubblicato da Bompiani il volume La pazza della porta accanto e da Einaudi Ballate non pagate (Premio Viareggio). Il musicista pugliese Vincenzo Mastropirro musica alcune liriche tratte da Ballate non pagate (Einaudi editore). Sempre nel 1994 esce nelle Edizioni Melusine Reato di vita, autobiografia e poesia.
Nel luglio 1995 viene accettata la sua richiesta di poter usufruire del fondo destinato agli artisti che vivono in precarie condizioni economiche previsto dalla Legge Bacchelli, dati i debiti accumulati dall'autrice. Per cinque anni le era stato rifiutato a causa delle due pensioni che già riceveva.[23][24]
Nel 1996 esce il volume La vita facile; nel 1997, le viene assegnato il Premio Procida-Isola di Arturo-Elsa Morante, per L'altra verità. Diario di una diversa.
Risale al 1996 anche la pubblicazione di un libretto edito da La Vita Felice intitolato Un'anima indocile, composto da poesie vecchie e nuove, da un diario-confessione, da brevi racconti e da un'intervista fatta all'autrice. Nello stesso anno conosce l'artista bergamasco Giovanni Bonaldi col quale stringe una forte e sincera amicizia e una stretta collaborazione per la pubblicazione di diversi libri d'artista. Nel 1997 viene pubblicata dall'editore Girardi la raccolta di poesie La volpe e il sipario, con illustrazioni di Gianni Casari, dove è più che mai evidente la tecnica della poesia spontanea in forma orale e che altri trascrivono.
Si assiste pertanto, nell'autrice, al fenomeno di un'oralità che conduce sempre più verso testi assai brevi e, infine, all'aforisma. Nel novembre dello stesso anno viene pubblicato, con le edizioni dell'Ariete, il libro, Curva di fuga e presentato da lei presso il Castello Sforzesco di Soncino, in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria alla poetessa milanese. Sempre nel 1997 Bonaldi illustra con cinque disegni una raccolta di poesie ed epigrammi dal titolo Salmi della gelosia, stampata dalle edizioni dell'Ariete.
Un altro libro d'artista con copertina in metallo, accompagna, nel giugno del 1997, i lavori di Giovanni Bonaldi, esposti alla Galleria ArsMedia di Bergamo, in occasione della prima mostra personale dal titolo Certificazioni d'esistenza, presentata da Riccardo Barletta, dalla stessa poetessa e Lucio Del Pezzo. Dal 1997 al 1999 è ospite per tre edizioni consecutive al Premio Città di Recanati in occasione del quale legge alcuni versi di Giacomo Leopardi da L'infinito. Nel 1999 le edizioni Pulcinoelefante pubblicano 21 febbraio contenente una sua poesia e un'incisione di Bonaldi con intervento tattile.
Sono questi gli anni in cui la sua produzione aforistica diventa molto ricca, come testimonia nel 1997 "Il Catalogo Generale delle Edizioni Pulcinoelefante", edito da Scheiwiller. I suoi minitesti risultano essere più di cinquecento. Nel 1999 in Aforismi e magie, pubblicato da Rizzoli, viene raccolto per la prima volta il meglio di quel genere. Il volume viene illustrato dai disegni di Alberto Casiraghi, suo amico, poeta ed editore che ha sollecitato, raccolto e accompagnato con i suoi piccoli libri "Pulcinoelefante", questa nuova vocazione. È questo il periodo in cui viene insignita del titolo di vincitrice honoris causa del Concorso Nazionale Garzanti. La collaborazione con i piccoli editori - che comprendono, oltre Pulcinoelefante, lo Zanetto, La Vita Felice, il Melangolo e altri - ha portato ad altri "minitesti" come, tra gli ultimi pubblicati, Lettera ai figli, edito da Michelangelo Camelliti per l'edizione Lietocollelibri e illustrato da otto disegni onirici e surreali di Alberto Casiraghi. Da ricordare il volume edito da l'Incisione, Alda Merini, che contiene poesie inedite della poetessa e disegni dell'artista Aligi Sassu, opere stampate su torchio in litografia e serigrafia.
Nel 2000 esce nell'edizione Einaudi, Superba è la notte, un volume risultato di un lavoro minuzioso compiuto su numerose poesie inviate all'editore Einaudi e ad Ambrogio Borsani. I versi che compongono la raccolta sono stati scritti dal 1996 al 1999. Non essendo stato possibile dare al materiale un ordine cronologico i curatori si sono basati sull'omogeneità tematica e stilistica complessiva dell'opera. Per l'editore Gabriele Mazzotta, insieme con Alberto Fiz, cura il catalogo della mostra di Giovanni Bonaldi dal titolo Il peso non dorme. Sempre in questo anno le edizioni Il dodecaedro di Leonardo di Milano pubblicano una sua poesia inedita con un'incisione di Bonaldi dal titolo Splenduisti et vocasti. Inoltre, legge una delle sue poesie per Canzone per Alda Merini che Roberto Vecchioni le dedica nell'album Canzoni e cicogne.
Tra il 2001 e il 2002 viene pubblicato in quaranta esemplari, dalle edizioni Lo Sciamano, un ulteriore libro d'artista dal titolo Amore di carta che raccoglie cinque incisioni di Giovanni Bonaldi e nove poesie inedite della poetessa. Nel 2001 posa seminuda (fotografia di Giuliano Grittini) per la copertina dell'album Canto di Spine - versi italiani del '900 in forma canzone degli Altera, nel quale sono messe in musica composizioni sue ("Il canto", da "Ballate non pagate") e di altri grandi poeti del Novecento.
Nel 2002 viene stampato dall'editore Salani un volumetto dal titolo Folle, folle, folle d'amore per te, con un pensiero di Roberto Vecchioni e nel 2003 la Einaudi Stile Libero pubblica un cofanetto con videocassetta e testo dal titolo Più bella della poesia è stata la mia vita.
Nel 2007 l'autrice, con Alda e Io, Favole, scritto a quattro mani con il favolista Sabatino Scia, vince il Premio Elsa Morante Ragazzi. Il 17 ottobre 2007 ottiene la laurea honoris causa in "Teorie della comunicazione e dei linguaggi" presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università degli Studi di Messina, tenendo una lectio magistralis sui meandri tortuosi del suo vissuto.
Nel 2009 esce il documentario Alda Merini, una donna sul palcoscenico, del regista Cosimo Damiano Damato, presentato alle Giornate degli Autori della 66ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. Il film, prodotto da Angelo Tumminelli per la Star Dust International srl di Roma, vede la partecipazione di Mariangela Melato e le fotografie di Giuliano Grittini. Dall'incontro del regista con la poetessa nasce una grande amicizia e tante poesie inedite inserite nel documentario.
Molto importante è il carattere mistico della sua più recente poetica, che è connessa alla prima vena creativa con cui esordì e che aveva in sé una forte componente di misticismo. Ambrogio Borsani, nel volume, Il suono dell'ombra, edito da Mondadori e che rappresenta la raccolta più completa della sua opera, cita una lettera indirizzata alla giovanissima Alda da una suora in cui quest'ultima risponde a una richiesta della poetessa di poter entrare in convento e prendere i voti. È dall'incontro e dall'amicizia con Arnoldo Mosca Mondadori che questa «vena» viene di nuovo stimolata, e nascono una serie di libri editi da Frassinelli che hanno come filo conduttore la mistica della poetessa. Mosca Mondadori le proponeva una serie di temi di carattere spirituale, ne raccoglie e cura i versi: il primo libro pubblicato è L'anima innamorata (2000), cui seguono testi sempre di carattere religioso, tre dei quali (Corpo d'amore, Poema della croce, Francesco, canto di una creatura), introdotti da monsignor Gianfranco Ravasi.
Nel 2002 viene pubblicato Magnificat, un incontro con Maria, corredato da disegni di Ugo Nespolo e rappresentato nel 2006 con Valentina Cortese al Teatro Lauri Rossi di Macerata per lo Sferisterio Opera Festival, nel 2003 La carne degli Angeli, con venti opere inedite di Domenico Paladino; poi Corpo d'amore (2004) con le opere di Luca Pignatelli, Poema della Croce (2005), Cantico dei Vangeli (2006), Francesco, canto di una creatura (2007), Mistica d'amore (2008), Padre mio (2009). Di questo lavoro avvenuto tra il 1997 e il 2009 sono viva testimonianza le registrazioni, raccolte nel libro e nel documentario Eternamente vivo (Frassinelli editore, regia di Daniele Pignatelli, a cura di Arnoldo Mosca Mondadori), grazie a cui è possibile ascoltare la sua voce dal vivo mentre crea i propri versi.
Nel 2003 e 2004 viene pubblicato da Einaudi Clinica dell'abbandono, con l'introduzione di Ambrogio Borsani e uno scritto di Vincenzo Mollica. Il libro è diviso in due sezioni: la prima, Poemi eroici, che comprende versi scritti alla fine degli anni novanta, la seconda, Clinica dell'abbandono, che raccoglie i versi degli ultimi anni. Questo volume riproduce, con alcune aggiunte, il testo del cofanetto con videocassetta Più bella della poesia è stata la mia vita. Nel febbraio del 2004 viene ricoverata all'Ospedale San Paolo di Milano per problemi di salute. Da tutta Italia vengono inviate e-mail a sostegno di un appello lanciato da un amico della scrittrice che richiede aiuto economico. Sorgono numerosi blog telematici e siti internet nei quali viene richiesto l'intervento del sindaco di Milano Gabriele Albertini. La scrittrice ritorna successivamente nella propria casa di Porta Ticinese[34].
Nel marzo del 2004 esce l'album intitolato Milva canta Merini, che contiene undici motivi cantati da Milva tratti dalle sue poesie, più una traccia cd rom. L'autore delle musiche è Giovanni Nuti. Il 21 marzo, presente la stessa poetessa, in occasione del suo settantatreesimo compleanno, viene eseguito un recital al Teatro Strehler di Milano, in occasione della presentazione del disco; il disco venne riproposto poi con successo nello stesso teatro per un ciclo di serate musicali nel maggio 2005, sempre con la presenza della poetessa sul palco. Durante l'estate 2004 molte sono state le iniziative sorte per far conoscere in maniera più diffusa la sua poesia.
Si cita ad esempio l'incontro che si tenne il 21 luglio di quell'anno al Teatro Romano dal titolo Ebrietudine, omaggio ad Alda Merini, sei cantate composte da Federico Gozzelino su sue poesie. Nel 2005 pubblica con Giovanni Nuti l'album Poema della croce opera sacra tratta dall'omonimo testo religioso. Il 13 ottobre 2006 l'opera viene rappresentata nel Duomo di Milano con Giovanni Nuti voce solista e Alda recitante nel ruolo di Maria. Insieme con Nuti porta in scena il Poema della croce altre 16 volte in tutta Italia. Nel 2007 esce l'album Rasoi di seta, che contiene ventuno poesie-canzoni musicate e interpretate da Nuti, tra cui nove poesie inedite e otto brani con la voce recitante della poetessa.
Alla fine del 2005 esce per Crocetti Editore Nel cerchio di un pensiero (teatro per voce sola) raccolta nata dalle sue dettature telefoniche a Marco Campedelli. Vengono riportate 53 poesie, quasi tutte inedite e curate nella edizione da Roberto Fattore, Luca Bragaja, lo stesso Marco Campedelli e Massimo Natale. Per sottolineare la natura orale e orfica dei componimenti è stato scelto di non inserire segni di interpunzione tra e nei versi. Del 2005 è anche la raccolta Le briglie d'oro. Poesie per Marina 1984-2004, edita da Scheiwiller. Nel 2006 si avvicina al genere noir con La nera novella, edita da Rizzoli. Del 2008 è la pubblicazione del libro in prosa sotto forma epistolare intitolato Lettere al dottor G edito da Frassinelli, a cura di Arnoldo Mosca Mondadori.
Morì il 1º novembre 2009, all'età di 78 anni, a causa di un tumore osseo (sarcoma) all'Ospedale San Paolo di Milano: quella sera sotto l'ospedale, un piccolissimo gruppo di artisti milanesi, tra cui Ezio Pedroni, si radunarono per renderle omaggio. Lo stesso 1º novembre, presto di mattina, le era stato somministrato il sacramento dell'unzione degli infermi da fra Gianluigi Pasquale dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Dopo l'allestimento della camera ardente, aperta il 2 e il 3, i funerali di Stato furono celebrati nel pomeriggio del 4 novembre nel Duomo di Milano.
Nel 2010 esce postumo l'album Una piccola ape furibonda – Giovanni Nuti canta Alda Merini, contenente undici brani (otto poesie inedite) e una "traccia fantasma" con Alda Merini che canta con Giovanni Nuti Prima di venire. Nel marzo 2010 il Comune di Milano appone una targa sul muro dell'abitazione della poetessa sui Navigli. Il 27 novembre dello stesso anno viene organizzata una conferenza in onore della poetessa, al Museo della mente - Santa Maria della Pietà in Roma, condotta da Niccolò Carosi e ideata da Marco Della Porta. L'iniziativa viene poi ripresa dalla Università degli Studi di Roma "La Sapienza" nel progetto "I Folli".
Venne tumulata nel Cimitero Monumentale di Milano, nella Cripta del Famedio.

Sono nata il ventuno a primavera

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

(da “Vuoto d’amore”)


Canto alla luna

La luna geme sui fondali del mare,
o Dio quanta morta paura
di queste siepi terrene,
o quanti sguardi attoniti
che salgono dal buioa ghermirti nell’anima ferita.

La luna grava su tutto il nostro io
e anche quando sei prossima alla fine
senti odore di luna
sempre sui cespugli martoriati
dai mantici
dalle parodie del destino.

Io sono nata zingara, non ho posto fisso nel mondo,
ma forse al chiaro di luna
mi fermerò il tuo momento,
quanto basti per darti
un unico bacio d’amore.

(da “Vuoto d’amore” Einaudi 1991)


No, non tornare

No, non tornare, avrei crudo sgomento
e mi toglieresti a questi dolci sogni
o forse troveresti che disfatta
è la mia carne e la mia croce viva,
non tornare a vedermi, sono in pace
con le sfere assolute dell’amore
e mi giaccio scoperta e solitaria
come una rosa sfatta nel sereno.

(da “Destinati a morire” 1980)


Corpo, ludibrio grigio

Corpo, ludibrio grigio
con le tue scarlatte voglie,
fino a quando mi imprigionerai?
anima circonflessa,
circonfusa e incapace,
anima circoncisa,
che fai distesa nel corpo?

(da “La Terra Santa” 1984)


Ieri ho sofferto il dolore

Ieri ho sofferto il dolore,
non sapevo che avesse una faccia sanguigna,
le labbra di metallo dure,
una mancanza netta d’orizzonti.
Il dolore è senza domani,
è un muso di cavallo che blocca
i garretti possenti,
ma ieri sono caduta in basso,
le mie labbra si sono chiuse
e lo spavento è entrato nel mio petto
con un sibilo fondo
e le fontane hanno cessato di fiorire,
la loro tenera acqua
era soltanto un mare di dolore
in cui naufragavo dormendo,
ma anche allora avevo paura
degli angeli eterni.
Ma se sono così dolci e costanti,
perchè l’immobilità mi fa terrore?

(da “La terra santa”)


giovedì 19 marzo 2026

CORDOVA Vincenzo (1870 - 1943)

 

Vincenzo Cordova
 (Aidone, 8 luglio 1870 – Aidone, 22 aprile 1943) è stato un poeta e scrittore italiano in galloitalico aidonese.
Apparteneva alla famiglia aidonese che aveva dato i natali ai politici Filippo Cordova e Vincenzo Cordova Savini, che avevano rivestito incarichi prestigiosi nel Regno d'Italia.
Nacque in Aidone l’8 luglio 1870, da Giuseppe e da donna Moma De Arena, terzo di quattro figli.
Il padre Giuseppe era il fratello del senatore del regno Vincenzo Cordova Savini (deputato del Regno d'Italia dall’XI alla XV Legislatura, 1870-1874, e senatore nella XVI legislatura, dal 1889) ed erano entrambi primi cugini del più famoso Filippo Cordova, più volte ministro nel governo liberale di Cavour e dei suoi successori.
La morte prematura del padre segnò la sua vita, un testamento di Filippo Cordova a favore degli orfani, disatteso dallo zio senatore, non permise che questi avessero il tenore di vita a cui erano abituati, il suo rifiuto all’educazione nei collegi lo portò a formarsi da autodidatta, coltivando la musica e la poesia. Sposò nel 1893 Agata Boscarini dalla quale ebbe due figli Ernani e Girolama. Le difficili condizioni economiche lo spinsero nel 1903 a cercare fortuna in America dove rimase solo per un anno, tornò in Aidone dove visse di espedienti e delle magre rendite di quanto gli era rimasto. Morì il 22 aprile del 1943, non prima di avere dettato un'epigrafe per la sua tomba, una sorta di epigramma che ben descrive il suo carattere ribelle e generoso e la sua capacità di rivolgere la sua satira contro i potenti:
Il secondo Aretin qui sotto giace
Dal suo verso satirico e mordace
Ei di mentir giammai non fu capace
Eppur fu ritenuto per mendace.
Visitator gentil se non ti spiace
Non gli turbare più l'eterna pace.

Il ricordo e la fama di Vincenzo Cordova, tra gli studiosi dei dialetti e tra i suoi compaesani, è legata soprattutto ai suoi testi scritti nel dialetto galloitalico aidonese e allo spirito satirico che permeava i suoi componimenti, anche in lingua siciliana e italiana, che mettevano alla berlina personaggi dell'epoca, facilmente riconoscibili, appartenenti soprattutto alla classe aristocratica e borghese. Mentre nei riguardi delle classi più povere mostra simpatia e acuto spirito di osservazione.
Vincenzo Cordova scrisse poesie in italiano, in siciliano, in dialetto galloitalico aidonese e nella forma sicilianizzata dell’aidonese, senza mai dare alle stampe “li so canti e li so rimi”[1], ma le sue poesie erano tanto famose tra i suoi contemporanei che se li passavano a memoria e spesso li trascrivevano. Lui li fissò, con la sua grafia chiara ed accurata, in un quadernetto di 175 pagine, sotto il titolo “Affari personali. Versi italo francolombardi”. Il quadernetto è conservato nella Biblioteca Comunale di Aidone. A farlo conoscere agli studiosi ed agli amanti del dialetto aidonese fu il prof. Giovanni Tropea (Università di Catania, Dipartimento di Glottologia), che nel 1972 ebbe l’onore di vedere inclusa la sua monografia “Testi Aidonesi Inediti” nel volume XXIII delle Memorie dell’Istituto Lombardo – Accademia di Scienze e Lettere di Milano. L’estratto (fasc.5) fu pubblicato nel 1972 e contiene i sette testi in dialetto galloitalico aidonese del quadernetto: 1. Vernacolo aidonese; II. Aidone fu e più non è; III. Consigli ad una ragazza magra; IV. Notte d’inverno: marito e moglie. Duetto; V. A lu cavaleri Roccu Bucceri (un poemetto di 182 versi di cui i primi 102 in lingua siciliana e i successivi 80 in galloitalico); VI. Duetto tra padre e figlio. A cesta pa Biddia; VII. Liborij e a festa di San Fulipp’. La monografia di Giovanni Tropea, insieme a quella pubblicata dal professore Giorgio Piccito[2], dieci anni prima, hanno dato un contributo notevole allo studio del gallo-italico aidonese che fino ad allora era stato conosciuto solo attraverso le inchieste di Gerhard Rohlfs e i contributi raccolti da Giovanni Papanti. Ha il pregio di riportare oltre al testo originale e la traduzione in italiano, anche la trascrizione fonetica “in larga misura interpretativa”[3], e un notevole repertorio di note. Dà inoltre un quadro della complessa situazione linguistica aidonese dove il parlante comune aveva piena coscienza del suo bilinguismo, frequentando comunemente sia la forma vernacolare che quella sicilianizzata, utile per entrare in relazione con gli abitanti dei paesi vicini. Cordova dimostra anche un ottimo possesso del siciliano letterario e dell’italiano.
Lo studioso aidonese, Angelo Trovato, nel 1997, pubblicò finalmente, presso la Papiro Editrice di Enna, un volume contenente tutti i testi del libretto. Il volume di 147 pagine ha il titolo “Vincenzo Cordova. Un poeta aidonese”, e contiene 24 componimenti di forma e lingua varia: i sette in dialetto gallo-italico, una decina in italiano e in siciliano e alcuni in lingua mista italiano-galloitalico (A cesta pa Biddia), italiano -siciliano (La nova tassa! e Il merdometro). Anche il libro del Trovato è accompagnato da un ricco repertorio di note che permettono di conoscere meglio il contesto storico ed ambientale in cui viveva l’autore.


PORTA Antonio (1935 - 1989)

  Antonio Porta , pseudonimo di Leo Paolazzi (Vicenza, 9 novembre 1935 – Roma, 12 aprile 1989), è stato uno scrittore, poeta e critico lette...