martedì 17 marzo 2026

BUFFONI Franco (1948 - viv.)

 

Franco Buffoni
 (Gallarate, 3 marzo 1948) è un poeta, saggista e traduttore italiano.
Franco Buffoni, una delle voci poetiche più significative della lirica italiana di fine Novecento e dei primi anni Duemila, nasce il 3 marzo 1948 a Gallarate, in cui trascorre l'infanzia e l'adolescenza, segnate dalla presenza di un opprimente principio di autorità proveniente in parte dalla società e dalla scuola, ma soprattutto dalla figura del rigido padre (Piero Buffoni, ufficiale dell'esercito italiano durante la seconda guerra mondiale), educatore aggressivo e repressivo, refrattario ad accettare l'identità sessuale del figlio. Il rapporto col padre segna nel profondo lo scrittore e infatti torna in molte delle sue opere sia in prosa sia in poesia. La madre (Luciana Buffoni) invece è una figura a cui il poeta pare più legato affettivamente, ma resta pur sempre timorosa e remissiva nei confronti del marito, essendo stata educata «dal cattolicesimo nel fascismo e dal fascismo nel cattolicesimo». Lo stesso Buffoni ha dichiarato a proposito di questo periodo della sua vita di essersi sentito «terribilmente compresso nell'età fragile» avendo vissuto in una condizione di solitudine doppia, legata all'adolescenza e all'omosessualità.
In seguito, nel 1967 si trasferisce a Milano per frequentare l'Università Bocconi laureandosi con lode in Lingue e letterature straniere con una tesi sul Portrait of the Artist as a Young Man di James Joyce nel 1971. In questi quattro anni ha modo di stringere amicizia con i poeti Milo De Angelis, Angelo Lumelli, Michelangelo Coviello e con la figura fondamentale per il futuro movimento LGBT Mario Mieli, con le riunioni poetiche in via Col di Lana, anche talvolta con presenza di poeti di precedenti generazioni quali Giovanni Raboni, Antonio Porta, Emilio Isgrò e Giovanni Giudici. Negli anni settanta intraprende la carriera accademica, tenendo come referente più che altro il mondo anglosassone. Buffoni deve al suo intenso impegno all'interno dell'Università il motivo del relativo ritardo nell'esordio come poeta, che avviene nel 1978 nella rivista Paragone su invito di Giovanni Raboni, per poi uscire l'anno seguente con la prima silloge, edita nei quaderni collettivi di Guanda, col titolo Nell'acqua degli occhi (1979). A essa seguono numerose raccolte pubblicate durante gli anni Ottanta, Novanta e il primo decennio degli anni Duemila, tra cui Suora Carmelitana e altri racconti in versi (Guanda, 1997), Premio Nazionale Letterario Pisa 1998, Il profilo del Rosa (Mondadori, 2000), Guerra (Mondadori, 2005), riunite poi nell'Oscar Mondadori del 2012, che si conclude con la silloge Roma (2009) e qualche inedito del suo libro seguente, Jucci. Le successive raccolte poetiche relative agli anni dieci del Duemila sono: Jucci (2014), O Germania (Interlinea, 2015), Avrei fatto la fine di Turing (Donzelli, 2015), Personae (2017), un unicum nella sua opera, essendo un libro di poesia scritto in forma teatrale, La linea del cielo (Garzanti, maggio 2018) e Betelgeuse e altre poesie scientifiche (Mondadori 2021)
Inoltre, Franco Buffoni si è distinto come saggista, traduttore e traduttologo. Dal 1989 è direttore della rivista sulla teoria e pratica della traduzione poetica «Testo a fronte» e dal 1991 è curatore dei Quaderni italiani di poesia contemporanea, pubblicati ogni due anni. È stato professore ordinario di Letteratura inglese e Letterature Comparate presso l'Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Ha tradotto tra gli altri John Keats, Donald Barthelme, Robert Fergusson, George Gordon Byron, Samuel Taylor Coleridge, Rudyard Kipling, Oscar Wilde, Séamus Heaney e William Butler Yeats, pubblicando i tre quaderni di traduzione Songs of Spring (1999), Una piccola tabaccheria (2012), Il vino delle fate (2022).
Ricordiamo che dal 2006 è autore anche di libri in prosa, che ibridano narrativa, biografia e saggistica, spaziando da romanzi autobiografici come La casa di via Palestro (2014) a romanzi-saggi sotto forma di dialogo come Più luce, padre. Dialogo su Dio, la guerra e l'omosessualità (2006), per cui Guido Mazzoni ha utilizzato il termine «docu-fiction». Già vincitore in passato di una edizione, dal 2010 presiede la giuria del premio letterario Giuseppe Tirinnanzi. A partire dagli anni Duemila si è impegnato attivamente per i diritti civili LGBT, pubblicando libri in prosa di divulgazione quali Laico alfabeto in salsa gay piccante, romanzi-saggi in forma di dialogo come Zamel (2009), ambientato in Tunisia, in forma di biografia quale Il servo di Byron (2012), ambientato nell'Inghilterra dell'Ottocento, il peculiare Due pub tre poeti e un desiderio (2019), su George Byron, Oscar Wilde e W.H. Auden, in occasione della celebrazione dei 50 anni dai moti di Stonewall, Silvia è un anagramma (2020), su Leopardi, Pascoli e Montale, e infine Vite negate (FVE 2021) e Il Gesuita (FVE 2023), leggibile anche come l'esito di una peculiare linea lombarda della narrativa gay trapiantata a Roma, che da Gadda attraverso Arbasino giunge a Buffoni. Il suo archivio è conservato presso il Centro per gli studi sulla tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei dell'Università di Pavia.

Poesia
Nell'acqua degli occhi, in "Quaderni della Fenice", presentazione Giovanni Raboni (1979)
I tre desideri, San Marco dei Giustiniani, prefazione Giovanni Raboni (1984)
Quaranta a quindici, Crocetti (1987)
Scuola di Atene, Arzanà (1991)
Adidas. Poesie scelte (1975-1990), Pieraldo editore, prefazione Franco Brevini (1993)
Suora carmelitana e altri racconti in versi, Guanda (1997)
Il profilo del Rosa, Mondadori (2000)
Theios, Interlinea (2001)
Del Maestro in bottega, Empiria (2002)
Guerra, Mondadori (2005)
Noi e loro, Donzelli (2008)
Roma, Guanda (2009)
Poesie 1975-2012, Oscar Mondadori, prefazione Massimo Gezzi (2012)
Jucci, Mondadori (2014)
O Germania, Interlinea (2015)
Avrei fatto la fine di Turing, Donzelli (2015)
Personae, Manni (2017)
La linea del cielo, Garzanti (2018)
Betelgeuse e altre poesie scientifiche, Mondadori (2021)


Vorrei parlare a questa mia foto accanto al pianoforte,
Al bambino di undici anni dagli zigomi rubizzi
Dire non è il caso di scaldarsi tanto
Nei giochi coi cugini,
Di seguirli nel bersagliare coi mattoni
Le dalie dei vicini
Non per divertimento
Ma per sentirti davvero parte della banda.
Davvero parte?
Vorrei dirgli, lasciali perdere
Con i loro bersagli da colpire,
Tornatene tranquillo ai tuoi disegni
Alle cartine da finire,
Vincerai tu. Dovrai patire.

da “Il profilo del Rosa” (Mondadori, Milano 2000)

***

Una lunga sfilata di monti
Mi separa dai diritti
Pensavo l’altro giorno osservando
Il lago Maggiore e le Alpi
Nel volo tra Roma e Parigi
(Dove dal 1966 un single può adottare un minore).
Da Barcellona a Berlino oggi in Europa
Ovunque mi sento rispettato
Tranne che a Roma e Milano
Dove abito e sono nato.

da “Noi e loro” (Donzelli, Roma 2008)

***

GAY PRIDE

“E il caffè dove lo prendiamo?”
Chiede quella più debole, più anziana
Stanca di camminare. Alla casa del cinema,
Là dietro piazza di Siena.

Non si erano accorte della mia presenza
Nel giardinetto del museo Canonica,
Si erano scambiate un’effusione
Un abbraccio stretto, un bacio sulle labbra.
Parlavano in francese, una da italiana
“Mon amour” le diceva, che felicità
Di nuovo insieme qui.

Come mi videro si ricomposero
Distanziando sulla panchina i corpi.
Le scarpe da ginnastica,
Le caviglie gonfie dell’anziana.

Quella sera, come smollò il caldo,
Passeggiai fino a Campo de’ Fiori,
Pizzeria all’angolo, due al tavolo seduti di fronte,
Giovani puliti timidi e raggianti
Dritti sulle sedie col menù sfogliavano
E si scambiavano opinioni
Discretamente.
Lessi una dignità in quel gesto educato
Al cameriere, una felicità
Di esserci
Intensa, stabilita. Decisi li avrei pensati sempre
Così dritti sulle sedie col menù.

da “Roma” (Guanda, Parma 2009)


domenica 15 marzo 2026

BAUDINO Mario (1952 - viv.)

 

Mario Baudino
 (Chiusa di Pesio, 26 febbraio 1952) è un giornalista, saggista e poeta italiano. La sua vita professionale è iniziata negli anni di piombo come cronista giudiziario presso il quotidiano torinese Gazzetta del Popolo, scrive per La Stampa di Torino. È stato responsabile delle pagine di Società e cultura e inviato speciale occupandosi con particolare attenzione del mondo dell'editoria e della letteratura. Ha organizzato festival ed eventi letterari a Cuneo (come direttore di Scrittorincittà) e Alba (Albalibri, con Laura Lepri). È stato direttore artistico, con Paolo Bertetto, della terza edizione del Salone internazionale del libro di Torino, nel 1989.
Ha esordito come poeta nel 1978 contribuendo al volume antologico La parola innamorata. Due anni dopo ha pubblicato Una regina tenera e stupenda. Ulteriori suoi lavori sono stati, nel 1988, la raccolta di poesie Grazie (Premio Internazionale Eugenio Montale) e nel 1999 Colloqui con un vecchio nemico (vincitore l'anno successivo del Premio Brancati). Per Guanda, nel 2006, ha pubblicato Aeropoema. Ha raccolto un'antologia personale per Aragno, nel 2018 (La forza della disabitudine - con un saggio di Giovanni Tesio - Premio Camaiore e premio Valdicomino).
Nel 2001, per la collana di saggi della casa editrice Ponte alle Grazie, ha dato alle stampe Voci di guerra. 1940-1945. Sette storie d'amore e di coraggio. Alla seconda guerra mondiale si ricollega anche il saggio storico Il mito che uccide (Longanesi, 2004) che racconta le vicende di Otto Rahn, l'uomo che cercava il Graal e incontrò Hitler.
Tra gli altri saggi da lui pubblicati figurano: Al fuoco di un altro amore (Jaca Book, 1988) , Il gran rifiuto, storie di autori e di libri rifiutati dagli editori (La Gaja Scienza, 1991, nuova edizione Passigli 2009), Ne uccide più la penna (Rizzoli, 2011) dedicato alla figura del detective bibliofilo nei romanzi di genere, Lei non sa chi sono io (Bompiani, 2017), dedicato agli pseudonimi letterari, e Il teatro del letto (La nave di Teseo, 2021) che tra letteratura, arte e artigianato racconta il tema del letto, protagonista della nostra cultura, da Omero a James Joyce.
Ha inoltre scritto i romanzi: In volo per affari (Rizzoli, 1994), Il sorriso della druida (Sperling & Kupfer, 1998), vincitore del Premio Scalea, Per amore o per ridere (Guanda, 2008), Lo sguardo della farfalla (Bompiani 2016 - Premio Cesare Pavese), Il violino di Mussolini (Bompiani, 2019)

da AEROPOEMA

I (Flight coupon)
Nessuno più vede il cielo dal cielo
tutti sopra le nuvole a guardare
altro, carta stampata a volte o immagini
inchiodate nel prisma della fronte, eguali
grosso modo, diresti, a quelle
trascinate al check-in, recuperate
sul nastro dei bagagli quando tutto
nel suo tempo assegnato si consuma: nessuno
ti spia dal cavo delle nuvole, nessuno
che non sia effetto di fiamma o rifrazione, questo spieghi
al tuo vicino gemello
legato a te per la vita e per la morte
anche se l’aeroplano atterrerà di certo
e prenderai un taxi
Nessuno più vede il cielo dal cielo
come l’incantatore buono innamorato
nella sua torre d’aria, e un elfo o gnomo d’umidità addensata
che ti aspetti paziente nascosto
tra quelle praterie e quei mari, quei
mirabolanti bastioni di nebbia,
che ti veda passare di lontano e talvolta tornare
ti faccia cenni lievi con la mano poi alzi le spalle
ti sorrida e ti giochi magari uno scherzo
mentre bevi mangi chiacchieri e non sai,
un piccolo demone, un jinn,
uno spirto in bottiglia non c’è ma fuori è scuro
tutto è già cominciato, tutto
scivola a farsi mettere al sicuro
Corre il sedile bruciando il minuto
vecchio stregone, non t’ho riconosciuto

  1. Attento, le parole che hai detto in passato
    ora ti danno la caccia
    le parole che hai detto in passato
    continuano a chiedere di te
    le parole che hai detto in passato
    non te le puoi staccare
    e anche quelle che hai letto e forse
    quelle che hai ascoltato, tutte
    come un’onda di piena alle spalle
    aspettano il momento perché sono astute
    anche se querule, e in fondo il loro solo difetto è
    la poca mira
    così può accadere che spesso s’avventino non su te
    ma su qualcuno che passa vicino magari
    una donna un animale una cosa
    una volta ho visto un albero era un frassino o un olmo
    cominciare a difendersi e lottare sì aveva
    una grande energia e voglia di chiarezza
    voleva capire invece è impazzito
    l’ho visto, sai, si annodava e si apriva
    e sbatteva le ali e pareva volare


da COLLOQUI CON UN VECCHIO NEMICO

(Guanda, Milano, 1999.)

Lettera
Se volessi mie nuove non so
e neppure se apprezzi la forma
forse un poco affettata e inutilmente
desueta, con quel passo di marcia verso che
mi chiedi, preferisco
provare a dirti da dove, qui nelle vigilie
di tutto, in questi ricchi
paesi dove brillano finestre
e sorridiamo e pare
di vedere sentire toccare
schegge di vera
felicità, non ridere
caso mai ti rimanga una bocca
una chiostra di denti (erano belli
molto ritmati, loro, e facevano
una sorta di musica lieve, quando
li sfioravi con la lingua, le labbra o il fondo
di una sigaretta senza filtro) no non ridere
caso mai qualcosa
rimanga, e non è che ne sia certo
né so se poi qualcosa
resti da ricordare, occhi
mani fiato voci, e non è che ne sia certo:
per qualche giorno ancora
parlava di te la tua segreteria
un nastro registrato che diceva: non riattaccate
Ricordare è facile, ci si riesce
il peso non è questo
passa leggero il treno delle ore e credo
che sia l’assenza
di gravità a svelare al sentimento
il suo orizzonte. Qui
remano vigorose le navi del cuore
c’è molto vento d’altra parte e a volte
s’apre una nuvola come se poi fosse
normale. Qui è tutto normale
il giorno, la neve, l’orrore
se non ci credi non so come convincerti
non ne ho le prove
Se non ci credi sarà un atto d’amore
il mettere per strada tutto questo
eroismo di vinti resistenti
di vincitori ansanti, sai quant’è famelico
il capobranco, spesso urla da solo, spesso a botte
fa ordine tra i sogni, a ognuno un nome
il mio cambia sovente, sono
l’ultimo della classe, non ho avuto
da tempo più diritto a un contenuto
Se non ci credi non so come convicerti
balbetto le parole più difficili
non più, non ancora, poi, ora
ma qui la notte arriva sempre più presto
e se sai ascoltare a volte vinci un premio:
ti prende e ti divora



venerdì 13 marzo 2026

DE SIMONE Vincenzo (1879 - 1942)

 

Vincenzo De Simone
 (Villarosa, 19 novembre 1879 – Milano, 12 aprile 1942) è stato un poeta italiano, che componeva in siciliano.
Vincenzo Di Simone (cognome poi cambiato in De Simone per apparire più elegante) nacque a Villarosa (EN) il 19 novembre 1879. A soli dieci anni si trasferì a Catania con i genitori e i suoi numerosi fratelli dove completò gli studi, laureandosi in medicina «per rispetto alle tradizioni di famiglia». Nel periodo dei suoi studi era solito trascorrere le vacanze a Villarosa. Laureatosi in medicina a Catania si trasferì a Milano, dove esercitò la professione di medico, conservò sempre nel cuore un battito per la sua Villarosa, che cantava come fosse presente, ricordando le bellezze della sua terra e descrivendo i costumi del suo paese e della Sicilia in versi e in prosa. Come scrisse Raffaele Grillo nel decennale della sua morte: «Nella sua casa milanese di piazzale Argentina, si davano convegno i migliori ingegni siciliani residenti nella metropoli lombarda e la sua casa era sacra al culto della sicilianità».
Molte sono le sue opere in italiano e in siciliano, conosciute in tutto il mondo. In Francia il poeta Armand Godoy tradusse nella sua lingua le poesie, il quale a sua volta tradusse in italiano opere dello stesso Goduy e di altri poeti stranieri, come Heine e Mistral. Il De Simone pubblicò anche opere di ispirazione mistico-religiosa; nell'anno francescano volse in sonetti siciliani "I Fioretti di San Francesco". Altre opere in dialetto da ricordare sono: «Bellarosa, terra amurusa, A la riddena, La Funtana, Canzuni a lamentu», tutte opere la cui caratteristica peculiare è un sospirare nostalgico alla sua madre terra Bellarosa di cui sentiva il fascino e l'attrattiva, accompagnata dall'odore di zolfo, che caratterizzava questo paese attorniato da miniere. Tra i rumori della metropoli percepiva dolce il richiamo del suo campanile, del suo cielo, dei suoi concittadini di cui espose usi e costumi nel suo libro di narrativa "Bellarosa: uomo serio!". Le sue opere sono caratterizzate dalla nostalgia per la terra natale.
Morì a Milano il 12 aprile 1942. In occasione della sua sepoltura presso il cimitero di Catania il poeta D'Annunzio fece dono di una statua in ardesia di un angelo che fece porre sulla tomba, statua che al momento risulta essere stata rubata. Qualche anno dopo i poeti dialettali offrirono al Comune di Villarosa un busto in bronzo, che fu collocato sopra una stele di pietra lavica nella Piazza Vittorio Veneto; attorno al monumento fu creata una villetta in omaggio al valore poetico dell'illustre concittadino.
A De Simone sono dedicate una villa comunale e una scuola media a Villarosa, suo paese natale, e un'altra scuola media a Villapriolo (EN).
La salma dell'omonimo poeta è depositata nel cimitero di Villarosa dopo il suo ritorno da Milano avvenuto nel 2016
Opere
I Fioretti di San Francesco
Bellarosa, terra amurusa
A la riddena
La Funtana
Canzuni a lamentu
Bellarosa: uomo serio!
Viva Sant'Aita!


Dintra 'na conca sutta 'na muntagna
ntra dù ciumi, unu amaru e l'autru duci,
cc'è un paiseddu ccu li strati 'n cruci
e tanticchia di virdi a la campagna;
'ntra ripa e ripa la terra siccagna
di centu rarità frutti produci,
di jornu fumichìa, di notti luci
e 'ntra li 'nterni sò chianci e si vagna. 

(da Bellarrosa terra amurusa, Siculorum Gymnasium, 1929)


mercoledì 11 marzo 2026

KRUMM Ermanno (1942 - 2005)

 

Ermanno Krumm
 (Golasecca, 1942 – Como, 13 giugno 2005) è stato un poeta e critico d'arte italiano.
BiografiaFiglio del pittore Edoardo Krumm (1916-1993), "saggista, intellettuale, giornalista, critico d'arte e di letteratura, ma soprattutto poeta". Molto intensa la sua attività di critico d'arte per il quotidiano il “Corriere della Sera”.
Nelle vesti di poeta ha pubblicato le raccolte Le cahier de Monique Charmay (1987), Novecento (1992), Felicità (1998), Animali e uomini (2003) e Respiro (2005).
Ha inoltre curato, con Monique Charvet, Tel Quel, un'avanguardia per il materialismo (1974, sul lavoro della rivista) e, con Tiziano Rossi l'antologia La poesia italiana del Novecento (1995).

Opere
Tel Quel. Un'avanguardia per il materialismo, Bari: Dedalo, 1974 (con Monique Charvet)
trad. di Philippe Sollers, H. Romanzo, Milano: Feltrinelli, 1975
Il ritorno del flâneur: saggi su Freud, Lacan, Montale, Zanzotto, Walser, Torino: Boringhieri, 1983
Le cahier de Monique Charmay, Udine: Campanotto, 1987
postfazione a Yukio Mishima, L'età verde, Milano: Mondadori, 1991
(con Stefano Agosti), Giuliano Gramigna: opere e introduzione critica, Verona: Anterem, 1991
Novecento, Torino: Einaudi, 1992
(con Tiziano Rossi), Poesia italiana del Novecento, prefazione di Mario Luzi, Merate: Banca Briantea, 1995; Milano: Skira, 1997
Migneco, Milano: Bonaparte, 1995 (catalogo di mostra di Giuseppe Migneco)
presentazione di Wanda Broggi: ritratti 1975-1995, a cura di Mario Pancera, Campione d'Italia: Galleria Civica, 1995
presentazione di Osip Mandel'štam, Quaderni di Voronež, Milano: Mondadori, 1995Manuela Fanelli, Como, 1996 (catalogo di mostra)
Lirica moderna e contemporanea, Firenze: La nuova Italia, 1997
Edmondo Cirillo: Dionisiache, Castelfranco Veneto, 1997 (catalogo di mostra)
Wanda Broggi: i giardini di Armida. Dipinti 1996-97, Milano: Trentadue, 1997 (catalogo di mostra)
Felicità, Torino: Einaudi, 1998
presentazione di Cassinari: Figure, 1950-1990, a cura di Nicola Carlo Luciani, Milano: BonapArte, 1998 (su Bruno Cassinari)
Sergio D'Angelo: hand-made, Livorno: Peccolo, 1999 (catalogo di mostra)
presentazione di Luciana Matalon: spazi infiniti e simboli inquietanti 1961-2000, Milano: Museo Fondazione Luciana Matalon, 2000 (catalogo di mostra)
Sergi Barnils: la ciutat cèlica, Pontedera: Bandecchi & Vivaldi, 2001 (catalogo di mostra)
Eduardo Arroyo: maggio 2001, Milano: Galleria San Carlo, 2001 (catalogo di mostra)
Carlos Puente: lettere d'amore, Seregno: Sergio & Thao Mandelli, 2003 (catalogo di mostra)
Gianni Aricò: figure tra continuità e ricerca, Milano: Fondazione Stelline, 2003 (catalogo di mostra)
Mimmo Rotella: Moana, ultimo mito, Milano: Prearo, 2003 (catalogo di mostra)
Un animale mi guarda, con una nota di Massimo Raffaeli, Ancona: Assessorato alla cultura / Centro studi Franco Scataglini, 2003
Animali e uomini, Torino: Einaudi, 2003
(con Annalisa Zanni), Ugo Nespolo: In forma di libro, Milano: Museo Poldi Pezzoli, 1995 (catalogo di mostra)
Respiro, Milano: Mondadori, 2005
(con Alberto Montrasio), SerrOne: biennale giovani, Monza, 05: 30 artisti per 5 critici, Cinisello Balsamo: Silvana, 2005(con Alberto Montrasio), Bepi Romagnoni, Monza: Montrasio arte, 2005 (catalogo di mostra)

*

Pare che l’occhio non abbia
neppure cominciato a deporre
per piccoli sbalzi la sua materia umida
e che nessuna delle migliaia d’api
sia venuta a ronzare attorno alle campanule
del rosmarino, prendendo, deponendo
il dolce succo, e nessuna delle sue ombre
sia scesa folta in mezzo alle siepi, orlando
linee, sbalzando forme piene di voci
nel loro appello natura.


Punteggiatura animale

In poesia non ci sono punti
ma bui corpi che guardano
dal fondo della storia, dalle grotte
di Lascaux : è la punteggiatura
delle macchie, il salto dei bisonti,
il barrito degli elefanti di una volta
il grido di gente che ha sin troppo piacere
in gola, troppi occhi, troppe mani
in mezzo al giardino, in fondo al pozzo.


Così siamo il percorso perfetto

A tratti congiunti vanno i fari delle auto,
i due punti uniti che non sono mai stati
né i suoi né i miei genitori,
come due ragazzi, a braccetto:

io, pesce preso per sfinimento, cane
col campanello alla coda, lei, lampada,
piano di lavoro, mensola, morbido letto
e azzurro dell’alba, col cielo dentro.

*

È tutto così semplice, così comodo:
un garage, una discesa e degli alberi,
la pioggia è venuta ieri
e c’è ancora temporale nell’aria
e mille parti d’albero che respirano
e l’erba che brilla sul mio capo

lo sento qui nel trionfo degli animali
nell’ossigeno nei polmoni nella pelle
che respira come un pesce nell’acqua,
sento il motore di un auto,
e piano piano là fuori
assieme ai rumori, alle cose che sono lì:

e chissà che andarsene non sia così,
mi piacerebbe fosse più benevolo
e meno buio.


 da Animali e uomini (Einaudi, 2003)



lunedì 9 marzo 2026

SINISGALLI Leonardo (1908 - 1981)

 

Leonardo Rocco Antonio Maria Sinisgalli
 (Montemurro, 9 marzo 1908 – Roma, 31 gennaio 1981) è stato un poeta, saggista e critico d'arte italiano. È noto come Il poeta ingegnere o Il poeta delle due muse, per il fatto che in tutte le sue opere ha sempre fatto convivere cultura umanistica e cultura scientifica. Per la sua versatilità è stato definito "un Leonardo del Novecento" in quanto è stato narratore, pubblicista, direttore artistico, direttore di riviste, documentarista, autore radiofonico, disegnatore.
Leonardo Sinisgalli nasce a Montemurro in Basilicata, da Vito Michele e Carmina Geronima Maria Lacorazza. Frequenta la bottega di don Vito Santoro che gli farà da maestro e consiglierà alla madre di fargli continuare gli studi, nonostante la sua aspirazione fosse quella di fare il garzone presso la bottega del fabbro mastro Tittillo.
Nel 1918, Sinisgalli parte per Caserta, alla volta del Collegio Salesiano, passando in seguito al Collegio di Benevento, ottenendo ottimi risultati, soprattutto nelle materie scientifiche, e infine a Napoli nel 1925. Si iscrive a Roma alla facoltà di Matematica, dove segue i corsi di geometria, analisi, matematica di Levi-Civita, Severi, Castelnuovo e Fantappiè. Sinisgalli sosterrà, in seguito, che la matematica ebbe un'enorme influenza sulla sua poetica. Ultimato il biennio passa alla facoltà d'ingegneria, dove sviluppa una passione per l’opera di Sergio Corazzini, poeta crepuscolare, a cui si ispirerà per la stesura dei suoi primi versi, pubblicati in autoedizione nel 1927 con il titolo di Cuore.
Rinuncia all'invito di Enrico Fermi, nel 1929, di entrare nell'Istituto di Fisica di via Panisperna, preferendo focalizzarsi sull'attività letteraria, ma non senza incertezze e dubbi non riuscendo a vederci chiaro nella sua vocazione, che gli sembra di avere "due teste, due cervelli, come certi granchi che si nascondono sotto le pietre...".
Durante il soggiorno romano frequenta Libero de Libero, Arnaldo Beccaria, Scipione e Mario Mafai e collabora a L'Italia Letteraria.
Dopo la laurea in Ingegneria Elettronica e Industriale e l'esame di Stato sostenuto a Padova nel 1932, parte alla volta di Milano, collaborando saltuariamente con “L'Italia Letteraria” e “La Lettura”. La svolta è sancita dall'incontro con Ungaretti, che apprezza il talento del giovane Sinisgalli, dapprima con una corrispondenza sulla “Gazzetta del Popolo”, in seguito a Torino, durante una conferenza sul Petrarca. Il 1934 lo vede partecipare, dietro suggerimento di Zavattini, ai Littorali per la gioventù a Firenze, durante i quali una giuria composta da Bacchelli, Ungaretti, Palazzeschi decreta la vittoria della sua poesia "Interno Orfico”, che supera quella di Attilio Bertolucci; nell'ambito dello stesso concorso, Alfonso Gatto è primo nella prosa. Tuttavia, il suo componimento e quello di Bertolucci sono oggetto di dure critiche da parte di Telesio Interlandi su “Tevere”, nel quale lo stesso Interlandi elogia, invece, il lavoro del quinto classificato Pietro Ingrao, politicamente più impegnato.
Sinisgalli ritorna a Montemurro preparando, nel 1935, la prima stesura del “Quaderno di geometria” e di molte poesie che in seguito pubblicherà. In virtù delle insistenze di Cantatore, Zavattini ed altri, decide di ritornare a Milano. Le poesie vengono pubblicate per le edizioni Scheiwiller e catturano l'attenzione di critici come Emilio Cecchi e De Robertis, che gli dedica un saggio sul primo numero di "Letteratura", ed inaugurano la fortunata collana “All'insegna del pesce d'oro”, che prende il nome dall'osteria in cui Sinisgalli, Quasimodo, Cantatore e Scheiwiller si ritrovano. Contemporaneamente, si dedica all'attività pubblicistica, scrivendo su riviste di architettura e arredamento, non tralasciando il suo interesse per gli allestimenti e la grafica. Nel periodo milanese impegna le sue giornate a coltivare le amicizie con Persico, Pagano, Nizzoli, Terragni, Veronesi, Ponti, e frequentando lo studio Boggeri e la Galleria del Milione. I suoi "Ritratti di macchine" e "Quaderno di geometria" fissano il primo tentativo di Sinisgalli di giungere ad un superamento del dualismo tra la cultura scientifica e artistica. Il lungo legame che intreccerà la vita di Sinisgalli al mondo della grande industria comincia nel 1937 quando, dietro consiglio di Gatto, risponde ad un'inserzione che gli procurerà un contratto con la Società del Linoleum come organizzatore di convegni e collaboratore di una rivista specializzata. Nel 1938, Adriano Olivetti lo assume come responsabile dell'Ufficio tecnico di pubblicità.
Un grande fervore creativo caratterizza i due anni in cui lavora alla Olivetti: le sue vetrine e i manifesti pubblicitari assurgono quasi a prodromi delle tecniche proprie della pop-art; sono oggetto di commenti e attenzioni. Pubblica in questo stesso periodo ”Campi Elisi”, opera che sottolinea la sua adesione al gusto ermetico, della quale scriveranno Anceschi, Contini, Bo, quest'ultimo sottolineandone la leggibilità estrema e la concretezza di sentimenti così da contraddire le critiche di oscurità di cui erano fatte oggetto le liriche ermetiche.
Scoppiata la guerra, Sinisgalli, con il grado di ufficiale, viene richiamato alle armi: in Sardegna, prima, e a Roma, poi, dove pubblica nel 1942 alcuni racconti di Fiori pari, fiori dispari, alcuni saggi di Furor mathematicus e una parte di Horror vacui. Conosce la baronessa Giorgia de Cousandier, poetessa amante di Trilussa, nonché pubblicista e narratrice, che diventerà la sua compagna e che sposerà nel 1969. Ad agosto 1943, un mese prima della morte della madre, esce per Arnoldo Mondadori Editore Vidi le Muse, con prefazione di Gianfranco Contini, nella collana dello “Specchio”, che raccoglierà tutta la produzione compresa negli anni 1931-1942. Ignaro della morte della madre, in una Roma ancora frastornata dalla firma di Cassibile dell'8 settembre, inizia la convivenza con Giorgia e con il più piccolo dei suoi figli, Filippo. Il 13 maggio del 1944 è tratto in arresto dalle SS che vogliono informazioni su un amico scrittore e viene trasferito in Via Tasso. Solo la prontezza di Giorgia, e la sua conoscenza del tedesco, lo salvano dopo 24 ore.
La liberazione dell'Italia lo vede partire per Montemurro dove gli viene comunicata la notizia della morte della madre e dove si ferma per qualche mese. Rientra a Roma pubblicando Furor Mathematicus, Fiori pari, fiori dispari, 28 capitoli di prosa confidenziale, e Horror Vacui. Si cimenta in traduzioni e collaborazioni giornalistiche; fa parte della redazione de “Il costume politico e letterario”. Tuttavia, gli editori romani gli rifiutano molte delle sue proposte scientifiche e letterarie, ad esempio l'idea di una collana di classici scientifici elaborati con Sebastiano Timpanaro, direttore della Domus Galilaeana di Pisa. La sua passione lo porterà a creare, con Giandomenico Giagni, una rubrica culturale radiofonica: il “Teatro dell'usignolo”, che ospita musicisti e poeti. Nel 1947 pubblica I nuovi Campi Elisi.
Luraghi, il nuovo direttore generale della Pirelli, lo vuole con sé come direttore artistico. Con Arturo Tofanelli, Sinisgalli fonda l'house organ Pirelli, la rivista del gruppo che diventerà teatro di nuove sperimentazioni che troveranno compimento in Civiltà delle macchine del 1953.
Comincia così l'attività propagandistica per l'azienda, con l'allestimento di mostre, cicli di conferenze e la pubblicizzazione vera e propria dei prodotti: sul finire degli anni Quaranta si vede campeggiare su tutte le strade d'Italia un cartello illustrante una suola e lo slogan "Camminate Pirelli". Nel 1949 gira un documentario scientifico sui solidi "superiori" intitolato Lezione di geometria, che viene premiato alla mostra del cinema di Venezia. Stessa sorte avrà Millesimo di millimetro, cortometraggio che gira con Virgilio Sabel l'anno successivo. Nel 1950 esce Furor mathematicus, una versione ampliata del primo Furor ed include tutti gli scritti di matematica, geometria, architettura, arte e artigianato, tecnica e storia della scienza, antesignana della "Civiltà delle macchine", la rivista che fonda nel 1953 e dirige per cinque anni (32 numeri).
Con il fratello Vincenzo come redattore, un fattorino e due segretarie, fonda per la Finmeccanica, di cui era presidente Luraghi, la "Civiltà delle macchine". La rivista, che ha come modello il “Politecnico” di Cattaneo, spalanca agli umanisti il mondo delle macchine e ai tecnici il mondo delle lettere ed ebbe una certa risonanza anche a livello internazionale, divenendo una delle piattaforme di discussione degli intellettuali del secolo.
Nell'agosto del 1953 muore il padre, e, in seguito alla divisione dell'eredità, a Sinisgalli rimane solo la casa natale sul fosso “Libritti”. Le due vigne (tremila viti) di cui Vito si cura personalmente per trent'anni vengono vendute, con dispiacere di Sinisgalli che ne serba un malinconico ricordo. Soprattutto per la “Vigna vecchia”, la dote di matrimonio della madre: un piccolo fazzoletto di terra al quale dedica un'ode. Ma questi, sono anche anni di intenso lavoro per il gruppo Finmeccanica, che comprende 29 aziende: inventa slogan, escogita nomi (“Giulietta” dell'Alfa), si cimenta nel curare mostre, tra cui spicca quella del 1955 dedicata all'”Arte e industria”, in collaborazione con Enrico Prampolini, presso la Galleria d'Arte Moderna di Roma. Quando Luraghi esce di scena e la testata Civiltà delle Macchine passa all'Iri, inizia un processo di lento declino che porterà il poeta, con il numero di marzo-aprile del 1958, ad abbandonarne la direzione con profonda indignazione, lasciandosi alle spalle una battaglia per mantenerne integra la struttura e l'essenza. La rivista continuerà le pubblicazioni fino agli anni Ottanta, mutando però indirizzo dopo l'uscita di Sinisgalli che si impegnò subito in un lavoro di propaganda pubblicitaria per l'Agip, su richiesta di Enrico Mattei, inframmezzato da una serie di viaggi (Iran, Marocco, Cecoslovacchia, Thailandia, ecc.), conseguenza sia delle dimensioni internazionali dell'azienda, sia della sua nomina a consulente part-time per l'Alitalia nel 1961. In quello stesso anno vince, con Tristan Tzara, il premio Etna-Taormina e inizia a collaborare con “Paese sera”. È questo il periodo in cui la sua creatività comincia ad inaridirsi, senza però compromettere la qualità dei suoi versi, e lo convince a rivolgersi verso un'altra passione: quella del disegno e del ritratto. Nel maggio del '62 inizia a esporre i suoi lavori a Milano, nella Galleria Apollinaire.
Molte difficoltà lo accompagneranno nel 1963, non ultime le problematiche di salute del figlio Filippo. Abbandona l'Eni e ritorna a Milano, ma, con sua somma delusione, la “città tecnica” di Gadda, che sempre aveva tessuto le sue lodi, questa volta sembra indifferente alle sue creazioni. Ritorna a Roma dopo qualche piccola consulenza di scarso rilievo e fonda la rivista di design “La botte e il violino” (8 numeri) nella quale dà anche libero sfogo alle sue riflessioni. Collabora al “Il Mondo” di Pannunzio e al “Tempo Illustrato”, nel quale affronta una rubrica di critica d'arte, i cui articoli confluiranno poi nei Martedì colorati (Immordino, Genova 1967). Gli editori de “La botte e il violino” decidono di chiudere la rivista a causa dei costi elevati e Sinisgalli si dedica all'ideazione di un nuovo house organ: “Il quadrifoglio”, una rivista d'automobilismo che dirigerà fino al 65º anno d'età. L'anno precedente aveva pubblicato per Mondadori la Poesia di ieri, un'antologia delle sue raccolte che vince il Premio Fiuggi.
Il 1967 è l'anno della pensione ed anche del sopraggiungere di un infarto che però non lo induce, nonostante il parere dei medici, a ridurre il ritmo delle sue attività: infatti cura con il fratello Vincenzo un programma monotematico per la radio dal titolo “La Lanterna” che andrà avanti per circa due anni, raggiungendo 98 puntate.
Il dolore per la perdita di Giorgia (1978) e i riconoscimenti letterari sono il filo conduttore degli anni settanta: vince il premio Gubbio-Inghirami nel 1971, il Premio Viareggio nel 1975[22] e il premio Vallombrosa nel 1978 con “Dimenticatoio”.
Collabora con il Settimanale con una rubrica d'arte e con Il Mattino, su cui pubblica delle memorie rielaborate, scritte anni addietro e nel 1980 vedono la luce le “Imitazioni della Antologia Palatina” per la Edizioni della Cometa. Ormai Sinisgalli è sempre più preso dalla sua passione per il disegno e nel 1980 fonda a Roma con Roberta Du Chene ed Ida Borra la galleria “Il Millennio". La mostra d'apertura è dedicata ai pastelli e agli acquerelli di Sinisgalli.
È proprio durante la seconda personale presso la sua Galleria che il 31 gennaio 1981 Sinisgalli muore per infarto. Fu sepolto nella sua città natale di Montemurro. Per volontà di Rodolfo Borra (l'esecutore testamentario di Leonardo), sulla lapide del poeta, campeggia la sua ultima poesia: "Risorgerò fra tre anni o tre secoli tra raffiche di grandine nel mese di giugno".

Opere
Cuore - Auto-edizione, Roma 1927;
Ritratti di macchine - Edizioni di Via Letizia, Milano 1935;
Quaderno di geometria - Campo Grafico, Milano 1935;
18 poesie - Scheiwiller, Milano 1936;
Italiani - Editoriale Domus, Roma 1937;
Campi Elisi - Scheiwiller, Milano 1939;
Vidi le muse - Mondadori, Milano 1943;
Furor mathematicus - Urbinati, Roma 1944;
Horror vacui, O.E.T., Roma, 1945;
Fiori pari, fiori dispari - Mondadori, Milano 1945;
L'indovino, dieci dialoghetti - Astrolabio, Roma 1946;
I nuovi Campi Elisi - Mondadori, Milano 1947;
Belliboschi - Mondadori, Milano 1948;
Furor mathematicus - Mondadori, Verona 1950 (edizione ampliata contenente anche L'indovino e Horror vacui);
La vigna vecchia - Mondadori, Milano 1956;
Tu sarai poeta - Riva, Verona 1957;
La musa decrepita - Quaderni di Marsia, Roma 1959;
L'immobilità dello scriba - Roma 1960;
Cineraccio - Neri Pozza, Venezia 1961;
L'età della luna - Mondadori, Milano 1962;
Ode a Lucio Fontana - Bucciarelli, Ancona 1962;
Prose di memoria e d'invenzione - (Fiori Pari, Fiori Dispari e Belliboschi) Leonardo da Vinci, Bari 1964;
Poesie di ieri - Mondadori, Milano 1966;
L'albero di rose - (traduzione di poesie lucane) Edizioni Galleria Penelope, Roma 1966;
I martedì colorati - Immordino, Genova 1967;
Paese lucano - Origine, Luxemburg 1968;
Archimede (I tuoi lumi, i tuoi lemmi!) - Tallone, Alpignano 1968;
La rosa di Gerico - (a cura di F. Mazzoleni) Mondadori, Milano 1969;
Calcoli e fandonie - Mondadori, Milano 1970;
Il passero e il lebbroso - Mondadori, Milano 1970;
L'ellisse - (a cura di G. Pontiggia) Mondadori (Oscar), Milano 1974;
Mosche in bottiglia - Mondadori, Milano 1975;
Un disegno di Scipione e altri racconti - Mondadori, Milano 1975; Premio Letterario Basilicata[24]
Dimenticatoio - Mondadori, Milano 1978; Edizione del Labirinto, Matera 1978;
Come un ladro - (a cura di J. e S. Sebaste) Bernalda 1979;
Imitazioni dall'Antologia Palatina (a cura di Giuseppe Appella) - Edizioni della Cometa, Roma 1980

Opere postume
Leonardo Sinisgalli, Ventiquattro prose d'arte, introduzione di Giuseppe Appella, Edizioni della Cometa, Roma 1983;
Leonardo Sinisgalli, Sinisgalliana, Edizioni della Cometa, Roma 1984;
Leonardo Sinisgalli, L'albero bianco, a cura di Rosetta Maglione e Antonio Vaccaro, Edizioni Osanna, Venosa 1986;
Leonardo Sinisgalli, Promenades architecturales, Lubrina Editore, Bergamo 1987;
Leonardo Sinisgalli, L'odor moro, a cura e con un saggio di Renato Aymone, Avagliano Editore, Cava dei Tirreni 1990;
Leonardo Sinisgalli, Carte lacere, a cura di Giuseppe Appella, con nove disegni dell'Autore, Edizioni della Cometa, Roma 1991;
Leonardo Sinisgalli, Furor mathematicus, Ponte alle Grazie, Firenze 1992;
Leonardo Sinisgalli, Leonardo Sinisgalli: una galleria di ritratti. 70 disegni, a cura di Giuseppe Tortora, Associazione culturale L'albero di Porfirio, Napoli 1993;
Leonardo Sinisgalli, Intorno alla figura del poeta, a cura di Renato Aymone, Avagliano Editore, Cava dei Tirreni 1994;
Leonardo Sinisgalli, Horror vacui, a cura e con un saggio di Renato Aymone, Avagliano Editore, Cava dei Tirreni 1995;

Può bastare poco

Può bastare poco a riprendere fiato,
uno slancio puerile, un impeto a vuoto.
Non conosco le strade che calpesto,
i muri che rasento sconosciuto.
Come un ebete urlo a mani alzate.
La vita non l’ho combattuta.
Ho schiacciato la miccia sotto i tacchi,
ho franto i fiori tra le dita.
E non mi accosto più
ai vecchi affetti, alle insegne abbattute.
Io allargo intorno il vuoto.


Una camera a Milano

Io, forse, non esisto.
Non devo riempire la vita
di cose, di corse.
Appena mi ricordo di un altro.
Qui pianse per terra bocconi,
qui, dove sto ore e ore,
c’è un sibilo tra i balconi
e, dietro, la città.


Due poesie per la fine dell’estate

1

Torno alle mie storture,
alle mie fandonie.
Torno alle stanze vuote,
ai miei terrori.
Mi porto dietro le confidenze,
di una formica
e carte di petunie e di begonie.
Troverò qualche bene
per l’inverno che viene.
Mi contenterò di una mollica.

2

Mi riabituo a sopportare il semibuio
delle stanze tappate.
Mi stendo semicieco sui tappeti.
Resto immobile lunghe ore.
Odo lo sterminio delle bottiglie
vuote nel corridoio seminterrato,
il trillo del venditore di piumini,
gli appelli reiterati
di un telefono nel condominio.
In dormiveglia supino
guardo in alto la larva
di un cane che vola.


Da Tutte le poesie, a cura di Franco Vitelli, Mondadori, Milano 2020  

BUFFONI Franco (1948 - viv.)

  Franco Buffoni  (Gallarate, 3 marzo 1948) è un poeta, saggista e traduttore italiano. Franco Buffoni, una delle voci poetiche più signifi...