domenica 1 marzo 2026

LOI Franco (1930 - 2021)

 

Francesco Carlo Mario Loi
, detto Franco (Genova, 21 gennaio 1930 – Milano, 4 gennaio 2021) è stato un poeta, scrittore e saggista italiano.
Franco Loi nasce a Genova nel 1930 da padre sardo e da madre emiliana. Seguendo il padre ferroviere si trasferisce nel 1937 a Milano dove frequenta gli studi diplomandosi in ragioneria. Successivamente lavorerà come contabile allo scalo merci di Lambrate. In seguito lavora come impiegato allo scalo merci del porto di Genova fino al 1950 per diventare poi, nel 1955, incaricato per le relazioni pubbliche presso l'Ufficio pubblicità de La Rinascente e nel 1962 lavora all'Ufficio stampa della casa editrice Arnoldo Mondadori Editore.
Dopo essere stato attivo militante comunista, ha aderito al movimento della nuova sinistra, ma dagli anni settanta ha lasciato sostanzialmente l'attività politica assumendo posizioni molto personali con forte accentuazione di una religiosità anarchico-libertaria. La sua prima produzione poetica nacque tutta in una breve stagione, tra il settembre 1965 e l'estate 1974 quasi "sotto dettatura", così il poeta rievoca quegli anni fondamentali: "scrivevo versi per quattordici ore filate al giorno, mi sono sempre considerato amanuense di Qualcuno".
Esordisce solo nel 1973 come poeta in dialetto e ha subito un buon successo con l'opera I cart pubblicata dall'Edizione Trentadue di Milano con i disegni dell’amico Eugenio Tomiolo e l'anno dopo, 1974, con Poesie d'amore edite da Il Ponte. Nel 1975 il poeta dimostra di aver raggiunto la completa maturità di espressione con il poema Stròlegh, pubblicato da Einaudi con prefazione di Franco Fortini, di cui una parte aveva già visto la pubblicazione nel secondo "Almanacco Dello Specchio" ricevendo una critica positiva da Dante Isella.
Nel 1978 Einaudi pubblica la raccolta Teater e nel 1981 l'opera L'Angel viene edita a Genova dalle Edizioni San Marco dei Giustiniani. Sempre nel 1981, grazie alla raccolta L'aria (Einaudi), vince il Premio nazionale "Lanciano" di Poesia dialettale, di cui diventa giurato a partire dalla XVI edizione (1986) fino alla sua conclusione nel 2008.
Nel 1994, grazie all'opera L'angel (Mondadori), vince il Premio di Poesia "Paolo Prestigiacomo" (II edizione).
Nel 2005 pubblica per Einaudi L'aria de la memoria, in cui raccoglie tutte le poesie scritte tra il 1973 e il 2002, alcune delle quali apparse già nelle raccolte I cart e Poesie d'amore. Molte altre sono le sue opere, tutte in dialetto milanese, tra le quali Lünn, Liber, Umber, El vent, Isman, Aquabella, Pomo del pomo.
Oltre alle poesia, Franco Loi si dedica alla narrativa (si ricorda il libro di racconti L'ampiezza del cielo, Milano, Gallino Editore, 2001) e alla saggistica. È stato vincitore del Premio Bonfiglio per la raccolta Stròlegh e del premio Nonino per Liber; in seguito ha ricevuto il Premio Librex Montale e il Premio Brancati 2008 (sezione poesia) con il libro Voci d'osteria. È stato insignito dalla Provincia di Milano della medaglia d'oro e ha inoltre ricevuto dal Comune di Milano l'Ambrogino d'oro e il "Sigillo Longobardo della Regione Lombardia".
Contributore di numerose riviste e redattore del Il Sole 24 ore, a dicembre del 2018 rilascia alla rivista Affari Italiani un'intervista dal titolo Mussolini ha fatto più di tutti per gli operai, nella quale riprende la retorica del cosiddetto paradosso democratico, sostenendo che la sua azione in termini mutualistici, assistenziali e previdenziali restò ineguagliata dai politici successivi.
È morto il 4 gennaio 2021 all’età di 90 anni nella sua casa di Milano. Le sue ceneri sono tumulate in una celletta del Cimitero Monumentale, nell'Ossario centrale.
Temi ricorrenti nelle opere di Loi sono la guerra, la scoperta della presenza del male nella storia, la sensazione di un tradimento perpetrato e di ferite non rimarginabili, l'energia dell'invettiva, il rimpianto di un paradiso perduto, ma anche la costanza dell'invocazione della preghiera. Il titolo della sua raccolta più famosa "Stròlegh" (astrologo), composta in due tempi nell'estate 1970 e nella primavera 1971, rimanda a un sogno a occhi aperti, a una profezia rassicurante.
Il nono passaggio della poesia è dedicato a Piazzale Loreto, luogo fondamentale nell'esperienza di Loi, situata a poche centinaia di metri da dove allora abitava, in Via Casoretto: fu lì che, ancora ragazzino, il 10 agosto 1944, vide quei partigiani uccisi "gettati sul marciapiede come spazzatura", e nel 1945 i cadaveri di Mussolini e degli altri gerarchi fascisti lì trucidati. I due momenti sembrano confondersi in un'unica scena, che suscita nel poeta rabbia e pietà, elegiaca reminiscenza e angosciosa invettiva. Le ultime raccolte sono caratterizzate da un linguaggio meno incisivo. Alcuni esempi: "Teàter" del 1978, l'"Aria" e l'"Angel" del 1981, l'"Amur del Temp" del 1999.
La poetica di Loi, ricca di arcaismi (in particolare dantismi) e neologismi, è spesso fondata su costruzioni sintattiche anormali, essa è finalizzata a una libertà espressiva assoluta, ma nasce anche in base a una precisa scelta di campo ideologico-politica per dare voce a un proletariato oppresso e sfruttato. Lo stile violentemente espressionistico, scaturisce da una costante mescolanza di registri, dal grottesco al sarcastico al satirico.

Poesia
Aria de la memoria. Poesie scelte (1973-2002), collana Collezione di poesia, Torino, Einaudi, 2005.
Voci d'osteria, collana Lo specchio, Milano, Mondadori, 2007.
I cart, disegni di Eugenio Tomiolo, Milano, Edizioni Trentadue, 1973.
Poesie d'amore, incisioni di Ernesto Treccani, San Giovanni Valdarno, Edizioni Il Ponte, 1974.
Stròlegh, introduzione di Franco Fortini, Torino, Einaudi, 1975.
Teater, Torino, Einaudi, 1978.
L'angel, presentazione di Franco Brevini, Genova, Edizioni San Marco dei Giustiniani, 1981.
Lünn, incisioni di Fernando Farulli, Firenze, Il Ponte, 1982.
Bach, Milano, Scheiwiller, 1986.
Liber, risvolto di Cesare Segre, Milano, Garzanti, 1988.
Memoria, introduzione di Giovanni Tesio, Mondovì, Boetti & C., 1991.
Poesie, introduzione di Franco De Faveri, Roma, Fondazione Piazzola, 1992.
Umber, prefazione di Romano Luperini, Lecce, Piero Manni, 1992.
Poesie. Antologia personale, introduzione di Franco De Faveri, Roma, Fondazione Marino Piazzolla, 1992.
L'angel, in 4 parti, risvolto di Cesare Segre, Milano, Mondadori, 1994. 2022².
Arbur, incisioni di Guido Di Fidio, Bergamo, Moretti & Vitali, 1994.
Verna, risvolto di Daniela Attanasio, Roma, Empiria, 1997.
Album di famiglia, introduzione di Bernardo Malacrida, Falloppio, Lietocollelibri, 1998.
Amur del temp, Milano, Crocetti, 1999.
Isman, Torino, Einaudi, 2002.
Aquabella, Novara, Interlinea, 2004.
El bunsai, con un'acquaforte originale dell'autore, Milano, Il ragazzo innocuo, 2005.
La lûs del ver, Milano, Quaderni di Orfeo, 2006.
Scultà, con un'incisione originale di Luciano Ragozzino, Milano, Il ragazzo innocuo, 2006.
I niul, Novara, Interlinea, 2012.
Nel scûr, con incisioni originali di Bruno Biffi, Milano, Quaderni di Orfeo, 2013.
La torre, Genova, Edizioni San Marco dei Giustiniani, 2020.

* * *
Che dì, ragassi! In depertütt balera!
Baler in strada, baler den’ di curtìl…
L’è la mania del ballo! Milan che balla!
Gh’è ’n giögh de bocc, un prâ… Sü tri canìcc,
e, tràcheta, la sala bell’e prunta…
Un’urchestrina… Tri balabiott pescâ
föra Lambrâ… E via volare! El Nait
’na lüsa sula! Basta che pénden
chi quatter lampedìn de carta rösa…
Gardenia, Miralago, Stella Russa,
el Lido, Lago Park, la Capannina…
Fina nel Trotter… E ogne nòm ’na storia,
ché basta dì «l’era ’l Quarantacinq»
e pö «Quarantases», e a tanta gent
s’indrissa i urègg, ghe vègn i furmigun…
… Vegnivum da la guèra, e per la strada
gh’evum passâ insèma amur, dulur.
Amô sparaven, amô gh’eren i mort,
ma serum nüm, serum class uperara,
nüm serum i scampâ da fam e bumb,
nüm gent de strada, gent fada de mort,
nüm serum ’me sbuttî dai fòpp del mund,
e, nun per crüdeltâ, no per despresi,
mancansa de pietâ, roja de nüm,
ma, cume ’na passiun de sû s’ciuppada,
anca la nott nüm la vurevum sû…
Ciamila libertâ, ciamila sbornia,
ciamila ’me vurì… Festa ai cujun!
… ma nüm, che l’èm patida propri tüta,
anca la libertâ se sèm gudü!
 
Che giorno, ragazzi! Dappertutto balera!
Balere in strada, balere nei cortili…
È la mania del ballo, Milano che balla!
C’è un gioco di bocce, un prato… Su tre cannicci,
e, tràccheta, la sala è già pronta…
Un’orchestrina… Tre strapelati pescati
fuori Lambrate… E via volare! Il Night
è una sola luce! Basta che pendano
quelle quattro lampadine di carta rosa…
Gardenia, Miralago, Stella Rossa,
il Lido, Lago Park, la Capannina…
Perfino nel Trotter… E ogni nome una storia,
ché basta dire «era il Quarantacinque»
e poi «Quarantasei», e a tanta gente
si drizzano le orecchie, gli vengono i formiconi…
… Venivamo dalla guerra, e per la strada
ci avevamo passato insieme amori, dolori.
Ancora sparavano, ancora c’erano i morti,
ma eravamo noi, eravamo classe operaia,
noi eravamo gli scampati dalla fame e dalle bombe,
noi, gente di strada, gente fatta di morte,
noi eravamo come germinati dalle fosse del mondo,
e non per crudeltà, non per disprezzo,
mancanza di pietà, vomito di noi,
ma, come una passione di sole esplosa,
anche la notte noi la volevamo sole…
Chiamatela libertà, chiamatela sbornia,
chiamatela come volete… Festa ai coglioni!
… ma noi, che l’abbiamo patita proprio tutta,
anche la libertà ci siamo goduti!
(Angel, 1994 – Parte Prima. IX)

* * *

Nüm ciàmum natüra quèl che sèmm, vedèmm
e tùccum, vìvum, màgnum… forsi pénsum…
Ma lé sé l’è? Un quìss. Forsi sustansa
de quèl che ne la vita l’è ’l pensà,
forsi quèl vöj ch’al mar de la bundansa
la furma scund nel vel del sò passà…
Oh che natüra matta! Un giögh del nient.
Te vöret stàgh nel cör e sbandunàss,
e lé la buffa, se fa d’aria, e ’l vent
te tira denter e l’è ’me ’n sluntanàss,
e l’è ’na vöja che te strèppa dent
e dumâ curr te fa sensa fermàss…
E alura a chi dà atrâ? A la natüra?
la sciensa? religiun? el farnesià
che fa filusufìa? o a chi trascüra
la faccia d’un quaj diu e i sò creà?
Mì, per mè cünt, û truâ la cüra:
natüra lé, natüra mì, el parlà…
E dunca stèmegh dent sensa paüra
e del sò bèll lassìm ’me ’n ciucch cantà.
 
 
Noi chiamiamo natura quel che sappiamo, vediamo,
e tocchiamo, viviamo, mangiamo… forse pensiamo…
Ma lei cos’è? Un enigma. Forse sostanza
di quello che nella vita è il pensare,
forse quel vuoto che in un mare così grande
la forma nasconde al velo del suo passare…
Oh che natura pazza! Un gioco del niente.
Tu vuoi starci nel cuore e abbandonarti,
ma lei sbuffa, si fa d’aria, e il vento
ti attira dentro ed è come un allontanarsi,
ed è un desiderio che ti dilania dentro
e soltanto correre ti fa senza riposo…
E allora a chi dar retta? Alla natura?
alla scienza? la religione? il farneticare
della filosofia? o a chi trascura
la faccia d’un qualsiasi dio e le sue creazioni?
Io, per mio conto, ho trovato la cura:
natura lei, natura io, il parlare…
Dunque stiamoci dentro senza paura
e del suo bello lasciatemi da ubriaco cantare.
(Angel, 1994 – Parte Quarta. III)

 
* * *

Sù pü né quèl che sun né quèl che seri,
sù nient de quèl sarà che me recorda,
e alter me vègn sü, cum ’una storia
che vègn de la memoria del cantà..
Oh vurarìa.. Che gran parola storba!
Quèl che la vita dìs sa pü parlà.
J öcc.. oh dì di öcc! che gran fortüna
vèss in quj öcc un spegg del respirà..
La nott l’era la nott, e mì nel venter
me sun nascost de lé per mai turnà.
 
Non so più quel che sono né quel che ero,
non so niente di quel futuro che già mi ricorda,
e l’altro mi vien su, come una storia
che torna dalla memoria del cantare..
Oh vorrei.. Che gran parola disturbata!
Quel che la vita dice non sa più parlare.
Gli occhi… oh dire degli occhi! Che gran fortuna
essere in quegli occhi uno specchio del respirare..
La notte era la notte, e io nel ventre
mi son nascosto di lei per non tornare.
(Verna, 1997)



venerdì 27 febbraio 2026

PAGNANELLI Remo (1955 - 1987)

 

Remo Pagnanelli 
(Macerata, 6 maggio 1955 – Macerata, 22 novembre 1987) è stato un poeta e critico letterario italiano. Dopo aver conseguito la laurea in lettere, per un breve periodo è stato docente all'Accademia di belle arti di Macerata, specializzandosi successivamente in scienze e storia della letteratura italiana all'Università di Urbino.
Molto ricco è stato il suo impegno nell'ambito della critica letteraria, documentato da innumerevoli recensioni su poeti e scrittori contemporanei e dai saggi su Montale, Sereni, Fortini, Caproni, Luzi, Giudici, Penna, Bellezza, Bertolucci, Loi, Majorino, Minore, Ramat, Volponi, Noventa e Zanzotto.
All'attività della critica letteraria ha affiancato quella della versificazione, facendo nascere scritti critici e poetici, nei quali la considerazione sull'esistenza e sull'essenza stessa della poesia si intersecano spesso con l'arte e la psicanalisi. Insieme a Guido Garufi ha curato l'antologia Poeti delle Marche e fondato la rivista Verso, conosciuta anche all'estero e al centro di un seminario all'Università di Firenze.
I suoi saggi, apparsi su riviste di settore quali Letteratura italiana contemporanea, Alfabeta, Sigma, Testuale Otto/Novecento, Prometeo, Punto di incontro e Studia, sono stati raccolti e antologizzati in Studi Critici. Poesia e Poeti italiani del secondo Novecento.
Muore suicida a Macerata il 22 novembre 1987, all'età di 32 anni.
Il corpus documentario di Remo Pagnanelli, comprendente interventi nella critica letteraria e d'arte, lettere, dattiloscritti e manoscritti, è depositato all'Archivio Bonsanti del Gabinetto scientifico-letterario G. P. Vieusseux di Firenze.

Opere di Poesia
Raccolte
Dopo, Forum/Quinta Generazione, Forlì, 1981.
Musica da viaggio, Antonio Olmi editore, Macerata, 1984.
Atelier d'inverno, Accademia Montelliana, Montebelluna, 1985; AnimaMundi edizioni, Otranto, 2023
Preparativi per la villeggiatura, nota di copertina di Giampiero Neri, Amadeus, Montebelluna, 1988.
Epigrammi dell'inconsistenza, a cura di Eugenio De Signoribus, Stamperia dell'Arancio, Grottammare, 1992.
Le poesie, Ancona 2000
Quasi un consuntivo (1975-1987), Donzelli editore, Roma, 2017

Poesie in antologia
Poeti delle Marche, antologia, Remo Pagnanelli e Guido Garufi, Forum/Quinta Generazione, Forlì, 1981.
L'orto botanico, in 6 Poeti del Premio Montale - Roma 1985, prefazione di Maria Luisa Spaziani, All'Insegna del Pesce d'Oro, Milano, 1986.


*
Il vento che a notte sbatte
e mi ricede distanti sillabe e voci
del dopofesta non è più
quel fresco alitare del mare
nella stagione dove s’indora lontano
un cammeo adesso canuto: s’intiepidisce
e smotta un altro ciuffo verderame di fiato e di calore.

*
Io posseggo stasera
ogni ricchezza e le gesta
degli eroi carnevalizi
riannodo al mio capo,
ghirlande vive d’un trionfo,
perché amo, amo fino all’estenuazione
almeno questo non effimero fulgore di morte.
da Canti privati, in Epigrammi dell’inconsistenza (1975-1977)

*
ascolto questa voce in me
che pure addormentata
non vuol morire
e s’apre
come la gibigianna in fuga
al fuoco bianco dell’alba
irridente su tutto quel grigiore
mentre teneramente collutta col tramonto
e si lamenta l’astro esangue
che rossastramente indica
i ponti e le porte d’acqua

*
l’ultimo bagliore della mente
(che d’altronde mente), configura
gli assalti d’un unico dio.
Possiamo perderci nelle foschie
di un duello risolutore,
(con quale accanimento ci misuriamo,
con una tenacia che mai possedemmo).
L’abisso solo esalta il godimento,
esulta e insulta nel tradimento.
.
Nell’opacità che segue,
credo all’organatura retorica
del sano animismo, alla finzione
di un non sublimato onanismo.

da Quasi un consuntivo (1975-1987) [2017, Donzelli Poesia, a cura di Daniela Marcheschi]


mercoledì 25 febbraio 2026

DOPLICHER Fabio (1938 - 2003)

 

Fabio Doplicher
 (Trieste, 11 settembre 1938 – Torino, 18 settembre 2003) è stato un poeta, scrittore e drammaturgo italiano.
Trasferitosi a Roma nel 1954 dopo la morte del padre, vi ha vissuto fino al 2001, anno in cui si trasferì a Torino con la moglie, la poetessa Valeria Rossella.
Per molti anni animatore culturale, ha curato cicli di letture poetiche e convegni, la serie di manifestazioni Poesia della Metamorfosi e le relative antologie (Poesia della metamorfosi, 1984; Il pensiero, il corpo, insieme a Umberto Piersanti, 1986; Antologia europea, 1991) presso l'omonimo Centro Internazionale di Fano (attivo principalmente fra il 1982 e il 1984), alla cui fondazione ha contribuito con manifesti e programmi.
Con il Circuito Teatro e Musica ha realizzato per tre anni Il teatro dei poeti a Roma, curandone la relativa antologia (1987).
Ha fondato e diretto la rivista Stilb (1981-1983).
Ha curato, come poeta e critico, numerosi cicli sulla poesia su Radiouno in collaborazione con Mario Mattia Giorgetti (oltre 150 trasmissioni), fra il 1985 e il 1992: Poeti al microfono, La poesia nel mondo, Il mondo dei poeti, M'illumino d'immenso, Voci dal silenzio, Incontri con la poesia.
Ha pubblicato saggi critici e recensioni su numerosi giornali e riviste italiani e stranieri. È stato per sedici anni il critico della rivista teatrale Sipario'.
Le sue poesie sono state tradotte in una quindicina di lingue.
Una serie di pregevoli racconti, quasi tutti di argomento triestino e il cui nucleo originario suscitò l'interesse del noto critico Bobi Bazlen, è uscita sulla rivista Alla bottega negli anni fra il 1968 e il 1976.
Di lui Raffaele Crovi ha scritto: “Poeta colto, sensitivo, di intonazione profonda, (all’apparenza controllata, in realtà vertiginosa) e di grande vibrazione intellettuale ed esistenziale, Fabio Doplicher ci offre una straordinaria rappresentazione polifonica di un tempo, il nostro, dove crisi individuali e crisi collettive creano proiezioni visionarie”.
La dimensione corale della poesia doplicheriana è sottolineata da Ernestina Pellegrini: “Il poeta parla molto poco di se stesso e con grande pudore, rinuncia alla prima persona elegiaca, agli accenti individualistici, e fa della sua poesia lo spazio di una moltitudine”, mentre Umberto Piersanti ne evidenzia la concretezza visionaria: “Una poesia densa di “cose”: vicende anche, ma ancora di più riflessioni e percezioni. Eppure quella di Doplicher non è mai un’astratta poesia di pensiero. Anzi, si presenta come magmatica ed incandescente: il passato e il presente, la desolazione e la denuncia (mai del resto facile ed ideologica) s’incontrano con gli spazi lirici e il respiro del paesaggio.”

Opere
Poesia
Il girochiuso (Trevi, Roma, 1970)
La stanza del ghiaccio (De Luca, Roma, 1971)
I giorni dell'esilio (Lacaita, Manduria, 1975)
La notte degli attori (Carte Segrete, Roma, 1980)
La rappresentazione (Quaderni di Stilb, Roma, 1984). Premio Montale.
Curvano echi dentro l'universo (Vinelli, Foggia, 1985)
Memoria di pietra (cartella d'arte con tre xilografie di Luigi Spacal, Edizioni dell'Arancio, San Benedetto del Tronto, 1988)
I sonetti di Kiev (120 copie con incisione originale di Luciana Nespeca), Stamperia dell'Arancio, San Benedetto del Tronto, 1989
L'edera a Villa Pamphili (con 6 acqueforti di Sandro Stenico), El Bagatt, Bergamo, 1989. Introduzione di Vincenzo Guarracino.
Esercizi con la mia ombra, Caramanica, Marina di Minturno, 1995. Introduzione di Dante Della Terza.
Compleanno del millennio, Nino Aragno Editore, Torino, 2001. Postfazione di Alberto Bertoni. Premio San Pellegrino.
El sburto, Circolo Culturale di Meduno, 2003. Introduzione di Giovanni Tesio.
Viagiar a casa mia, Caramanica, Marina di Minturno, 2005 (post.)
Poesie di Roma, Archinto, Milano, 2010 (post.)
El putel orbo, Il Ramo d'Oro Editore, Trieste, 2010 (post.). Prefazione di Elvio Guagnini.


da Viagiar a casa mia

El dialeto
[…]
E le venderigole del mercà de Bariera
Vecia, vosete e vosaze de drio dei
muci de rave de radisi de erbete de
radicio, e i omini sora el ponte de
l’Arsenal cole gamel indove i tociava
tochi de pan e el babezar per le boteghe
de Piaza Garibaldi e la vecia in zima
a via Molin a Vento, che la vendeva
zornai drento la su’ cheba e a scola
un futizar nei banchi de legnaz, cola
tola che se sburtava in zo
per sentarse sora e grosi tresi
piturai de un verdaz scuro e onto,
tenero per scavarghe parolaze
e el buso pal inciostro negro.
Me acorzo che go drento tute ste vosi,
persin cole parole che no go avesto
voja de scoltar: ti, vose mia, indove
ti stavi? Go squasi paura de vardar, de
ciamar nel svodo, un sufiar de erbe
morte, e alora zerco ti, mio dialeto e fià,
e me par che de tuto, mato triestin
in viagio, solo sto ciamar me resti.

Il dialetto. – […] / E le fruttivendole del mercato di Barriera / Vecchia, vocine e voci sgraziate dietro i mucchi / di rape di radici amare di barbabietole di radicchio, / e gli uomini sul ponte dell’Arsenale / con le gamelle dove inzuppavano / pezzi di pane e il cicalare nelle botteghe / di Piazza Garibaldi e la vecchia in cima / a via Mulino a Vento, che vendeva / giornali nel suo gabbiotto e a scuola / un pasticciare nei banchi di legnaccio, / con la tavo-letta che si spingeva in giù / per sedersi sopra e grosse traverse / dipinte in un verdaccio scuro e unto, / cedevole per incidervi parolacce / e il buco per l’inchiostro nero. / Mi accorgo che ho dentro tutte queste voci, / persino con le parole che non ho avuto / voglia d’ascoltare: tu, voce mia, dove / stavi? Ho quasi paura di guardare, / di chiamare nel vuoto, un soffiare d’erbe / morte, e allora cerco te, mio dialetto e fiato, / e mi pare che di tutto, matto triestino / in viaggio, mi resti solo questo chiamare.


da El sburto

Dolze che ti me manchi

Cossa xe, cratura, che te sburta
a ‘sti mii rèfoli de sangue in caligo,
vosi, vosi, che le se struca
sui cantoni smagnai de l’anima
e i oci me varda drento
e le casca, ‘ste ombre, l’una sora
l’altra como i susini secai sora el ramo
carighi de grespe epur anco
con quela polvare blu de madona
che la vivi sora el fruto fin che ‘l respira
in aria, o cratura che te disi
“dolze che ti me manchi”
a la polvare de mi,
vivo ancora sora la mi vita.

Dolce che mi manchi. – Cos’è, creatura, che ti spinge / a queste mie raffiche di sangue nella nebbia, / voci, voci, che si schiacciano / sugli angoli slabbrati dell’anima / e gli occhi mi guardano dentro / e cadono, queste ombre, una sull’altra / come le susine seccate sul ramo / piene di grinze eppure anche / con quella polvere blu di madonna / che vive sul frutto fin che respira / in aria, o creatura che dici / “dolce che mi manchi” / alla polvere di me, / ancora vivo sulla mia vita.

lunedì 23 febbraio 2026

CARPI Anna Maria (1939 - viv.)

 

Anna Maria Carpi
 (Milano, 22 marzo 1939) è una germanista, traduttrice e scrittrice italiana.
Anna Maria Carpi è nata nel 1939 a Milano, da madre emiliana e padre di origine irlandese. Ha studiato lingue e letterature straniere alla Statale di Milano. Ha vissuto a più riprese a Bonn, a Berlino e a Mosca. Ha insegnato letteratura tedesca all' Università di Macerata (1968-80) e alla Ca' Foscari di Venezia (1980-2009) e dal 2001 insegna traduzione letteraria dal tedesco alla Statale di Milano. Vive a Milano. È autrice di un diario inedito di 15.000 pagine e di studi su Kleist, Mann, Handke e sulla poesia tedesca del '900. Nel 1993 ha vinto il Premio Nazionale Letterario Pisa per la Poesia. La traduzione di A metà partita di D. Grubein le ha meritato il Premio Monselice nel 2000. Per le sue traduzioni dalla poesia tedesca (Friedrich Nietzsche lirico, Benn, Paul Celan, Enzensberger, H.Mueller, Gruenbein, Krueger) ha avuto nel 2012 il Premio nazionale per la traduzione. Nel settembre 2015 ha ricevuto il Premio Città di Sant'Elpidio a mare, per la miglior traduzione italiana della poesia straniera, È membro delle giurie del Premio Monselice e del Premio internazionale Wuerth di Stoccarda e dal 2013 dell'Akademie der Sprache und der Dichtung di Darmstadt. Nel 2014 ha ricevuto il Premio Carducci alla carriera.

Poesia
A morte Talleyrand, Udine, Campanotto, 1993
Compagni corpi. Tutte le poesie 1992-2002, Milano, Scheiwiller, 2004
E tu fra i due chi sei, Milano, Scheiwiller, 2007
L'asso nella neve. Poesie 1990-2010, Massa, Transeuropa, 2011, (prima e seconda edizione)
Quando avrò tempo. Poesie 2010-12, Massa, Transeuropa, 2013
Entweder bin ich unsterblich, Monaco, Edition Lyrik Kabinett bei Hanser, 2015, traduzione di Piero Salabé, Postfazione di Durs Grünbein
L'animato porto, Milano, La Vita Felice, 2015
E io che intanto parlo. Poesie 1990-2015, Milano, Marcos y Marcos, 2016
Né io né tu né voi, Milano, La Vita Felice, 2018
Doroghie drughie, Pietroburgo, edizione Aleteija, 2018, traduzione di T.Stamova
E non si sa a chi chiedere, Milano, Marcos y Marcos, 2020
L'aria è una, Torino, Einaudi, 2022



Cosí si chiama,
poesia, e mai
le daranno altro nome.
Pochi sanno che viene
da un verbo greco che diceva «fare».
Ma perché ci esalta
perché ci dà speranza
questo modo d’esprimerci traslato
questo parlar diverso dal parlato?
Poi anche i bravi vanno nell’oblio
ma bravi che vuol dire?
Quel che fa un pesce: un attimo la testa
fuori del mare,
schiuma rimbombo d’onde
ansar di branchie,
un guizzo e risprofonda.

*

Accanto a me nel letto
un fruscio una spalla. Tre di notte.
Dormi, non dormi?
Non glielo chiedo. Forse torna il sonno.
Se non fosse
quest’ansia senza meta,
l’inferno delle cose,
diverso il suo dal mio che non vale la pena
di parlarne.
Tutto sappiamo tranne cosa fare.

*

Là vorrei abitare, sotto gli alberi
all’imbocco del parco: ailanti, ippocastani
le foglie orlate d’oro, ma l’autunno non dura,
eccole rasoterra in fuga per le strade.
Una notte d’inverno senza fine,
in mezzo a loro, senza di me: è il mio sogno.

_

da Anna Maria Carpi, L’aria è una, Einaudi.


sabato 21 febbraio 2026

#biblioteca / Beatrice Masini - DAMMI PER SEMPRE GIUGNO - Molesini

 
Beatrice Masini
DAMMI PER SEMPRE GIUGNO
nota introduttiva di Nadia Terranova
Molesini editore
collana BiancaBlu
febbraio 2026
pp. 104, euro 14
ISBN 9791281270275


Fiori, sassi, orti, ma anche città e strade, e poi cicale e lumache, bambini che non sono più bambini e bambini che lo sono per sempre; giorni, bottoni, ombre. Il mondo di Beatrice Masini è fatto di cose vicine, spesso piccole di misura, qualche volta molto grandi nella loro piccolezza: le cose della vita quotidiana che se non viste, non guardate, non dette rischiano di scomparire. La poesia è il modo più rapido e sicuro per tenerle strette, misurate dai metri o in libertà, e ricordare ciò che è importante: il bello del brutto, un anello perduto, un filo d’erba, un guerriero che dorme, ineffabili amicizie animali.
 
Dammi per sempre giugno

Che l’uva nella vigna
sigilli una promessa,
il grano stia nel campo
e il papavero acceso.
Niente falci di morte.
Lunga luce la sera.
E se c’è temporale
sia violento ma breve;
che il fiore non si spenga
arso vivo dal sole,
ma rimanga sospesa
la sua bellezza piena.

Beatrice Masini (Milano 1962) ha fatto la giornalista per dieci anni (Il Giornale, La Voce) prima di dedicarsi all’editoria di libri. Ha scritto e tradotto storie e romanzi per bambini, ragazzi e adulti. Tra i suoi libri Ciao, tu con Roberto Piumini (Bompiani, 1998), Tentativi di botanica degli affetti (Bompiani, 2013), Più grande la paura (Marsilio, 2019), Una casa fuori dal tempo (Mondadori, 2024), Bambini e giardini (Timpetill, 2025). Dammi per sempre giugno è la sua prima raccolta di poesie.




Il libro verrà presentato a TESTO - FIRENZE
DOMENICA 1 MARZO - ore 16:00
Stazione Leopolda
Via Fratelli Rosselli, 5
Sala Bazlen 
Beatrice Masini converserà con Chiara Valerio

Il libro verrà presentato a VILLORBA (TV)
SABATO 14 MARZO - ore 18:00
Libreria Lovat  
Via Isaac Newton, 32
Beatrice Masini dialogherà con Andrea Molesini

Il libro verrà presentato a VICENZA
GIOVEDÌ 16 APRILE - ore 18:00
Libreria Galla 1880
Corso Andrea Palladio, 1
Beatrice Masini converserà con Andrea Molesini


LOI Franco (1930 - 2021)

  Francesco Carlo Mario Loi , detto Franco (Genova, 21 gennaio 1930 – Milano, 4 gennaio 2021) è stato un poeta, scrittore e saggista italian...