martedì 28 aprile 2026

#stranieri / OLIVER Mary (193 - 2019)

 

Mary Oliver
 (Maple Heights, 10 settembre 1935 – Hobe Sound, 17 gennaio 2019) è stata una poetessa statunitense. Ha vinto il National Book Award e il Premio Pulitzer. Il New York Times l'ha descritta come "di gran lunga, la poetessa di questo paese che ha venduto di più".
Da ragazza visse per un breve periodo nella casa della deceduta Edna St. Vincente Millay, dove aiutò la sorella di costei, Norma, nel riordino e nella conservazione delle carte di famiglia. Negli anni cinquanta ha frequentato sia l'Ohio State University che il Vassar College, ma senza conseguirvi diplomi. Ha abitato a Provincetown, Massachusetts, per più di quarant'anni. La sua partner, Molly Malone Cook, le ha fatto da agente letterario per tutta la vita.
Intensa e gioiosa osservatrice del mondo naturale, Mary Oliver viene spesso paragonata a Walt Whitman e Henry David Thoreau. Le sue poesie sono ricche di immagini quotidiane provenienti dalle paludi vicino a casa sua a Provincetown: pivieri, serpenti d'acqua, le fasi della luna e le megattere, sono gli elementi maggiormente rappresentati. Maxine Kumin chiama la Oliver "una pattugliatrice delle paludi" allo stesso modo in cui Thoreau era un esploratore delle "bufere di neve" e "una infaticabile guida al mondo naturale". La sua opera, infatti, rappresenta uno dei punti più elevati della poesia consacrata alla natura. Coi suoi lavori ha aperto molte strade per la presa di coscienza della crisi ambientale. Oliver usa uno stile linguistico semplice e chiaro per far condividere ai lettori il suo amore per gli altri esseri viventi. La sua casa è la "Grande Madre" terra che onora nelle sue poesie.
Premi
Oliver ha ricevuto numerosi premi per la sua opera tra i quali il Lannan Literary Award per la poesia nel 1998, il National Book Award for Poetry nel 1992 per la sua raccolta New and Selected Poems, il Premio Pulitzer per la poesia nel 1984 per la raccolta American Primitive, il Guggenheim Foundation Fellowship nel 1980, e il Shelley Memorial Award nel 1969-70) della "Poetry Society of America".

Opere
No Voyage, and Other Poems (1963, prima edizione; 1965, (edizione ampliata)
The River Styx, Ohio, and Other Poems (1972)
The Night Traveler (1978)
Twelve Moons (1978)
Sleeping in the Forest (1979)
American Primitive (1983)
Dream Work (1986)
Provincetown (1987, edizione limitata con incisioni in legno di Barnard Taylor)
House of Light (1990)
New and Selected Poems (1992)
A Poetry Handbook (1994)
White Pine: Poems and Prose Poems (1994)
Blue Pastures (1995)
West Wind: Poems and Prose Poems (1997)
Rules for the Dance: A Handbook for Writing and Reading Metrical Verse (1998)
Winter Hours: Prose, Prose Poems, and Poems (1999)
The Leaf and the Cloud (2000, poema in prosa)
What Do We Know (2002)
Owls and Other Fantasies: poems and essays (2003)
Why I Wake Early: New Poems (2004)
Blue Iris: Poems and Essays (2004)
Long Life: Essays and Other Writings (2004)
New and Selected Poems, volume two (2005)
At Blackwater Pond: Mary Oliver Reads Mary Oliver (2006, audio cd)
Thirst: Poems (2006)
Our World (2007) con fotografie realizzate da Molly Malone Cook

Dichiara pace

Dichiara pace con il tuo respiro.
Inspira uomini d’arme e d’attrito, espira edifici interi e stormi di merli dalle ali rosse.
Inspira terroristi ed espira bambini che dormono e campi appena falciati.
Inspira confusione ed espira alberi di acero.
Inspira quanto è caduto ed espira amicizie di tutta una vita ancora intatte.
Dichiara pace con il tuo ascolto: quando senti sirene, prega ad alta voce.
Ricorda quali sono i tuoi strumenti: semi di fiori, spilli da vestiti, fiumi puliti.
Prepara una minestra.
Fai musica, impara come si dice grazie in tre lingue diverse.
Impara a fare la maglia, e fai un cappello.
Pensa al caos come mirtilli che danzano,
immagina il dolore come l’espirazione della bellezza o il gesto del pesce.
Nuota per andare dall’altra parte.
Dichiara pace.
Il mondo non è mai apparso così nuovo e prezioso.
Bevi una tazza di tè e rallegrati.
Agisci come se l’armistizio fosse già arrivato.
Non aspettare un altro minuto.

***

Le oche selvatiche

Non devi essere buono.
Non devi camminare sulle ginocchia
Per centinaia di miglia nel deserto, per espiare.
Devi solo lasciare che il delicato animale del tuo corpo
ami ciò che ama.
Parlami della disperazione, la tua, e io ti parlerò della mia.
Intanto il mondo va avanti.
Intanto il sole e le luminose perle di pioggia
Si stanno spostando attraverso il paesaggio,
sopra le praterie e gli alberi profondi,
le montagne e i fiumi.
Intanto le oche selvatiche, alte nella pulita aria blu,
di nuovo si stanno dirigendo verso casa.
Chiunque tu sia, non importa quanto solo ti senta,
il mondo si offre alla tua immaginazione,
ti chiama come le oche selvatiche, stridenti ed eccitanti –
annunciando ripetutamente il tuo posto
nella famiglia delle cose.

***

Il viaggio

Un giorno, finalmente, hai capito
quel che dovevi fare, e hai cominciato,
anche se le voci intorno a te
continuavano a gridare
i loro cattivi consigli-
anche se la casa intera
si era messa a tremare
e sentivi le vecchie catene
tirarti le caviglie.
“Sistema la mia vita!”,
gridava ogni voce.
Ma non ti fermasti.
Sapevi quel che andava fatto,
anche se il vento frugava
con le sue dita rigide
giù fino alle fondamenta, anche se la loro malinconia
era terribile.
Era già piuttosto tardi,
una notte tempestosa,
la strada era piena di sassi e rami spezzati.
Ma poco a poco,
mentre ti lasciavi alle spalle le loro voci,
le stelle si sono messe a brillare
attraverso gli strati di nubi
e poi c’era una nuova voce
che pian piano
hai riconosciuto come la tua,
che ti teneva compagnia
mentre procedevi a grandi passi,
sempre più nel mondo,
determinata a fare
l’unica cosa che potevi fare
determinata a salvare
l’unica vita che potevi salvare. 



domenica 26 aprile 2026

#stranieri / DOTY Mark (1953 - viv.)

 

Mark Doty
 (Maryville, 10 agosto 1953) è un poeta statunitense.
Figlio di Lawrence e Ruth Doty, Mark Doty è nato a Maryville e ha conseguito la laurea triennale alla Drake University e la magistrale al Goddard College.
Nel 1987 ha pubblicato la sua prima raccolta poetica, Turtle, Swan, seguita quattro anni più tardi da Bethlehem in Broad Daylight. In questo periodo la poesia di Doty affrontava numerose tematiche legate alla crisi dell'AIDS con componimenti sia di carattere elegiaco ed introspettivo, che con poesie di denuncia sociale contro l'omofobia imperante e l'incapacità dell'amministrazione Raegan di fronteggiare l'epidemia.
Dopo che anche il compagno Wally Roberts contrasse l'HIV nel 1989, Doty ha scritto la sua opera più celebre, My Alexandria, una riflessione poetica incentrata sui temi della perdita, della mortalità e del lutto. L'opera è valsa a Doty il National Book Critics Circle Award e il T.S. Eliot Prize, diventando così il primo scrittore statunitense a vincere il più importante riconoscimento poetico britannico.
Nei vent'anni successivi Doty ha pubblicato un'altra decine di raccolte di poesie, tra cui Altantis (1995), School of the Arts (2005) e Fire to Fire (2008), che gli è valso il National Book Award per la poesia. È inoltre l'autore di quattro libri di memorie: Heaven's Coast (1996), Firebird: A Memoirs (1999), Dog Years (2007) e What is the Grass: Walt Whitman in My Life (2020).
All'attività poetica Doty ha affiancato anche quella accademica e ha insegnato poesia e scrittura creativa in diversi atenei statunitensi, tra cui Princeton, l'Università dell'Iowa, la Columbia, l'Università Cornell e la New York University. È stato inoltre giudice di importante premi letterari, tra cui il Griffin Poetry Prize nel 2013.
È stato sposato con lo scrittore Paul Lisicky dal 2008 al 2013 e, dopo il divorzio, si è risposato con Alexander Hadel nel 2015.

Opere di Poesia
Turtle, swan, David R. Godine, 1987
Bethlehem in Broad Daylight, David R. Godine, 1991
My Alexandria: Poems, University of Illinois Press, 1993
Atlantis, Harper Collins, 1995
Sweet Machine, Harper Flamingo, 1998
Murano: Poem, Getty Publications, 2000
Source, Harper Collins, 2001
Fire to Fire: New and Selected Poems, Harper Collins, 2008
Theories and Apparitions, Jonathan Cape, 2008
Paragon Park, David R. Godine, 2012
A Swarm, A Flock, A Host. Prestel, 2013
Deep Lane: Poems, W. W. Norton & Company, 2015

In palestra

Questa macchia di sale
segna il punto in cui gli uomini
poggiano la testa,
il dorso sulla panca,

e non sollevano qualcosa
di necessario
ma un peso che stavolta
hanno scelto: più ripetizioni,

più peso, la spinta verso l’alto
che lascia, complessivamente,
la traccia di dove siamo stati:
come impressa sul sudario, in negativo,

stampata sul vinile
su cui spingiamo qualcosa
di irremovibile verso il cielo,
guadagnando un certo potere

almeno sulla carne,
che pungola di desiderio
e terrorizza con la sua fragilità.
E chi può dire chi

sia stato ad aggiungere questo calore al bagliore
del nostro intento, qui dove
ci facciamo artefici di noi stessi:
qualcosa di difficile

da sollevare, distendendo o piegando le braccia,
potere sulla bellezza,
potere su potere.
Anche se c’è qualcosa di più

sensibile, sotto la nostra vanità,
la volontà di diventare oggetti
del desiderio: sudiamo sul telo
il segno della nostra presenza.

Come un alone
lasciato dai vivi.



Il proprietario della notte

interroga chiunque percorra
questo sentiero oscuro, quest'ora
non riservata a te: chi

devi entrarci?
La testa di Orione
sopra la strada, cintura di gioielli

luce selce delle stelle
per alimentare due occhi che guardano
dall'alto:

fari al contrario,
poiché la luce si riversa verso
il suo appetito

finché non vola con la sua sagoma silenziosa
tra il nostro tetto e le stelle,
sopra questa porta e tutte le porte

nascosti nell'erba:
arvicole sognanti,

provincia di lucciola,

vespe nel palazzo
che hanno scavato sotto la collina.

La talpa appoggia il viso sulle mani aperte.

Appollaiati, sbatti le palpebre. Poni
la domanda della sera
agli insonni

mentre la luna, se c'è,
sparge isole
su un campo d'inchiostro. Chi

mappa questo? Il proprietario
della notte guarda in basso
allo specchio e ammette le ore

prima che le volte superiori
inizino ad alleggerirsi e a ritirarsi.
Hai sentito cosa ho detto,

Un volto guarda giù dalla notte?
Chi mi ha sentito? Chi
legge questa pagina, chi la scrive?


Brian, sette anni

Grata per la visita
alla farmacia,
la classe di prima elementare
ha disegnato questi quadri,
ogni autoritratto è attaccato
al vetro della finestra,
i volti sono rivolti verso la strada,
rotondi e disponibili,
con linee parallele al posto dei capelli.

Questa mi piace di più: Brian,
il cui nome attenuato
riempie un quarto dell'inquadratura,
disteso accanto a gambe impossibili
che scendono dalla sfera
del suo torso, due lunghe braccia
che spuntano da quella stessa
sfera centrale. Respira qui,

sulla sua pagina. Non è l'abilità manuale
a dare vita a questa figura;
Brian disegna solo palline e linee,
con tratti di pastello tremolanti.
Perché alcuni segni
sembrano vibrare di vita,
possedere una parte
dell'energia nervosa
della mano del loro creatore?

Quella grande curva di un sorriso
arriva quasi fino al bordo
del suo viso; tiene in mano
un gelato imponente,
sfere marroni che barcollano
sul loro cono,
un regalo della fontana di soda
lungo la sua metà
, come se fosse la bandiera

del suo paese, tenuto in alto
dalla linea nera e disadorna
del suo braccio. Un sostegno così nudo
per così tanta gioia! Ragazzo ingenuo,
ha trovato un sistema di bellezza:
ci mostra il piacere
e ciò a cui il piacere resiste.
Il gelato è delizioso.
È fragile di fronte al suo implacabile standard.


venerdì 24 aprile 2026

#stranieri / TRETHEWEY Natasha (1966 - viv.)

 

Natasha Trethewey
 (Gulfport, 26 aprile 1966) è una poetessa statunitense.
Natasha Trethewey nacque in Mississipi, figlia del canadese Eric Trethewey e dell'afroamericana Gwendolyn Ann Turnbough; la coppia era originaria dell'Ohio, ma dovette trasferirsi in Mississippi dato che nel loro Stato d'origine i matrimoni interrazziali erano illegali I genitori divorziarono quando Natasha aveva sei anni e tredici anni dopo la madre Gwendolyn Ann Turnbough fu uccisa dal suo ex secondo marito poco dopo il divorzio.
La Trethewey studiò letteratura inglese all'Università della Georgia, scrittura creativa all'Hollins University e poesia all'Università del Massachusetts. Tra il 2000 e il 2018 ha pubblicato sei raccolte di poesia – incluso il romanzo epistolare in versi Bellocq's Ophelia – e per la sua opera Native Guard ha vinto il Premio Pulitzer per la poesia nel 2007. Tra il 2012 e il 2013 ha mantenuto la carica di poeta laureato degli Stati Uniti.
È sposata con lo storico Brett Gadsden.

Opere di Poesia
Domestic Work, 2000
Bellocq's Ophelia, 2002
Native Guard, 2006
Beyond Katrina: A Meditation on the Mississippi, 2010
Thrall, 2012
Monument: Poems New and Selected, 2018



La Ofelia di Bellocq
da una fotografia. /912 circa

Nel dipinto di Millais, Ofelia muore a faccia in su
occhi e bocca spalancati come se stesse pronunciando
le sue ultime parole o esalando l'ultimo respiro, fiori e canneti
spuntano dallo stagno, e fluttuano sulla superficie
attorno a lei. La giovane donna che posò
giacque immersa in una vasca per ore, tremando,
raffreddandosi, forse immaginando pesci
intrappolati nei suoi capelli o che mangiucchiavano un neo scuro
comparso sulla sua bianca pelle. L'ultimo sguardo di Ofelia
e' rivolto al cielo, con le mani ripiegate verso l'alto
come se avesse appena detto, Prendimi.
Penso a lei quando guardo le foto di Bellocq -
una donna messa in posa su un divano di vimini, con i capelli
sparsi attorno. Attorno a lei, fiori -
sul cuscino, sul folto tappeto. Persino
i difetti di questa vecchia fotografia risplendono
come gigli d'acqua da una parte all'altra della coscia.
Quanto tempo ha resistito là dentro, quest'altra
Ofelia, abitante senza nome di Storyville,
nuda, i suoi capezzoli esposti, turgidi dal freddo.
La piccola collina del suo ventre, i peli chiari
del pube - queste cose - il suo corpo
lì per essere colto. Ma nel suo volto, una sfida.
Fissando la macchina fotografica, sembra cogliere
ogni movimento delle sue esili membra
e trattenerlo in quegli occhi dalle palpebre pesanti.
Il suo corpo afflosciato come quello di Ofelia morta,
le sue labbra in posa nell' atto di aprirsi, per parlare.



Marzo 1911
Mi turba pensare che son fatta
per questo lavoro - spettacolo e feticcio-
una pallida odalisca. Ma poi ricordo
la mia istruzione di un tempo -l'infanzia - come
mia madre m'insegnava a fare l'inchino e a starmene
immobile per compiacere un uomo bianco, mio padre.
Per lui imparai a modellare i miei gesti,
provavo nuove espressioni sul mio volto plasmabile.
Poi, presi l'arsenico - ingoiai delle pillole
per mantenermi chiara, bianca scolorita come la pietra.
Più bianca ancora, sono la silhouette rovesciata
sullo sfondo nero dove poso, ora,
per le fotografie, di un uomo di nome Bellocq.
Viene spesso, paga il tempo che gli serve per guardare
attraverso il suo obiettivo. Sembra che io possa star seduta per ore,
e sopportare quell'occhio distante che sposta su di me,
perdermi in fantasticherie, in cui per lo più penso
a te: a come fossi una bambola nelle tue mani
mentre mi spazzolavi e lisciavi i capelli, meravigliandomi
di come i denti del pettine - le tue dita - potessero infilarsi
come se stessero setacciando la farina bianca. Anche allora,
potevo perdermi, il mio viso - ogni gesto - si spostava
mentre sedevo davanti a te per riflettere il tuo, ben lavato
e splendente d'istruzione, le mie sopracciglia s'inarcavano,
soffermandosi su ogni cosa nuova che insegnavi. Lì
a scuola, potevo dimenticare l'altra mia vita fatta di lavoro:
il bucato, i ferri da stiro e le lenzuola umide, l'esplosione
del vapore davanti al viso; o la stagione del raccolto,
ingobbita sui campi - un mare di cotone,
bianco come l'oblio - dove sprofondavo
e svanivo. Ora sono davanti alla macchina fotografica,
aspetto che la fotografia mi mostri chi sono.


Ottobre 1911
Proprio l'altro giorno, mi sono immaginata
come una donna di società, come te,
con vestiti rispettabili da passeggio -
un nastro nuovo sul mio cappello di paglia bianco,
la mia giacca di lino bianco lavata
e stirata, un modesto pezzetto di percalle
sul colletto. Così agghindata, mi avventurai fuori,
oltre i confini del quartiere,
per fare la mia parte di buone azioni, recar
visita al sanatorio ad una sorella ammalata,
il suo corpo invaso dallo spettro invisibile
del nostro lavoro. Bellocq mi ha incontrata qui,
ha sistemato la sua macchina di fronte a questa scena:
una donna in piedi in mezzo ali 'inquadratura,
e distante sulla destra, a malapena nell'immagine,
ciò che potrebbe diventare - quella malata
che donne, la tenda dell' ospedale tirata indietro,
solo a mostrarne il volto, scollegato
dal corpo che ha cominciato a perdere.
Sulla sinistra, vestaglie vuote appese
alla porta. E oltre quella porta,
ciò che non si può vedere.
Più tardi, finita la visita,
camminai fuori nella luce del luminoso pomeriggio, il sole
pungente, che erode ogni cosa - il mio viso
il viso che un uomo ha riconosciuto.
(E qui esito a dirtelo -) fui scortata
alla stazione di polizia, colpevole di essere
dove non mi era permesso stare, una donna
notoriamente abbandonata alla dissolutezza.
Lì, ho posato per un altro obiettivo, ho sopportato
indecenze che non posso descrivere.
Non vedrai quelle fotografie -
il belletto imbrattato sul mio viso,
i capelli sciolti e scompigliati - un doppio
la cui faccia aborrisco ma che devo affrontare.
Ora so che se scegliamo di conservare
una parte di quel che ci siamo lasciati alle spalle,
dobbiamo prendere il tutto, tenere ogni momento
in alto sotto la luce come in una fotografia -
questa foto che ti mando del mio buon lavoro,
un ritratto modesto per mia madre,
che è pure la mia rozza immagine in un file di polizia.


mercoledì 22 aprile 2026

#stranieri / DUGAN Alan (1923 - 2003)

 

Alan Dugan
 (Brooklyn, 12 febbraio 1923 – Hyannis, 3 settembre 2003) è stato un poeta statunitense.
Tra il 1961 e il 2001, Alan Dungan pubblicò sette raccolte di poesie intitolate semplicemente Poems, ciascuna dedicata alla moglie Judith Shahn. La prima raccolta gli valse il Premio Pulitzer per la poesia e il National Book Award, mentre per l'ultima, Poems Seven: New and Complete Poetry, vinse un secondo National Book Award nel 2001.
È morto all'età di ottant'anni nel 2003.

Opere
Poems (1961)
Poems 2 (1963)
Poems 3 (1967)
Poems 4 (1974)
Poems Five: New and Collected Poems (1983)
Poems Six (1989)
Poems Seven: New and Complete Poetry (2001)

Swing Shift Blues

Cosa c'è di meglio che uscire da un bar
nel bel mezzo del pomeriggio,
se non restarci dentro o non
esserci entrati
perché avevi una brava donna con cui stare?
L'aria ha un profumo particolarmente fresco
dopo l'odore di birra stantia e piscio.
Puoi guardare tutto il cielo:
è blu e bianco e non
ti fissa come lo specchio del bar,
e c'è Colui che esce
proprio dietro di te e dice: "Non
ci credo, non ci credo: eccolo lì
, a fissare il fottuto cielo
con la bocca aperta. Non
ti rendi conto, stupido figlio di puttana,
che sono le quattro meno un quarto
e dobbiamo timbrare il cartellino tra
quindici minuti per andare al lavoro?".
Quindi andiamo al lavoro e non lavoriamo
e possiamo persino respirare in faccia al Toro
perché è stato nell'altro bar
in cui non andiamo quando c'è lui.


Canzone della prigione

La pelle si increspa sul mio corpo come acqua cullata dalla luna,
impennandosi per sfuggirmi. Dove potrebbe trovare un altro
animale nudo come quello che odia coprire?
Una volta mi ha detto cosa stava succedendo fuori,
chi stava attaccando, chi accarezzando, e cosa stava facendo l'aria
per nutrirmi o congelarmi. Ora mi sveglio
al buio nella notte, in un oceano di ignoranza senza consistenza,
o la frutta morde e l'acqua mi ferisce come una pietra.
È gelosia, perché cerco altri strumenti per sapere
, e un'altra armatura, più adatta al mio desiderio.
Quindi lasciala stare, spegni gli indizi o prova ad andartene:
cucita su di me senza cuciture come quelle dolorose camicie
indossate dai santi che odiano il corpo, la guaina dell'inferno
è comunque trafitta nella mia oscurità: quali traditori
si affannano sul mio viso, quali indizi insinuano attraverso
la sua guardia arcuata! Ma anche nella notte in cui imprigiona,
con nient'altro che le sue bugie ei suoi silenzi di cui nutrirsi,
la prigione stessa può creare uno scenario, cantare canzoni carcerarie
e far esplodere fuochi d'artificio per celebrare una giornata fatta in casa.


Ricordi ubriachi di Anne Sexton

La prima e ultima volta che ho incontrato
la mia ex amante Anne Sexton è stato a
una lettura di poesie di protesta contro
una guerra anticostituzionale in Asia,
quando un figlio di puttana accademico,
per mettere alla prova la sua reputazione di ubriaca,
le ha dato un bicchiere di birra pieno di vino
dopo la nostra lettura. Lo ha bevuto
tutto d'un fiato fissandomi
dritto in faccia e poi ha detto
"Non mi interessa cosa pensi,
sai", come se fossi
il suo ex... cosa, marito, amante,
cosa? E proprio mentre
stavo per dirle che
la amavo, sono stato, cosa,
sono stato, interrotto dalla mia bellissima nemica
Galway Kinnell, che le ha detto
"Proprio come mi è stato detto, i tuoi occhi,
uno blu e uno verde",
ed eccoli lì, i due
bellissimi poeti, a fissarsi negli
occhi
mentre io bevevo il fondo del suo vino.

(traduzioni di Sergio Albertini)

lunedì 20 aprile 2026

#stranieri / DEPESTRE René (1926 - viv.)

 

René Depestre
 (Jacmel, 29 agosto 1926) è un poeta e scrittore francese.
Pubblica nel 1945 i suoi primi versi nella raccolta Étincelles. Impegnato nella vita politica del suo paese, viene incarcerato e in seguito costretto a lasciare la sua isola natale per partire in esilio in Francia poi a Cuba. Continua a scrivere poesie e pubblica Minerai noir nel 1956 nel quale evoca le sofferenze e le umiliazioni dello schiavismo.
Il suo romanzo Hadriana dans tous mes rêves (1988) riceve il Premio Renaudot, il Premio del romanzo della Société des gens de lettres e il Premio del romanzo dell'Académie royale de langue et de littérature françaises de Belgique.
Nel 1993 riceve il Premio Guillaume-Apollinaire per la sua opera Anthologie personnelle.
René Depestre è il poeta del meraviglioso incarnato, di un'infanzia del cuore, capace di mostrarci attraverso la poesia la possibilità di avvicinarci, con i sentimenti, alla reciproca fraternità.

Opere
Poeta a Cuba, a cura di Ugo Salati, Milano, Edizioni dell'Accademia, 1973
Eros in un treno cinese, Firenze, Giunti, 1985
Alleluja per una Donna Giardino, Firenze, Giunti, 1992
L'albero della cuccagna, Mlano, Jaka Book, 1994
Hadriana in tutti i miei sogni, Firenze, Giunti, 1999

Le ceneri di Toussaint Louverture
 
Lo vediamo giorno e notte arrampicarsi
sulla palma della disperazione negra:
è lì che deposita l’uovo fresco della sua rivolta.
Attraversa il mare di ceneri
a volte come ciclone di fuoco nero
a volte come orgoglioso ramo d’ulivo.
Il suo destino inventa alberi da frutto
si fa quaderno di rabbia e di sogni
Arriva il suo corpo da schiavo
come un grido in una casa che dorme,
portatore nell’oceano di sventura nera
delle prime campane della guarigione.
La sua storia è piena di clorofilla
e polvere in barili: arriva
con parole in fiamme che sono
donne in piedi nella linfa degli alberi.
«Rovesciandomi, non si è abbattuto a Santo-
Domingo che il tronco dell’albero della libertà dei
Neri: ricrescerà dalle radici, perché
queste sono profonde e numerose.»
Dopo aver detto addio agli haitiani
fu dato alla neve del Giura
il tempo delle sue vecchie ossa in pasto:
il suo futuro si è fatto sale di calce viva
nella traiettoria della sua ultima luna.
Tra la sua strada persa fra le nevi
e il lutto sottozero dei suoi
ci sono i mesi di veglia d’armi;
c’è la cenere di un vecchio
che è uguale al sole che sorge
al fogliame del sangue nero.
Dal suo corpo estinto le ferite
causate dalla frusta bianca volarono via
come mani tenere di donne
all’incrocio dove l’orizzonte dei grandi alberi
raggiunge di sera il silenzio del mare.
 
(traduzione di Giancarlo Cavallo)


STEMMA DEL CORPO FEMMINILE
BOCCA

Bocca, ali, sempre lirico
Il potere combustibile dei baci.
Mani, armi da fuoco leggere
Anche molto talentuoso
Per pirateria in alto mare.
Seni, leggende solari
Chi sta aleggiando
Sopra i nostri abissi.
Nato a pancia in giù per la combustione
Sublime di giorno e di notte
Il ventre dei vulcani, complice della loro lotta.
Fianchi, trattori felici
Chi sa come organizzare un assalto
Le terre più belle del nostro sangue.
Cosce, geometria oscura,
Un mulino che sa macinare
Il granello di dolcezza.
Glutei, fari meravigliosi
Che ruotano attorno
Dalle nostre onde interiori.
Gambe, erbe selvatiche
Chi ama camminare
Nel profondo di noi stessi.
Canterò anche io
Il primo dei cereali
L'estate più gloriosa della carne:
Il sesso femminile!
Canto dell'orchestra dove trionfa
La domenica del corpo della donna.
Il trono del sale marino, l'elemento
Dove si risveglia la nostra innocenza?
Per ricoprirci di gloria!
Questo è il santuario pagano
Dove la fame e la sete
Gioia e salute
La nostra dimenticanza della morte
Ricevono anche il grido
La loro più grande benedizione.
Gloria!

(traduzione di Sergio Albertini)


UN APPELLO AI POETI D'EUROPA

I poeti d'Europa hanno smesso di cantare:
Hanno usato la scrittura come trampolino di lancio
Da dove lanciano le farfalle del circo
Senza segreti disegnati sulle loro ali.
In Europa non c'è più il cielo aperto?
Sui misteri e i tormenti dei poeti?
Non esiste più una donna e un uomo?
Chi, solo vedendosi sotto un acquazzone,
Cento foreste di verità bruciano all'improvviso?
...
La nostra era è un bambino abbandonato
Alla porta di ogni vero poeta:
Un bambino rimasto coperto di sangue
Con sette proiettili nello stomaco.

(traduzione di Sergio Albertini)


#stranieri / OLIVER Mary (193 - 2019)

  Mary Oliver  (Maple Heights, 10 settembre 1935 – Hobe Sound, 17 gennaio 2019) è stata una poetessa statunitense. Ha vinto il National Book...