giovedì 19 marzo 2026

CORDOVA Vincenzo (1870 - 1943)

 

Vincenzo Cordova
 (Aidone, 8 luglio 1870 – Aidone, 22 aprile 1943) è stato un poeta e scrittore italiano in galloitalico aidonese.
Apparteneva alla famiglia aidonese che aveva dato i natali ai politici Filippo Cordova e Vincenzo Cordova Savini, che avevano rivestito incarichi prestigiosi nel Regno d'Italia.
Nacque in Aidone l’8 luglio 1870, da Giuseppe e da donna Moma De Arena, terzo di quattro figli.
Il padre Giuseppe era il fratello del senatore del regno Vincenzo Cordova Savini (deputato del Regno d'Italia dall’XI alla XV Legislatura, 1870-1874, e senatore nella XVI legislatura, dal 1889) ed erano entrambi primi cugini del più famoso Filippo Cordova, più volte ministro nel governo liberale di Cavour e dei suoi successori.
La morte prematura del padre segnò la sua vita, un testamento di Filippo Cordova a favore degli orfani, disatteso dallo zio senatore, non permise che questi avessero il tenore di vita a cui erano abituati, il suo rifiuto all’educazione nei collegi lo portò a formarsi da autodidatta, coltivando la musica e la poesia. Sposò nel 1893 Agata Boscarini dalla quale ebbe due figli Ernani e Girolama. Le difficili condizioni economiche lo spinsero nel 1903 a cercare fortuna in America dove rimase solo per un anno, tornò in Aidone dove visse di espedienti e delle magre rendite di quanto gli era rimasto. Morì il 22 aprile del 1943, non prima di avere dettato un'epigrafe per la sua tomba, una sorta di epigramma che ben descrive il suo carattere ribelle e generoso e la sua capacità di rivolgere la sua satira contro i potenti:
Il secondo Aretin qui sotto giace
Dal suo verso satirico e mordace
Ei di mentir giammai non fu capace
Eppur fu ritenuto per mendace.
Visitator gentil se non ti spiace
Non gli turbare più l'eterna pace.

Il ricordo e la fama di Vincenzo Cordova, tra gli studiosi dei dialetti e tra i suoi compaesani, è legata soprattutto ai suoi testi scritti nel dialetto galloitalico aidonese e allo spirito satirico che permeava i suoi componimenti, anche in lingua siciliana e italiana, che mettevano alla berlina personaggi dell'epoca, facilmente riconoscibili, appartenenti soprattutto alla classe aristocratica e borghese. Mentre nei riguardi delle classi più povere mostra simpatia e acuto spirito di osservazione.
Vincenzo Cordova scrisse poesie in italiano, in siciliano, in dialetto galloitalico aidonese e nella forma sicilianizzata dell’aidonese, senza mai dare alle stampe “li so canti e li so rimi”[1], ma le sue poesie erano tanto famose tra i suoi contemporanei che se li passavano a memoria e spesso li trascrivevano. Lui li fissò, con la sua grafia chiara ed accurata, in un quadernetto di 175 pagine, sotto il titolo “Affari personali. Versi italo francolombardi”. Il quadernetto è conservato nella Biblioteca Comunale di Aidone. A farlo conoscere agli studiosi ed agli amanti del dialetto aidonese fu il prof. Giovanni Tropea (Università di Catania, Dipartimento di Glottologia), che nel 1972 ebbe l’onore di vedere inclusa la sua monografia “Testi Aidonesi Inediti” nel volume XXIII delle Memorie dell’Istituto Lombardo – Accademia di Scienze e Lettere di Milano. L’estratto (fasc.5) fu pubblicato nel 1972 e contiene i sette testi in dialetto galloitalico aidonese del quadernetto: 1. Vernacolo aidonese; II. Aidone fu e più non è; III. Consigli ad una ragazza magra; IV. Notte d’inverno: marito e moglie. Duetto; V. A lu cavaleri Roccu Bucceri (un poemetto di 182 versi di cui i primi 102 in lingua siciliana e i successivi 80 in galloitalico); VI. Duetto tra padre e figlio. A cesta pa Biddia; VII. Liborij e a festa di San Fulipp’. La monografia di Giovanni Tropea, insieme a quella pubblicata dal professore Giorgio Piccito[2], dieci anni prima, hanno dato un contributo notevole allo studio del gallo-italico aidonese che fino ad allora era stato conosciuto solo attraverso le inchieste di Gerhard Rohlfs e i contributi raccolti da Giovanni Papanti. Ha il pregio di riportare oltre al testo originale e la traduzione in italiano, anche la trascrizione fonetica “in larga misura interpretativa”[3], e un notevole repertorio di note. Dà inoltre un quadro della complessa situazione linguistica aidonese dove il parlante comune aveva piena coscienza del suo bilinguismo, frequentando comunemente sia la forma vernacolare che quella sicilianizzata, utile per entrare in relazione con gli abitanti dei paesi vicini. Cordova dimostra anche un ottimo possesso del siciliano letterario e dell’italiano.
Lo studioso aidonese, Angelo Trovato, nel 1997, pubblicò finalmente, presso la Papiro Editrice di Enna, un volume contenente tutti i testi del libretto. Il volume di 147 pagine ha il titolo “Vincenzo Cordova. Un poeta aidonese”, e contiene 24 componimenti di forma e lingua varia: i sette in dialetto gallo-italico, una decina in italiano e in siciliano e alcuni in lingua mista italiano-galloitalico (A cesta pa Biddia), italiano -siciliano (La nova tassa! e Il merdometro). Anche il libro del Trovato è accompagnato da un ricco repertorio di note che permettono di conoscere meglio il contesto storico ed ambientale in cui viveva l’autore.


martedì 17 marzo 2026

BUFFONI Franco (1948 - viv.)

 

Franco Buffoni
 (Gallarate, 3 marzo 1948) è un poeta, saggista e traduttore italiano.
Franco Buffoni, una delle voci poetiche più significative della lirica italiana di fine Novecento e dei primi anni Duemila, nasce il 3 marzo 1948 a Gallarate, in cui trascorre l'infanzia e l'adolescenza, segnate dalla presenza di un opprimente principio di autorità proveniente in parte dalla società e dalla scuola, ma soprattutto dalla figura del rigido padre (Piero Buffoni, ufficiale dell'esercito italiano durante la seconda guerra mondiale), educatore aggressivo e repressivo, refrattario ad accettare l'identità sessuale del figlio. Il rapporto col padre segna nel profondo lo scrittore e infatti torna in molte delle sue opere sia in prosa sia in poesia. La madre (Luciana Buffoni) invece è una figura a cui il poeta pare più legato affettivamente, ma resta pur sempre timorosa e remissiva nei confronti del marito, essendo stata educata «dal cattolicesimo nel fascismo e dal fascismo nel cattolicesimo». Lo stesso Buffoni ha dichiarato a proposito di questo periodo della sua vita di essersi sentito «terribilmente compresso nell'età fragile» avendo vissuto in una condizione di solitudine doppia, legata all'adolescenza e all'omosessualità.
In seguito, nel 1967 si trasferisce a Milano per frequentare l'Università Bocconi laureandosi con lode in Lingue e letterature straniere con una tesi sul Portrait of the Artist as a Young Man di James Joyce nel 1971. In questi quattro anni ha modo di stringere amicizia con i poeti Milo De Angelis, Angelo Lumelli, Michelangelo Coviello e con la figura fondamentale per il futuro movimento LGBT Mario Mieli, con le riunioni poetiche in via Col di Lana, anche talvolta con presenza di poeti di precedenti generazioni quali Giovanni Raboni, Antonio Porta, Emilio Isgrò e Giovanni Giudici. Negli anni settanta intraprende la carriera accademica, tenendo come referente più che altro il mondo anglosassone. Buffoni deve al suo intenso impegno all'interno dell'Università il motivo del relativo ritardo nell'esordio come poeta, che avviene nel 1978 nella rivista Paragone su invito di Giovanni Raboni, per poi uscire l'anno seguente con la prima silloge, edita nei quaderni collettivi di Guanda, col titolo Nell'acqua degli occhi (1979). A essa seguono numerose raccolte pubblicate durante gli anni Ottanta, Novanta e il primo decennio degli anni Duemila, tra cui Suora Carmelitana e altri racconti in versi (Guanda, 1997), Premio Nazionale Letterario Pisa 1998, Il profilo del Rosa (Mondadori, 2000), Guerra (Mondadori, 2005), riunite poi nell'Oscar Mondadori del 2012, che si conclude con la silloge Roma (2009) e qualche inedito del suo libro seguente, Jucci. Le successive raccolte poetiche relative agli anni dieci del Duemila sono: Jucci (2014), O Germania (Interlinea, 2015), Avrei fatto la fine di Turing (Donzelli, 2015), Personae (2017), un unicum nella sua opera, essendo un libro di poesia scritto in forma teatrale, La linea del cielo (Garzanti, maggio 2018) e Betelgeuse e altre poesie scientifiche (Mondadori 2021)
Inoltre, Franco Buffoni si è distinto come saggista, traduttore e traduttologo. Dal 1989 è direttore della rivista sulla teoria e pratica della traduzione poetica «Testo a fronte» e dal 1991 è curatore dei Quaderni italiani di poesia contemporanea, pubblicati ogni due anni. È stato professore ordinario di Letteratura inglese e Letterature Comparate presso l'Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Ha tradotto tra gli altri John Keats, Donald Barthelme, Robert Fergusson, George Gordon Byron, Samuel Taylor Coleridge, Rudyard Kipling, Oscar Wilde, Séamus Heaney e William Butler Yeats, pubblicando i tre quaderni di traduzione Songs of Spring (1999), Una piccola tabaccheria (2012), Il vino delle fate (2022).
Ricordiamo che dal 2006 è autore anche di libri in prosa, che ibridano narrativa, biografia e saggistica, spaziando da romanzi autobiografici come La casa di via Palestro (2014) a romanzi-saggi sotto forma di dialogo come Più luce, padre. Dialogo su Dio, la guerra e l'omosessualità (2006), per cui Guido Mazzoni ha utilizzato il termine «docu-fiction». Già vincitore in passato di una edizione, dal 2010 presiede la giuria del premio letterario Giuseppe Tirinnanzi. A partire dagli anni Duemila si è impegnato attivamente per i diritti civili LGBT, pubblicando libri in prosa di divulgazione quali Laico alfabeto in salsa gay piccante, romanzi-saggi in forma di dialogo come Zamel (2009), ambientato in Tunisia, in forma di biografia quale Il servo di Byron (2012), ambientato nell'Inghilterra dell'Ottocento, il peculiare Due pub tre poeti e un desiderio (2019), su George Byron, Oscar Wilde e W.H. Auden, in occasione della celebrazione dei 50 anni dai moti di Stonewall, Silvia è un anagramma (2020), su Leopardi, Pascoli e Montale, e infine Vite negate (FVE 2021) e Il Gesuita (FVE 2023), leggibile anche come l'esito di una peculiare linea lombarda della narrativa gay trapiantata a Roma, che da Gadda attraverso Arbasino giunge a Buffoni. Il suo archivio è conservato presso il Centro per gli studi sulla tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei dell'Università di Pavia.

Poesia
Nell'acqua degli occhi, in "Quaderni della Fenice", presentazione Giovanni Raboni (1979)
I tre desideri, San Marco dei Giustiniani, prefazione Giovanni Raboni (1984)
Quaranta a quindici, Crocetti (1987)
Scuola di Atene, Arzanà (1991)
Adidas. Poesie scelte (1975-1990), Pieraldo editore, prefazione Franco Brevini (1993)
Suora carmelitana e altri racconti in versi, Guanda (1997)
Il profilo del Rosa, Mondadori (2000)
Theios, Interlinea (2001)
Del Maestro in bottega, Empiria (2002)
Guerra, Mondadori (2005)
Noi e loro, Donzelli (2008)
Roma, Guanda (2009)
Poesie 1975-2012, Oscar Mondadori, prefazione Massimo Gezzi (2012)
Jucci, Mondadori (2014)
O Germania, Interlinea (2015)
Avrei fatto la fine di Turing, Donzelli (2015)
Personae, Manni (2017)
La linea del cielo, Garzanti (2018)
Betelgeuse e altre poesie scientifiche, Mondadori (2021)


Vorrei parlare a questa mia foto accanto al pianoforte,
Al bambino di undici anni dagli zigomi rubizzi
Dire non è il caso di scaldarsi tanto
Nei giochi coi cugini,
Di seguirli nel bersagliare coi mattoni
Le dalie dei vicini
Non per divertimento
Ma per sentirti davvero parte della banda.
Davvero parte?
Vorrei dirgli, lasciali perdere
Con i loro bersagli da colpire,
Tornatene tranquillo ai tuoi disegni
Alle cartine da finire,
Vincerai tu. Dovrai patire.

da “Il profilo del Rosa” (Mondadori, Milano 2000)

***

Una lunga sfilata di monti
Mi separa dai diritti
Pensavo l’altro giorno osservando
Il lago Maggiore e le Alpi
Nel volo tra Roma e Parigi
(Dove dal 1966 un single può adottare un minore).
Da Barcellona a Berlino oggi in Europa
Ovunque mi sento rispettato
Tranne che a Roma e Milano
Dove abito e sono nato.

da “Noi e loro” (Donzelli, Roma 2008)

***

GAY PRIDE

“E il caffè dove lo prendiamo?”
Chiede quella più debole, più anziana
Stanca di camminare. Alla casa del cinema,
Là dietro piazza di Siena.

Non si erano accorte della mia presenza
Nel giardinetto del museo Canonica,
Si erano scambiate un’effusione
Un abbraccio stretto, un bacio sulle labbra.
Parlavano in francese, una da italiana
“Mon amour” le diceva, che felicità
Di nuovo insieme qui.

Come mi videro si ricomposero
Distanziando sulla panchina i corpi.
Le scarpe da ginnastica,
Le caviglie gonfie dell’anziana.

Quella sera, come smollò il caldo,
Passeggiai fino a Campo de’ Fiori,
Pizzeria all’angolo, due al tavolo seduti di fronte,
Giovani puliti timidi e raggianti
Dritti sulle sedie col menù sfogliavano
E si scambiavano opinioni
Discretamente.
Lessi una dignità in quel gesto educato
Al cameriere, una felicità
Di esserci
Intensa, stabilita. Decisi li avrei pensati sempre
Così dritti sulle sedie col menù.

da “Roma” (Guanda, Parma 2009)


domenica 15 marzo 2026

BAUDINO Mario (1952 - viv.)

 

Mario Baudino
 (Chiusa di Pesio, 26 febbraio 1952) è un giornalista, saggista e poeta italiano. La sua vita professionale è iniziata negli anni di piombo come cronista giudiziario presso il quotidiano torinese Gazzetta del Popolo, scrive per La Stampa di Torino. È stato responsabile delle pagine di Società e cultura e inviato speciale occupandosi con particolare attenzione del mondo dell'editoria e della letteratura. Ha organizzato festival ed eventi letterari a Cuneo (come direttore di Scrittorincittà) e Alba (Albalibri, con Laura Lepri). È stato direttore artistico, con Paolo Bertetto, della terza edizione del Salone internazionale del libro di Torino, nel 1989.
Ha esordito come poeta nel 1978 contribuendo al volume antologico La parola innamorata. Due anni dopo ha pubblicato Una regina tenera e stupenda. Ulteriori suoi lavori sono stati, nel 1988, la raccolta di poesie Grazie (Premio Internazionale Eugenio Montale) e nel 1999 Colloqui con un vecchio nemico (vincitore l'anno successivo del Premio Brancati). Per Guanda, nel 2006, ha pubblicato Aeropoema. Ha raccolto un'antologia personale per Aragno, nel 2018 (La forza della disabitudine - con un saggio di Giovanni Tesio - Premio Camaiore e premio Valdicomino).
Nel 2001, per la collana di saggi della casa editrice Ponte alle Grazie, ha dato alle stampe Voci di guerra. 1940-1945. Sette storie d'amore e di coraggio. Alla seconda guerra mondiale si ricollega anche il saggio storico Il mito che uccide (Longanesi, 2004) che racconta le vicende di Otto Rahn, l'uomo che cercava il Graal e incontrò Hitler.
Tra gli altri saggi da lui pubblicati figurano: Al fuoco di un altro amore (Jaca Book, 1988) , Il gran rifiuto, storie di autori e di libri rifiutati dagli editori (La Gaja Scienza, 1991, nuova edizione Passigli 2009), Ne uccide più la penna (Rizzoli, 2011) dedicato alla figura del detective bibliofilo nei romanzi di genere, Lei non sa chi sono io (Bompiani, 2017), dedicato agli pseudonimi letterari, e Il teatro del letto (La nave di Teseo, 2021) che tra letteratura, arte e artigianato racconta il tema del letto, protagonista della nostra cultura, da Omero a James Joyce.
Ha inoltre scritto i romanzi: In volo per affari (Rizzoli, 1994), Il sorriso della druida (Sperling & Kupfer, 1998), vincitore del Premio Scalea, Per amore o per ridere (Guanda, 2008), Lo sguardo della farfalla (Bompiani 2016 - Premio Cesare Pavese), Il violino di Mussolini (Bompiani, 2019)

da AEROPOEMA

I (Flight coupon)
Nessuno più vede il cielo dal cielo
tutti sopra le nuvole a guardare
altro, carta stampata a volte o immagini
inchiodate nel prisma della fronte, eguali
grosso modo, diresti, a quelle
trascinate al check-in, recuperate
sul nastro dei bagagli quando tutto
nel suo tempo assegnato si consuma: nessuno
ti spia dal cavo delle nuvole, nessuno
che non sia effetto di fiamma o rifrazione, questo spieghi
al tuo vicino gemello
legato a te per la vita e per la morte
anche se l’aeroplano atterrerà di certo
e prenderai un taxi
Nessuno più vede il cielo dal cielo
come l’incantatore buono innamorato
nella sua torre d’aria, e un elfo o gnomo d’umidità addensata
che ti aspetti paziente nascosto
tra quelle praterie e quei mari, quei
mirabolanti bastioni di nebbia,
che ti veda passare di lontano e talvolta tornare
ti faccia cenni lievi con la mano poi alzi le spalle
ti sorrida e ti giochi magari uno scherzo
mentre bevi mangi chiacchieri e non sai,
un piccolo demone, un jinn,
uno spirto in bottiglia non c’è ma fuori è scuro
tutto è già cominciato, tutto
scivola a farsi mettere al sicuro
Corre il sedile bruciando il minuto
vecchio stregone, non t’ho riconosciuto

  1. Attento, le parole che hai detto in passato
    ora ti danno la caccia
    le parole che hai detto in passato
    continuano a chiedere di te
    le parole che hai detto in passato
    non te le puoi staccare
    e anche quelle che hai letto e forse
    quelle che hai ascoltato, tutte
    come un’onda di piena alle spalle
    aspettano il momento perché sono astute
    anche se querule, e in fondo il loro solo difetto è
    la poca mira
    così può accadere che spesso s’avventino non su te
    ma su qualcuno che passa vicino magari
    una donna un animale una cosa
    una volta ho visto un albero era un frassino o un olmo
    cominciare a difendersi e lottare sì aveva
    una grande energia e voglia di chiarezza
    voleva capire invece è impazzito
    l’ho visto, sai, si annodava e si apriva
    e sbatteva le ali e pareva volare


da COLLOQUI CON UN VECCHIO NEMICO

(Guanda, Milano, 1999.)

Lettera
Se volessi mie nuove non so
e neppure se apprezzi la forma
forse un poco affettata e inutilmente
desueta, con quel passo di marcia verso che
mi chiedi, preferisco
provare a dirti da dove, qui nelle vigilie
di tutto, in questi ricchi
paesi dove brillano finestre
e sorridiamo e pare
di vedere sentire toccare
schegge di vera
felicità, non ridere
caso mai ti rimanga una bocca
una chiostra di denti (erano belli
molto ritmati, loro, e facevano
una sorta di musica lieve, quando
li sfioravi con la lingua, le labbra o il fondo
di una sigaretta senza filtro) no non ridere
caso mai qualcosa
rimanga, e non è che ne sia certo
né so se poi qualcosa
resti da ricordare, occhi
mani fiato voci, e non è che ne sia certo:
per qualche giorno ancora
parlava di te la tua segreteria
un nastro registrato che diceva: non riattaccate
Ricordare è facile, ci si riesce
il peso non è questo
passa leggero il treno delle ore e credo
che sia l’assenza
di gravità a svelare al sentimento
il suo orizzonte. Qui
remano vigorose le navi del cuore
c’è molto vento d’altra parte e a volte
s’apre una nuvola come se poi fosse
normale. Qui è tutto normale
il giorno, la neve, l’orrore
se non ci credi non so come convincerti
non ne ho le prove
Se non ci credi sarà un atto d’amore
il mettere per strada tutto questo
eroismo di vinti resistenti
di vincitori ansanti, sai quant’è famelico
il capobranco, spesso urla da solo, spesso a botte
fa ordine tra i sogni, a ognuno un nome
il mio cambia sovente, sono
l’ultimo della classe, non ho avuto
da tempo più diritto a un contenuto
Se non ci credi non so come convicerti
balbetto le parole più difficili
non più, non ancora, poi, ora
ma qui la notte arriva sempre più presto
e se sai ascoltare a volte vinci un premio:
ti prende e ti divora



venerdì 13 marzo 2026

DE SIMONE Vincenzo (1879 - 1942)

 

Vincenzo De Simone
 (Villarosa, 19 novembre 1879 – Milano, 12 aprile 1942) è stato un poeta italiano, che componeva in siciliano.
Vincenzo Di Simone (cognome poi cambiato in De Simone per apparire più elegante) nacque a Villarosa (EN) il 19 novembre 1879. A soli dieci anni si trasferì a Catania con i genitori e i suoi numerosi fratelli dove completò gli studi, laureandosi in medicina «per rispetto alle tradizioni di famiglia». Nel periodo dei suoi studi era solito trascorrere le vacanze a Villarosa. Laureatosi in medicina a Catania si trasferì a Milano, dove esercitò la professione di medico, conservò sempre nel cuore un battito per la sua Villarosa, che cantava come fosse presente, ricordando le bellezze della sua terra e descrivendo i costumi del suo paese e della Sicilia in versi e in prosa. Come scrisse Raffaele Grillo nel decennale della sua morte: «Nella sua casa milanese di piazzale Argentina, si davano convegno i migliori ingegni siciliani residenti nella metropoli lombarda e la sua casa era sacra al culto della sicilianità».
Molte sono le sue opere in italiano e in siciliano, conosciute in tutto il mondo. In Francia il poeta Armand Godoy tradusse nella sua lingua le poesie, il quale a sua volta tradusse in italiano opere dello stesso Goduy e di altri poeti stranieri, come Heine e Mistral. Il De Simone pubblicò anche opere di ispirazione mistico-religiosa; nell'anno francescano volse in sonetti siciliani "I Fioretti di San Francesco". Altre opere in dialetto da ricordare sono: «Bellarosa, terra amurusa, A la riddena, La Funtana, Canzuni a lamentu», tutte opere la cui caratteristica peculiare è un sospirare nostalgico alla sua madre terra Bellarosa di cui sentiva il fascino e l'attrattiva, accompagnata dall'odore di zolfo, che caratterizzava questo paese attorniato da miniere. Tra i rumori della metropoli percepiva dolce il richiamo del suo campanile, del suo cielo, dei suoi concittadini di cui espose usi e costumi nel suo libro di narrativa "Bellarosa: uomo serio!". Le sue opere sono caratterizzate dalla nostalgia per la terra natale.
Morì a Milano il 12 aprile 1942. In occasione della sua sepoltura presso il cimitero di Catania il poeta D'Annunzio fece dono di una statua in ardesia di un angelo che fece porre sulla tomba, statua che al momento risulta essere stata rubata. Qualche anno dopo i poeti dialettali offrirono al Comune di Villarosa un busto in bronzo, che fu collocato sopra una stele di pietra lavica nella Piazza Vittorio Veneto; attorno al monumento fu creata una villetta in omaggio al valore poetico dell'illustre concittadino.
A De Simone sono dedicate una villa comunale e una scuola media a Villarosa, suo paese natale, e un'altra scuola media a Villapriolo (EN).
La salma dell'omonimo poeta è depositata nel cimitero di Villarosa dopo il suo ritorno da Milano avvenuto nel 2016
Opere
I Fioretti di San Francesco
Bellarosa, terra amurusa
A la riddena
La Funtana
Canzuni a lamentu
Bellarosa: uomo serio!
Viva Sant'Aita!


Dintra 'na conca sutta 'na muntagna
ntra dù ciumi, unu amaru e l'autru duci,
cc'è un paiseddu ccu li strati 'n cruci
e tanticchia di virdi a la campagna;
'ntra ripa e ripa la terra siccagna
di centu rarità frutti produci,
di jornu fumichìa, di notti luci
e 'ntra li 'nterni sò chianci e si vagna. 

(da Bellarrosa terra amurusa, Siculorum Gymnasium, 1929)


mercoledì 11 marzo 2026

KRUMM Ermanno (1942 - 2005)

 

Ermanno Krumm
 (Golasecca, 1942 – Como, 13 giugno 2005) è stato un poeta e critico d'arte italiano.
BiografiaFiglio del pittore Edoardo Krumm (1916-1993), "saggista, intellettuale, giornalista, critico d'arte e di letteratura, ma soprattutto poeta". Molto intensa la sua attività di critico d'arte per il quotidiano il “Corriere della Sera”.
Nelle vesti di poeta ha pubblicato le raccolte Le cahier de Monique Charmay (1987), Novecento (1992), Felicità (1998), Animali e uomini (2003) e Respiro (2005).
Ha inoltre curato, con Monique Charvet, Tel Quel, un'avanguardia per il materialismo (1974, sul lavoro della rivista) e, con Tiziano Rossi l'antologia La poesia italiana del Novecento (1995).

Opere
Tel Quel. Un'avanguardia per il materialismo, Bari: Dedalo, 1974 (con Monique Charvet)
trad. di Philippe Sollers, H. Romanzo, Milano: Feltrinelli, 1975
Il ritorno del flâneur: saggi su Freud, Lacan, Montale, Zanzotto, Walser, Torino: Boringhieri, 1983
Le cahier de Monique Charmay, Udine: Campanotto, 1987
postfazione a Yukio Mishima, L'età verde, Milano: Mondadori, 1991
(con Stefano Agosti), Giuliano Gramigna: opere e introduzione critica, Verona: Anterem, 1991
Novecento, Torino: Einaudi, 1992
(con Tiziano Rossi), Poesia italiana del Novecento, prefazione di Mario Luzi, Merate: Banca Briantea, 1995; Milano: Skira, 1997
Migneco, Milano: Bonaparte, 1995 (catalogo di mostra di Giuseppe Migneco)
presentazione di Wanda Broggi: ritratti 1975-1995, a cura di Mario Pancera, Campione d'Italia: Galleria Civica, 1995
presentazione di Osip Mandel'štam, Quaderni di Voronež, Milano: Mondadori, 1995Manuela Fanelli, Como, 1996 (catalogo di mostra)
Lirica moderna e contemporanea, Firenze: La nuova Italia, 1997
Edmondo Cirillo: Dionisiache, Castelfranco Veneto, 1997 (catalogo di mostra)
Wanda Broggi: i giardini di Armida. Dipinti 1996-97, Milano: Trentadue, 1997 (catalogo di mostra)
Felicità, Torino: Einaudi, 1998
presentazione di Cassinari: Figure, 1950-1990, a cura di Nicola Carlo Luciani, Milano: BonapArte, 1998 (su Bruno Cassinari)
Sergio D'Angelo: hand-made, Livorno: Peccolo, 1999 (catalogo di mostra)
presentazione di Luciana Matalon: spazi infiniti e simboli inquietanti 1961-2000, Milano: Museo Fondazione Luciana Matalon, 2000 (catalogo di mostra)
Sergi Barnils: la ciutat cèlica, Pontedera: Bandecchi & Vivaldi, 2001 (catalogo di mostra)
Eduardo Arroyo: maggio 2001, Milano: Galleria San Carlo, 2001 (catalogo di mostra)
Carlos Puente: lettere d'amore, Seregno: Sergio & Thao Mandelli, 2003 (catalogo di mostra)
Gianni Aricò: figure tra continuità e ricerca, Milano: Fondazione Stelline, 2003 (catalogo di mostra)
Mimmo Rotella: Moana, ultimo mito, Milano: Prearo, 2003 (catalogo di mostra)
Un animale mi guarda, con una nota di Massimo Raffaeli, Ancona: Assessorato alla cultura / Centro studi Franco Scataglini, 2003
Animali e uomini, Torino: Einaudi, 2003
(con Annalisa Zanni), Ugo Nespolo: In forma di libro, Milano: Museo Poldi Pezzoli, 1995 (catalogo di mostra)
Respiro, Milano: Mondadori, 2005
(con Alberto Montrasio), SerrOne: biennale giovani, Monza, 05: 30 artisti per 5 critici, Cinisello Balsamo: Silvana, 2005(con Alberto Montrasio), Bepi Romagnoni, Monza: Montrasio arte, 2005 (catalogo di mostra)

*

Pare che l’occhio non abbia
neppure cominciato a deporre
per piccoli sbalzi la sua materia umida
e che nessuna delle migliaia d’api
sia venuta a ronzare attorno alle campanule
del rosmarino, prendendo, deponendo
il dolce succo, e nessuna delle sue ombre
sia scesa folta in mezzo alle siepi, orlando
linee, sbalzando forme piene di voci
nel loro appello natura.


Punteggiatura animale

In poesia non ci sono punti
ma bui corpi che guardano
dal fondo della storia, dalle grotte
di Lascaux : è la punteggiatura
delle macchie, il salto dei bisonti,
il barrito degli elefanti di una volta
il grido di gente che ha sin troppo piacere
in gola, troppi occhi, troppe mani
in mezzo al giardino, in fondo al pozzo.


Così siamo il percorso perfetto

A tratti congiunti vanno i fari delle auto,
i due punti uniti che non sono mai stati
né i suoi né i miei genitori,
come due ragazzi, a braccetto:

io, pesce preso per sfinimento, cane
col campanello alla coda, lei, lampada,
piano di lavoro, mensola, morbido letto
e azzurro dell’alba, col cielo dentro.

*

È tutto così semplice, così comodo:
un garage, una discesa e degli alberi,
la pioggia è venuta ieri
e c’è ancora temporale nell’aria
e mille parti d’albero che respirano
e l’erba che brilla sul mio capo

lo sento qui nel trionfo degli animali
nell’ossigeno nei polmoni nella pelle
che respira come un pesce nell’acqua,
sento il motore di un auto,
e piano piano là fuori
assieme ai rumori, alle cose che sono lì:

e chissà che andarsene non sia così,
mi piacerebbe fosse più benevolo
e meno buio.


 da Animali e uomini (Einaudi, 2003)



CORDOVA Vincenzo (1870 - 1943)

  Vincenzo Cordova  (Aidone, 8 luglio 1870 – Aidone, 22 aprile 1943) è stato un poeta e scrittore italiano in galloitalico aidonese. Apparte...