Mark Doty (Maryville, 10 agosto 1953) è un poeta statunitense.
Figlio di Lawrence e Ruth Doty, Mark Doty è nato a Maryville e ha conseguito la laurea triennale alla Drake University e la magistrale al Goddard College.
Nel 1987 ha pubblicato la sua prima raccolta poetica, Turtle, Swan, seguita quattro anni più tardi da Bethlehem in Broad Daylight. In questo periodo la poesia di Doty affrontava numerose tematiche legate alla crisi dell'AIDS con componimenti sia di carattere elegiaco ed introspettivo, che con poesie di denuncia sociale contro l'omofobia imperante e l'incapacità dell'amministrazione Raegan di fronteggiare l'epidemia.
Dopo che anche il compagno Wally Roberts contrasse l'HIV nel 1989, Doty ha scritto la sua opera più celebre, My Alexandria, una riflessione poetica incentrata sui temi della perdita, della mortalità e del lutto. L'opera è valsa a Doty il National Book Critics Circle Award e il T.S. Eliot Prize, diventando così il primo scrittore statunitense a vincere il più importante riconoscimento poetico britannico.
Nei vent'anni successivi Doty ha pubblicato un'altra decine di raccolte di poesie, tra cui Altantis (1995), School of the Arts (2005) e Fire to Fire (2008), che gli è valso il National Book Award per la poesia. È inoltre l'autore di quattro libri di memorie: Heaven's Coast (1996), Firebird: A Memoirs (1999), Dog Years (2007) e What is the Grass: Walt Whitman in My Life (2020).
All'attività poetica Doty ha affiancato anche quella accademica e ha insegnato poesia e scrittura creativa in diversi atenei statunitensi, tra cui Princeton, l'Università dell'Iowa, la Columbia, l'Università Cornell e la New York University. È stato inoltre giudice di importante premi letterari, tra cui il Griffin Poetry Prize nel 2013.
È stato sposato con lo scrittore Paul Lisicky dal 2008 al 2013 e, dopo il divorzio, si è risposato con Alexander Hadel nel 2015.
Opere di Poesia
Turtle, swan, David R. Godine, 1987
Bethlehem in Broad Daylight, David R. Godine, 1991
My Alexandria: Poems, University of Illinois Press, 1993
Atlantis, Harper Collins, 1995
Sweet Machine, Harper Flamingo, 1998
Murano: Poem, Getty Publications, 2000
Source, Harper Collins, 2001
Fire to Fire: New and Selected Poems, Harper Collins, 2008
Theories and Apparitions, Jonathan Cape, 2008
Paragon Park, David R. Godine, 2012
A Swarm, A Flock, A Host. Prestel, 2013
Deep Lane: Poems, W. W. Norton & Company, 2015
In palestra
Questa macchia di sale
segna il
punto in cui gli uomini
poggiano la testa,
il dorso sulla
panca,
e non sollevano qualcosa
di
necessario
ma un peso che stavolta
hanno scelto: più
ripetizioni,
più peso, la spinta verso l’alto
che
lascia, complessivamente,
la traccia di dove siamo stati:
come
impressa sul sudario, in negativo,
stampata sul vinile
su cui spingiamo
qualcosa
di irremovibile verso il cielo,
guadagnando un certo
potere
almeno sulla carne,
che pungola di
desiderio
e terrorizza con la sua fragilità.
E chi può dire
chi
sia stato ad aggiungere questo calore
al bagliore
del nostro intento, qui dove
ci facciamo artefici
di noi stessi:
qualcosa di difficile
da sollevare, distendendo o piegando le
braccia,
potere sulla bellezza,
potere su potere.
Anche se
c’è qualcosa di più
sensibile, sotto la nostra vanità,
la
volontà di diventare oggetti
del desiderio: sudiamo sul telo
il
segno della nostra presenza.
Come un alone
lasciato dai vivi.
Il proprietario della notte
interroga chiunque percorra
questo
sentiero oscuro, quest'ora
non riservata a te: chi
devi entrarci?
La testa di
Orione
sopra la strada, cintura di gioielli
luce selce delle stelle
per
alimentare due occhi che guardano
dall'alto:
fari al contrario,
poiché la luce
si riversa verso
il suo appetito
finché non vola con la sua sagoma
silenziosa
tra il nostro tetto e le stelle,
sopra questa porta
e tutte le porte
nascosti nell'erba:
arvicole
sognanti,
provincia di lucciola,
vespe nel palazzo
che hanno scavato
sotto la collina.
La talpa appoggia il viso sulle mani aperte.
Appollaiati, sbatti le palpebre.
Poni
la domanda della sera
agli insonni
mentre la luna, se c'è,
sparge
isole
su un campo d'inchiostro. Chi
mappa questo? Il proprietario
della
notte guarda in basso
allo specchio e ammette le ore
prima che le volte superiori
inizino
ad alleggerirsi e a ritirarsi.
Hai sentito cosa ho detto,
Un volto guarda giù dalla notte?
Chi
mi ha sentito? Chi
legge questa pagina, chi la scrive?
Brian, sette anni
Grata per la visita
alla
farmacia,
la classe di prima elementare
ha disegnato questi
quadri,
ogni autoritratto è attaccato
al vetro della
finestra,
i volti sono rivolti verso la strada,
rotondi e
disponibili,
con linee parallele al posto dei capelli.
Questa mi piace di più: Brian,
il
cui nome attenuato
riempie un quarto dell'inquadratura,
disteso
accanto a gambe impossibili
che scendono dalla sfera
del suo
torso, due lunghe braccia
che spuntano da quella stessa
sfera
centrale. Respira qui,
sulla sua pagina. Non è l'abilità
manuale
a dare vita a questa figura;
Brian disegna solo palline
e linee,
con tratti di pastello tremolanti.
Perché alcuni
segni
sembrano vibrare di vita,
possedere una
parte
dell'energia nervosa
della mano del loro creatore?
Quella grande curva di un
sorriso
arriva quasi fino al bordo
del suo viso; tiene in
mano
un gelato imponente,
sfere marroni che barcollano
sul
loro cono,
un regalo della fontana di soda
lungo la sua metà
,
come se fosse la bandiera
del suo paese, tenuto in alto
dalla
linea nera e disadorna
del suo braccio. Un sostegno così nudo
per
così tanta gioia! Ragazzo ingenuo,
ha trovato un sistema di
bellezza:
ci mostra il piacere
e ciò a cui il piacere
resiste.
Il gelato è delizioso.
È fragile di fronte al suo
implacabile standard.



