venerdì 20 febbraio 2026

#biblioteca / Aleksandr Michajlovič Kabanov - NELLA LINGUA DEL NEMICO - Interlinea

 
Aleksandr Michajlovič Kabanov
NELLA LINGUA DEL NEMICO
e altre poesie sulla guerra in Ucraina

a cura di Alessandro Achilli
Interlinea
collana Lyra | 103
2022
pp. 136, euro 14
ISBN 9788868574710


«Le tue ceneri in mano ho tenuto»: Un libro intenso sul tema del rapporto culturale, sociale e politico tra Russia e Ucraina grazie a uno dei maggiori poeti civili ucraini viventi che, usando la «lingua del nemico», da tempo racconta l’occupazione russa della regione della Crimea e la guerra attuale, purtroppo prevista. L’invasione militare viene trattata con un approccio personale che diventa una testimonianza viva e un monito sugli sviluppi futuri della tensione tra Russia e Ucraina con il resto del mondo occidentale. «Qui Kabanov sembra insegnarci che l’utopia della scrittura poetica è sempre uno degli strumenti più forti per (cercare di) arginare la violenza della storia» (Alessandro Achilli).

Aleksandr Michajlovič Kabanov è un poeta, traduttore, editore e attivista ucraino, che scrive in russo e in ucraino. È nato nel sud dell’Ucraina, a Cherson, nel 1968. Nel 1992 si è laureato in Giornalismo all’Università Statale di Kyjiv, la città dove vive e lavora dal 1985. È autore di quindici raccolte di poesia, tra cui Vremja letajuščich ryb (Il tempo dei pesci volanti, 1994), Lastočka (Rondine, 2002), Ajlov’juga (Tiamotempesta, 2003), VES’ (TUTTO, 2005), Betmen Sagajdačnyj (Batman Sahajdačnyj, 2010), Volchvy v planetarii (Magi al planetario, 2014), Russkij indeec (Un indiano d’America russo, 2018), Obysk (Perquisizione, 2021), Na slonach i čerepach (Teschi, elefanti e tartarughe, 2021) e Ischodnik (Codice esodo, 2022). I suoi versi sono stati tradotti in molte lingue e le sue interviste sono state pubblicate su giornali e riviste di molti Paesi. Per la sua poesia è stato insignito di dodici premi, tra cui, nel 2010, il premio internazionale “Antologia” per i suoi meriti nella poesia di lingua russa. Questo è il suo primo libro in italiano.

#biblioteca / Alex Averbuch - L'ULTIMA CENA DEL MIO CORPO - Interlinea

 
Alex Averbuch
L'ULTIMA CENA DEL MIO CORPO
con testo originale ucraino a fronte
traduzione e cura di Alessandro Achilli
Interlinea
collana Lyra | 119
202
pp. 14, euro 14
ISBN 9788868576875

La traduzione e la pubblicazione di questo libro sono state sostenute dall’Unione Europea attraverso il programma House of Europe.
 
Una selezione di alcuni dei più recenti testi del poeta ucraino Alex Averbuch, accomunati dal tema della guerra, dal secondo conflitto mondiale all’aggressione russa nella sua regione natale, Luhans’k. Dai versi di Averbuch emerge una pluralità di voci, tormentate dalle guerre e dalle deportazioni, mettendo al centro la storia dell’Ucraina tra presente e passato. Ma la sua poesia è tanto collettiva quanto individuale: «per Averbuch la centralità dell’esperienza corporea è, forse a prima vista paradossalmente, la negazione della chiusura solipsistica nell’io in favore di una costante ricerca di un dialogo con corpi che sono al contempo altri e parte stessa del sé» (dalla presentazione di Alessandro Achilli).

Alex (Oleksandr) Averbuch, originario di Novoajdar, nella regione di Luhans’k, è poeta, traduttore e studioso. È autore di diversi libri di poesia e di oltre settanta traduzioni letterarie dall’ebraico, dall’ucraino, dal russo e dall’inglese. Le sue liriche sono state pubblicate in traduzione in numerose lingue, riviste e antologie. È stato nominato per il prestigioso Pushcart Prize e per il premio Ševčenko, il più importante riconoscimento nazionale ucraino nell’ambito della letteratura e della cultura. Al momento è ricercatore (assistant professor) di Letteratura e Cultura Ucraina presso il Dipartimento di Slavistica dell’Università del Michigan.

#biblioteca / Iryna Shuvalova - CANZONI ALLA FINE - Interlinea

 
Iryna Shuvalova
CANZONI ALLA FINE
con testo originale ucraino a fronte
traduzione e cura di Alessandro Achilli, Yaryna Grusha
Interlineacollana Lyra | 120
2025
pp. 152, euro 14
ISBN 9788868576905

Pubblicato con il contributo di Translate Ukraine Translation Support Program dell'Ukrainian Book Institute.
 
Iryna Shuvalova è una figura centrale della scena poetica ucraina. La sua lirica è in grado di coniugare l’attenzione per ciò che di eterno il mondo può offrire allo sguardo poetico con il radicamento nell’oggi, con le sue sfide, le sue difficoltà e la sua sofferenza. Canzoni alla fine segna indubbiamente una svolta nella sua poetica, legata all’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Federazione Russa, un evento che ha sconvolto l’esistenza di decine di milioni di persone, dopo il quale nulla potrà essere come prima: «una poesia riflessiva, che non ha fretta di correre via dall’ineluttabilità del presente, in cui i versi spesso si allungano perché si possa provare a comprendere l’incomprensibile di quello che sta accadendo sotto gli occhi di tutti, anche se c’è chi sceglie di girarsi dall’altra parte» (dalla presentazione di Alessandro Achilli e Yaryna Grusha).

Iryna Shuvalova è poetessa, studiosa e traduttrice. Nata a Kyiv, vive tra l’Europa e l’Estremo Oriente. È autrice di cinque raccolte di poesia in ucraino, per cui ha ricevuto diversi premi letterari, e di un’edizione bilingue, Pray to the Empty Wells (2019). La sua penultima raccolta (Kamin’sadlis, Pietragiardinoforesta) è stata nominata libro di poesia dell’anno in Ucraina nel 2020. La sua ultima raccolta (Kinečni pisni, 2024), da cui sono tratte queste liriche, è stata definita «un futuro classico». La sua poesia è stata tradotta in più di trenta lingue.


giovedì 19 febbraio 2026

#biblioteca / Simone Biundo - COSI' - ExCogita

 
Simone Biundo
COSI'
postfazione di Francesca Santucci e Massimiliano Cappello
ExCogita
collana Distonia
2025
pp. 74, euro 12
ISBN 9791281614239

 
In questa specie di cosmologia nevrotica e tascabile, nel tentativo di attraversamento-esaurimento dei luoghi immateriali e fisici, linguistici e discorsivi della comunità reale, nel suo proposito di rendere evidente questa forma di conoscenza dell’intero esistente fondata sull’orrore, così prova anche a ponderare un’assoluta esternità, un’ipotesi di “fuori”, un’alternativa […]. Ma i versi di così, anche quando improntati sulle misure canoniche, non celebrano che l’involucro, il fossile, e solo per farne qualcos’altro, senza ridere, forse ghignando: la matrice, ultimo automatismo umano che, al netto del caos che pure drena, quasi commuove per il poco che può. (Dalla postfazione di Francesca Santucci e Massimiliano Cappello)


così in forma in gamba in sala aspetta non parla
vede le gocce cadere sul pavimento
il numero la vibrazione pensa così
come viene la vita è così tace il banner
lampeggia prosegue senza pensare
spunta il nome cerca in basso la giacca
con il gagliardetto la griffe imbeve la spugna
lo scheletro così strizza assorbe le pozze
dal condizionatore si espande nello shop
la macchia s’allarga senza paura finisce
 
bene così la borraccia perde oggetti
per la casa per la pulizia non c’è
distinzione così riempie svuota prende
lo straccio consulta chi scrive sulle statue
il meteo ascolta in previsione della
prova la taglia lo schermo rinuncia al concerto
così quando splende il sole sul lago affitta
il pedalò la canoa il remo sul fondale
così recita aspetta il trenta sul display
posteggia sul passo al ristorante paga
il dolce così come l’amaro segue sempre
i trend con moderazione risponde cuore
 
con sgomento così al messaggio che invia
ha fede nel possesso così senza dispetto
fa quello che preferisce così apprende
ingentilisce ammansisce il dolore
accetta chi mente così rispetta i lamenti
dimentica i silenzi i racconti cancella
le tracce a scuola in famiglia al bancone
tralascia chi geme la siringa nel braccio
 
prende le gocce dal cucchiaio per il naso
così devia dal tragitto ha fame il panino
di carne di manzo la battuta di notte
la variante a scelta la salsa la cipolla
il pomodoro il battito sale così
la mattonata al coltello fa ridere
ha da fare il chiosco serve la birra
nel bicchiere di carta il vino nel
bicchiere di plastica si lava i denti
si masturba così arriva serra la porta
mette modalità aereo quando sente
 
le urla non spalanca la porta di botto
le botte un gemito è il maestrale la stampa
del faro si schianta il chiodo non tiene
la ristrutturazione del tetto il cambio
lenzuola al b&b al piano terra così
dietro la soglia non appoggia l’orecchio
è meglio fissare la porta abbassare
il cappello sugli occhi così stringe
il pugno non interviene sa che se
interferisce ferisce così non sanguina
non gira il cilindro in punta di piedi
indietreggia può fare del male può fare
 
si stacca dalla porta d’entrata così
si siede sulla tazza del cesso piscia
caga beve del tè scrolla i prodotti paga
la spesa aggiorna i preferiti il codice
la carta si depila l’inguine scorre il feed
la lista il riconoscimento biometrico
usa il pollice e l’indice per le pieghe
dell’ano si connette alla chat scrive
di fare così e così con le natiche l’alluce
lo fa controlla l’aumento dei crediti
la parola brochure ah sì che brivido
l’igiene da perseguire la parola charme
 
[…]

Simone Biundo (Genova, 1990) è insegnante di lettere in una scuola secondaria di primo grado e editor della rivista «VP Plus». Per Interno Poesia è uscito il suo primo libro di poesie, "Le anime elementari" (2020). È in uscita a settembre per la collana Distonia di ExCogita con il poema "così". È fondatore del collettivo di poesia contemporanea , poet. -. 


#biblioteca / Mahmud Darwish - L'EFFETTO FARFALLA - emuse

 
Mahmud Darwish
L'EFFETTO FARFALLA
traduzione di Sana Darghmouni e Simone Sibilio
postfazione di Simone Sibilio
emuse
2025
pp. 176, euro 15,20
ISBN 9791282248136


Ultima opera pubblicata in vita da Mahmud Darwish, L’effetto farfalla (2008) raccoglie 127 testi scritti tra il 2006 e il 2007. Prose diaristiche, aforismi e versi si intrecciano in uno zibaldone poetico dove le annotazioni sul quotidiano convivono con meditazioni filosofiche sui temi cardine della sua poetica: la relazione tra il sé e l’altro, il ruolo della poesia, l’eros, la memoria della Nakba e dell’esilio, la vita dei palestinesi sotto occupazione.
Il lirismo che ha reso Darwish una delle voci più alte della poesia mondiale si accompagna qui alla leggerezza, all’ironia e all’autoironia di un saggio consapevole della fine, che continua a trovare nella poesia l’unico spazio di resistenza possibile, «un campo non sconfiggibile».
L’effetto farfalla è insieme testamento lirico e filosofico, diario della fine e atto di rinascita: la summa poetica di una vita trascorsa a ricercare nella parola un luogo di libertà e nel linguaggio una stabile dimora.

Mahmud Darwish (1941-2008) è nato a al-Birwa, nell’alta Galilea. Durante la costituzione dello stato di Israele nel 1948, il suo villaggio fu distrutto e la sua famiglia fuggì in Libano, rientrando in patria segretamente l’anno successivo. Da giovane, dovette affrontare gli arresti domiciliari e la reclusione per il suo attivismo politico e per aver letto pubblicamente le sue poesie. Per ventisei anni, fino al 1996, anno del suo rientro in Palestina, visse in esilio tra Mosca, il Cairo, il Libano, la Tunisia e Parigi. Considerato il poeta più eminente della Palestina, e uno dei più grandi poeti arabi contemporanei, Darwish ha pubblicato una trentina di raccolte di poesie e prose, tradotte in più di ventidue lingue.

#biblioteca / Aleksandr Michajlovič Kabanov - NELLA LINGUA DEL NEMICO - Interlinea

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