APPENA POSSIBILE
POESIA, POESIE, POETI
a cura di Sergio Albertini
venerdì 1 maggio 2026
giovedì 30 aprile 2026
#stranieri / LONGLEY Michael (1939 - 2025)
Michael Longley (Belfast, 27 luglio 1939 – Belfast, 22 gennaio 2025) è stato un poeta britannico naturalizzato irlandese.
Longley è figlio di genitori inglesi che negli anni venti si trasferiscono a Belfast, società piena di tensioni, dove cresce e si forma. Compie gli studi primari presso la Reale Accademia di Belfast per poi trasferirsi a Dublino nel 1958 per frequentare l'università al Trinity College dove il futuro poeta ha la conferma del posto che la poesia occupa nella propria vita. Al College stringe amicizia con Derek Mahon con il quale discute quotidianamente di poesia e che costituirà per il futuro poeta, come egli stesso dice, "il mio vero apprendistato poetico". Ritornato a Belfast conosce Séamus Heaney e frequenta il gruppo dei poeti che si riuniscono a casa del docente di letteratura inglese alla Queen's University, Philip Hobsbaum il rappresentante del rinascimento letterario dell'Ulster. Insegna in varie scuole di Belfast e di Londra e nel 1970 diventa direttore del Consiglio delle arti dell'Ulster e ne detiene la carica fino al 1991, anno del suo pensionamento. Nel 2001 riceve la medaglia d'oro per la poesia dalla Regina d'Inghilterra.
Pubblica la sua prima raccolta di poesia, "No Continuing City: Poems 1963-1968" nel 1969 e nel corso degli anni settanta, sconvolti dalla guerra civile, riesce a dare alle stampe altre tre raccolte: "An Exploded View" nel 1973, "Man Lying on a Wall" nel 1976 e "The Echo Gate: Poems 1975-1979" nel 1980. Trascorreranno più di dieci anni di silenzio ma tra il 1991 e il 2004, Longley pubblica altre quattro raccolte di versi che gli fanno ottenere molti riconoscimenti sia in patria che all'estero. Nel 1991 riceve il premio "Gorse Fires di Whitbreadper" per la poesia, nel 2000 l'Hawthornden Prize e in seguito il "T. S. Eliot Prize" e il Premio di arti di Belfast per la letteratura oltre al "Premio Librex Montale " nel 2005.
Michael Longley è stato "Writer Fellow" al Trinity College di Dublino nel 1993, ha contribuito a varie riviste compreso l'"Encounter" e il "Phoenix" e ha scritto per la BBC. È socio della "Royal Society of Literature" e membro di "Aosdána", un gruppo di artisti irlandesi impegnati nel campo della letteratura, della musica e delle arti visive. Visse a Belfast con la moglie Edna Longley.
Tutti i suoi poemi sono stati raccolti e pubblicati nel 2006.
Nella prima raccolta di Longley, "No Continuing City", non si avvertono ancora i segni della crisi dell'Ulster mentre è evidente la preoccupazione di scrivere in modo stilisticamente e formalmente corretto per poter equiparare i migliori poeti contemporanei inglesi.
La ricerca formale non esclude però l'elaborazione di quei temi che lo accompagneranno durante tutta la sua formazione poetica come il tema dell'amore, il tema della natura, il tema della guerra.
Le riflessioni che egli fa sulla guerra prendono spunto da quei poeti che, come Wilfred Owen, Keith Douglas, David Rosenberg ed Edward Thomas, scrivono versi indimenticabili traendo ispirazione dalla loro esperienza al fronte.
Nei versi del poeta, che meditano sul fenomeno della violenza, si avverte l'epos omerico unito all'antimilitarismo delle figure rappresentate.
Nella seconda raccolta, An Exploded View, il poeta segue il metodo dell'osservazione e della scomposizione, valorizzando il dettaglio ma senza dimenticare il sistema delle relazioni e degli equilibri generali cercando di utilizzare il metodo del distacco dalle tensioni.
Longley, che a differenza dei suoi colleghi non si è allontanato da Belfast, trova a Carrigskeewaun, distretto agricolo della contea di Mayo dove trascorre alcuni periodi di "buen retiro", la serenità necessaria per affrontare altri temi, soprattutto quello della natura che gli è particolarmente caro.
Con i versi "The Linen Industry", contenuti nella sua quarta raccolta (The Echo Gate), si conclude la prima fase alla quale seguiranno molti anni di silenzio.
Nel 1991, con la raccolta "Gorse Fires", Longley si dedica particolarmente al tema della natura in difesa dell'ecosistema e riprende il tema dell'epos omerico ispirandosi all'Iliade e all'Odissea.
Appare inoltre per la prima volta il tema dell'Olocausto in "Terenzin" e "Ghetto": "Nessuna stanza è stata mai silenziosa come la stanza/in cui centinaia di violini sono appesi all'unisono".
Nella raccolta successiva, "The Ghost Orchid", è compresa la poesia più conosciuta in Irlanda ("Ceasefire"). Essa viene pubblicata nel 1994, dopo due giorni dall'annuncio del cessate il fuoco da parte dell'IRA.
Si tratta di un sonetto di 14 versi che narra la storia del re Priamo che si reca da Achille per chiedere la restituzione del figlio Ettore, ucciso dal Pelide. Il vecchio Priamo bacia la mano di colui che gli ha ucciso il figlio ed è così la tregua (ceasefire), anche se, dice il poeta, "l'onestà della memoria esige che si precisi che la tregua di cui si parla nell'Iliade fu, appunto, solo una tregua, alla fine della quale il massacro riprese".
Nelle ultime due raccolte, "The Eeather in Japan" e "Sbow Water", si notano novità nel campo linguistico. Infatti i versi che le compongono sono brevi e ridotti a una linguistica essenziale come se il poeta, a livello simbolico, propendesse a una concezione dell'arte intesa come un delicato equilibrio per compensare lo sconvolgimento e la frantumazione dell'ordine nella vita quotidiana.
In queste due raccolte il poeta insiste sulla sua fede nella forza terapeutica della poesia. Solo elaborando la perdita si può ricostruire sul foglio quello che nella vita è stato distrutto.
Opere
Ten Poems (1965)
Secret Marriages: Nine Short Poems (1968)
No Continuing City (1969)
Lares (1972)
An Exploded View (1973)
Fishing in the Sky: Love Poems (1975)
Man Lying on a Wall (1976)
The Echo Gate (1979)
Patchwork (1981)
Poems 1963-1983 (1985)
Poems 1963-1980 (1981)
Gorse Fires (1991)
Baucis and Philemon: After Ovid (1993)
Birds and Flowers: Poems (1994)
Tuppeny Stung: Autobiographical Chapters (1994)
The Ghost Orchid (1996)
Ship of the Wind (1997)
Broken Dishes (1998)
Selected Poems (1998)
The Weather in Japan (2000)
Snow Water (2004)
Collected Poems (2006)
A Hundred Doors (2011)
in memoria di Seamus Heaney
I
T’ho mandato un bacio attraverso il palco
quando abbiamo letto poesie a Lisdoonvarna
a due settimane dalla tua morte. Nei loro mascheroni
di paglia infine spuntarono gli Armagh Rhymers.
II
Nel mezzo di un campo a Mourne in piedi
fianco a fianco e guardando dritto in avanti
abbiamo pisciato contro un torno di muro in pietra,
frangivento di Saint Patrick, orinale della pioggia.
III
Nei nostri pellegrinaggi verso il nord
dentro la tua Volkswagen infangata intonavamo
i canti della Grande Guerra: Hush! Here comes a whizz-bang!
We’re here because we’re here because we’re…
IV
Sbronzi dopo Room to Rhyme a Cushendall
varcammo a stento campi d’erica fino a Fair Head
e firmammo con la biro la maglia di Davy
per poi lanciarla al vento dalla scogliera.
V
Dopo la Bloody Sunday andammo in macchina
alla marcia di Newry – posti di blocco, deviazioni –
tempo sufficiente a decidere, se una guardia armata
ci avesse chiesto: Di che religione siete?
VI
Quando Oisin Ferran fu arso vivo, tu
all’obitorio impotente piangevi e piangevi.
Risvégliati dal tuo fertile letto di terra:
baciami sulle labbra a Lisdoonvarna.
da “Angel Hill”, a cura di Paolo Febbraro, Elliot
CESSATE IL FUOCO
I
In mente il suo stesso padre, mosso al pianto.
Achille prese il vecchio re per mano e piano
lo scostò da sé, ma Priamo si raccolse ai suoi piedi
e pianse con lui, colmando la tenda di mestizia.
II
Preso il corpo di Ettore fra le sue braccia Achille
si assicurò che fosse lavato e rivestito intorno
delle armi, che Priamo lo potesse riportare a Ilio,
adorno come un dono, al primo sciccare del giorno.
III
Quand’ebbero mangiato insieme, fu loro grato
come agli amanti mirare l’un dell’laltro la bellezza,
Achille simile a un dio, Priamo nobile d’aspetto
e conversevole, lui che fra i singhiozzi aveva detto:
IV
«Piego le mie ginocchia, acconsento al destino
e bacio la mano che ha ucciso mio figlio.»
(Traduzione di Piero Boitani e Paolo Febbraro)
Cinquant’anni
Hai passeggiato con me un milione di volte
sul sentiero roccioso per Carrigskeewaum
fermandoti nell’insidia dei cerchi delle fate
a cogliere funghi per merende e poesia.
Hai indicato, per un guscio di lumaca
o la piuma di un chiurlo o il fodero vuoto
di un uovo di squalo la parola esatta, sillabe
e silenzi udibili sul filo ventoso dell’acqua.
Abbiamo seguito le orme della lontra verso Allaran
e atteso per ore sul nostro trono gelato,
per cinquant’anni, marito e moglie, contando
a voce bassa le beccacce e i piovanelli.
martedì 28 aprile 2026
#stranieri / OLIVER Mary (193 - 2019)
Mary Oliver (Maple Heights, 10 settembre 1935 – Hobe Sound, 17 gennaio 2019) è stata una poetessa statunitense. Ha vinto il National Book Award e il Premio Pulitzer. Il New York Times l'ha descritta come "di gran lunga, la poetessa di questo paese che ha venduto di più".
Da ragazza visse per un breve periodo nella casa della deceduta Edna St. Vincente Millay, dove aiutò la sorella di costei, Norma, nel riordino e nella conservazione delle carte di famiglia. Negli anni cinquanta ha frequentato sia l'Ohio State University che il Vassar College, ma senza conseguirvi diplomi. Ha abitato a Provincetown, Massachusetts, per più di quarant'anni. La sua partner, Molly Malone Cook, le ha fatto da agente letterario per tutta la vita.
Intensa e gioiosa osservatrice del mondo naturale, Mary Oliver viene spesso paragonata a Walt Whitman e Henry David Thoreau. Le sue poesie sono ricche di immagini quotidiane provenienti dalle paludi vicino a casa sua a Provincetown: pivieri, serpenti d'acqua, le fasi della luna e le megattere, sono gli elementi maggiormente rappresentati. Maxine Kumin chiama la Oliver "una pattugliatrice delle paludi" allo stesso modo in cui Thoreau era un esploratore delle "bufere di neve" e "una infaticabile guida al mondo naturale". La sua opera, infatti, rappresenta uno dei punti più elevati della poesia consacrata alla natura. Coi suoi lavori ha aperto molte strade per la presa di coscienza della crisi ambientale. Oliver usa uno stile linguistico semplice e chiaro per far condividere ai lettori il suo amore per gli altri esseri viventi. La sua casa è la "Grande Madre" terra che onora nelle sue poesie.
Premi
Oliver ha ricevuto numerosi premi per la sua opera tra i quali il Lannan Literary Award per la poesia nel 1998, il National Book Award for Poetry nel 1992 per la sua raccolta New and Selected Poems, il Premio Pulitzer per la poesia nel 1984 per la raccolta American Primitive, il Guggenheim Foundation Fellowship nel 1980, e il Shelley Memorial Award nel 1969-70) della "Poetry Society of America".
Opere
No Voyage, and Other Poems (1963, prima edizione; 1965, (edizione ampliata)
The River Styx, Ohio, and Other Poems (1972)
The Night Traveler (1978)
Twelve Moons (1978)
Sleeping in the Forest (1979)
American Primitive (1983)
Dream Work (1986)
Provincetown (1987, edizione limitata con incisioni in legno di Barnard Taylor)
House of Light (1990)
New and Selected Poems (1992)
A Poetry Handbook (1994)
White Pine: Poems and Prose Poems (1994)
Blue Pastures (1995)
West Wind: Poems and Prose Poems (1997)
Rules for the Dance: A Handbook for Writing and Reading Metrical Verse (1998)
Winter Hours: Prose, Prose Poems, and Poems (1999)
The Leaf and the Cloud (2000, poema in prosa)
What Do We Know (2002)
Owls and Other Fantasies: poems and essays (2003)
Why I Wake Early: New Poems (2004)
Blue Iris: Poems and Essays (2004)
Long Life: Essays and Other Writings (2004)
New and Selected Poems, volume two (2005)
At Blackwater Pond: Mary Oliver Reads Mary Oliver (2006, audio cd)
Thirst: Poems (2006)
Our World (2007) con fotografie realizzate da Molly Malone Cook
Dichiara pace
Dichiara pace con il tuo
respiro.
Inspira uomini d’arme e d’attrito, espira edifici
interi e stormi di merli dalle ali rosse.
Inspira terroristi ed
espira bambini che dormono e campi appena falciati.
Inspira
confusione ed espira alberi di acero.
Inspira quanto è caduto ed
espira amicizie di tutta una vita ancora intatte.
Dichiara pace
con il tuo ascolto: quando senti sirene, prega ad alta voce.
Ricorda
quali sono i tuoi strumenti: semi di fiori, spilli da vestiti, fiumi
puliti.
Prepara una minestra.
Fai musica, impara come si dice
grazie in tre lingue diverse.
Impara a fare la maglia, e fai un
cappello.
Pensa al caos come mirtilli che danzano,
immagina il
dolore come l’espirazione della bellezza o il gesto del
pesce.
Nuota per andare dall’altra parte.
Dichiara pace.
Il
mondo non è mai apparso così nuovo e prezioso.
Bevi una tazza di
tè e rallegrati.
Agisci come se l’armistizio fosse già
arrivato.
Non aspettare un altro minuto.
***
Le oche selvatiche
Non devi essere buono.
Non devi
camminare sulle ginocchia
Per centinaia di miglia nel deserto, per
espiare.
Devi solo lasciare che il delicato animale del tuo
corpo
ami ciò che ama.
Parlami della disperazione, la tua, e
io ti parlerò della mia.
Intanto il mondo va avanti.
Intanto
il sole e le luminose perle di pioggia
Si stanno spostando
attraverso il paesaggio,
sopra le praterie e gli alberi
profondi,
le montagne e i fiumi.
Intanto le oche selvatiche,
alte nella pulita aria blu,
di nuovo si stanno dirigendo verso
casa.
Chiunque tu sia, non importa quanto solo ti senta,
il
mondo si offre alla tua immaginazione,
ti chiama come le oche
selvatiche, stridenti ed eccitanti –
annunciando ripetutamente
il tuo posto
nella famiglia delle cose.
***
Il viaggio
Un giorno, finalmente, hai capito
quel
che dovevi fare, e hai cominciato,
anche se le voci intorno a
te
continuavano a gridare
i loro cattivi consigli-
anche se
la casa intera
si era messa a tremare
e sentivi le vecchie
catene
tirarti le caviglie.
“Sistema la mia vita!”,
gridava
ogni voce.
Ma non ti fermasti.
Sapevi quel che andava
fatto,
anche se il vento frugava
con le sue dita rigide
giù
fino alle fondamenta, anche se la loro malinconia
era
terribile.
Era già piuttosto tardi,
una notte tempestosa,
la
strada era piena di sassi e rami spezzati.
Ma poco a poco,
mentre
ti lasciavi alle spalle le loro voci,
le stelle si sono messe a
brillare
attraverso gli strati di nubi
e poi c’era una nuova
voce
che pian piano
hai riconosciuto come la tua,
che ti
teneva compagnia
mentre procedevi a grandi passi,
sempre più
nel mondo,
determinata a fare
l’unica cosa che potevi
fare
determinata a salvare
l’unica vita che potevi salvare.
domenica 26 aprile 2026
#stranieri / DOTY Mark (1953 - viv.)
Mark Doty (Maryville, 10 agosto 1953) è un poeta statunitense.
Figlio di Lawrence e Ruth Doty, Mark Doty è nato a Maryville e ha conseguito la laurea triennale alla Drake University e la magistrale al Goddard College.
Nel 1987 ha pubblicato la sua prima raccolta poetica, Turtle, Swan, seguita quattro anni più tardi da Bethlehem in Broad Daylight. In questo periodo la poesia di Doty affrontava numerose tematiche legate alla crisi dell'AIDS con componimenti sia di carattere elegiaco ed introspettivo, che con poesie di denuncia sociale contro l'omofobia imperante e l'incapacità dell'amministrazione Raegan di fronteggiare l'epidemia.
Dopo che anche il compagno Wally Roberts contrasse l'HIV nel 1989, Doty ha scritto la sua opera più celebre, My Alexandria, una riflessione poetica incentrata sui temi della perdita, della mortalità e del lutto. L'opera è valsa a Doty il National Book Critics Circle Award e il T.S. Eliot Prize, diventando così il primo scrittore statunitense a vincere il più importante riconoscimento poetico britannico.
Nei vent'anni successivi Doty ha pubblicato un'altra decine di raccolte di poesie, tra cui Altantis (1995), School of the Arts (2005) e Fire to Fire (2008), che gli è valso il National Book Award per la poesia. È inoltre l'autore di quattro libri di memorie: Heaven's Coast (1996), Firebird: A Memoirs (1999), Dog Years (2007) e What is the Grass: Walt Whitman in My Life (2020).
All'attività poetica Doty ha affiancato anche quella accademica e ha insegnato poesia e scrittura creativa in diversi atenei statunitensi, tra cui Princeton, l'Università dell'Iowa, la Columbia, l'Università Cornell e la New York University. È stato inoltre giudice di importante premi letterari, tra cui il Griffin Poetry Prize nel 2013.
È stato sposato con lo scrittore Paul Lisicky dal 2008 al 2013 e, dopo il divorzio, si è risposato con Alexander Hadel nel 2015.
Opere di Poesia
Turtle, swan, David R. Godine, 1987
Bethlehem in Broad Daylight, David R. Godine, 1991
My Alexandria: Poems, University of Illinois Press, 1993
Atlantis, Harper Collins, 1995
Sweet Machine, Harper Flamingo, 1998
Murano: Poem, Getty Publications, 2000
Source, Harper Collins, 2001
Fire to Fire: New and Selected Poems, Harper Collins, 2008
Theories and Apparitions, Jonathan Cape, 2008
Paragon Park, David R. Godine, 2012
A Swarm, A Flock, A Host. Prestel, 2013
Deep Lane: Poems, W. W. Norton & Company, 2015
In palestra
Questa macchia di sale
segna il
punto in cui gli uomini
poggiano la testa,
il dorso sulla
panca,
e non sollevano qualcosa
di
necessario
ma un peso che stavolta
hanno scelto: più
ripetizioni,
più peso, la spinta verso l’alto
che
lascia, complessivamente,
la traccia di dove siamo stati:
come
impressa sul sudario, in negativo,
stampata sul vinile
su cui spingiamo
qualcosa
di irremovibile verso il cielo,
guadagnando un certo
potere
almeno sulla carne,
che pungola di
desiderio
e terrorizza con la sua fragilità.
E chi può dire
chi
sia stato ad aggiungere questo calore
al bagliore
del nostro intento, qui dove
ci facciamo artefici
di noi stessi:
qualcosa di difficile
da sollevare, distendendo o piegando le
braccia,
potere sulla bellezza,
potere su potere.
Anche se
c’è qualcosa di più
sensibile, sotto la nostra vanità,
la
volontà di diventare oggetti
del desiderio: sudiamo sul telo
il
segno della nostra presenza.
Come un alone
lasciato dai vivi.
Il proprietario della notte
interroga chiunque percorra
questo
sentiero oscuro, quest'ora
non riservata a te: chi
devi entrarci?
La testa di
Orione
sopra la strada, cintura di gioielli
luce selce delle stelle
per
alimentare due occhi che guardano
dall'alto:
fari al contrario,
poiché la luce
si riversa verso
il suo appetito
finché non vola con la sua sagoma
silenziosa
tra il nostro tetto e le stelle,
sopra questa porta
e tutte le porte
nascosti nell'erba:
arvicole
sognanti,
provincia di lucciola,
vespe nel palazzo
che hanno scavato
sotto la collina.
La talpa appoggia il viso sulle mani aperte.
Appollaiati, sbatti le palpebre.
Poni
la domanda della sera
agli insonni
mentre la luna, se c'è,
sparge
isole
su un campo d'inchiostro. Chi
mappa questo? Il proprietario
della
notte guarda in basso
allo specchio e ammette le ore
prima che le volte superiori
inizino
ad alleggerirsi e a ritirarsi.
Hai sentito cosa ho detto,
Un volto guarda giù dalla notte?
Chi
mi ha sentito? Chi
legge questa pagina, chi la scrive?
Brian, sette anni
Grata per la visita
alla
farmacia,
la classe di prima elementare
ha disegnato questi
quadri,
ogni autoritratto è attaccato
al vetro della
finestra,
i volti sono rivolti verso la strada,
rotondi e
disponibili,
con linee parallele al posto dei capelli.
Questa mi piace di più: Brian,
il
cui nome attenuato
riempie un quarto dell'inquadratura,
disteso
accanto a gambe impossibili
che scendono dalla sfera
del suo
torso, due lunghe braccia
che spuntano da quella stessa
sfera
centrale. Respira qui,
sulla sua pagina. Non è l'abilità
manuale
a dare vita a questa figura;
Brian disegna solo palline
e linee,
con tratti di pastello tremolanti.
Perché alcuni
segni
sembrano vibrare di vita,
possedere una
parte
dell'energia nervosa
della mano del loro creatore?
Quella grande curva di un
sorriso
arriva quasi fino al bordo
del suo viso; tiene in
mano
un gelato imponente,
sfere marroni che barcollano
sul
loro cono,
un regalo della fontana di soda
lungo la sua metà
,
come se fosse la bandiera
del suo paese, tenuto in alto
dalla
linea nera e disadorna
del suo braccio. Un sostegno così nudo
per
così tanta gioia! Ragazzo ingenuo,
ha trovato un sistema di
bellezza:
ci mostra il piacere
e ciò a cui il piacere
resiste.
Il gelato è delizioso.
È fragile di fronte al suo
implacabile standard.
venerdì 24 aprile 2026
#stranieri / TRETHEWEY Natasha (1966 - viv.)
Natasha Trethewey (Gulfport, 26 aprile 1966) è una poetessa statunitense.
Natasha Trethewey nacque in Mississipi, figlia del canadese Eric Trethewey e dell'afroamericana Gwendolyn Ann Turnbough; la coppia era originaria dell'Ohio, ma dovette trasferirsi in Mississippi dato che nel loro Stato d'origine i matrimoni interrazziali erano illegali I genitori divorziarono quando Natasha aveva sei anni e tredici anni dopo la madre Gwendolyn Ann Turnbough fu uccisa dal suo ex secondo marito poco dopo il divorzio.
La Trethewey studiò letteratura inglese all'Università della Georgia, scrittura creativa all'Hollins University e poesia all'Università del Massachusetts. Tra il 2000 e il 2018 ha pubblicato sei raccolte di poesia – incluso il romanzo epistolare in versi Bellocq's Ophelia – e per la sua opera Native Guard ha vinto il Premio Pulitzer per la poesia nel 2007. Tra il 2012 e il 2013 ha mantenuto la carica di poeta laureato degli Stati Uniti.
È sposata con lo storico Brett Gadsden.
Opere di Poesia
Domestic Work, 2000
Bellocq's Ophelia, 2002
Native Guard, 2006
Beyond Katrina: A Meditation on the Mississippi, 2010
Thrall, 2012
Monument: Poems New and Selected, 2018
La Ofelia di Bellocq
da una fotografia. /912 circa
Nel dipinto di Millais, Ofelia muore a faccia in su
occhi e bocca spalancati come se stesse pronunciando
le sue ultime parole o esalando l'ultimo respiro, fiori e canneti
spuntano dallo stagno, e fluttuano sulla superficie
attorno a lei. La giovane donna che posò
giacque immersa in una vasca per ore, tremando,
raffreddandosi, forse immaginando pesci
intrappolati nei suoi capelli o che mangiucchiavano un neo scuro
comparso sulla sua bianca pelle. L'ultimo sguardo di Ofelia
e' rivolto al cielo, con le mani ripiegate verso l'alto
come se avesse appena detto, Prendimi.
Penso a lei quando guardo le foto di Bellocq -
una donna messa in posa su un divano di vimini, con i capelli
sparsi attorno. Attorno a lei, fiori -
sul cuscino, sul folto tappeto. Persino
i difetti di questa vecchia fotografia risplendono
come gigli d'acqua da una parte all'altra della coscia.
Quanto tempo ha resistito là dentro, quest'altra
Ofelia, abitante senza nome di Storyville,
nuda, i suoi capezzoli esposti, turgidi dal freddo.
La piccola collina del suo ventre, i peli chiari
del pube - queste cose - il suo corpo
lì per essere colto. Ma nel suo volto, una sfida.
Fissando la macchina fotografica, sembra cogliere
ogni movimento delle sue esili membra
e trattenerlo in quegli occhi dalle palpebre pesanti.
Il suo corpo afflosciato come quello di Ofelia morta,
le sue labbra in posa nell' atto di aprirsi, per parlare.
Marzo 1911
Mi turba pensare che son fatta
per questo lavoro - spettacolo e feticcio-
una pallida odalisca. Ma poi ricordo
la mia istruzione di un tempo -l'infanzia - come
mia madre m'insegnava a fare l'inchino e a starmene
immobile per compiacere un uomo bianco, mio padre.
Per lui imparai a modellare i miei gesti,
provavo nuove espressioni sul mio volto plasmabile.
Poi, presi l'arsenico - ingoiai delle pillole
per mantenermi chiara, bianca scolorita come la pietra.
Più bianca ancora, sono la silhouette rovesciata
sullo sfondo nero dove poso, ora,
per le fotografie, di un uomo di nome Bellocq.
Viene spesso, paga il tempo che gli serve per guardare
attraverso il suo obiettivo. Sembra che io possa star seduta per ore,
e sopportare quell'occhio distante che sposta su di me,
perdermi in fantasticherie, in cui per lo più penso
a te: a come fossi una bambola nelle tue mani
mentre mi spazzolavi e lisciavi i capelli, meravigliandomi
di come i denti del pettine - le tue dita - potessero infilarsi
come se stessero setacciando la farina bianca. Anche allora,
potevo perdermi, il mio viso - ogni gesto - si spostava
mentre sedevo davanti a te per riflettere il tuo, ben lavato
e splendente d'istruzione, le mie sopracciglia s'inarcavano,
soffermandosi su ogni cosa nuova che insegnavi. Lì
a scuola, potevo dimenticare l'altra mia vita fatta di lavoro:
il bucato, i ferri da stiro e le lenzuola umide, l'esplosione
del vapore davanti al viso; o la stagione del raccolto,
ingobbita sui campi - un mare di cotone,
bianco come l'oblio - dove sprofondavo
e svanivo. Ora sono davanti alla macchina fotografica,
aspetto che la fotografia mi mostri chi sono.
Ottobre 1911
Proprio l'altro giorno, mi sono immaginata
come una donna di società, come te,
con vestiti rispettabili da passeggio -
un nastro nuovo sul mio cappello di paglia bianco,
la mia giacca di lino bianco lavata
e stirata, un modesto pezzetto di percalle
sul colletto. Così agghindata, mi avventurai fuori,
oltre i confini del quartiere,
per fare la mia parte di buone azioni, recar
visita al sanatorio ad una sorella ammalata,
il suo corpo invaso dallo spettro invisibile
del nostro lavoro. Bellocq mi ha incontrata qui,
ha sistemato la sua macchina di fronte a questa scena:
una donna in piedi in mezzo ali 'inquadratura,
e distante sulla destra, a malapena nell'immagine,
ciò che potrebbe diventare - quella malata
che donne, la tenda dell' ospedale tirata indietro,
solo a mostrarne il volto, scollegato
dal corpo che ha cominciato a perdere.
Sulla sinistra, vestaglie vuote appese
alla porta. E oltre quella porta,
ciò che non si può vedere.
Più tardi, finita la visita,
camminai fuori nella luce del luminoso pomeriggio, il sole
pungente, che erode ogni cosa - il mio viso
il viso che un uomo ha riconosciuto.
(E qui esito a dirtelo -) fui scortata
alla stazione di polizia, colpevole di essere
dove non mi era permesso stare, una donna
notoriamente abbandonata alla dissolutezza.
Lì, ho posato per un altro obiettivo, ho sopportato
indecenze che non posso descrivere.
Non vedrai quelle fotografie -
il belletto imbrattato sul mio viso,
i capelli sciolti e scompigliati - un doppio
la cui faccia aborrisco ma che devo affrontare.
Ora so che se scegliamo di conservare
una parte di quel che ci siamo lasciati alle spalle,
dobbiamo prendere il tutto, tenere ogni momento
in alto sotto la luce come in una fotografia -
questa foto che ti mando del mio buon lavoro,
un ritratto modesto per mia madre,
che è pure la mia rozza immagine in un file di polizia.
IL SITO E' IN MANUTENZIONE. TORNERA' ON LINE APPENA POSSIBILE (se volete, lasciate un commento)
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Ferruccio Benzoni (Cesenatico, 18 febbraio 1949 – Cesena, 16 giugno 1997) è stato un poeta italiano. Ferruccio Benzoni nasce a Cesenatico ...
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