lunedì 6 aprile 2026

#stranieri / LEVINE Philip (1928 - 2015)

 

Philip Levine 
(Detroit, 10 giugno 1928 – Fresno, 14 febbraio 2015) è stato un poeta statunitense.
Philip Levine nacque in una famiglia ebrea a Detroit. Dopo la laurea alla Wayne State University nel 1950 iniziò a lavorare nelle industrie di Chevrolet e Cadillac.
Tra il 1963 e il 2016 pubblicò oltre una ventina di raccolte poetiche e due volumi di traduzioni delle opera di Gloria Fuertes e Jaime Sabines.
Per la sua raccolta Ashes: Poems New and Old vinse il National Book Award e il National Book Critics Circle Award. Nel 1991 vinse il suo secondo National Book Award per What Work Is, mentre nel 1995 vinse il Premio Pulitzer per la poesia per The Simple Truth. Nel 2011 fu il poeta laureato degli Stati Uniti.
Fu sposato con Patty Kanterman dal 1951 al 1953 e con Frances J. Artley dal 1954 alla morte.

Una storia

Chiunque ama una storia. Cominciamo con una casa.
La possiamo riempire di stanze ordinate e riempire le [stanze
di cose – tavoli, sedie, madie, cassetti
chiusi a celare minuscoli lettini dove i bambini un tempo [dormivano
o grandi cassetti aperti in uno sbadiglio a rivelare
indumenti piegati con cura lavati fino alla consunzione,
mai indossati, stantii nell’attesa di essere logorati.
Ci dovrà essere una cucina, e la cucina
dovrà avere una stufa, forse una di ferro, grande
con un grosso tubo nero che svanisce nel soffitto
fino a raggiungere il cielo ed esalarvi odori e complicità.
Questo era il centro della vita di qualsiasi famiglia
si trovasse qui, questo e l’acquaio ingiallito
intorno allo scarico dove l’acqua, sporca o pulita,
scorreva senza spiegazione, un po’ come il punto
di tutto questo, la storia che abbiamo promesso e ancora [potremmo riuscire a raccontare.
Non fraintendiamo, qui c’era una famiglia. Vedete
il sentiero scavato nel linoleum dove il legno,
grigio, di pino certamente, si intravede.
Il padre se ne stava lì, in piedi nel mezzo della propria vita
a invocare un cielo che immaginava certo in ascolto
sopra il tetto. E quando nessuno rispondeva
si può ancora vedere il punto in cui il tallone premeva [ancora
e ancora, anche se gli era stato insegnato
a non chiedere mai. Non che la vita fosse troppo crudele;
avevano per prima cosa acqua di pozzo da pompare,
una stufa che scaldava, una madre presso l’acquaio
tutto il giorno intenta a osservare nostalgica
il punto in cui la foresta una volta raccoglieva i versi
di orsi appena nati – anch’essi una famiglia – e canti
di uccelli fuggiti tanto tempo fa quando il fitto del bosco si [era arreso
un albero alla volta, all’arrivo dei taglialegna
coi loro thermos di caffè bollente. Il punto logoro del [davanzale
é quello su cui Mamma appoggiava la testa quando nessuno la vedeva,
quei due orli macchiati erano punti d’appoggio per le [mani
su cui lei contava; non l’hanno mai tradita.
Dov’è adesso? Pensi di avere diritto
a sapere tutto? Figli abbastanza piccoli
da stare in una madia, abbastanza grandi da avere stanze
tutte per sé e poi abbandonarle, il padre
con la destra alzata contro il cielo?
Se sono domande troppo personali, allora dicci,
dove sono i boschi? Devono esserci stati,
l’intero continente era coperto d’alberi.
L’abbiamo letto tutti a scuola e lo davamo per vero.
Eppure tutto ciò che vediamo sono case, file e file
di case fin dove arriva lo sguardo, e dove lo sguardo [svanisce
nel nulla, nel mondo nuovo che nessuno ha visto,
ci dev’essere più che polvere, particelle portate dal vento
di terra ardente, la terra che abbiamo perduto, e niente altro.

*

Suite di Dearborn

1

Di mezza età, sommamente annoiato
dalla propria moglie, un lavoro che odia,
in preda all’insonnia, si alza
dal letto e gira per la sua magione
in vestaglia e ciabatte, chiedendosi
se questo è proprio tutto ciò
che occorre per diventare Henry Ford,
l’uomo che ha creato
il mondo moderno. I cieli
sopra la grande fabbrica sul Rouge
sono neri di fuliggine, senza stelle,
il mondo intero . senza stelle adesso, tutto
perch. . stato lui a renderlo
a sua immagine, gratificazione non da poco.

2

Lunedì arriva come di dovere, con una pallida
luna che affonda dietro gli olmi.
Ci dicevano che un’alba nuova
era in arrivo, magari trattenuta
dal traffico sul Grand Boulevard
o da Henry, il signore di Dearborn
che disdegna di condividere la luce
con i non illuminati tra di noi.
Questo accadeva sessant’anni fa.
Il giorno arrivò, un sole debole
e tuttavia reale,
la sua luce torbida a inondare
muri, finestre, palpebre mentre
la buona vecchia luna si abbandonava al sonno.

3

Da ragazzo conoscevo questi campi
colmi di phlox selvatica ad aprile,
in cui di notte la volpe dalla coda rossa
arrivava a cacciare e l’assiolo
solcava l’aria in un improvviso balzo
assassino. Amavo quel mondo
coi suoi piccoli boschi a trattenere
la propria oscurità e i laghi fermi,
limpidi come ghiaccio, che trattenevano le stelle
ogni notte fino all’aprirsi dell’alba
su lotti di terra picchettati,
identificati e nominati, fienili e stalle,
case bianche dagli occhi serrati
contro l’intrusione di sguardi altrui.

4

L’inferno è qui in fonderia
dove le presse giganti stampano
parti di carrozzeria e l’odore
della pelle che brucia ci si insinua
nei capelli e sotto le unghie.
Il vecchio, Re Henry, timbra
il turno di notte assieme a noi,
i suoi amati negri ed ebreucci,
per lavorare fino a quando le finestre frantumate
ingrigiranno. C’è una giustizia
dopotutto, c’è un inno luminoso
per l’occasione, qualcosa
di triste e familiare, con parole che noi tutti
cantiamo, come Time on My Hands.

traduzione di Giuseppe Strazzeri (Mondadori, 2015)

*

Detroit, una fabbrica abbandonata

I cancelli incatenati, la recinzione di filo spinato è lì
come un’autorità di metallo contro la neve
e questo grigio monumento al senso comune
resiste alle stagioni. Ancora carica questa recinzione
delle paure di sciopero, di protesta, di uomini uniti
e della lenta corrosione delle loro menti.

Al di là, attraverso le finestre rotte, si vede
dove le grandi presse si sono fermate fra un colpo e l’altro
e così, sospese nell’aria, restano prese
al margine certo dell’eternità.
Le ruote di ghisa sono ferme; si contano i raggi
che il movimento sfuocava, i montanti che l’inerzia
combatteva,

e si calcola la perdita del potere del potere umano,
lento ed esperto, la perdita di anni,
il graduale declino della dignità.
Uomini vivevano in queste fonderie, ora dopo ora;
nulla di ciò che hanno forgiato è sopravvissuto agli
ingranaggi arrugginiti
che sarebbero potuti servire a macinare il loro elogio.

Traduzione di Claudio Bellinzona



sabato 4 aprile 2026

#stranieri / AMMONS Archibald Randolph (1926 - 2001)

 

Archibald Randolph Ammons 
(Whiteville, 18 febbraio 1926 – Ithaca, 25 febbraio 2001) è stato un poeta statunitense.
Nato a Whiteville il 18 febbraio 1926, durante la seconda guerra mondiale ha prestato servizio nella United States Navy e, terminato il conflitto, ha ottenuto un B.A. in biologia alla Wake Forest University di Winston-Salem e un M.A. in letteratura inglese all'Università della California - Berkeley.
Prima di dedicarsi interamente alla scrittura, ha lavorato come preside di una scuola elementare e dirigente di una società specializzata nella lavorazione del vetro.
Il suo esordio in letteratura è avvenuto nel 1955 con la raccolta di liriche Ommateum: With Doxology nelle quali, attraverso il verso libero, è presente quello che sarà uno dei temi ricorrenti nelle sue poesie, ovvero il rapporto dell'uomo con la natura, dovuto anche alla sua formazione scientifica.
Insegnante di poesia all'Università Cornell dal 1964 al 1998, è stato un autore prolifico e nel corso della sua carriera è stato insignito di numerosi riconoscimenti.
Ancora inedito in Italia, è morto a causa di un cancro nella sua abitazione di Ithaca il 25 febbraio 2001 all'età di 75 anni.

Raccolte di poesie
Ommateum: With Doxology (1955)
Expressions of Sea Level (1964)
Corsons Inlet (1965)
Tape for the Turn of the Year (1965)
Northfield Poems (1966)
Selected Poems (1968)
Uplands (1970)
Briefings: Poems Small and Easy (1971)
Collected Poems: 1951-1971 (1972)
Sphere: The Form of a Motion (1974)
Diversifications (1975)
Highgate Road (1977)
The Selected Poems: 1951-1977 (1977)
The Snow Poems (1977)
Selected Longer Poems (1980)
A Coast of Trees (1981)
Worldly Hopes (1982)
Lake Effect Country (1983)
The Selected Poems: Expanded Edition (1986)
Sumerian Vistas (1987)
The Really Short Poems (1991)
Garbage (1993)
The North Carolina Poems (1994)
Brink Road (1996)
Glare (1997)
Bosh and Flapdoodle (2005)
A. R. Ammons: Selected Poems (2006)

Un angelo storpio

Un angelo storpio ricurvo in una falce di dolore
piangeva in un lotto vuoto
Passando mi fermai
divertito dell’addolorarsi dell’immortalità
e dissi
Dev’essere sublime Il fumo usciva dalle orecchie dell’angelo
gli assali
di lente ruote del dolore
e sotto le palpebre bianche
si gonfiavano lacrime di luce violacea
Osservando l’agonia diffondersi in
un lutto informe
interposi un’arpa
L’atmosfera se ne appropriò entusiasta e l’angelo
pregando per le cose del tempo
lasciò cadere le dita e bruciò
le corde liriche causando meraviglia

Il dolore risuonò come un oceano si sollevò
in abiti splendenti
e il fuoco
erompendo sugli arti salendo
s’appiccò alle ali divaricate
in un turbine di ascesa Presi un arco e tirai trafiggendo
l’angelo a mezz’aria
tutto un miracolo di fuoco sospeso
alle travi del cielo

Traduzione di Paola Loreto

*

Così dissi Sono Ezra

E così dissi Sono Ezra
e il vento mi sferzò la gola
inseguendo i suoni della mia voce
Ascoltai il vento
passarmi sulla testa e nella notte
Rivolgendomi al mare dissi
Sono Ezra
ma non venivano echi dalle onde
Le parole erano ingoiate
dalla voce della spuma
oppure balzando sui frangenti
si perdevano nell’oceano
Nei campi sbiancati e rotti
mi avviai e staccandomi dal vento
che strappava pagine di sabbia
dalla spiaggia e le gettava
come brume marine sulle dune
oscillai come se il vento mi portasse via
e dissi
Sono Ezra
Come una parola troppo ripetuta
cade fuori dall’essere
così io Ezra uscii nella notte
come un refolo di sabbia
e caddi nell’avena ventata
che si aggrappa alle dune
di mari dimenticati 

Traduzione di Paola Loreto


giovedì 2 aprile 2026

#stranieri / BLY Robert (1926 - 2021)


Robert Elwood Bly
 (23 dicembre 1926 – 21 novembre 2021) è stato un poeta , scrittore , attivista e leader del Mythopoetic Men's Movement statunitense . Nacque nella contea di Lac Qui Parle, Minnesota .
La prima raccolta di poesie di Bly, Silence in the Snowy Fields, fu pubblicata nel 1962 e il suo stile semplice ebbe una notevole influenza sulle poesie americane dei successivi due decenni. L'anno seguente pubblicò " A Wrong Turning in American Poetry ", un saggio.
Nel 1966, Bly fu uno dei fondatori dell'American Writers Against the Vietnam War . Nel 1968, firmò l'impegno "Writers and Editors War Tax Protest", promettendo di rifiutare il pagamento delle tasse in segno di protesta contro la guerra. Quando vinse il National Book Award per The Light Around the Body, donò il premio in denaro alla Resistenza. Durante gli anni '70, pubblicò undici libri di poesie, saggi e traduzioni. Durante gli anni '80 pubblicò Loving a Woman in Two Worlds, The Wingéd Life: Selected Poems and Prose of Thoreau, The Man in the Black Coat Turns e A Little Book on the Human Shadow .
Tra le sue opere più famose c'è Iron John: A Book About Men , un bestseller internazionale tradotto in numerose lingue.
Bly è morto nella sua casa di Minneapolis , Minnesota, il 21 novembre 2021, all'età di 94 anni.

Raccolte poetiche
Talking into the Ear of a Donkey: Poems (W. W. Norton & Company, 2011)
Turkish Pears in August: Twenty-Four Ramages (Eastern Washington University, 2007)
The Urge to Travel Long Distances (Eastern Washington University Press, 2005)
My Sentence Was a Thousand Years of Joy (HarperCollins, 2005)
Surprised by Evening (RealNewMusic, 2005)
The Night Abraham Called to the Stars (HarperCollins, 2001)
Eating the Honey of Words: New and Selected Poems (1999)
Snowbanks North of the House (1999)
Morning Poems (1997)
Meditations on the Insatiable Soul (1994)
What Have I Ever Lost by Dying?: Collected Prose Poems (1992)
Loving a Woman in Two Worlds (1985)
Selected Poems (1986)
Mirabai Versions (1984)
The Man in the Black Coat Turns (1981)
This Tree Will Be Here for a Thousand Years (1979)
This Body is Made of Camphor and Gopherwood (1977)
Old Man Rubbing His Eyes (1974)
Jumping Out of Bed (1973)
Sleepers Joining Hands (1973)
The Light Around the Body (1967), col quale vinse il National Book Award
The Lion's Tail and Eyes (1962)
Silence in the Snowy Fields (1962)


NEVICATA NEL POMERIGGIO

I
L’erba è per metà coperta di neve.
È stata una di quelle nevicate che incominciano all’imbrunire,
e ora nelle casette dell’erba si va facendo buio.
II
Se tendessi le mani in giù, vicino alla terra,
potrei raccogliere manciate di oscurità!
Un’oscurità c’è sempre stata, e non l’abbiamo mai notata.
III
Sotto il peso della neve, gli steli del granturco si perdono in lontananza,
mentre il fienile si avvicina alla casa.
Il fienile si muove da sé nella burrasca che cresce.


IV

Il fienile è pieno di granoturco, e viene verso di noi ora,
come uno scafo sospinto dal vento sul mare in burrasca;
tutti i marinai sul ponte sono ciechi da molti anni.

.

POESIA IN TRE PARTI

I

Oh, una mattina presto mi sembra che vivrò per sempre!
Sono avvolto nella mia carne gioiosa
come l’erba nelle sue nuvole di verde.

II

Sorgendo dal letto dove ho sognato
lunghe cavalcate attraverso castelli e carboni ardenti,
il sole si posa felicemente sulle mie ginocchia:
ho sofferto e sono sopravvissuto alla notte,
bagnandomi nell’acqua scura, come ogni stelo d’erba.

III

Le forti foglie del sambuco,
tuffandosi nel vento, ci invitano a sparire
nelle regioni selvagge dell’universo,
dove sedendo ai piedi di una pianta
vivremo per sempre, come la polvere.

(da Silenzio nei campi di neve, 1962)


CHIAMATA E RISPOSTA

Ditemi perché in questi tempi non leviamo le voci
E diamo l’allarme per quanto sta accadendo. Avete notato
Il programma per l’Iraq lo stanno attuando
E la calotta glaciale se ne sta calando?
 
Mi dico: “E va bene, urla. A che serve
Essere adulto e non avere voce? Grida!
Vediamo chi risponde!   Facciamo chiamata e risposta!
 
Dovremo chiamare a voce forte per farci sentire
Dai nostri angeli duri d’orecchi e che si nascondono
Negli orci del silenzio colmati durante le nostre guerre.
 
Il consenso lo abbiamo dato a tante guerre e ora non sappiamo
Sfuggire al silenzio? Se non leviamo le nostre voci, lasciamo che
Gli Altri (che poi siamo noi) ci svaligino la casa.
 
Come mai i grandi banditori – Neruda,
Akhmatova, Thoreau, Frederick Douglass – li abbiamo ascoltati e
Ora invece siamo silenziosi come passeri tra i cespugli?
 
Tra i maestri c’è chi sostiene che la vita duri solo sette giorni.
A che giorno siamo? Siamo già a giovedì?
Affrettatevi, è il momento di urlare! Presto sarà domenica sera.
 
Traduzione di Pina Piccolo

martedì 31 marzo 2026

PELLICCIOLI Marco (1982 - viv.)

 

Marco Pelliccioli
 (Seriate, 25 novembre 1982) è un poeta e scrittore italiano.
Nato a Seriate, nella provincia di Bergamo, ha conseguito la laurea triennale in Lettere presso l'Università degli Studi di Bergamo e la laurea specialistica in Cinema e letteratura presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza".
Il suo esordio letterario è avvenuto nel 2014 con la raccolta C’è Nunzia in cortile, edita da LietoColle e premiata con il Premio Albero Andronico. Ad esse sono seguiti il romanzo A due passi dal treno (Ed. Eclissi), segnalato dal Premio Calvino, e le raccolte poetiche L’orfano (LietoColle-Pordenonelegge 2016, Premio Colline di Torino), L’inganno della superficie (Stampa2009, 2019, Cinquina finalista Premio Città di Acqui Terme), la plaquette Il sogno del pesce gatto (Stampa2009, 2023) e Nel concerto del tempo (Mondadori, Lo Specchio, 2024; secondo classificato Premio internazionale Gradiva, terzo classificato Concorso nazionale di Poesia e Narrativa “Guido Gozzano”, menzione speciale Premio letterario Camaiore - Francesco Belluomini, finalista Premio internazionale "Europa in versi" ). Le sue poesie sono state tradotte in diverse lingue, tra cui lo spagnolo, il greco moderno, il romeno, il tedesco, il francese e l'inglese.
Inoltre ha scritto racconti per ragazzi (editi da Gallucci, Einaudi, Sanoma) ed è presente in Giovane poesia italiana (Pordenonelegge 2020), tradotta in inglese, francese, spagnolo e tedesco. Collabora con quotidiani e riviste, per i quali scrive recensioni e articoli dedicati alle principali figure poetiche del Novecento italiano. A Milano, ha curato diverse iniziative culturali, come i corsi annuali di “Poesia italiana e straniera dal Novecento a oggi” per il Teatro Fontana e la rassegna “Nuove questioni di poesia” per la Casa della Cultura. Dall’autunno 2024 è direttore organizzativo della Casa della Poesia di Milano.

Poesia
C'è Nunzia in cortile, Como, Faloppio, LietoColle, 2014
L'orfano, Pordenone, LietoColle-Pordenonelegge, Collana Gialla, 2016
L'inganno della superficie, Azzate, Varese, Stampa2009, 2019
Il sogno del pesce gatto, Azzate, Varese, Stampa2009, 2023
Nel concerto del tempo, Milano, Mondadori, Collana Lo Specchio, 2024

L’orfano

Anche se ti nascondi, luna,
dietro la polvere, il manto
di cupole e binari, tu la conosci
la scomparsa via Perosa
la rauca solitudine delle orfane operaie
all’alba in filanda, di notte ai magazzini:
le cerate appiccicate come coperte
i secchi, d’orina e pioggia colmi.
E scovi orfano me, luna d’estate in ombra,
disperso tra detriti, cocci di memoria…
…nel casolare abbandonato
l’Angiolina, i figli: Wolly tredici anni,
Cristina una bambina, Nino al campo santo…

da L’orfano (LietoColle-Pordenonelegge 2016)


Nico

Nico sistema la frutta, le casse,
da poco hanno steso lenzuola
qualcuno brandelli strizzati nel gelo.
Per strada hanno aperto i cancelli
il vigile urbano evapora grappa
due nomadi slavi all’uscita del bar.
Corrono tutti a quest’ora
Nico pulisce, saluta, rincuora chi passa,
il cappello, i guanti, le lenti appannate,
il coltivatore che scarica a terra il fresco raccolto:
le bucce, le arance, i ciuffi arruffati,
le casse, i finocchi, l’uva, la terra:
“Questa è speciale, la vuoi assaggiare?”
e l’acino è in mano, sfregato su un panno,
un soffio, poi in bocca.
A volte mi chiedo cosa lo renda così reale,
forse suo padre appeso in cornice
o i settant’anni di questo negozio
forse il quartiere, ma se varchi la soglia
e senti l’orda dei forti sapori
la terra, la frutta, le casse,
comprendi che lui è quella terra
le mani, la faccia, le rughe
solchi e sentieri…

da L’orfano (LietoColle-Pordenonelegge 2016)


LA VITA CHE IGNORI

le foglie cadute sul prato
rilucono gialle, o roseoarancioni,
prima che il sole scompaia
nel vuoto; nascondono, sai,
la vita che ignori
mentre cammini di corsa al tuo treno
creature che, lente,
si amalgamano al passo della stagione
ne seguono il fiato, il battito, i giorni
senza scordare il vento che scuote
le chiuse persiane

i vivi mai morti, i morti non più.

da “Nel concerto del tempo”

domenica 29 marzo 2026

ALZIATI Cristina (1963 - viv.)

 

Cristina Alziati 
(Milano, 28 febbraio 1963) è una poetessa e traduttrice italiana.
Ha studiato filosofia all'Università Statale di Milano. Nel 1992 ha esordito in antologia con una silloge poetica presentata da Franco Fortini.
Pubblicata nella collana diretta da Romano Luperini per Manni Editori, la sua raccolta A compimento, in qualità di opera prima ed è giunta finalista al Viareggio. «È raro imbattersi in un poeta di cui, ad apertura di libro, si avverta la necessità», scrive il critico Massimo Raffaeli di questi versi di tensione morale e politica che, mediante una «scansione secca, prevalenza della sintassi sulla prosodia, vibrazioni che si danno per figure metonimiche e mai metaforiche» offrono una lucida meditazione su ferite, errori, orrori della contemporaneità. E del procedere di questa poesia, così nota Fortini: «A denti stretti, accettando lo stridore ultrasonico dell'eroicismo, senza nulla alle spalle se non eserciti di spettri, le parole sono politiche nel senso, oggi quasi smarrito, di una coincidenza fra passione della fede nell'invisibile e raziocinio del visibile».
Come non piangenti Marcos y Marcos, 2011, è la sua seconda raccolta poetica; Fabio Pusterla, che ne firma la quarta di copertina, così scrive: «La mia impressione è questa: siamo di fronte a un'autrice vera, [...] potente nell'espressione, capace di condensare in immagini lancinanti un pensiero di vasta portata, insieme lirico e, si potrebbe quasi dire, epico, poiché sa attraversare la soggettività individuale affilata da un'esperienza terribile [...] e aprirsi a uno sguardo sugli altri, sui sofferenti, sui minacciati, sui negati».
Suoi versi sono stati tradotti in francese a cura di Angèle Paoli e di Jean-Charles Vegliante. Cristina Alziati collabora con il Centro Studi Franco Fortini, contribuendo con articoli e interventi alla rivista online L'ospite ingrato.

Poesia

A compimento, prefazione di Luca Lenzini, Nota di Franco Fortini, San Cesareo di Lecce, Manni Editori, 2005 (Premio Pasolini Opera prima 2006)
Come non piangenti, quarta di copertina di Fabio Pusterla, Milano, Marcos y Marcos, 2011 (Premio Marazza e Premio Pozzale Luigi Russo 2012; Premio Stephen Dedalus 2013)
Quarantanove poesie e altri disturbi, Milano, Marcos y Marcos, 2023

 da Come non piangenti (Marcos y Marcos 2013)

Come vuoi che racconti dei mesi
di quello strano straordinario inverno
di gemme anche quassù, e sole
fra i rami nel dicembre, quando il manto
di neve ero io, io la corteccia glabra
lo scricchiolio del gelo nelle ossa – per quale
voce straordinaria dirti l’inverno,
quando l’inverno ero io?

*

da Quarantanove poesie ed altri disturbi (Marcos y Marcos 2023)

Avvertenza

I favolosi nuvoli e i germogli
e i rovi esistono, e l’insensata
chiarità dell’albero e la mia grande
stanza. Tutto questo esiste.
Alla mia porta invece
non ha mai bussato nessuno
la piccola folla è soltanto
una misera carta appesa a un vetro
l’annuncio di una guerra
le ombre appiccicate ai muri
i droni-insetto, l’aria bruciata
gli annegati, il deserto
sono solo finzione.
Finzione il rovescio del cielo.

***

Autoritratto

Lungo tutto l’inverno
ho spezzato i rami all’alloro
ho reciso i nudi steli della rosa
divelto fra le crepe dell’argilla
ogni verzura. Ma durano radici
sotto terra, e mostruosi a febbraio
spaccano il suolo germogli.
Io ora ho sonno per sempre.
Dunque alzati, Lazzaro, per un’ultima volta.
Per un’ultima volta sparisci.



#stranieri / LEVINE Philip (1928 - 2015)

  Philip Levine  (Detroit, 10 giugno 1928 – Fresno, 14 febbraio 2015) è stato un poeta statunitense. Philip Levine nacque in una famiglia eb...