mercoledì 25 febbraio 2026

DOPLICHER Fabio (1938 - 2003)

 

Fabio Doplicher
 (Trieste, 11 settembre 1938 – Torino, 18 settembre 2003) è stato un poeta, scrittore e drammaturgo italiano.
Trasferitosi a Roma nel 1954 dopo la morte del padre, vi ha vissuto fino al 2001, anno in cui si trasferì a Torino con la moglie, la poetessa Valeria Rossella.
Per molti anni animatore culturale, ha curato cicli di letture poetiche e convegni, la serie di manifestazioni Poesia della Metamorfosi e le relative antologie (Poesia della metamorfosi, 1984; Il pensiero, il corpo, insieme a Umberto Piersanti, 1986; Antologia europea, 1991) presso l'omonimo Centro Internazionale di Fano (attivo principalmente fra il 1982 e il 1984), alla cui fondazione ha contribuito con manifesti e programmi.
Con il Circuito Teatro e Musica ha realizzato per tre anni Il teatro dei poeti a Roma, curandone la relativa antologia (1987).
Ha fondato e diretto la rivista Stilb (1981-1983).
Ha curato, come poeta e critico, numerosi cicli sulla poesia su Radiouno in collaborazione con Mario Mattia Giorgetti (oltre 150 trasmissioni), fra il 1985 e il 1992: Poeti al microfono, La poesia nel mondo, Il mondo dei poeti, M'illumino d'immenso, Voci dal silenzio, Incontri con la poesia.
Ha pubblicato saggi critici e recensioni su numerosi giornali e riviste italiani e stranieri. È stato per sedici anni il critico della rivista teatrale Sipario'.
Le sue poesie sono state tradotte in una quindicina di lingue.
Una serie di pregevoli racconti, quasi tutti di argomento triestino e il cui nucleo originario suscitò l'interesse del noto critico Bobi Bazlen, è uscita sulla rivista Alla bottega negli anni fra il 1968 e il 1976.
Di lui Raffaele Crovi ha scritto: “Poeta colto, sensitivo, di intonazione profonda, (all’apparenza controllata, in realtà vertiginosa) e di grande vibrazione intellettuale ed esistenziale, Fabio Doplicher ci offre una straordinaria rappresentazione polifonica di un tempo, il nostro, dove crisi individuali e crisi collettive creano proiezioni visionarie”.
La dimensione corale della poesia doplicheriana è sottolineata da Ernestina Pellegrini: “Il poeta parla molto poco di se stesso e con grande pudore, rinuncia alla prima persona elegiaca, agli accenti individualistici, e fa della sua poesia lo spazio di una moltitudine”, mentre Umberto Piersanti ne evidenzia la concretezza visionaria: “Una poesia densa di “cose”: vicende anche, ma ancora di più riflessioni e percezioni. Eppure quella di Doplicher non è mai un’astratta poesia di pensiero. Anzi, si presenta come magmatica ed incandescente: il passato e il presente, la desolazione e la denuncia (mai del resto facile ed ideologica) s’incontrano con gli spazi lirici e il respiro del paesaggio.”

Opere
Poesia
Il girochiuso (Trevi, Roma, 1970)
La stanza del ghiaccio (De Luca, Roma, 1971)
I giorni dell'esilio (Lacaita, Manduria, 1975)
La notte degli attori (Carte Segrete, Roma, 1980)
La rappresentazione (Quaderni di Stilb, Roma, 1984). Premio Montale.
Curvano echi dentro l'universo (Vinelli, Foggia, 1985)
Memoria di pietra (cartella d'arte con tre xilografie di Luigi Spacal, Edizioni dell'Arancio, San Benedetto del Tronto, 1988)
I sonetti di Kiev (120 copie con incisione originale di Luciana Nespeca), Stamperia dell'Arancio, San Benedetto del Tronto, 1989
L'edera a Villa Pamphili (con 6 acqueforti di Sandro Stenico), El Bagatt, Bergamo, 1989. Introduzione di Vincenzo Guarracino.
Esercizi con la mia ombra, Caramanica, Marina di Minturno, 1995. Introduzione di Dante Della Terza.
Compleanno del millennio, Nino Aragno Editore, Torino, 2001. Postfazione di Alberto Bertoni. Premio San Pellegrino.
El sburto, Circolo Culturale di Meduno, 2003. Introduzione di Giovanni Tesio.
Viagiar a casa mia, Caramanica, Marina di Minturno, 2005 (post.)
Poesie di Roma, Archinto, Milano, 2010 (post.)
El putel orbo, Il Ramo d'Oro Editore, Trieste, 2010 (post.). Prefazione di Elvio Guagnini.


da Viagiar a casa mia

El dialeto
[…]
E le venderigole del mercà de Bariera
Vecia, vosete e vosaze de drio dei
muci de rave de radisi de erbete de
radicio, e i omini sora el ponte de
l’Arsenal cole gamel indove i tociava
tochi de pan e el babezar per le boteghe
de Piaza Garibaldi e la vecia in zima
a via Molin a Vento, che la vendeva
zornai drento la su’ cheba e a scola
un futizar nei banchi de legnaz, cola
tola che se sburtava in zo
per sentarse sora e grosi tresi
piturai de un verdaz scuro e onto,
tenero per scavarghe parolaze
e el buso pal inciostro negro.
Me acorzo che go drento tute ste vosi,
persin cole parole che no go avesto
voja de scoltar: ti, vose mia, indove
ti stavi? Go squasi paura de vardar, de
ciamar nel svodo, un sufiar de erbe
morte, e alora zerco ti, mio dialeto e fià,
e me par che de tuto, mato triestin
in viagio, solo sto ciamar me resti.

Il dialetto. – […] / E le fruttivendole del mercato di Barriera / Vecchia, vocine e voci sgraziate dietro i mucchi / di rape di radici amare di barbabietole di radicchio, / e gli uomini sul ponte dell’Arsenale / con le gamelle dove inzuppavano / pezzi di pane e il cicalare nelle botteghe / di Piazza Garibaldi e la vecchia in cima / a via Mulino a Vento, che vendeva / giornali nel suo gabbiotto e a scuola / un pasticciare nei banchi di legnaccio, / con la tavo-letta che si spingeva in giù / per sedersi sopra e grosse traverse / dipinte in un verdaccio scuro e unto, / cedevole per incidervi parolacce / e il buco per l’inchiostro nero. / Mi accorgo che ho dentro tutte queste voci, / persino con le parole che non ho avuto / voglia d’ascoltare: tu, voce mia, dove / stavi? Ho quasi paura di guardare, / di chiamare nel vuoto, un soffiare d’erbe / morte, e allora cerco te, mio dialetto e fiato, / e mi pare che di tutto, matto triestino / in viaggio, mi resti solo questo chiamare.


da El sburto

Dolze che ti me manchi

Cossa xe, cratura, che te sburta
a ‘sti mii rèfoli de sangue in caligo,
vosi, vosi, che le se struca
sui cantoni smagnai de l’anima
e i oci me varda drento
e le casca, ‘ste ombre, l’una sora
l’altra como i susini secai sora el ramo
carighi de grespe epur anco
con quela polvare blu de madona
che la vivi sora el fruto fin che ‘l respira
in aria, o cratura che te disi
“dolze che ti me manchi”
a la polvare de mi,
vivo ancora sora la mi vita.

Dolce che mi manchi. – Cos’è, creatura, che ti spinge / a queste mie raffiche di sangue nella nebbia, / voci, voci, che si schiacciano / sugli angoli slabbrati dell’anima / e gli occhi mi guardano dentro / e cadono, queste ombre, una sull’altra / come le susine seccate sul ramo / piene di grinze eppure anche / con quella polvere blu di madonna / che vive sul frutto fin che respira / in aria, o creatura che dici / “dolce che mi manchi” / alla polvere di me, / ancora vivo sulla mia vita.

lunedì 23 febbraio 2026

CARPI Anna Maria (1939 - viv.)

 

Anna Maria Carpi
 (Milano, 22 marzo 1939) è una germanista, traduttrice e scrittrice italiana.
Anna Maria Carpi è nata nel 1939 a Milano, da madre emiliana e padre di origine irlandese. Ha studiato lingue e letterature straniere alla Statale di Milano. Ha vissuto a più riprese a Bonn, a Berlino e a Mosca. Ha insegnato letteratura tedesca all' Università di Macerata (1968-80) e alla Ca' Foscari di Venezia (1980-2009) e dal 2001 insegna traduzione letteraria dal tedesco alla Statale di Milano. Vive a Milano. È autrice di un diario inedito di 15.000 pagine e di studi su Kleist, Mann, Handke e sulla poesia tedesca del '900. Nel 1993 ha vinto il Premio Nazionale Letterario Pisa per la Poesia. La traduzione di A metà partita di D. Grubein le ha meritato il Premio Monselice nel 2000. Per le sue traduzioni dalla poesia tedesca (Friedrich Nietzsche lirico, Benn, Paul Celan, Enzensberger, H.Mueller, Gruenbein, Krueger) ha avuto nel 2012 il Premio nazionale per la traduzione. Nel settembre 2015 ha ricevuto il Premio Città di Sant'Elpidio a mare, per la miglior traduzione italiana della poesia straniera, È membro delle giurie del Premio Monselice e del Premio internazionale Wuerth di Stoccarda e dal 2013 dell'Akademie der Sprache und der Dichtung di Darmstadt. Nel 2014 ha ricevuto il Premio Carducci alla carriera.

Poesia
A morte Talleyrand, Udine, Campanotto, 1993
Compagni corpi. Tutte le poesie 1992-2002, Milano, Scheiwiller, 2004
E tu fra i due chi sei, Milano, Scheiwiller, 2007
L'asso nella neve. Poesie 1990-2010, Massa, Transeuropa, 2011, (prima e seconda edizione)
Quando avrò tempo. Poesie 2010-12, Massa, Transeuropa, 2013
Entweder bin ich unsterblich, Monaco, Edition Lyrik Kabinett bei Hanser, 2015, traduzione di Piero Salabé, Postfazione di Durs Grünbein
L'animato porto, Milano, La Vita Felice, 2015
E io che intanto parlo. Poesie 1990-2015, Milano, Marcos y Marcos, 2016
Né io né tu né voi, Milano, La Vita Felice, 2018
Doroghie drughie, Pietroburgo, edizione Aleteija, 2018, traduzione di T.Stamova
E non si sa a chi chiedere, Milano, Marcos y Marcos, 2020
L'aria è una, Torino, Einaudi, 2022



Cosí si chiama,
poesia, e mai
le daranno altro nome.
Pochi sanno che viene
da un verbo greco che diceva «fare».
Ma perché ci esalta
perché ci dà speranza
questo modo d’esprimerci traslato
questo parlar diverso dal parlato?
Poi anche i bravi vanno nell’oblio
ma bravi che vuol dire?
Quel che fa un pesce: un attimo la testa
fuori del mare,
schiuma rimbombo d’onde
ansar di branchie,
un guizzo e risprofonda.

*

Accanto a me nel letto
un fruscio una spalla. Tre di notte.
Dormi, non dormi?
Non glielo chiedo. Forse torna il sonno.
Se non fosse
quest’ansia senza meta,
l’inferno delle cose,
diverso il suo dal mio che non vale la pena
di parlarne.
Tutto sappiamo tranne cosa fare.

*

Là vorrei abitare, sotto gli alberi
all’imbocco del parco: ailanti, ippocastani
le foglie orlate d’oro, ma l’autunno non dura,
eccole rasoterra in fuga per le strade.
Una notte d’inverno senza fine,
in mezzo a loro, senza di me: è il mio sogno.

_

da Anna Maria Carpi, L’aria è una, Einaudi.


sabato 21 febbraio 2026

#biblioteca / Beatrice Masini - DAMMI PER SEMPRE GIUGNO - Molesini

 
Beatrice Masini
DAMMI PER SEMPRE GIUGNO
nota introduttiva di Nadia Terranova
Molesini editore
collana BiancaBlu
febbraio 2026
pp. 104, euro 14
ISBN 9791281270275


Fiori, sassi, orti, ma anche città e strade, e poi cicale e lumache, bambini che non sono più bambini e bambini che lo sono per sempre; giorni, bottoni, ombre. Il mondo di Beatrice Masini è fatto di cose vicine, spesso piccole di misura, qualche volta molto grandi nella loro piccolezza: le cose della vita quotidiana che se non viste, non guardate, non dette rischiano di scomparire. La poesia è il modo più rapido e sicuro per tenerle strette, misurate dai metri o in libertà, e ricordare ciò che è importante: il bello del brutto, un anello perduto, un filo d’erba, un guerriero che dorme, ineffabili amicizie animali.
 
Dammi per sempre giugno

Che l’uva nella vigna
sigilli una promessa,
il grano stia nel campo
e il papavero acceso.
Niente falci di morte.
Lunga luce la sera.
E se c’è temporale
sia violento ma breve;
che il fiore non si spenga
arso vivo dal sole,
ma rimanga sospesa
la sua bellezza piena.

Beatrice Masini (Milano 1962) ha fatto la giornalista per dieci anni (Il Giornale, La Voce) prima di dedicarsi all’editoria di libri. Ha scritto e tradotto storie e romanzi per bambini, ragazzi e adulti. Tra i suoi libri Ciao, tu con Roberto Piumini (Bompiani, 1998), Tentativi di botanica degli affetti (Bompiani, 2013), Più grande la paura (Marsilio, 2019), Una casa fuori dal tempo (Mondadori, 2024), Bambini e giardini (Timpetill, 2025). Dammi per sempre giugno è la sua prima raccolta di poesie.




Il libro verrà presentato a TESTO - FIRENZE
DOMENICA 1 MARZO - ore 16:00
Stazione Leopolda
Via Fratelli Rosselli, 5
Sala Bazlen 
Beatrice Masini converserà con Chiara Valerio

Il libro verrà presentato a VILLORBA (TV)
SABATO 14 MARZO - ore 18:00
Libreria Lovat  
Via Isaac Newton, 32
Beatrice Masini dialogherà con Andrea Molesini

Il libro verrà presentato a VICENZA
GIOVEDÌ 16 APRILE - ore 18:00
Libreria Galla 1880
Corso Andrea Palladio, 1
Beatrice Masini converserà con Andrea Molesini


TESTA Enrico (1956 - viv.)

 

Enrico Testa
 (Genova, 1956) è un italianista e poeta italiano.
È professore ordinario di Storia della lingua italiana. Dopo il dottorato all'Università di Pavia, è stato ricercatore presso l'Università per Stranieri di Siena dal 1991 al 1998, per poi diventare nel 2000 professore associato e dal 2005 professore ordinario presso l'Università di Genova.
Ha scritto sulla novella del XV e del XVI secolo, sul romanzo Otto-Novecentesco e sulla poesia del '900, in particolare su Eugenio Montale, Giorgio Caproni (di cui ha curato il Quaderno di traduzioni), Alberto Vigevani (di cui ha curato L'esistenza. Tutte le poesie 1980-92) e Edoardo Sanguineti. Ha anche curato un'antologia della poesia italiana del secondo Novecento (Dopo la lirica. Poeti italiani 1960-2000, 2005) e presentato raccolte di Cesare Ruffato e Cesare Viviani.
Ha tradotto dall'inglese High Windows di Philip Larkin. È stato visiting professor all'Università di Aarhus in Danimarca e membro della commissione dei dottorati di ricerca presso l'Università Sorbonne Nouvelle di Parigi.
I suoi campi di ricerca sono legati allo studio del parlato in evoluzione storica, ai rifacimenti letterari a partire dalla lingua comune, all'analisi della lingua poetica e della narrativa del Novecento italiano, soprattutto su questioni di stile e in studi sul personaggio.

Poesie
Le faticose attese, Genova: San Marco dei Giustiniani, 1988
In controtempo, Torino: Einaudi, 1994
La sostituzione, Torino: Einaudi, 2001
Pasqua di neve, Torino: Einaudi, 2008
Ablativo, Torino: Einaudi, 2013
Cairn, Torino: Einaudi, 2018
L'erba di nessuno, Torino: Einaudi, 2023


sto con i nomi propri

sto per i nomi propri
di persona e di luogo
(Giovanni Francesca
Rupanego Calacoto)
per i forse e i qualcosa
per i proverbi,
anche banali o insulsi,
e i modi di dire antichi:
le concrezioni geologiche della lingua
di cui (se mai c’è stato)
s’è perduto l’inventore,
per i mattoni cotti
nella fornace comune
e non per i fragili e raffinati vasi
foggiati dal ceramista solitario
nel suo studio


i narcisi s’interrogano l’un l’altro

i narcisi s’interrogano l’un l’altro
assottigliandosi sempre più.

Chiedono di te
delle tue mani
della tua figura incerta.
Nessuno li raccoglie.
Sfioriscono sullo stelo.
Alle spalle la montagna deserta
e, azzurro e vuoto,
il cielo di gennaio


arrivano ad uno ad uno

arrivano ad uno ad uno
— chi in macchina extralusso
e chi lentamente a piedi —
i compagni per la cena di classe
al ristorante sulla piazzetta.
È un incontro evitato per anni.

Riconoscibili e irriconoscibili
mutati nel corpo e nei suoi danni
e identici nel demone privato
che ci agitava, ognuno, da ragazzi,
ci annusiamo prima dei saluti
come animali in campo aperto.
Siamo quello che siamo.
Non è piú possibile cambiare.

Durante la serata
c’è chi si accartoccia muto sullo sfondo
chi chiede frettoloso d’andare
e chi, verboso, estrae dalla manica
il solito stlletto
per farlo risplendere tra le tendine scure
e i cristalli del tavolo.
Si fa la classifica dei successi e delle sventure.
Qualcuno mostra la foto dei figli già grandi
qualcun’altro la foto di gruppo del ’75
e fa il confronto tra ora ed allora
o conta gli assenti e i dispersi.

Che cosa proviamo ad incontrarci?
Gioia no, forse dolore…
Non è una sensazione sola.
Un dolceamaro sapore
ci corre giú nella gola


da Ablativo (Einaudi, 2013)


venerdì 20 febbraio 2026

#biblioteca / Aleksandr Michajlovič Kabanov - NELLA LINGUA DEL NEMICO - Interlinea

 
Aleksandr Michajlovič Kabanov
NELLA LINGUA DEL NEMICO
e altre poesie sulla guerra in Ucraina

a cura di Alessandro Achilli
Interlinea
collana Lyra | 103
2022
pp. 136, euro 14
ISBN 9788868574710


«Le tue ceneri in mano ho tenuto»: Un libro intenso sul tema del rapporto culturale, sociale e politico tra Russia e Ucraina grazie a uno dei maggiori poeti civili ucraini viventi che, usando la «lingua del nemico», da tempo racconta l’occupazione russa della regione della Crimea e la guerra attuale, purtroppo prevista. L’invasione militare viene trattata con un approccio personale che diventa una testimonianza viva e un monito sugli sviluppi futuri della tensione tra Russia e Ucraina con il resto del mondo occidentale. «Qui Kabanov sembra insegnarci che l’utopia della scrittura poetica è sempre uno degli strumenti più forti per (cercare di) arginare la violenza della storia» (Alessandro Achilli).

Aleksandr Michajlovič Kabanov è un poeta, traduttore, editore e attivista ucraino, che scrive in russo e in ucraino. È nato nel sud dell’Ucraina, a Cherson, nel 1968. Nel 1992 si è laureato in Giornalismo all’Università Statale di Kyjiv, la città dove vive e lavora dal 1985. È autore di quindici raccolte di poesia, tra cui Vremja letajuščich ryb (Il tempo dei pesci volanti, 1994), Lastočka (Rondine, 2002), Ajlov’juga (Tiamotempesta, 2003), VES’ (TUTTO, 2005), Betmen Sagajdačnyj (Batman Sahajdačnyj, 2010), Volchvy v planetarii (Magi al planetario, 2014), Russkij indeec (Un indiano d’America russo, 2018), Obysk (Perquisizione, 2021), Na slonach i čerepach (Teschi, elefanti e tartarughe, 2021) e Ischodnik (Codice esodo, 2022). I suoi versi sono stati tradotti in molte lingue e le sue interviste sono state pubblicate su giornali e riviste di molti Paesi. Per la sua poesia è stato insignito di dodici premi, tra cui, nel 2010, il premio internazionale “Antologia” per i suoi meriti nella poesia di lingua russa. Questo è il suo primo libro in italiano.

DOPLICHER Fabio (1938 - 2003)

  Fabio Doplicher  (Trieste, 11 settembre 1938 – Torino, 18 settembre 2003) è stato un poeta, scrittore e drammaturgo italiano. Trasferitosi...