Mario Baudino (Chiusa di Pesio, 26 febbraio 1952) è un giornalista, saggista e poeta italiano. La sua vita professionale è iniziata negli anni di piombo come cronista giudiziario presso il quotidiano torinese Gazzetta del Popolo, scrive per La Stampa di Torino. È stato responsabile delle pagine di Società e cultura e inviato speciale occupandosi con particolare attenzione del mondo dell'editoria e della letteratura. Ha organizzato festival ed eventi letterari a Cuneo (come direttore di Scrittorincittà) e Alba (Albalibri, con Laura Lepri). È stato direttore artistico, con Paolo Bertetto, della terza edizione del Salone internazionale del libro di Torino, nel 1989.
Ha esordito come poeta nel 1978 contribuendo al volume antologico La parola innamorata. Due anni dopo ha pubblicato Una regina tenera e stupenda. Ulteriori suoi lavori sono stati, nel 1988, la raccolta di poesie Grazie (Premio Internazionale Eugenio Montale) e nel 1999 Colloqui con un vecchio nemico (vincitore l'anno successivo del Premio Brancati). Per Guanda, nel 2006, ha pubblicato Aeropoema. Ha raccolto un'antologia personale per Aragno, nel 2018 (La forza della disabitudine - con un saggio di Giovanni Tesio - Premio Camaiore e premio Valdicomino).
Nel 2001, per la collana di saggi della casa editrice Ponte alle Grazie, ha dato alle stampe Voci di guerra. 1940-1945. Sette storie d'amore e di coraggio. Alla seconda guerra mondiale si ricollega anche il saggio storico Il mito che uccide (Longanesi, 2004) che racconta le vicende di Otto Rahn, l'uomo che cercava il Graal e incontrò Hitler.
Tra gli altri saggi da lui pubblicati figurano: Al fuoco di un altro amore (Jaca Book, 1988) , Il gran rifiuto, storie di autori e di libri rifiutati dagli editori (La Gaja Scienza, 1991, nuova edizione Passigli 2009), Ne uccide più la penna (Rizzoli, 2011) dedicato alla figura del detective bibliofilo nei romanzi di genere, Lei non sa chi sono io (Bompiani, 2017), dedicato agli pseudonimi letterari, e Il teatro del letto (La nave di Teseo, 2021) che tra letteratura, arte e artigianato racconta il tema del letto, protagonista della nostra cultura, da Omero a James Joyce.
Ha inoltre scritto i romanzi: In volo per affari (Rizzoli, 1994), Il sorriso della druida (Sperling & Kupfer, 1998), vincitore del Premio Scalea, Per amore o per ridere (Guanda, 2008), Lo sguardo della farfalla (Bompiani 2016 - Premio Cesare Pavese), Il violino di Mussolini (Bompiani, 2019)
da AEROPOEMA
I (Flight coupon)
Nessuno più vede
il cielo dal cielo
tutti sopra le nuvole a guardare
altro,
carta stampata a volte o immagini
inchiodate nel prisma della
fronte, eguali
grosso modo, diresti, a quelle
trascinate al
check-in, recuperate
sul nastro dei bagagli quando tutto
nel
suo tempo assegnato si consuma: nessuno
ti spia dal cavo delle
nuvole, nessuno
che non sia effetto di fiamma o rifrazione, questo
spieghi
al tuo vicino gemello
legato a te per la vita e per la
morte
anche se l’aeroplano atterrerà di certo
e prenderai un
taxi
Nessuno più vede il cielo dal cielo
come l’incantatore
buono innamorato
nella sua torre d’aria, e un elfo o gnomo
d’umidità addensata
che ti aspetti paziente nascosto
tra
quelle praterie e quei mari, quei
mirabolanti bastioni di
nebbia,
che ti veda passare di lontano e talvolta tornare
ti
faccia cenni lievi con la mano poi alzi le spalle
ti sorrida e ti
giochi magari uno scherzo
mentre bevi mangi chiacchieri e non
sai,
un piccolo demone, un jinn,
uno spirto in bottiglia non
c’è ma fuori è scuro
tutto è già cominciato, tutto
scivola
a farsi mettere al sicuro
Corre il sedile bruciando il
minuto
vecchio stregone, non t’ho riconosciuto
Attento, le parole che hai detto in passato
ora ti danno la caccia
le parole che hai detto in passato
continuano a chiedere di te
le parole che hai detto in passato
non te le puoi staccare
e anche quelle che hai letto e forse
quelle che hai ascoltato, tutte
come un’onda di piena alle spalle
aspettano il momento perché sono astute
anche se querule, e in fondo il loro solo difetto è
la poca mira
così può accadere che spesso s’avventino non su te
ma su qualcuno che passa vicino magari
una donna un animale una cosa
una volta ho visto un albero era un frassino o un olmo
cominciare a difendersi e lottare sì aveva
una grande energia e voglia di chiarezza
voleva capire invece è impazzito
l’ho visto, sai, si annodava e si apriva
e sbatteva le ali e pareva volare
da COLLOQUI CON UN VECCHIO NEMICO
(Guanda, Milano, 1999.)
Lettera
Se volessi mie nuove non
so
e neppure se apprezzi la forma
forse un poco affettata e
inutilmente
desueta, con quel passo di marcia verso che
mi
chiedi, preferisco
provare a dirti da dove, qui nelle vigilie
di
tutto, in questi ricchi
paesi dove brillano finestre
e
sorridiamo e pare
di vedere sentire toccare
schegge di
vera
felicità, non ridere
caso mai ti rimanga una bocca
una
chiostra di denti (erano belli
molto ritmati, loro, e facevano
una
sorta di musica lieve, quando
li sfioravi con la lingua, le labbra
o il fondo
di una sigaretta senza filtro) no non ridere
caso
mai qualcosa
rimanga, e non è che ne sia certo
né so se poi
qualcosa
resti da ricordare, occhi
mani fiato voci, e non è
che ne sia certo:
per qualche giorno ancora
parlava di te la
tua segreteria
un nastro registrato che diceva: non
riattaccate
Ricordare è facile, ci si riesce
il peso non è
questo
passa leggero il treno delle ore e credo
che sia
l’assenza
di gravità a svelare al sentimento
il suo
orizzonte. Qui
remano vigorose le navi del cuore
c’è molto
vento d’altra parte e a volte
s’apre una nuvola come se poi
fosse
normale. Qui è tutto normale
il giorno, la neve,
l’orrore
se non ci credi non so come convincerti
non ne ho le
prove
Se non ci credi sarà un atto d’amore
il mettere per
strada tutto questo
eroismo di vinti resistenti
di vincitori
ansanti, sai quant’è famelico
il capobranco, spesso urla da
solo, spesso a botte
fa ordine tra i sogni, a ognuno un nome
il
mio cambia sovente, sono
l’ultimo della classe, non ho avuto
da
tempo più diritto a un contenuto
Se non ci credi non so come
convicerti
balbetto le parole più difficili
non più, non
ancora, poi, ora
ma qui la notte arriva sempre più presto
e se
sai ascoltare a volte vinci un premio:
ti prende e ti divora
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