Franco Buffoni (Gallarate, 3 marzo 1948) è un poeta, saggista e traduttore italiano.
Franco Buffoni, una delle voci poetiche più significative della lirica italiana di fine Novecento e dei primi anni Duemila, nasce il 3 marzo 1948 a Gallarate, in cui trascorre l'infanzia e l'adolescenza, segnate dalla presenza di un opprimente principio di autorità proveniente in parte dalla società e dalla scuola, ma soprattutto dalla figura del rigido padre (Piero Buffoni, ufficiale dell'esercito italiano durante la seconda guerra mondiale), educatore aggressivo e repressivo, refrattario ad accettare l'identità sessuale del figlio. Il rapporto col padre segna nel profondo lo scrittore e infatti torna in molte delle sue opere sia in prosa sia in poesia. La madre (Luciana Buffoni) invece è una figura a cui il poeta pare più legato affettivamente, ma resta pur sempre timorosa e remissiva nei confronti del marito, essendo stata educata «dal cattolicesimo nel fascismo e dal fascismo nel cattolicesimo». Lo stesso Buffoni ha dichiarato a proposito di questo periodo della sua vita di essersi sentito «terribilmente compresso nell'età fragile» avendo vissuto in una condizione di solitudine doppia, legata all'adolescenza e all'omosessualità.
In seguito, nel 1967 si trasferisce a Milano per frequentare l'Università Bocconi laureandosi con lode in Lingue e letterature straniere con una tesi sul Portrait of the Artist as a Young Man di James Joyce nel 1971. In questi quattro anni ha modo di stringere amicizia con i poeti Milo De Angelis, Angelo Lumelli, Michelangelo Coviello e con la figura fondamentale per il futuro movimento LGBT Mario Mieli, con le riunioni poetiche in via Col di Lana, anche talvolta con presenza di poeti di precedenti generazioni quali Giovanni Raboni, Antonio Porta, Emilio Isgrò e Giovanni Giudici. Negli anni settanta intraprende la carriera accademica, tenendo come referente più che altro il mondo anglosassone. Buffoni deve al suo intenso impegno all'interno dell'Università il motivo del relativo ritardo nell'esordio come poeta, che avviene nel 1978 nella rivista Paragone su invito di Giovanni Raboni, per poi uscire l'anno seguente con la prima silloge, edita nei quaderni collettivi di Guanda, col titolo Nell'acqua degli occhi (1979). A essa seguono numerose raccolte pubblicate durante gli anni Ottanta, Novanta e il primo decennio degli anni Duemila, tra cui Suora Carmelitana e altri racconti in versi (Guanda, 1997), Premio Nazionale Letterario Pisa 1998, Il profilo del Rosa (Mondadori, 2000), Guerra (Mondadori, 2005), riunite poi nell'Oscar Mondadori del 2012, che si conclude con la silloge Roma (2009) e qualche inedito del suo libro seguente, Jucci. Le successive raccolte poetiche relative agli anni dieci del Duemila sono: Jucci (2014), O Germania (Interlinea, 2015), Avrei fatto la fine di Turing (Donzelli, 2015), Personae (2017), un unicum nella sua opera, essendo un libro di poesia scritto in forma teatrale, La linea del cielo (Garzanti, maggio 2018) e Betelgeuse e altre poesie scientifiche (Mondadori 2021)
Inoltre, Franco Buffoni si è distinto come saggista, traduttore e traduttologo. Dal 1989 è direttore della rivista sulla teoria e pratica della traduzione poetica «Testo a fronte» e dal 1991 è curatore dei Quaderni italiani di poesia contemporanea, pubblicati ogni due anni. È stato professore ordinario di Letteratura inglese e Letterature Comparate presso l'Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Ha tradotto tra gli altri John Keats, Donald Barthelme, Robert Fergusson, George Gordon Byron, Samuel Taylor Coleridge, Rudyard Kipling, Oscar Wilde, Séamus Heaney e William Butler Yeats, pubblicando i tre quaderni di traduzione Songs of Spring (1999), Una piccola tabaccheria (2012), Il vino delle fate (2022).
Ricordiamo che dal 2006 è autore anche di libri in prosa, che ibridano narrativa, biografia e saggistica, spaziando da romanzi autobiografici come La casa di via Palestro (2014) a romanzi-saggi sotto forma di dialogo come Più luce, padre. Dialogo su Dio, la guerra e l'omosessualità (2006), per cui Guido Mazzoni ha utilizzato il termine «docu-fiction». Già vincitore in passato di una edizione, dal 2010 presiede la giuria del premio letterario Giuseppe Tirinnanzi. A partire dagli anni Duemila si è impegnato attivamente per i diritti civili LGBT, pubblicando libri in prosa di divulgazione quali Laico alfabeto in salsa gay piccante, romanzi-saggi in forma di dialogo come Zamel (2009), ambientato in Tunisia, in forma di biografia quale Il servo di Byron (2012), ambientato nell'Inghilterra dell'Ottocento, il peculiare Due pub tre poeti e un desiderio (2019), su George Byron, Oscar Wilde e W.H. Auden, in occasione della celebrazione dei 50 anni dai moti di Stonewall, Silvia è un anagramma (2020), su Leopardi, Pascoli e Montale, e infine Vite negate (FVE 2021) e Il Gesuita (FVE 2023), leggibile anche come l'esito di una peculiare linea lombarda della narrativa gay trapiantata a Roma, che da Gadda attraverso Arbasino giunge a Buffoni. Il suo archivio è conservato presso il Centro per gli studi sulla tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei dell'Università di Pavia.
Poesia
Nell'acqua degli occhi, in "Quaderni della Fenice", presentazione Giovanni Raboni (1979)
I tre desideri, San Marco dei Giustiniani, prefazione Giovanni Raboni (1984)
Quaranta a quindici, Crocetti (1987)
Scuola di Atene, Arzanà (1991)
Adidas. Poesie scelte (1975-1990), Pieraldo editore, prefazione Franco Brevini (1993)
Suora carmelitana e altri racconti in versi, Guanda (1997)
Il profilo del Rosa, Mondadori (2000)
Theios, Interlinea (2001)
Del Maestro in bottega, Empiria (2002)
Guerra, Mondadori (2005)
Noi e loro, Donzelli (2008)
Roma, Guanda (2009)
Poesie 1975-2012, Oscar Mondadori, prefazione Massimo Gezzi (2012)
Jucci, Mondadori (2014)
O Germania, Interlinea (2015)
Avrei fatto la fine di Turing, Donzelli (2015)
Personae, Manni (2017)
La linea del cielo, Garzanti (2018)
Betelgeuse e altre poesie scientifiche, Mondadori (2021)
Vorrei parlare a questa mia foto
accanto al pianoforte,
Al bambino di undici anni dagli zigomi
rubizzi
Dire non è il caso di scaldarsi tanto
Nei giochi coi
cugini,
Di seguirli nel bersagliare coi mattoni
Le dalie dei
vicini
Non per divertimento
Ma per sentirti davvero parte della
banda.
Davvero parte?
Vorrei dirgli, lasciali perdere
Con i
loro bersagli da colpire,
Tornatene tranquillo ai tuoi
disegni
Alle cartine da finire,
Vincerai tu. Dovrai patire.
da “Il profilo del Rosa” (Mondadori, Milano 2000)
***
Una lunga sfilata di monti
Mi separa
dai diritti
Pensavo l’altro giorno osservando
Il lago
Maggiore e le Alpi
Nel volo tra Roma e Parigi
(Dove dal 1966 un
single può adottare un minore).
Da Barcellona a Berlino oggi in
Europa
Ovunque mi sento rispettato
Tranne che a Roma e
Milano
Dove abito e sono nato.
da “Noi e loro” (Donzelli, Roma 2008)
***
GAY PRIDE
“E il caffè dove lo
prendiamo?”
Chiede quella più debole, più anziana
Stanca di
camminare. Alla casa del cinema,
Là dietro piazza di Siena.
Non si erano accorte della mia
presenza
Nel giardinetto del museo Canonica,
Si erano scambiate
un’effusione
Un abbraccio stretto, un bacio sulle
labbra.
Parlavano in francese, una da italiana
“Mon amour”
le diceva, che felicità
Di nuovo insieme qui.
Come mi videro si
ricomposero
Distanziando sulla panchina i corpi.
Le scarpe da
ginnastica,
Le caviglie gonfie dell’anziana.
Quella sera, come smollò il
caldo,
Passeggiai fino a Campo de’ Fiori,
Pizzeria
all’angolo, due al tavolo seduti di fronte,
Giovani puliti
timidi e raggianti
Dritti sulle sedie col menù sfogliavano
E
si scambiavano opinioni
Discretamente.
Lessi una dignità in
quel gesto educato
Al cameriere, una felicità
Di
esserci
Intensa, stabilita. Decisi li avrei pensati sempre
Così
dritti sulle sedie col menù.
da “Roma” (Guanda, Parma 2009)

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