Remo Pagnanelli (Macerata, 6 maggio 1955 – Macerata, 22 novembre 1987) è stato un poeta e critico letterario italiano. Dopo aver conseguito la laurea in lettere, per un breve periodo è stato docente all'Accademia di belle arti di Macerata, specializzandosi successivamente in scienze e storia della letteratura italiana all'Università di Urbino.
Molto ricco è stato il suo impegno nell'ambito della critica letteraria, documentato da innumerevoli recensioni su poeti e scrittori contemporanei e dai saggi su Montale, Sereni, Fortini, Caproni, Luzi, Giudici, Penna, Bellezza, Bertolucci, Loi, Majorino, Minore, Ramat, Volponi, Noventa e Zanzotto.
All'attività della critica letteraria ha affiancato quella della versificazione, facendo nascere scritti critici e poetici, nei quali la considerazione sull'esistenza e sull'essenza stessa della poesia si intersecano spesso con l'arte e la psicanalisi. Insieme a Guido Garufi ha curato l'antologia Poeti delle Marche e fondato la rivista Verso, conosciuta anche all'estero e al centro di un seminario all'Università di Firenze.
I suoi saggi, apparsi su riviste di settore quali Letteratura italiana contemporanea, Alfabeta, Sigma, Testuale Otto/Novecento, Prometeo, Punto di incontro e Studia, sono stati raccolti e antologizzati in Studi Critici. Poesia e Poeti italiani del secondo Novecento.
Muore suicida a Macerata il 22 novembre 1987, all'età di 32 anni.
Il corpus documentario di Remo Pagnanelli, comprendente interventi nella critica letteraria e d'arte, lettere, dattiloscritti e manoscritti, è depositato all'Archivio Bonsanti del Gabinetto scientifico-letterario G. P. Vieusseux di Firenze.
Opere di Poesia
Raccolte
Dopo, Forum/Quinta Generazione, Forlì, 1981.
Musica da viaggio, Antonio Olmi editore, Macerata, 1984.
Atelier d'inverno, Accademia Montelliana, Montebelluna, 1985; AnimaMundi edizioni, Otranto, 2023
Preparativi per la villeggiatura, nota di copertina di Giampiero Neri, Amadeus, Montebelluna, 1988.
Epigrammi dell'inconsistenza, a cura di Eugenio De Signoribus, Stamperia dell'Arancio, Grottammare, 1992.
Le poesie, Ancona 2000
Quasi un consuntivo (1975-1987), Donzelli editore, Roma, 2017
Poesie in antologia
Poeti delle Marche, antologia, Remo Pagnanelli e Guido Garufi, Forum/Quinta Generazione, Forlì, 1981.
L'orto botanico, in 6 Poeti del Premio Montale - Roma 1985, prefazione di Maria Luisa Spaziani, All'Insegna del Pesce d'Oro, Milano, 1986.
*
Il vento che a notte sbatte
e mi ricede distanti sillabe e voci
del dopofesta non è più
quel fresco alitare del mare
nella stagione dove s’indora lontano
un cammeo adesso canuto: s’intiepidisce
e smotta un altro ciuffo verderame di fiato e di calore.
*
Io posseggo stasera
ogni ricchezza e le gesta
degli eroi carnevalizi
riannodo al mio capo,
ghirlande vive d’un trionfo,
perché amo, amo fino all’estenuazione
almeno questo non effimero fulgore di morte.
da Canti privati, in Epigrammi dell’inconsistenza (1975-1977)
*
ascolto questa voce in me
che pure addormentata
non vuol morire
e s’apre
come la gibigianna in fuga
al fuoco bianco dell’alba
irridente su tutto quel grigiore
mentre teneramente collutta col tramonto
e si lamenta l’astro esangue
che rossastramente indica
i ponti e le porte d’acqua
*
l’ultimo bagliore della mente
(che d’altronde mente), configura
gli assalti d’un unico dio.
Possiamo perderci nelle foschie
di un duello risolutore,
(con quale accanimento ci misuriamo,
con una tenacia che mai possedemmo).
L’abisso solo esalta il godimento,
esulta e insulta nel tradimento.
.
Nell’opacità che segue,
credo all’organatura retorica
del sano animismo, alla finzione
di un non sublimato onanismo.
da Quasi un consuntivo (1975-1987) [2017, Donzelli Poesia, a cura di Daniela Marcheschi]
Il vento che a notte sbatte
e mi ricede distanti sillabe e voci
del dopofesta non è più
quel fresco alitare del mare
nella stagione dove s’indora lontano
un cammeo adesso canuto: s’intiepidisce
e smotta un altro ciuffo verderame di fiato e di calore.
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Io posseggo stasera
ogni ricchezza e le gesta
degli eroi carnevalizi
riannodo al mio capo,
ghirlande vive d’un trionfo,
perché amo, amo fino all’estenuazione
almeno questo non effimero fulgore di morte.
da Canti privati, in Epigrammi dell’inconsistenza (1975-1977)
*
ascolto questa voce in me
che pure addormentata
non vuol morire
e s’apre
come la gibigianna in fuga
al fuoco bianco dell’alba
irridente su tutto quel grigiore
mentre teneramente collutta col tramonto
e si lamenta l’astro esangue
che rossastramente indica
i ponti e le porte d’acqua
*
l’ultimo bagliore della mente
(che d’altronde mente), configura
gli assalti d’un unico dio.
Possiamo perderci nelle foschie
di un duello risolutore,
(con quale accanimento ci misuriamo,
con una tenacia che mai possedemmo).
L’abisso solo esalta il godimento,
esulta e insulta nel tradimento.
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Nell’opacità che segue,
credo all’organatura retorica
del sano animismo, alla finzione
di un non sublimato onanismo.
da Quasi un consuntivo (1975-1987) [2017, Donzelli Poesia, a cura di Daniela Marcheschi]
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