lunedì 16 febbraio 2026

E' uscito il numero 27 de «L’Ulisse – rivista di poesia, arti e scritture», dedicato al tema monografico “Poesia, fotografia e post-fotografia”. Pubblichiamo qui l'Editoriale

 


Poesia, fotografia e post-fotografia
 

Sin dai primi decenni che hanno seguito la sua invenzione, che convenzionalmente viene fatta coincidere coi primi dagherrotipi del 1839, la fotografia non ha smesso di imporsi come una realtà sempre più inaggirabile; continue innovazioni (le Polaroid, la pellicola Kodachrome, le macchine usa e getta, la fotografia digitale, Photoshop, gli smartphone, l’I.A., ecc.) l’hanno fatta diventare un fenomeno sempre più presente nella vita di tutti, con le immagini fotografiche che hanno sempre più assunto un ruolo costituivo nella costruzione dell’identità e dell’immaginario individuale e collettivo. Soprattutto negli ultimi decenni, il numero di fotografie realizzate è inoltre esponenzialmente aumentato, anche senza che chi viene fotografato ne sia sempre cosciente, come è ugualmente esploso il numero delle fotografie pubblicate e rilanciate nei diversi mass-media e social network, ed è diventato sempre più facile realizzare e modificare delle immagini fotografiche, o “post-fotografiche”.
Questo insieme di fenomeni ha riguardato e continua a riguardare in modo trasversale i più diversi contesti geografici e sociali, con inevitabilmente anche scrittrici e scrittori, poeti e poete che ne sono stati, e ne sono tuttora, influenzati tanto nella propria vita di ogni giorno che nella propria pratica di scrittura. In alcuni casi in modo sotterraneo e non subito evidente, in altri casi in modo diretto, talvolta alimentando forme di diffidenza e di resistenza, altre volte dando vita a intense forme di sperimentazione, spingendo autrici e autori a praticare in prima persona la fotografia, a collaborare con fotografe e fotografi, a proporre delle teorie sul rapporto tra testi e immagini, a sperimentare nuove forme di ibridazione tra testi e fotografie.
Sempre più difficili da separare, i mondi della scrittura e della fotografia faticano però ancora a riflettere criticamente sul rapporto che li lega, o, meglio, più si inizia ad approfondirlo e a studiarlo, più non si può non riconoscerne tanto la complessità che l’inaggirabilità: per approfondire le molteplici forme in cui si articola la creatività contemporanea, ma anche per riflettere su temi apparentemente più astratti come quelli dello spazio, del documento, dell’identità, della memoria.
 
Il numero XXVII de L’Ulisse, a cura di Francesco Deotto, Stefano Salvi e Italo Testa, affronta queste questioni al tempo stesso approfondendo e problematizzando alcune opere ormai riconosciute come dei classici contemporanei, e cercando di esplorare come i progressi tecnologici più recenti stiano cambiando la nostra esperienza della scrittura e della fotografia. In questa duplice prospettiva abbiano raccolto contribuiti che si caratterizzano per approcci anche molto diversi. Studi che si focalizzano su una specifica opera si alternano a saggi che confrontano diversi autori, e a ricerche che privilegiano riflessioni teoriche sul rapporto tra fotografia e poesia. Ampio spazio è inoltre dato a contributi con cui alcune tra le voci più innovative della poesia contemporanea italiana e internazionale articolano in prima persona il loro punto di vista: tramite degli interventi critici e delle interviste, ma anche attraverso dei fototesti creativi inediti.
 
La prima sezione della parte monografica (IL CONTESTO ITALIANO. DAL SECONDO NOVECENTO A OGGI) si apre con dei saggi che hanno al loro centro il rapporto della fotografia e della scrittura con le tensioni e le contraddizioni del contesto storico e politico. Gina Bellomo le mette in evidenza analizzando la collaborazione tra Enzo Sellerio e Danilo Dolci, autori rispettivamente del reportage fotografico Borgo di Dio e del volume Banditi a Partinico, mentre nel saggio di Ludovica Del Castillo l’importanza delle immagini fotografiche per riflettere criticamente sulla realtà emerge analizzando il viaggio fatto da Franco Fortini nella Cina Maoista nel 1955. Il rapporto con la fotografia di un altro importante intellettuale del secondo Novecento, Pier Paolo Pasolini, è poi approfondito da Michele Marchioro che scrive della sua amicizia con Mario Dondero. Seguono diversi saggi dedicati a delle poete e a dei poeti che, al pari di Pasolini, si sono a loro volta caratterizzati per la loro capacità di superare i confini delle singole discipline letterarie e artistiche: Tomaso Binga (poeta verbo-visiva e performer) studiata da Marzia D’Amico, Giulia Niccolai (fotografa, narratrice, poeta, traduttrice) approfondita sia da Andrea Cortellessa che da Silvia Mazzucchelli, Mario Giacomelli(fotografo e poeta) analizzato e commentato da Stefano Raimondi. L’ultima parte di questa prima sezione è infine dedicata a diverse importanti voci della scena poetica contemporanea: autori con delle poetiche molto diverse che testimoniano della molteplicità dei modi attraverso cui poesia e fotografia possono articolarsi. Umberto Fiori è il protagonista di due saggi, con Tommaso Di Dio che considera l’insieme della sua opera poetica, mentre Alberto Casadeiapprofondisce specificatamente Autoritratto automatico. I saggi di Massimiliano Manganelli, Giulia Cittarelli e Gian Luca Picconi approfondiscono invece rispettivamente gli iconotesti di Giulio Marzaioli, Tecniche di basso livello di Gherardo Bortolotti e Casino Conolly di Mariangela Guatteri, opere che schematicamente potrebbero, tutte, essere ricondotte all’area della cosiddetta “scrittura di ricerca”, ma ognuna delle quali si caratterizza per delle forti specificità. Coerentemente con la varietà e la pluralità che caratterizza il numero, la sezione si chiude con un saggio di Silvia Cammertoni dedicato a Dino Ignani, autore da alcuni decenni di un progetto imponente, al tempo stesso artistico e documentario, che lo ha portato a ritrarre centinaia di poeti appartenenti alle più diverse tradizioni letterarie.
 
Passando alla seconda sezione (ALTRI SGUARDI), con essa vi è un cambiamento del contesto linguistico e culturale delle autrici e degli autori trattati, che si allarga al mondo anglofono, francofono e germanofono. Questo allargamento non muta la molteplicità delle forme con cui il rapporto tra fotografia e scrittura poetica viene declinato, rendendo anzi, se possibile, ancora più evidente tale molteplicità, come emerge confrontando i saggi della sezione. Nel primo, Ulisse Dogà si sofferma sul ruolo che il George-Kreis ha attribuito alla fotografia nella “costruzione mitica” dell’identità poetica. Alessio Christen mette in evidenza lo stretto legame delle fotografie di Gustave Roud con la sua opera poetica e col paesaggio che è al centro di quest’ultima. Michela Davo, con una prospettiva ancora diversa, riflette in riferimento a Philippe Larkin su alcune differenze che separano il soggetto lirico dal soggetto fotografico. Restando nel mondo anglofono, Beatrice Seligardi ricostruisce e commenta un componimento poetico di Francesca Woodman a partire dal quale è stata creata una serie fotografica che, tuttavia, non è mai stata presentata nei cataloghi nella sequenzialità dei versi. Seguono tre saggi dedicati a tre protagonisti del mondo letterario e fotografico francofono: Alix Cléo Roubaud, Jacques Roubaud e Denis Roche. Le opere di Alix Cléo Roubaud vengono in primo luogo approfondite da Beatrice Tombolato, che ne analizza le dimensioni del ritmo e dell’espressione poetica, ma sono presenti anche nel saggio di Marcello Sessa,che analizza la poetica di Jacques Roubaud soffermandosi specificatamente su Quelque chose noir, il libro da lui scritto dopo la morte della compagna. Roche è invece al centro dello studio di Luigi Magno, che in riferimento ai Dépôts de savoir & de technique studia il rapporto tra scrittura fotografica e dispositivo critico. Infine, col saggio di Massimo Palmatorniamo nel contesto anglofono, con l’analisi di Claudia Rankine, un’autrice estremamente attenta al tempo stesso alle tensioni e ai traumi del presente e al loro rapporto col passato e con la sua memoria.
 
Se nel loro insieme i testi delle prime due sezioni si caratterizzano per il fatto di affrontare, ciascuno a proprio modo, anche delle questioni teoriche, è nella terza sezione (TEORIE, PROSPETTIVE, VISIONI) che abbiamo però raccolto i saggi che sono più esplicitamente impegnati sul fronte della teoria. Nel primo di essi, Fabrizio Scrivano si interroga sull’importanza, troppo spesso rimossa, della gestualità nell’articolarsi della relazione tra poesia e fotografia, e più in generale tra parole e immagini. Eugenio Gazzola riflette invece sul rapporto dei fototesti coi libri illustrati per l’infanzia, e sulla promessa di felicità propria in generale ai libri con immagini. Seguono due saggi particolarmente attenti alle implicazioni ontologiche e politiche dello scrivere e del fotografare. Nel primo Gianluca Rizzo approfondisce la nozione di iconofagia sviluppata da Jérémie Koering confrontandola con la “fame di realtà” che caratterizza la pratica ecfrastica di poeti come Emilio Villa e Bern Porter. Nel secondo Massimiliano Cappello ripensa le questioni dell’iconoclastia e della redenzione alla luce delle opere di autori apparentemente molto distanti come Ben Lerner, Giorgio Cesarano, Franco Fortini, Jean-Marie Gleize. Gli ultimi due contributi della sezione approfondiscono infine alcune conseguenze legate allo sviluppo di nuovi strumenti di osservazione della realtà. Alessandro De Francesco lo fa a partire dai più recenti telescopi aerospaziali, a partire dai quali riflette sull’idea di un telescopio poetico e sulla centralità della nozione di spettro. Lorenzo Cardilli invece coglie nelle tecnologie della “realtà aumentata” una possibilità per ripensare un fenomeno antico quanto l’umanità, ovvero l’iscrizione muraria, e con essa il rapporto tra poesia e luoghi.
 
In continuità con questi saggi, un forte impegno teorico caratterizza anche la quarta sezione (INTERVENTI E DIALOGHI), nella quale quattro poeti attivi anche come critici e saggisti riflettono in prima persona sulla propria poetica e sul proprio rapporto con parole e fotografie. Il primo è Umberto Fiori, che ripercorre da una nuova prospettiva il suo percorso poetico e il suo incontro con la fotografia, di cui nella prima sezione i saggi di Alberto Casadei e di Tommaso Di Dio avevano già evidenziato l’importanza. Marco Giovenale riprendendo gli studi di Franco Vaccari e di K. Silem Mohammad difende invece l’esigenza di operare una dislocazione dell’inconscio, spostandolo – proprio attraverso la fotografia, insieme alle pratiche del collage e dell’editare – “nell’impersonale/sensibile del meccanismo”. Jan Baetens e Maria Teresa Carbone sono poi i protagonisti di due interviste con le quali abbiamo cercato di mettere in evidenza le molteplici prospettive (teoriche, storiche e artistiche) a partire dalle quali si sono occupati, e continuano a farlo, di poesia e fotografia. Le loro risposte costituiscono al tempo stesso una forma di bilancio generale rispetto a quanto avvenuto negli ultimi decenni, una forma di “radiografia” dell’attuale stato delle loro ricerche, ed anche un’apertura verso il futuro, nella misura in cui entrambi non mancano di parlare di alcuni dei progetti a cui stanno lavorando.
 
Tra presente e futuro possono d’altra parte essere letti anche i fototesti della quinta e ultima sezione della parte monografica (SCRIVENDO E FOTOGRAFANDO/FOTOTESTI E FOTOPOESIE), nella quale diversi protagonisti della poesia italiana contemporanea ci offrono dei contributi poetici e artistici che fanno dialogare testi e immagini. I loro autori sono, in ordine alfabetico, Gabriel Del Sarto, Riccardo Frolloni, Lorenzo Mari, Guido Mazzoni, Sabrina Ragucci,Francesco Terzago. Anche in questo caso si impone una forte varietà nelle forme nelle quali si articola la possibile ibridazione tra parole e fotografie: al livello dei testi (alcuni in prosa, altri in versi; alcuni più lirici e personali, altri più impersonali; alcuni più ellittici, altri con una forte dimensione saggistica); al livello delle immagini (alcune realizzate con uno smartphone, altre con macchine reflex; alcune in bianco e nero, altre a colori; alcune realizzate dagli stessi autori dei testi, altre da altri autori, alcune modificate con l’A.I.); e al livello del rapporto tra fotografie e parole (talvolta si trovano affiancate, altre volte si alternano; talvolta vi è un esplicito legame ecfrastico, altre volte un rapporto dialettico).
 
Chiudono il numero, in linea con la tradizione de L’Ulisse, le due sezioni di AUTORI. Le LETTURE accolgono scritture inedite di Luca Ariano, Mariasole Ariot, Paola Silvia Dolci e Francesca Mazzotta. I TRADOTTI si apre con un omaggio a Stéphane Bouquet (1967-2025) curato da Andrea Inglese, e prosegue con una scelta di testi di Philip Larkin, tradotto da Davide Castiglione; di Roberto Sosa, tradotto da Roberto Minardi; di Pierre Alferi, tradotto da Alberto Comparini; di Jean-Patrice Courtois tradotto da Francesco Deotto; e di Petru Ilieşu, tradotto da Davide Astori.
 
Questo numero de L’Ulisse è dedicato ad Alessandro Broggi: e non solo con il pensiero al vuoto che la sua assenza lascia ancora nelle nostre vite, ma anche al fatto che, senza il suo lavoro e la sua intelligenza, questa rivista non avrebbe mai potuto esistere. Cofondatore de L’Ulisse, Alessandro Broggi ha diretto con Stefano Salvi e Italo Testa la rivista dal 2007 sino al 2016, per poi dedicarsi esclusivamente alla sua scrittura, rimanendo una presenza amica in dialogo con noi.
 
Francesco Deotto, Stefano Salvi, Italo Testa


Nessun commento:

Posta un commento

E' uscito il numero 27 de «L’Ulisse – rivista di poesia, arti e scritture», dedicato al tema monografico “Poesia, fotografia e post-fotografia”. Pubblichiamo qui l'Editoriale

  Poesia, fotografia e post-fotografia   Sin dai primi decenni che hanno seguito la sua invenzione, che convenzionalmente viene fatta coinci...