martedì 17 febbraio 2026

#stranieri / KAMAU BRATHWAITE Edward (1930 - 2020)

 

Edward Kamau Brathwaite
, nato Lawson Edward Brathwaite (Bridgetown, 11 maggio 1930 – 4 febbraio 2020), è stato un poeta barbadiano. Nato a Bridgetown nel 1930, visse tra New York e Barbados.
Ha compiuto gli studi all'Harrison College a Barbados, quindi al Pembroke College di Cambridge ed infine si è laureato in filosofia all'Università del Sussex nel 1968.
Dal 1955 al 1962 è stato ufficiale nel Ministero dell'Educazione del Ghana, in seguito ha insegnato all'University of the West Indies a Kingston, in Giamaica, e dal 1994 è stato professore all'Università di New York.
Fondatore del Caribbean Arts Movement (CAM) nel 1966, ha pubblicato, a partire dal 1951, numerose raccolte poetiche ispirate alla tradizione africana orale ed alcuni saggi storici sulle radici del popolo caraibico.
Considerato una delle principali voci della letteratura caraibica[6], ha ricevuto numerosi premi letterari nazionali ed internazionali tra i quali il Neustadt International Prize for Literature nel 1994.

Opere tradotte in italiano
Saggi
Missile e capsula: due paradigmi della cultura dei Caraibi, in Pensiero caraibico: Kamau Brathwaite, Alejo Carpentier, Édouard Glissant, Derek Walcott di Andrea Gazzoni, Roma, Ensemble, 2014
Il XX secolo: dal 1914 ad oggi (curatore), Novara, De Agostini, 2003

Poesia
Diritti di passaggio (Rights of Passage, 1967), Roma, Ensemble, 2014, traduzione di Andrea Gazzoni 
Speciale Kamau Brathwaite a cura di Andrea Gazzoni, con una scelta di poesie edite e inedite , in «La Rivista dell’Arte», 2, 2013, pp. 168-212.

La polvere

‘Sera Miss
Evvy, Miss
Maisie, Miss
Maud. Come stai

Olive? Come sta
la mia Eveie?
Lo hai preso il Cespuglio dei Miracoli
per il guaio che mi hai detto?

Zitta!
Non far ‘sta cagnara
nella bottega dei bianchi!

Ma allora lo
hai preso?

Tutte le sere prima di
andarmi a letto.

Scom-
metto che ti senti
già meno giù!

Non lo so,
Pearlie mia amica. Com’è
o come non è, non è morto qua il corpo.

No amica mia, sembri anche
più sana!

Di già?
Allora posso dirlo
e lo dico ancora:
ringraziamo Dio
per le sue piccole grazie.

Amen,
Eveie mia.
Amen,
Eveie mia

e io dico
ancora Amen.

Miss Evvy, vorrei
segnare la farina mezza
libbra e il sapone
due pezzi finché non è
lunedì se lo vuole
Nostro Signore.

Scrivi sapone
due pezzi e farina mezza
libbra nel libro nero dei conti
di Olive per me, Maisie mia cara.
E Olive –

non ti scordare i
biscotti e il merluzzo salato
che Marylin tua figlia
è venuta qui e ha detto che vuoi
saldare l’ultimo mese!
Sì lunedì sì ti pago
tutto il malloppo le carte e gli spic-
ci in sospeso in questa bottega, Miss
Olive mia cara.

Ehi Mary!
Sei tu?
Non ti vedevo laggiù
con mezza testa allo scuro
sotto il saccone di iuta. Come sta
il mulo di Darrington?

Malato è malato. E in più
ho sentito che pure la mucca
se ne sta un bel po’ giù. È da martedì
che il latte non c’è.

È la pes-
tilenza, amica mia.
Un tipo di malattia uguale,
come una carogneria, amica, stra-
pazza gli ignami.

Vero. Melanzane,
spinaci, i cavoli a grinze,
Anche le mie patate e i fagioli dell’occhio;
la verdura trapassa e nella fila dei cavoli le foglioline
azzurre sono ormai così secche
secche secche.

È la pes-
tilenza, amica mia.
Il signor Gilkes dice che è una prova
dei tempi come nel quattor-
dici diciotto con la
guerra quando bruciavano le palle
con quel gas mostarda tutto giallo.

E se me lo chiedi
a me, lo so che presto
ci saranno altre guerre e voci
di guerre.

Ma è
vero.

È
la pes-
tilenza, amica mia. Non
lo senti tu

il silenzio? Il Pastore
nella Cappella ieri sera diceva
che è la Mano che scrive sul muro.

Ma non è tutto qui!
ti ricordi la storia
che il nonno diceva, la polvere
a maggio?

No! Che altra
roba è?

Be’ sembra che
c’è una montagna vicino qua
che tutto il tempo bolle e fuma
come quando hai la bile nella pancia.

Cosa dici, cara mia!

Ma è
vero!

E come lo
sai? Là qual-
cuno ci vive? Tu
conosci qual–
cuno da là
che vive quaggiù?
E anche, dove dici
che questo posto è di preciso?

Non sono af-
fari tuoi! E poi,
è miglia e miglia
dalla pace di questo

posto
e tutto frigge e tutto fuma
tutto il tempo. C’è chi dice
che è laggiù in una di quelle isole

dove gli si intorciglia la lingua
e sentirli parlare così
nel loro patois di St. Lucia
è come se non sanno capire

neanche una parola di inglese.
Ma non lo so per davvero. Tutto quello che so
è che un giorno di colpo così
questa montagna ha fatto bum-bum-bum-kabumm

Tutta quella maledetta parte di dietro
di questa collina è come scoppiata
come nella cava che fanno saltare
in aria le pietre.

Rocce grosse come il recinto dove tieni le mucche
buttate su in aria come se erano
un pugno di ghiaia. Quel botto,
Cristo santo, deve aver fatto piovere giù

schegge e scintille
come se fosse la Con-
federazione.

Ma non hai da nominare
il nome di Dio invano
per farcela bere questa
storia. Non va bene,

Olive, cara!

È vero!
E il Signore Iddio
sa che ti dispiace.

Ma che nero nero nero
da dietro di quel monte:
ce l’avevi in faccia, nel mangiare,

negli occhi. Infatti,
dice la nonna, in pieno
giorno anche il bianco

della sua finestrella si è spento.
E se senti la gente che grida!
come fanno a non trovare la strada
come fanno a non avere il riparo
a non pregarlo un prete o un capo
e Dio è andato via e ha fatto scuro quel giorno!

Dice la nonna che anche i polli nell’aia
saltavano sopra le stie quando l’aria
veniva giù grigia e i galli via che cantano
come quando è prima di giorno.

Si faceva scuro scuro scuro
come di notte
e hai pau-
ra, lo sai,

quando senti cose così;
e mi fa meravigliarmi e
mi fa pregare: perché io

mi dico: Olive mia,
tu mangi e poi dormi
e provi a scordarti

qualcuno dei pesi
che ha da portare la schiena;
tu bevi, tu balli

a volte un sabato
sera, incontri il tuo uomo
e con la grazia di Dio fai un figlio

Tu ti alzi, vai in giro.
ringrazi Dio che il tuo corpo
non è ancora di pietra,

e le hai ancora grosse le tette;
che hai una voce
buona a gridare

fino al paradiso per farti
sentire: non hai da aver paura di niente
da nessuno. Te ne vieni

alla bottega, ti fermi, due
chiacchiere, dai il saluto
e vai a casa;

hai una schiena che può ancora scavare
nei campi
e zappare e strappare le erbacce
da quel quadra-
tino di terra che tu chiami il tuo;
non sei malata e hai figli forti;

ogni giorno lo vedi il sole
che s’alza, il sole
che scende; ogni mese Dio manda

una luna nuova. La stagione di secca
viene ancora dopo la stagione di pioggia
e dopo la pioggia viene il verde raccolto.

E poi di colpo così
non c’è rima
non c’è ragione

i tuoi raccolti iniziano a morire
non puoi neanche vedere il sole nel cielo;
e di colpo così, non c’è rima,

non c’è ragione, la tua speranza è finita tutta
ti sembra che tutto va storto.
Perché va così? Che cosa vuol dire?



Ali di colomba

Brother Man il Rasta-
fari, barba piena di licheni
cervello pieno di pidocchi
stava lì a guardare i topi
spuntare su dalle assi
della sua cucina da quartiere del centro,
da quartiere di baracche,
e sorrideva. Beati i poveri
di salute, lui mormorava,
perché dovrebbero ereditare questa
abbondanza. Beati gli umili
di cuore, lui borbottava,
perché è tutto per loro questo abbandono.

Brother Man il Rasta-
fari, capelli pieni di licheni
testa calda come il ghiaccio
stava lì a guardare i topi
entrare in questo suo povero
buco, si prendeva la sua pace
e la pipa per la ganja
e sorrideva perché gli occhi
dei topi, pezzi di pomice
calda, erano bagliori nella stanza
come il rubino, come il quarzo
e di colpo facevano un sobbalzo
come il diamante.

E io
Rastafar-io
nella città del boom
a Babilonia, reso folle dalla luna
e da questo calice di pace, io
profeta e cantore, flagello
dello squallore, custode
Trench Town, Dungle e Young’s
Town, mi alzo in piedi e mi incammino per le strade degli
afflitti ora in silenzio, occhi di falco
duri di paura e
di affetto, e ascolto la mia gente
che piange, la mia gente
che grida:

Giù giù
uomo
bianco, uomo
furbo, uomo
bruno, giù
giù uomo
pieno, uomo
grasso sguardo
storto, bianco
nero quello,
l’uomo che
vive in
città.

Su su
in piedi coi tuoi
dreadlock, Salo-
mone sale
della terra, su su
in piedi
deridiamo-
li, sfottiamo-
li, fermiamo-
li, uccidiamo-
li e torniamo
indietro là
dove l’uomo nero
ha la sua terra
indietro là
in Af-
rica.
2
E lo sai che non lo fanno apposta,
non ci possono far niente
ma quelle facce pulite brune nella
città di Babilonia di loro ho più paura

e di me loro han più paura.
Guardali gli avvoltoi vola-
re, sentili i corvi gracchiare
vedi cosa comprano coi soldi?

Cra cra cra cra.
Vecchio corvo, vecchio corvo, crudele vecchio
vecchio corvo, è tutto quel che ha
la spocchia loro.

Corvo vola capriola
un saltarello
sul terreno; no
niente piede che sta fermo

sopra pietre ferme, no
niente bimbi buoni nati
dalla carne
di quelle ossa,

no no no no.
3
Così battili i tamburi
quelli, stendile

le ali quelle,
guardale volare

quelle, su
in alto alzarsi quelle,

chiare nella gloria del Signore.

Guardale le navi quelle
alle città venire quelle

sono piene di seta quelle
sono piene di cibo quelle

e guardali gli aerei quelli
vengono giù a terra quelli

sono pieni di lampi quelli
sono pieni di grana quelli

di seta quelli di cibo quelli
di scarpe quelli di vino quelli

che quelli bevono quelli
e si divorano quelli

in lode della gloria del Signore.

Così battili quelli
bruciali, mettigli

a quelli in testa che non
hanno niente quelli

solo quelli
lucidi gingilli lucidi

che scoppieranno tutti quelli
quando la fiamma dall’alto quella
distruggerà dall’alto quella e
ruggirà dall’alto quella

e i poveri in piedi quelli
e sorgeranno in furia quelli

nella gloria del Signore.

(tratti da da Kamau Brathwaite, Diritti di passaggio, cura e traduzione di Andrea Gazzoni, Roma, Edizioni Ensemble, 2014)


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  Edward Kamau Brathwaite , nato Lawson Edward Brathwaite (Bridgetown, 11 maggio 1930 – 4 febbraio 2020), è stato un poeta barbadiano. Nato ...