Sacha Piersanti
L’INFANZIA STIPENDIATA
Giulio Perrone editore
collana Poièsis | 14
settembre 2025
pp. 194, euro 20
ISBN 9788860047748
Roma, Borgo Pio, 23 luglio 1934: nasce A., popolana che, per scelta più che per destino, sin da bambina ha sempre e solo lavorato, trovando nella disciplina di un personalissimo “dogma del lavoro” il mezzo per la propria emancipazione, l’arma con cui resistere a una società ghettizzante, mentre, senza alcuna vanità di indagine né (auto)illusione di comprensione, cuce, con mani di sarta, l’alternativa umana a una Storia prepotente e totalitaria. L’infanzia stipendiata è la storia di A., e a raccontarla, tra narrazione e squarci lirici, dialoghi e memorie, è un io che si decentra e si fa tramite, inseguendo nei confini netti di una donna un nucleo universale di umanità, nello scenario di una Roma che è atmosfera, ambiente, personaggio.
Di petto
Stanno per toglierle dal petto
una parte del suo petto
perché a forza di pagare
lo stipendio alla sua infanzia,
il metro e mezzo che le resta
di ossa mai bambine
e di polpa adesso vecchia
presenta il conto lui.
È la linea che decide,
è la linea che riscuote,
che manda come sgherro
quel tarlo, quell’alieno
che rode e imbuia il latte.
Il latte come il camice
del dottore che non sa
che rispondere, se ridere
quando lei s’accorge
che è rimasto solo lui
e intonata gli confessa:
“Non ho l’età
per uscire
sola con te…”.
*
Si stava peggio quando si stava peggio, I
Basterebbe la memoria
più sbiadita che racconta
a fare di lei
un’umana eccezione
che a distanza di bombe
sa ridire il passato
con polemica voce
ché certo è rimasto
come un vizio quel Duce,
ma non le impedisce
di dar nome al disastro,
di distinguere bene
le ombre e la luce.
*
Prove d’addio, II
E poi che sarà mai
che tormento sarà mai
vedere il mondo intorno
che crolla in mille pezzi?
Mi stenderò con garbo,
schiena dritta, orizzontale
– ma sempre verticale –
tra le pietre di una terra
che è madre a tutti e tomba,
(una terra di nessuno
dove qualcuno ancora parla)
con un filo di matita
sotto l’occhio, poi alla gola
il nodo stretto e grato
di un’ultima parola
e tra le mani
(queste mani mie di uomo
a cercare sempre umani)
il raccolto di due vite,
di un vuoto così pieno.
Ché siamo come il fieno,
il giallo della spiga,
la spiga che non brilla
se non ci fosse falce
nero taglio ad amputarla.
Sacha Piersanti è nato nel 1993 a Roma. Tra le sue pubblicazioni, i libri di poesia Pagine in corpo (Empirìa 2015) e L’uomo è verticale (Empirìa 2018), il saggio Zero, nessuno e centomila. Lo specifico teatrale nell’arte di Renato Zero (Arcana 2019) e la traduzione di Nature in the city / La natura in città dell’artista Jimmie Durham (Fondazione Benetton, Antiga 2023). Co-ideatore e interprete di spettacoli e performance di teatro-poesia (tra cui L’ora dell’alt, basato sull’opera di Giorgio Caproni, e Fonti, opera ibrida tra live electronics ed epica classica), dal 2017 è tra i curatori del progetto culturale “La Casa del Poeta” per la riqualificazione e conservazione della celebre “baracca” del poeta Valentino Zeichen e dal 2021 co-dirige le iniziative letterarie del collettivo “Zeugma”, a Roma.


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