giovedì 16 aprile 2026

#stranieri / BRAND Dionne (1953 - viv.)

 

Dionne Brand
 (Port of Spain, 7 gennaio 1953) è una scrittrice e poetessa canadese, la cui opera è quasi interamente ispirata alle condizioni delle donne di colore.
Nata in Trinidad e Tobago, nel 1970 emigrò in Canada e studiò all'università di Toronto dove studiò filosofia e lingua inglese, riuscendo anche a laurearsi ed a insegnare "storia delle donne" nello stesso ateneo.
In aggiunta alla sua attività di scrittrice, ha anche diretto alcuni documentari per la National Film Board of Canada; tra questi, ebbe abbastanza successo: "In silenzio per qualcosa: Adrienne Rich e Dionne Brand in conversazione".
È un'attivista politica in favore dei diritti delle minoranze sessuali e delle comunità emarginate, tra cui quella del popolo di colore e degli omosessuali (lei stessa ha dichiarato di essere lesbica). Il suo nome non deve essere confuso con quello della collega Di Brandt, curiosamente anche lei poetessa canadese, quasi omonima e quasi coetanea.

Opere di Poesia
Fore Day Morning - 1978
Earth Magic - 1979
Primitive Offensive - 1982
Winter Epigrams - 1983
Chronicles of the Hostile Sun - 1984
No Language is Neutral - 1990
Land to Light On - 1997
thirsty - 2002


OSSARIO VIII
L'Avana, Yasmine arrivò una sera presto,
lo stelo di un vestito arancione,
una borsa da viaggio, floscia, senza alcun oggetto
 
il mare assalì le mura della città,
l'aria,
gli uccelli assalirono il mare
 
non è costiera,
più abituati agli interni delle città del nord,
nemmeno i loro laghi ancillari, tranquilli, verde-neri
 
sebbene nulla fosse mai tranquillo in lei,
essendo lì fuori dalla sua America elementare
la turba, la slega
 
essere vivi, essere umani, la sua monotonia
la sconcertava comunque, l'opaco presente,
la consapevolezza, nel suo nucleo primordiale, del nulla
 
un temporaneo dolore di sicurezza,
le foglie le ricadevano sulla schiena come felci che si dispiegano,
intravide sotto l'ostinata seduzione dell'Atlantico
 
e la costa dell'isola,
quando atterrarono, una contraddizione,
una pioggerellina pepata, il dolce sole di un pomeriggio
 
l'aria oleosa dell'Avana si faceva strada sull'aereo,
lievitato, domestico,
la cabina Tupelov come un forno che scurisce il pane

da THE BLUE CLERK

Verso, girare, piegare, arare, un solco, una fila, voltarsi, verso, attraversare
Un giorno, quando avevo nove anni e tornavo a casa da scuola, mi fermai in cima alla mia strada e guardai giù per la dolce pendenza, verso casa mia nascosta da una piccola curva, osservando la linea discendente del complesso di case con due camere da letto, chiamato Mon Repos, il mio riposo. Ma lì mi sono allontanato troppo dall'intenzione immediata. Un giorno, quando avevo nove anni e tornavo a casa da scuola, mi fermai in cima alla mia strada e seppi, sentii e intuii di guardare giù per la dolce pendenza con le piccole case e i loro recinti di ibisco, i loro recinti di rose, i loro recinti di ixora, le loro tinteggiature gialle, rosa e blu; il calzolaio sulla sinistra in alto, la sarta in basso a sinistra, e più in basso il parco e il profondo canale di scolo dove un ragazzo in bicicletta mi spinse e una delle mie zie prese un bastone per raggiungere la porta di sua madre. Di nuovo, quando avevo nove anni e tornavo a casa un giorno con la mia uniforme marrone e la camicetta bianca, mi fermai in cima alla mia strada sapendo, arrivando a sapere in quell'istante in cui il sole era nella sua fase delle quattro e guardando in basso potevo vedere finestre e porte aperte e le tende della porta d'ingresso che sventolavano. Avevo nove anni e mi fermai in cima alla strada senza motivo se non quello di scendere la dolce salita verso casa mia dove vivevo con tutti e tutto al mondo, le mie sorelle e i miei cugini erano con me, avevamo i nostri zaini e la nostra fame delle quattro con noi e nostra nonna e tutto ciò che amavamo al mondo ci aspettavano nella casa dipinta di giallo, c'erano una siepe di ibisco e un cespuglio di ranuncoli e zinnie che aspettavano e per diversi istanti tutto questo sembrò scivolare verso il passato; di nuovo, quando avevo nove anni e mi fermai in cima alla mia strada e guardai giù per la dolce salita verso casa mia nella luce del sole delle quattro del mattino, mi resi conto che non avrei vissuto lì per tutta la vita, che me ne sarei andato e non sarei mai più tornato un giorno.

Da ASSETATO

IO

Questa città è bellezza
infrangibili e amorosi come le palpebre,
nelle strade, pressate da partenze feroci,
atterraggi sommersi,
Sono innocente come le soglie
e uccelli notturni distrutti, malati d'amore,
come ascensori vuoti
 
lasciami dichiarare le porte,
angoli, inseguimento, lasciami dire
in piedi qui tra le ciglia, dentro
seni invisibili, nel lago che si restringe
nei piccoli negozi dei ricordi falsi,
la vita fragile e rosicchiata che viviamo,
Sono trattenuto e trattenuto
 
il tocco di tutto mi arrossisce,
piccioni e ragazzi distrutti,
ore mezze morte, musicisti ciechi,
donne inconcludenti con abiti ammaccati
anche gli uomini abituali in abito grigio con terribili
valigette, come mai, come mai
Non mi aspetto nulla di così intimo come la storia
 
avrei avuto una vita diversa
fallendo questo abbraccio con cose rotte,
vene iridescenti, proiettili estatici, piccole crepe
nel cervello, saprei questi fatti particolari,
come una frase lascia una cicatrice su una guancia, come l'acqua
asciuga l'amore, questo, un pensiero così casuale
come ogni secondo eviscera un respiro
 
e questo, lo incontriamo a intervalli noncuranti,
nei bar, nelle stazioni di servizio, nelle protesi
conversazioni, lotterie, intraducibili
bocche, in versioni di ciò che potremmo essere,
un tremore della mano nella realizzazione
di finali, un soffio di lacrime
sulla pelle, il netto rifiuto in velocità

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