sabato 21 marzo 2026

MERINI Alda (1931 - 2009)

 

Alda Giuseppina Angela Merini
 (Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1º novembre 2009) è stata una poetessa, aforista e scrittrice italiana.
«Ho la sensazione di durare troppo, di non riuscire a spegnermi: come tutti i vecchi le mie radici stentano a mollare la terra. Ma del resto dico spesso a tutti che quella croce senza giustizia che è stato il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la grande potenza della vita.» (Alda Merini, La pazza della porta accanto)
Alda Merini nasce il 21 marzo 1931 a Milano in viale Papiniano n. 57, all'angolo con via Fabio Mangone. Il padre, Nemo Merini, originario di Brunate, primogenito degli otto figli di Giovanni (un conte comasco diseredato per aver sposato una contadina), è impiegato di concetto presso le assicurazioni "Vecchia Mutua Grandine ed Eguaglianza", precisamente nella società affiliata denominata "Il Duomo"; la madre, Emilia Painelli, è casalinga. Alda è secondogenita di tre figli, tra Anna (1926), ed Ezio (1943), che la scrittrice fa comparire, sia pure con un certo distacco, nelle sue poesie. Della sua infanzia si conosce quello che lei stessa scrisse in brevi note autobiografiche in occasione della seconda edizione dell'Antologia dello Spagnoletti: "ragazza sensibile e dal carattere malinconico, piuttosto isolata e poco compresa dai suoi genitori ma molto brava ai corsi elementari: ... perché lo studio fu sempre una mia parte vitale".
Alda vive tra un padre colto, affettuoso, dolce e attento che a cinque anni le regala un vocabolario e che le spiega le parole tenendola sulle ginocchia, e una madre severa, pragmatica, distante e altera, che tenta invano di proibirle di leggere i libri della biblioteca paterna in quanto vede per lei un futuro esclusivamente di moglie e madre. Emilia Painelli inoltre, quando la figlia, studentessa elementare, ha una crisi mistica, porta il cilicio, partecipa continuamente alle messe presso la vicina basilica di San Vincenzo in Prato e vuole farsi monaca, inizialmente scambia il suo malessere interiore per esteriore, e la riempie di vitamine. Poi, per farle passare l'impeto vocazionale, contatta la maestra per stabilire uno speciale ritiro scolastico. La figlia si vendica facendo dispetto all'alta considerazione dello status di famiglia che ha la madre: va a mendicare vestita di stracci, come se fosse di famiglia povera, per giunta dicendo di essere orfana. La madre la punisce con percosse.
Dopo aver terminato il ciclo elementare con voti molto alti, è però il padre che le impone di frequentare i tre anni di avviamento al lavoro presso l'Istituto Professionale Femminile Mantegazza, in via Ariberto.
Nel 1943, dopo un coprifuoco trascorso nel rifugio antiaereo, la famiglia trova la casa distrutta da un bombardamento. Mentre il padre resta a Milano con la figlia maggiore, lei, la madre e il piccolo Ezio trovano un carro bestiame che va a Vercelli, dove vive una zia che li sistema in un cascinale, per ben tre anni; ricongiunta la famiglia e tornati a Milano a piedi, prendono possesso di un monolocale trovato vuoto, precedentemente abitato da uno straccivendolo.
Alda tenta in seguito di essere ammessa al liceo ginnasio Alessandro Manzoni, ma non riesce in quanto non supera la prova di italiano. Nello stesso periodo si dedica allo studio del pianoforte, strumento da lei particolarmente amato. Esordisce come autrice a 15 anni. Attraverso una sua insegnante delle medie, Silvana Rovelli, cugina di Ada Negri, fu presentata ad Angelo Romanò che, apprezzandone le doti letterarie, la mise in contatto con Giacinto Spagnoletti, il quale divenne la sua guida, valorizzandone il talento. La quindicenne torna a casa con una recensione di una sua poesia scritta da Spagnoletti; emozionatissima la mostra all'amato padre, che però non gradisce.
Nel 1947, la Merini viene internata per un mese nella clinica Villa Turro a Milano, dove le viene diagnosticato un disturbo bipolare- Quando ne esce alcuni amici le sono vicini e Giorgio Manganelli, conosciuto a casa di Spagnoletti, con il quale inizia una relazione, insieme con Luciano Erba e David Maria Turoldo la indirizza verso gli psicoanalisti Fornari e Musatti.
Giacinto Spagnoletti sarà il primo a pubblicarla nel 1950, nell'Antologia della poesia italiana contemporanea 1909-1949, con le liriche Il gobbo, datata 22 dicembre 1948, e Luce, del 22 dicembre 1949, a lui dedicata. Nel 1951, su suggerimento di Eugenio Montale e di Maria Luisa Spaziani, l'editore Giovanni Scheiwiller pubblica due poesie inedite dell'autrice in Poetesse del Novecento. Dal 1950 al 1953 frequenta per lavoro e per amicizia Salvatore Quasimodo. Terminata la difficile relazione con Giorgio Manganelli, il 9 agosto 1953 sposa Ettore Carniti, operaio e sindacalista, in seguito proprietario di alcune panetterie di Milano. Nello stesso anno esce, presso l'editore Schwarz, il primo volume di versi intitolato La presenza di Orfeo. Nel 1955 esce la seconda raccolta di versi, intitolata Paura di Dio, con le poesie scritte dal 1947 al 1953, alla quale fa seguito Nozze romane.
Nasce nel 1955, poco tempo dopo l'improvvisa morte per infarto del padre, la prima figlia, Emanuela. Al suo pediatra, Pietro De Pascale, dedicherà la raccolta di versi Tu sei Pietro, pubblicata nel 1962 dall'editore Scheiwiller. Nel 1957 nasce la secondogenita Flavia. Dopo la pubblicazione di Tu sei Pietro inizia per lei un difficile periodo di silenzio e di isolamento, dovuto all'internamento nell'ospedale psichiatrico "Paolo Pini", che va dal 1964 fino al 1972, con alcuni ritorni in famiglia, durante i quali nascono altre due figlie, Barbara e Simona, che saranno affidate ad altre famiglie. Si alterneranno in seguito periodi di salute e malattia, probabilmente dovuti al disturbo bipolare.
Figura di riferimento per gli anni che trascorse in manicomio fu il neuropsichiatra Enzo Gabricci, di cui lei parla nel libro "diario di una diversa" e anche in "lettere al dottor G.". 
“Un giorno un medico comparve nella nostra sala. Era ben vestito, aveva modi educati, e mi guardò a lungo. Era anche un bel uomo. Mi domandò chi fossi. Ma non gli risposi. “Vuoi venire nel mio studio?” mi disse. Io annuii e cominciò la cosiddetta “psicoterapia”, fatta con lui e con estremo amore da parte di quell’uomo, che forse fu il mio salvatore. Certo nei momenti di maggiore angoscia mi rifacevo alla psicoanalisi, e molto mi ha aiutato la simbologia Freudiana a dipanare le mie situazioni, i miei fatti inconsci. Ma molto mi aiutò il dottor G. che con la sua terapia della non violenza dava all‘ ammalato la sensazione di poter essere ancora vivo, o di potere almeno accedere a quella specie di autenticità del vivere, cui, di fatto, il malato solitamente aspira… Era questo dottore, uno che cercava in ogni modo di spiegarmi in simboli; anzi di chiarire i simboli che passavano e si mimetizzavano nella mia mente. Un giorno senza che io avessi detto mai niente del mio scrivere, mi aperse lo studio e mi fece una sorpresa: “Vedi disse quella cosa là? È una macchina da scrivere. È per te per quando avrai voglia di dire le cose tue”. Io rimasi imbarazzata e confusa… Quando avevo scritto il mio nome lo guardai sbalordita. Ma lui con fare molto paterno, incalzò: “Vai, vai, scrivi”. Allora mi misi silenziosamente alla scrivania e cominciai: “Rivedo le tue lettere d’amore… Il dottor G. si avvicinò a me e dolcemente mi sussurrò in un orecchio. Questa poesia è vecchia. Ne voglio delle nuove”. E gradatamente, giorno per giorno, ricominciarono a fiorirmi i versi nella memoria, finchè ripresi in pieno la mia attività poetica. Questo lavoro di recupero durò circa due anni.”
Nel 1979 riprende a scrivere, dando il via ai suoi testi più intensi sulla drammatica e sconvolgente esperienza dell'ospedale psichiatrico, testi contenuti in quello che può essere inteso, come scrive Maria Corti "il suo capolavoro": La Terra Santa, con il quale vincerà nel 1993 il Premio Librex Montale. Ma le pene della scrittrice continuano: il 7 luglio 1983 muore il marito; rimasta sola e ignorata dal mondo letterario, cerca inutilmente di diffondere i propri versi. Racconta Maria Corti che lei stessa si era recata presso i maggiori editori italiani senza alcun successo fintanto che, nel 1982, dopo aver raccontato a Paolo Mauri la sua amarezza, quest'ultimo le offrì uno spazio sulla sua rivista per trenta poesie da pubblicare sul nº 4, inverno 1982 - primavera 1983, che, insieme con lei, aveva scelto da un dattiloscritto di un centinaio di testi; in seguito, insieme con l'editore Vanni Scheiwiller, avrebbero aggiunto altre dieci liriche, e nel 1984 veniva dato alla stampa La Terra Santa.
In quel periodo affitta una camera della propria abitazione a un pittore di nome Charles, iniziando a comunicare telefonicamente con l'anziano poeta Michele Pierri, che, in quel difficile periodo di ritorno nel mondo letterario, aveva dimostrato di apprezzare le sue poesie. Nell'ottobre del 1984 sposa Michele e vanno a vivere a Taranto. È curata e protetta dal marito, che prima di andare in pensione era un medico, ex primario di cardiologia all'ospedale SS. Annunziata. In questo periodo, scrive le venti poesie-ritratti de La gazza ladra, probabilmente risalenti al 1985, inedite fino al volume Vuoto d'amore, oltre alcuni testi per Pierri. Sempre a Taranto porta a termine L'altra verità. Diario di una diversa.
«Non avrei potuto scrivere in quel momento nulla che riguardasse i fiori perché io stessa ero diventata un fiore, io stessa avevo un gambo e una linfa.» (Alda Merini, da L'altra verità. Diario di una diversa)
Nel luglio del 1986 fa ricorso alle cure del reparto di neurologia dell'Ospedale di Taranto, i cui medici la conoscono poiché il marito l'aveva fatta visitare in precedenza ottenendone un quadro ben soddisfacente. Avendo fatto ritorno a Milano in preda a una forte crisi per la malattia terminale del marito (che morirà nel gennaio 1988), inizia una terapia con la dottoressa Marcella Rizzo, alla quale dedica più di una poesia. Nello stesso anno riprende a scrivere e a incontrare i vecchi amici, tra cui Vanni Scheiwiller, che le pubblica "L'altra verità. Diario di una diversa", il suo primo libro in prosa al quale seguiranno Fogli bianchi nel 1987, La volpe e il sipario (1997) e Testamento (1988). Nel 1987 è finalista nel premio letterario Premio Bergamo.
ono questi anni fecondi dal punto di vista letterario e di conquista di una certa serenità. Nell'inverno del 1989 la poetessa frequenta il caffè-libreria Chimera, situato poco lontano dalla sua abitazione sui Navigli, e offre agli amici del caffè i suoi dattiloscritti. Sarà in questo periodo che nasceranno libri come Delirio amoroso (1989) e Il tormento delle figure (1990). Negli anni seguenti diverse pubblicazioni consolidano il ritorno sulla scena letteraria. Nel 1991 escono Le parole di Alda Merini e Vuoto d'amore a cui fa seguito nel 1992 Ipotenusa d'amore; nel 1993 viene dato alle stampe La palude di Manganelli o il monarca del re, il volumetto Aforismi, con fotografie di Giuliano Grittini e Titano amori intorno. È questo l'anno in cui le viene assegnato il Premio Librex Montale per la Poesia, premio che la consacra tra i grandi letterati contemporanei e la accosta a scrittori come Giorgio Caproni, Attilio Bertolucci, Mario Luzi, Andrea Zanzotto, Franco Fortini.
Nel 1994 vede la luce il volume Sogno e Poesia, da L'incisione di Corbetta, con venti incisioni di altrettanti artisti contemporanei. Nel 1995 viene pubblicato da Bompiani il volume La pazza della porta accanto e da Einaudi Ballate non pagate (Premio Viareggio). Il musicista pugliese Vincenzo Mastropirro musica alcune liriche tratte da Ballate non pagate (Einaudi editore). Sempre nel 1994 esce nelle Edizioni Melusine Reato di vita, autobiografia e poesia.
Nel luglio 1995 viene accettata la sua richiesta di poter usufruire del fondo destinato agli artisti che vivono in precarie condizioni economiche previsto dalla Legge Bacchelli, dati i debiti accumulati dall'autrice. Per cinque anni le era stato rifiutato a causa delle due pensioni che già riceveva.[23][24]
Nel 1996 esce il volume La vita facile; nel 1997, le viene assegnato il Premio Procida-Isola di Arturo-Elsa Morante, per L'altra verità. Diario di una diversa.
Risale al 1996 anche la pubblicazione di un libretto edito da La Vita Felice intitolato Un'anima indocile, composto da poesie vecchie e nuove, da un diario-confessione, da brevi racconti e da un'intervista fatta all'autrice. Nello stesso anno conosce l'artista bergamasco Giovanni Bonaldi col quale stringe una forte e sincera amicizia e una stretta collaborazione per la pubblicazione di diversi libri d'artista. Nel 1997 viene pubblicata dall'editore Girardi la raccolta di poesie La volpe e il sipario, con illustrazioni di Gianni Casari, dove è più che mai evidente la tecnica della poesia spontanea in forma orale e che altri trascrivono.
Si assiste pertanto, nell'autrice, al fenomeno di un'oralità che conduce sempre più verso testi assai brevi e, infine, all'aforisma. Nel novembre dello stesso anno viene pubblicato, con le edizioni dell'Ariete, il libro, Curva di fuga e presentato da lei presso il Castello Sforzesco di Soncino, in occasione del conferimento della cittadinanza onoraria alla poetessa milanese. Sempre nel 1997 Bonaldi illustra con cinque disegni una raccolta di poesie ed epigrammi dal titolo Salmi della gelosia, stampata dalle edizioni dell'Ariete.
Un altro libro d'artista con copertina in metallo, accompagna, nel giugno del 1997, i lavori di Giovanni Bonaldi, esposti alla Galleria ArsMedia di Bergamo, in occasione della prima mostra personale dal titolo Certificazioni d'esistenza, presentata da Riccardo Barletta, dalla stessa poetessa e Lucio Del Pezzo. Dal 1997 al 1999 è ospite per tre edizioni consecutive al Premio Città di Recanati in occasione del quale legge alcuni versi di Giacomo Leopardi da L'infinito. Nel 1999 le edizioni Pulcinoelefante pubblicano 21 febbraio contenente una sua poesia e un'incisione di Bonaldi con intervento tattile.
Sono questi gli anni in cui la sua produzione aforistica diventa molto ricca, come testimonia nel 1997 "Il Catalogo Generale delle Edizioni Pulcinoelefante", edito da Scheiwiller. I suoi minitesti risultano essere più di cinquecento. Nel 1999 in Aforismi e magie, pubblicato da Rizzoli, viene raccolto per la prima volta il meglio di quel genere. Il volume viene illustrato dai disegni di Alberto Casiraghi, suo amico, poeta ed editore che ha sollecitato, raccolto e accompagnato con i suoi piccoli libri "Pulcinoelefante", questa nuova vocazione. È questo il periodo in cui viene insignita del titolo di vincitrice honoris causa del Concorso Nazionale Garzanti. La collaborazione con i piccoli editori - che comprendono, oltre Pulcinoelefante, lo Zanetto, La Vita Felice, il Melangolo e altri - ha portato ad altri "minitesti" come, tra gli ultimi pubblicati, Lettera ai figli, edito da Michelangelo Camelliti per l'edizione Lietocollelibri e illustrato da otto disegni onirici e surreali di Alberto Casiraghi. Da ricordare il volume edito da l'Incisione, Alda Merini, che contiene poesie inedite della poetessa e disegni dell'artista Aligi Sassu, opere stampate su torchio in litografia e serigrafia.
Nel 2000 esce nell'edizione Einaudi, Superba è la notte, un volume risultato di un lavoro minuzioso compiuto su numerose poesie inviate all'editore Einaudi e ad Ambrogio Borsani. I versi che compongono la raccolta sono stati scritti dal 1996 al 1999. Non essendo stato possibile dare al materiale un ordine cronologico i curatori si sono basati sull'omogeneità tematica e stilistica complessiva dell'opera. Per l'editore Gabriele Mazzotta, insieme con Alberto Fiz, cura il catalogo della mostra di Giovanni Bonaldi dal titolo Il peso non dorme. Sempre in questo anno le edizioni Il dodecaedro di Leonardo di Milano pubblicano una sua poesia inedita con un'incisione di Bonaldi dal titolo Splenduisti et vocasti. Inoltre, legge una delle sue poesie per Canzone per Alda Merini che Roberto Vecchioni le dedica nell'album Canzoni e cicogne.
Tra il 2001 e il 2002 viene pubblicato in quaranta esemplari, dalle edizioni Lo Sciamano, un ulteriore libro d'artista dal titolo Amore di carta che raccoglie cinque incisioni di Giovanni Bonaldi e nove poesie inedite della poetessa. Nel 2001 posa seminuda (fotografia di Giuliano Grittini) per la copertina dell'album Canto di Spine - versi italiani del '900 in forma canzone degli Altera, nel quale sono messe in musica composizioni sue ("Il canto", da "Ballate non pagate") e di altri grandi poeti del Novecento.
Nel 2002 viene stampato dall'editore Salani un volumetto dal titolo Folle, folle, folle d'amore per te, con un pensiero di Roberto Vecchioni e nel 2003 la Einaudi Stile Libero pubblica un cofanetto con videocassetta e testo dal titolo Più bella della poesia è stata la mia vita.
Nel 2007 l'autrice, con Alda e Io, Favole, scritto a quattro mani con il favolista Sabatino Scia, vince il Premio Elsa Morante Ragazzi. Il 17 ottobre 2007 ottiene la laurea honoris causa in "Teorie della comunicazione e dei linguaggi" presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università degli Studi di Messina, tenendo una lectio magistralis sui meandri tortuosi del suo vissuto.
Nel 2009 esce il documentario Alda Merini, una donna sul palcoscenico, del regista Cosimo Damiano Damato, presentato alle Giornate degli Autori della 66ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. Il film, prodotto da Angelo Tumminelli per la Star Dust International srl di Roma, vede la partecipazione di Mariangela Melato e le fotografie di Giuliano Grittini. Dall'incontro del regista con la poetessa nasce una grande amicizia e tante poesie inedite inserite nel documentario.
Molto importante è il carattere mistico della sua più recente poetica, che è connessa alla prima vena creativa con cui esordì e che aveva in sé una forte componente di misticismo. Ambrogio Borsani, nel volume, Il suono dell'ombra, edito da Mondadori e che rappresenta la raccolta più completa della sua opera, cita una lettera indirizzata alla giovanissima Alda da una suora in cui quest'ultima risponde a una richiesta della poetessa di poter entrare in convento e prendere i voti. È dall'incontro e dall'amicizia con Arnoldo Mosca Mondadori che questa «vena» viene di nuovo stimolata, e nascono una serie di libri editi da Frassinelli che hanno come filo conduttore la mistica della poetessa. Mosca Mondadori le proponeva una serie di temi di carattere spirituale, ne raccoglie e cura i versi: il primo libro pubblicato è L'anima innamorata (2000), cui seguono testi sempre di carattere religioso, tre dei quali (Corpo d'amore, Poema della croce, Francesco, canto di una creatura), introdotti da monsignor Gianfranco Ravasi.
Nel 2002 viene pubblicato Magnificat, un incontro con Maria, corredato da disegni di Ugo Nespolo e rappresentato nel 2006 con Valentina Cortese al Teatro Lauri Rossi di Macerata per lo Sferisterio Opera Festival, nel 2003 La carne degli Angeli, con venti opere inedite di Domenico Paladino; poi Corpo d'amore (2004) con le opere di Luca Pignatelli, Poema della Croce (2005), Cantico dei Vangeli (2006), Francesco, canto di una creatura (2007), Mistica d'amore (2008), Padre mio (2009). Di questo lavoro avvenuto tra il 1997 e il 2009 sono viva testimonianza le registrazioni, raccolte nel libro e nel documentario Eternamente vivo (Frassinelli editore, regia di Daniele Pignatelli, a cura di Arnoldo Mosca Mondadori), grazie a cui è possibile ascoltare la sua voce dal vivo mentre crea i propri versi.
Nel 2003 e 2004 viene pubblicato da Einaudi Clinica dell'abbandono, con l'introduzione di Ambrogio Borsani e uno scritto di Vincenzo Mollica. Il libro è diviso in due sezioni: la prima, Poemi eroici, che comprende versi scritti alla fine degli anni novanta, la seconda, Clinica dell'abbandono, che raccoglie i versi degli ultimi anni. Questo volume riproduce, con alcune aggiunte, il testo del cofanetto con videocassetta Più bella della poesia è stata la mia vita. Nel febbraio del 2004 viene ricoverata all'Ospedale San Paolo di Milano per problemi di salute. Da tutta Italia vengono inviate e-mail a sostegno di un appello lanciato da un amico della scrittrice che richiede aiuto economico. Sorgono numerosi blog telematici e siti internet nei quali viene richiesto l'intervento del sindaco di Milano Gabriele Albertini. La scrittrice ritorna successivamente nella propria casa di Porta Ticinese[34].
Nel marzo del 2004 esce l'album intitolato Milva canta Merini, che contiene undici motivi cantati da Milva tratti dalle sue poesie, più una traccia cd rom. L'autore delle musiche è Giovanni Nuti. Il 21 marzo, presente la stessa poetessa, in occasione del suo settantatreesimo compleanno, viene eseguito un recital al Teatro Strehler di Milano, in occasione della presentazione del disco; il disco venne riproposto poi con successo nello stesso teatro per un ciclo di serate musicali nel maggio 2005, sempre con la presenza della poetessa sul palco. Durante l'estate 2004 molte sono state le iniziative sorte per far conoscere in maniera più diffusa la sua poesia.
Si cita ad esempio l'incontro che si tenne il 21 luglio di quell'anno al Teatro Romano dal titolo Ebrietudine, omaggio ad Alda Merini, sei cantate composte da Federico Gozzelino su sue poesie. Nel 2005 pubblica con Giovanni Nuti l'album Poema della croce opera sacra tratta dall'omonimo testo religioso. Il 13 ottobre 2006 l'opera viene rappresentata nel Duomo di Milano con Giovanni Nuti voce solista e Alda recitante nel ruolo di Maria. Insieme con Nuti porta in scena il Poema della croce altre 16 volte in tutta Italia. Nel 2007 esce l'album Rasoi di seta, che contiene ventuno poesie-canzoni musicate e interpretate da Nuti, tra cui nove poesie inedite e otto brani con la voce recitante della poetessa.
Alla fine del 2005 esce per Crocetti Editore Nel cerchio di un pensiero (teatro per voce sola) raccolta nata dalle sue dettature telefoniche a Marco Campedelli. Vengono riportate 53 poesie, quasi tutte inedite e curate nella edizione da Roberto Fattore, Luca Bragaja, lo stesso Marco Campedelli e Massimo Natale. Per sottolineare la natura orale e orfica dei componimenti è stato scelto di non inserire segni di interpunzione tra e nei versi. Del 2005 è anche la raccolta Le briglie d'oro. Poesie per Marina 1984-2004, edita da Scheiwiller. Nel 2006 si avvicina al genere noir con La nera novella, edita da Rizzoli. Del 2008 è la pubblicazione del libro in prosa sotto forma epistolare intitolato Lettere al dottor G edito da Frassinelli, a cura di Arnoldo Mosca Mondadori.
Morì il 1º novembre 2009, all'età di 78 anni, a causa di un tumore osseo (sarcoma) all'Ospedale San Paolo di Milano: quella sera sotto l'ospedale, un piccolissimo gruppo di artisti milanesi, tra cui Ezio Pedroni, si radunarono per renderle omaggio. Lo stesso 1º novembre, presto di mattina, le era stato somministrato il sacramento dell'unzione degli infermi da fra Gianluigi Pasquale dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini. Dopo l'allestimento della camera ardente, aperta il 2 e il 3, i funerali di Stato furono celebrati nel pomeriggio del 4 novembre nel Duomo di Milano.
Nel 2010 esce postumo l'album Una piccola ape furibonda – Giovanni Nuti canta Alda Merini, contenente undici brani (otto poesie inedite) e una "traccia fantasma" con Alda Merini che canta con Giovanni Nuti Prima di venire. Nel marzo 2010 il Comune di Milano appone una targa sul muro dell'abitazione della poetessa sui Navigli. Il 27 novembre dello stesso anno viene organizzata una conferenza in onore della poetessa, al Museo della mente - Santa Maria della Pietà in Roma, condotta da Niccolò Carosi e ideata da Marco Della Porta. L'iniziativa viene poi ripresa dalla Università degli Studi di Roma "La Sapienza" nel progetto "I Folli".
Venne tumulata nel Cimitero Monumentale di Milano, nella Cripta del Famedio.

Sono nata il ventuno a primavera

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

(da “Vuoto d’amore”)


Canto alla luna

La luna geme sui fondali del mare,
o Dio quanta morta paura
di queste siepi terrene,
o quanti sguardi attoniti
che salgono dal buioa ghermirti nell’anima ferita.

La luna grava su tutto il nostro io
e anche quando sei prossima alla fine
senti odore di luna
sempre sui cespugli martoriati
dai mantici
dalle parodie del destino.

Io sono nata zingara, non ho posto fisso nel mondo,
ma forse al chiaro di luna
mi fermerò il tuo momento,
quanto basti per darti
un unico bacio d’amore.

(da “Vuoto d’amore” Einaudi 1991)


No, non tornare

No, non tornare, avrei crudo sgomento
e mi toglieresti a questi dolci sogni
o forse troveresti che disfatta
è la mia carne e la mia croce viva,
non tornare a vedermi, sono in pace
con le sfere assolute dell’amore
e mi giaccio scoperta e solitaria
come una rosa sfatta nel sereno.

(da “Destinati a morire” 1980)


Corpo, ludibrio grigio

Corpo, ludibrio grigio
con le tue scarlatte voglie,
fino a quando mi imprigionerai?
anima circonflessa,
circonfusa e incapace,
anima circoncisa,
che fai distesa nel corpo?

(da “La Terra Santa” 1984)


Ieri ho sofferto il dolore

Ieri ho sofferto il dolore,
non sapevo che avesse una faccia sanguigna,
le labbra di metallo dure,
una mancanza netta d’orizzonti.
Il dolore è senza domani,
è un muso di cavallo che blocca
i garretti possenti,
ma ieri sono caduta in basso,
le mie labbra si sono chiuse
e lo spavento è entrato nel mio petto
con un sibilo fondo
e le fontane hanno cessato di fiorire,
la loro tenera acqua
era soltanto un mare di dolore
in cui naufragavo dormendo,
ma anche allora avevo paura
degli angeli eterni.
Ma se sono così dolci e costanti,
perchè l’immobilità mi fa terrore?

(da “La terra santa”)


giovedì 19 marzo 2026

CORDOVA Vincenzo (1870 - 1943)

 

Vincenzo Cordova
 (Aidone, 8 luglio 1870 – Aidone, 22 aprile 1943) è stato un poeta e scrittore italiano in galloitalico aidonese.
Apparteneva alla famiglia aidonese che aveva dato i natali ai politici Filippo Cordova e Vincenzo Cordova Savini, che avevano rivestito incarichi prestigiosi nel Regno d'Italia.
Nacque in Aidone l’8 luglio 1870, da Giuseppe e da donna Moma De Arena, terzo di quattro figli.
Il padre Giuseppe era il fratello del senatore del regno Vincenzo Cordova Savini (deputato del Regno d'Italia dall’XI alla XV Legislatura, 1870-1874, e senatore nella XVI legislatura, dal 1889) ed erano entrambi primi cugini del più famoso Filippo Cordova, più volte ministro nel governo liberale di Cavour e dei suoi successori.
La morte prematura del padre segnò la sua vita, un testamento di Filippo Cordova a favore degli orfani, disatteso dallo zio senatore, non permise che questi avessero il tenore di vita a cui erano abituati, il suo rifiuto all’educazione nei collegi lo portò a formarsi da autodidatta, coltivando la musica e la poesia. Sposò nel 1893 Agata Boscarini dalla quale ebbe due figli Ernani e Girolama. Le difficili condizioni economiche lo spinsero nel 1903 a cercare fortuna in America dove rimase solo per un anno, tornò in Aidone dove visse di espedienti e delle magre rendite di quanto gli era rimasto. Morì il 22 aprile del 1943, non prima di avere dettato un'epigrafe per la sua tomba, una sorta di epigramma che ben descrive il suo carattere ribelle e generoso e la sua capacità di rivolgere la sua satira contro i potenti:
Il secondo Aretin qui sotto giace
Dal suo verso satirico e mordace
Ei di mentir giammai non fu capace
Eppur fu ritenuto per mendace.
Visitator gentil se non ti spiace
Non gli turbare più l'eterna pace.

Il ricordo e la fama di Vincenzo Cordova, tra gli studiosi dei dialetti e tra i suoi compaesani, è legata soprattutto ai suoi testi scritti nel dialetto galloitalico aidonese e allo spirito satirico che permeava i suoi componimenti, anche in lingua siciliana e italiana, che mettevano alla berlina personaggi dell'epoca, facilmente riconoscibili, appartenenti soprattutto alla classe aristocratica e borghese. Mentre nei riguardi delle classi più povere mostra simpatia e acuto spirito di osservazione.
Vincenzo Cordova scrisse poesie in italiano, in siciliano, in dialetto galloitalico aidonese e nella forma sicilianizzata dell’aidonese, senza mai dare alle stampe “li so canti e li so rimi”[1], ma le sue poesie erano tanto famose tra i suoi contemporanei che se li passavano a memoria e spesso li trascrivevano. Lui li fissò, con la sua grafia chiara ed accurata, in un quadernetto di 175 pagine, sotto il titolo “Affari personali. Versi italo francolombardi”. Il quadernetto è conservato nella Biblioteca Comunale di Aidone. A farlo conoscere agli studiosi ed agli amanti del dialetto aidonese fu il prof. Giovanni Tropea (Università di Catania, Dipartimento di Glottologia), che nel 1972 ebbe l’onore di vedere inclusa la sua monografia “Testi Aidonesi Inediti” nel volume XXIII delle Memorie dell’Istituto Lombardo – Accademia di Scienze e Lettere di Milano. L’estratto (fasc.5) fu pubblicato nel 1972 e contiene i sette testi in dialetto galloitalico aidonese del quadernetto: 1. Vernacolo aidonese; II. Aidone fu e più non è; III. Consigli ad una ragazza magra; IV. Notte d’inverno: marito e moglie. Duetto; V. A lu cavaleri Roccu Bucceri (un poemetto di 182 versi di cui i primi 102 in lingua siciliana e i successivi 80 in galloitalico); VI. Duetto tra padre e figlio. A cesta pa Biddia; VII. Liborij e a festa di San Fulipp’. La monografia di Giovanni Tropea, insieme a quella pubblicata dal professore Giorgio Piccito[2], dieci anni prima, hanno dato un contributo notevole allo studio del gallo-italico aidonese che fino ad allora era stato conosciuto solo attraverso le inchieste di Gerhard Rohlfs e i contributi raccolti da Giovanni Papanti. Ha il pregio di riportare oltre al testo originale e la traduzione in italiano, anche la trascrizione fonetica “in larga misura interpretativa”[3], e un notevole repertorio di note. Dà inoltre un quadro della complessa situazione linguistica aidonese dove il parlante comune aveva piena coscienza del suo bilinguismo, frequentando comunemente sia la forma vernacolare che quella sicilianizzata, utile per entrare in relazione con gli abitanti dei paesi vicini. Cordova dimostra anche un ottimo possesso del siciliano letterario e dell’italiano.
Lo studioso aidonese, Angelo Trovato, nel 1997, pubblicò finalmente, presso la Papiro Editrice di Enna, un volume contenente tutti i testi del libretto. Il volume di 147 pagine ha il titolo “Vincenzo Cordova. Un poeta aidonese”, e contiene 24 componimenti di forma e lingua varia: i sette in dialetto gallo-italico, una decina in italiano e in siciliano e alcuni in lingua mista italiano-galloitalico (A cesta pa Biddia), italiano -siciliano (La nova tassa! e Il merdometro). Anche il libro del Trovato è accompagnato da un ricco repertorio di note che permettono di conoscere meglio il contesto storico ed ambientale in cui viveva l’autore.


martedì 17 marzo 2026

BUFFONI Franco (1948 - viv.)

 

Franco Buffoni
 (Gallarate, 3 marzo 1948) è un poeta, saggista e traduttore italiano.
Franco Buffoni, una delle voci poetiche più significative della lirica italiana di fine Novecento e dei primi anni Duemila, nasce il 3 marzo 1948 a Gallarate, in cui trascorre l'infanzia e l'adolescenza, segnate dalla presenza di un opprimente principio di autorità proveniente in parte dalla società e dalla scuola, ma soprattutto dalla figura del rigido padre (Piero Buffoni, ufficiale dell'esercito italiano durante la seconda guerra mondiale), educatore aggressivo e repressivo, refrattario ad accettare l'identità sessuale del figlio. Il rapporto col padre segna nel profondo lo scrittore e infatti torna in molte delle sue opere sia in prosa sia in poesia. La madre (Luciana Buffoni) invece è una figura a cui il poeta pare più legato affettivamente, ma resta pur sempre timorosa e remissiva nei confronti del marito, essendo stata educata «dal cattolicesimo nel fascismo e dal fascismo nel cattolicesimo». Lo stesso Buffoni ha dichiarato a proposito di questo periodo della sua vita di essersi sentito «terribilmente compresso nell'età fragile» avendo vissuto in una condizione di solitudine doppia, legata all'adolescenza e all'omosessualità.
In seguito, nel 1967 si trasferisce a Milano per frequentare l'Università Bocconi laureandosi con lode in Lingue e letterature straniere con una tesi sul Portrait of the Artist as a Young Man di James Joyce nel 1971. In questi quattro anni ha modo di stringere amicizia con i poeti Milo De Angelis, Angelo Lumelli, Michelangelo Coviello e con la figura fondamentale per il futuro movimento LGBT Mario Mieli, con le riunioni poetiche in via Col di Lana, anche talvolta con presenza di poeti di precedenti generazioni quali Giovanni Raboni, Antonio Porta, Emilio Isgrò e Giovanni Giudici. Negli anni settanta intraprende la carriera accademica, tenendo come referente più che altro il mondo anglosassone. Buffoni deve al suo intenso impegno all'interno dell'Università il motivo del relativo ritardo nell'esordio come poeta, che avviene nel 1978 nella rivista Paragone su invito di Giovanni Raboni, per poi uscire l'anno seguente con la prima silloge, edita nei quaderni collettivi di Guanda, col titolo Nell'acqua degli occhi (1979). A essa seguono numerose raccolte pubblicate durante gli anni Ottanta, Novanta e il primo decennio degli anni Duemila, tra cui Suora Carmelitana e altri racconti in versi (Guanda, 1997), Premio Nazionale Letterario Pisa 1998, Il profilo del Rosa (Mondadori, 2000), Guerra (Mondadori, 2005), riunite poi nell'Oscar Mondadori del 2012, che si conclude con la silloge Roma (2009) e qualche inedito del suo libro seguente, Jucci. Le successive raccolte poetiche relative agli anni dieci del Duemila sono: Jucci (2014), O Germania (Interlinea, 2015), Avrei fatto la fine di Turing (Donzelli, 2015), Personae (2017), un unicum nella sua opera, essendo un libro di poesia scritto in forma teatrale, La linea del cielo (Garzanti, maggio 2018) e Betelgeuse e altre poesie scientifiche (Mondadori 2021)
Inoltre, Franco Buffoni si è distinto come saggista, traduttore e traduttologo. Dal 1989 è direttore della rivista sulla teoria e pratica della traduzione poetica «Testo a fronte» e dal 1991 è curatore dei Quaderni italiani di poesia contemporanea, pubblicati ogni due anni. È stato professore ordinario di Letteratura inglese e Letterature Comparate presso l'Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale. Ha tradotto tra gli altri John Keats, Donald Barthelme, Robert Fergusson, George Gordon Byron, Samuel Taylor Coleridge, Rudyard Kipling, Oscar Wilde, Séamus Heaney e William Butler Yeats, pubblicando i tre quaderni di traduzione Songs of Spring (1999), Una piccola tabaccheria (2012), Il vino delle fate (2022).
Ricordiamo che dal 2006 è autore anche di libri in prosa, che ibridano narrativa, biografia e saggistica, spaziando da romanzi autobiografici come La casa di via Palestro (2014) a romanzi-saggi sotto forma di dialogo come Più luce, padre. Dialogo su Dio, la guerra e l'omosessualità (2006), per cui Guido Mazzoni ha utilizzato il termine «docu-fiction». Già vincitore in passato di una edizione, dal 2010 presiede la giuria del premio letterario Giuseppe Tirinnanzi. A partire dagli anni Duemila si è impegnato attivamente per i diritti civili LGBT, pubblicando libri in prosa di divulgazione quali Laico alfabeto in salsa gay piccante, romanzi-saggi in forma di dialogo come Zamel (2009), ambientato in Tunisia, in forma di biografia quale Il servo di Byron (2012), ambientato nell'Inghilterra dell'Ottocento, il peculiare Due pub tre poeti e un desiderio (2019), su George Byron, Oscar Wilde e W.H. Auden, in occasione della celebrazione dei 50 anni dai moti di Stonewall, Silvia è un anagramma (2020), su Leopardi, Pascoli e Montale, e infine Vite negate (FVE 2021) e Il Gesuita (FVE 2023), leggibile anche come l'esito di una peculiare linea lombarda della narrativa gay trapiantata a Roma, che da Gadda attraverso Arbasino giunge a Buffoni. Il suo archivio è conservato presso il Centro per gli studi sulla tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei dell'Università di Pavia.

Poesia
Nell'acqua degli occhi, in "Quaderni della Fenice", presentazione Giovanni Raboni (1979)
I tre desideri, San Marco dei Giustiniani, prefazione Giovanni Raboni (1984)
Quaranta a quindici, Crocetti (1987)
Scuola di Atene, Arzanà (1991)
Adidas. Poesie scelte (1975-1990), Pieraldo editore, prefazione Franco Brevini (1993)
Suora carmelitana e altri racconti in versi, Guanda (1997)
Il profilo del Rosa, Mondadori (2000)
Theios, Interlinea (2001)
Del Maestro in bottega, Empiria (2002)
Guerra, Mondadori (2005)
Noi e loro, Donzelli (2008)
Roma, Guanda (2009)
Poesie 1975-2012, Oscar Mondadori, prefazione Massimo Gezzi (2012)
Jucci, Mondadori (2014)
O Germania, Interlinea (2015)
Avrei fatto la fine di Turing, Donzelli (2015)
Personae, Manni (2017)
La linea del cielo, Garzanti (2018)
Betelgeuse e altre poesie scientifiche, Mondadori (2021)


Vorrei parlare a questa mia foto accanto al pianoforte,
Al bambino di undici anni dagli zigomi rubizzi
Dire non è il caso di scaldarsi tanto
Nei giochi coi cugini,
Di seguirli nel bersagliare coi mattoni
Le dalie dei vicini
Non per divertimento
Ma per sentirti davvero parte della banda.
Davvero parte?
Vorrei dirgli, lasciali perdere
Con i loro bersagli da colpire,
Tornatene tranquillo ai tuoi disegni
Alle cartine da finire,
Vincerai tu. Dovrai patire.

da “Il profilo del Rosa” (Mondadori, Milano 2000)

***

Una lunga sfilata di monti
Mi separa dai diritti
Pensavo l’altro giorno osservando
Il lago Maggiore e le Alpi
Nel volo tra Roma e Parigi
(Dove dal 1966 un single può adottare un minore).
Da Barcellona a Berlino oggi in Europa
Ovunque mi sento rispettato
Tranne che a Roma e Milano
Dove abito e sono nato.

da “Noi e loro” (Donzelli, Roma 2008)

***

GAY PRIDE

“E il caffè dove lo prendiamo?”
Chiede quella più debole, più anziana
Stanca di camminare. Alla casa del cinema,
Là dietro piazza di Siena.

Non si erano accorte della mia presenza
Nel giardinetto del museo Canonica,
Si erano scambiate un’effusione
Un abbraccio stretto, un bacio sulle labbra.
Parlavano in francese, una da italiana
“Mon amour” le diceva, che felicità
Di nuovo insieme qui.

Come mi videro si ricomposero
Distanziando sulla panchina i corpi.
Le scarpe da ginnastica,
Le caviglie gonfie dell’anziana.

Quella sera, come smollò il caldo,
Passeggiai fino a Campo de’ Fiori,
Pizzeria all’angolo, due al tavolo seduti di fronte,
Giovani puliti timidi e raggianti
Dritti sulle sedie col menù sfogliavano
E si scambiavano opinioni
Discretamente.
Lessi una dignità in quel gesto educato
Al cameriere, una felicità
Di esserci
Intensa, stabilita. Decisi li avrei pensati sempre
Così dritti sulle sedie col menù.

da “Roma” (Guanda, Parma 2009)


domenica 15 marzo 2026

BAUDINO Mario (1952 - viv.)

 

Mario Baudino
 (Chiusa di Pesio, 26 febbraio 1952) è un giornalista, saggista e poeta italiano. La sua vita professionale è iniziata negli anni di piombo come cronista giudiziario presso il quotidiano torinese Gazzetta del Popolo, scrive per La Stampa di Torino. È stato responsabile delle pagine di Società e cultura e inviato speciale occupandosi con particolare attenzione del mondo dell'editoria e della letteratura. Ha organizzato festival ed eventi letterari a Cuneo (come direttore di Scrittorincittà) e Alba (Albalibri, con Laura Lepri). È stato direttore artistico, con Paolo Bertetto, della terza edizione del Salone internazionale del libro di Torino, nel 1989.
Ha esordito come poeta nel 1978 contribuendo al volume antologico La parola innamorata. Due anni dopo ha pubblicato Una regina tenera e stupenda. Ulteriori suoi lavori sono stati, nel 1988, la raccolta di poesie Grazie (Premio Internazionale Eugenio Montale) e nel 1999 Colloqui con un vecchio nemico (vincitore l'anno successivo del Premio Brancati). Per Guanda, nel 2006, ha pubblicato Aeropoema. Ha raccolto un'antologia personale per Aragno, nel 2018 (La forza della disabitudine - con un saggio di Giovanni Tesio - Premio Camaiore e premio Valdicomino).
Nel 2001, per la collana di saggi della casa editrice Ponte alle Grazie, ha dato alle stampe Voci di guerra. 1940-1945. Sette storie d'amore e di coraggio. Alla seconda guerra mondiale si ricollega anche il saggio storico Il mito che uccide (Longanesi, 2004) che racconta le vicende di Otto Rahn, l'uomo che cercava il Graal e incontrò Hitler.
Tra gli altri saggi da lui pubblicati figurano: Al fuoco di un altro amore (Jaca Book, 1988) , Il gran rifiuto, storie di autori e di libri rifiutati dagli editori (La Gaja Scienza, 1991, nuova edizione Passigli 2009), Ne uccide più la penna (Rizzoli, 2011) dedicato alla figura del detective bibliofilo nei romanzi di genere, Lei non sa chi sono io (Bompiani, 2017), dedicato agli pseudonimi letterari, e Il teatro del letto (La nave di Teseo, 2021) che tra letteratura, arte e artigianato racconta il tema del letto, protagonista della nostra cultura, da Omero a James Joyce.
Ha inoltre scritto i romanzi: In volo per affari (Rizzoli, 1994), Il sorriso della druida (Sperling & Kupfer, 1998), vincitore del Premio Scalea, Per amore o per ridere (Guanda, 2008), Lo sguardo della farfalla (Bompiani 2016 - Premio Cesare Pavese), Il violino di Mussolini (Bompiani, 2019)

da AEROPOEMA

I (Flight coupon)
Nessuno più vede il cielo dal cielo
tutti sopra le nuvole a guardare
altro, carta stampata a volte o immagini
inchiodate nel prisma della fronte, eguali
grosso modo, diresti, a quelle
trascinate al check-in, recuperate
sul nastro dei bagagli quando tutto
nel suo tempo assegnato si consuma: nessuno
ti spia dal cavo delle nuvole, nessuno
che non sia effetto di fiamma o rifrazione, questo spieghi
al tuo vicino gemello
legato a te per la vita e per la morte
anche se l’aeroplano atterrerà di certo
e prenderai un taxi
Nessuno più vede il cielo dal cielo
come l’incantatore buono innamorato
nella sua torre d’aria, e un elfo o gnomo d’umidità addensata
che ti aspetti paziente nascosto
tra quelle praterie e quei mari, quei
mirabolanti bastioni di nebbia,
che ti veda passare di lontano e talvolta tornare
ti faccia cenni lievi con la mano poi alzi le spalle
ti sorrida e ti giochi magari uno scherzo
mentre bevi mangi chiacchieri e non sai,
un piccolo demone, un jinn,
uno spirto in bottiglia non c’è ma fuori è scuro
tutto è già cominciato, tutto
scivola a farsi mettere al sicuro
Corre il sedile bruciando il minuto
vecchio stregone, non t’ho riconosciuto

  1. Attento, le parole che hai detto in passato
    ora ti danno la caccia
    le parole che hai detto in passato
    continuano a chiedere di te
    le parole che hai detto in passato
    non te le puoi staccare
    e anche quelle che hai letto e forse
    quelle che hai ascoltato, tutte
    come un’onda di piena alle spalle
    aspettano il momento perché sono astute
    anche se querule, e in fondo il loro solo difetto è
    la poca mira
    così può accadere che spesso s’avventino non su te
    ma su qualcuno che passa vicino magari
    una donna un animale una cosa
    una volta ho visto un albero era un frassino o un olmo
    cominciare a difendersi e lottare sì aveva
    una grande energia e voglia di chiarezza
    voleva capire invece è impazzito
    l’ho visto, sai, si annodava e si apriva
    e sbatteva le ali e pareva volare


da COLLOQUI CON UN VECCHIO NEMICO

(Guanda, Milano, 1999.)

Lettera
Se volessi mie nuove non so
e neppure se apprezzi la forma
forse un poco affettata e inutilmente
desueta, con quel passo di marcia verso che
mi chiedi, preferisco
provare a dirti da dove, qui nelle vigilie
di tutto, in questi ricchi
paesi dove brillano finestre
e sorridiamo e pare
di vedere sentire toccare
schegge di vera
felicità, non ridere
caso mai ti rimanga una bocca
una chiostra di denti (erano belli
molto ritmati, loro, e facevano
una sorta di musica lieve, quando
li sfioravi con la lingua, le labbra o il fondo
di una sigaretta senza filtro) no non ridere
caso mai qualcosa
rimanga, e non è che ne sia certo
né so se poi qualcosa
resti da ricordare, occhi
mani fiato voci, e non è che ne sia certo:
per qualche giorno ancora
parlava di te la tua segreteria
un nastro registrato che diceva: non riattaccate
Ricordare è facile, ci si riesce
il peso non è questo
passa leggero il treno delle ore e credo
che sia l’assenza
di gravità a svelare al sentimento
il suo orizzonte. Qui
remano vigorose le navi del cuore
c’è molto vento d’altra parte e a volte
s’apre una nuvola come se poi fosse
normale. Qui è tutto normale
il giorno, la neve, l’orrore
se non ci credi non so come convincerti
non ne ho le prove
Se non ci credi sarà un atto d’amore
il mettere per strada tutto questo
eroismo di vinti resistenti
di vincitori ansanti, sai quant’è famelico
il capobranco, spesso urla da solo, spesso a botte
fa ordine tra i sogni, a ognuno un nome
il mio cambia sovente, sono
l’ultimo della classe, non ho avuto
da tempo più diritto a un contenuto
Se non ci credi non so come convicerti
balbetto le parole più difficili
non più, non ancora, poi, ora
ma qui la notte arriva sempre più presto
e se sai ascoltare a volte vinci un premio:
ti prende e ti divora



venerdì 13 marzo 2026

DE SIMONE Vincenzo (1879 - 1942)

 

Vincenzo De Simone
 (Villarosa, 19 novembre 1879 – Milano, 12 aprile 1942) è stato un poeta italiano, che componeva in siciliano.
Vincenzo Di Simone (cognome poi cambiato in De Simone per apparire più elegante) nacque a Villarosa (EN) il 19 novembre 1879. A soli dieci anni si trasferì a Catania con i genitori e i suoi numerosi fratelli dove completò gli studi, laureandosi in medicina «per rispetto alle tradizioni di famiglia». Nel periodo dei suoi studi era solito trascorrere le vacanze a Villarosa. Laureatosi in medicina a Catania si trasferì a Milano, dove esercitò la professione di medico, conservò sempre nel cuore un battito per la sua Villarosa, che cantava come fosse presente, ricordando le bellezze della sua terra e descrivendo i costumi del suo paese e della Sicilia in versi e in prosa. Come scrisse Raffaele Grillo nel decennale della sua morte: «Nella sua casa milanese di piazzale Argentina, si davano convegno i migliori ingegni siciliani residenti nella metropoli lombarda e la sua casa era sacra al culto della sicilianità».
Molte sono le sue opere in italiano e in siciliano, conosciute in tutto il mondo. In Francia il poeta Armand Godoy tradusse nella sua lingua le poesie, il quale a sua volta tradusse in italiano opere dello stesso Goduy e di altri poeti stranieri, come Heine e Mistral. Il De Simone pubblicò anche opere di ispirazione mistico-religiosa; nell'anno francescano volse in sonetti siciliani "I Fioretti di San Francesco". Altre opere in dialetto da ricordare sono: «Bellarosa, terra amurusa, A la riddena, La Funtana, Canzuni a lamentu», tutte opere la cui caratteristica peculiare è un sospirare nostalgico alla sua madre terra Bellarosa di cui sentiva il fascino e l'attrattiva, accompagnata dall'odore di zolfo, che caratterizzava questo paese attorniato da miniere. Tra i rumori della metropoli percepiva dolce il richiamo del suo campanile, del suo cielo, dei suoi concittadini di cui espose usi e costumi nel suo libro di narrativa "Bellarosa: uomo serio!". Le sue opere sono caratterizzate dalla nostalgia per la terra natale.
Morì a Milano il 12 aprile 1942. In occasione della sua sepoltura presso il cimitero di Catania il poeta D'Annunzio fece dono di una statua in ardesia di un angelo che fece porre sulla tomba, statua che al momento risulta essere stata rubata. Qualche anno dopo i poeti dialettali offrirono al Comune di Villarosa un busto in bronzo, che fu collocato sopra una stele di pietra lavica nella Piazza Vittorio Veneto; attorno al monumento fu creata una villetta in omaggio al valore poetico dell'illustre concittadino.
A De Simone sono dedicate una villa comunale e una scuola media a Villarosa, suo paese natale, e un'altra scuola media a Villapriolo (EN).
La salma dell'omonimo poeta è depositata nel cimitero di Villarosa dopo il suo ritorno da Milano avvenuto nel 2016
Opere
I Fioretti di San Francesco
Bellarosa, terra amurusa
A la riddena
La Funtana
Canzuni a lamentu
Bellarosa: uomo serio!
Viva Sant'Aita!


Dintra 'na conca sutta 'na muntagna
ntra dù ciumi, unu amaru e l'autru duci,
cc'è un paiseddu ccu li strati 'n cruci
e tanticchia di virdi a la campagna;
'ntra ripa e ripa la terra siccagna
di centu rarità frutti produci,
di jornu fumichìa, di notti luci
e 'ntra li 'nterni sò chianci e si vagna. 

(da Bellarrosa terra amurusa, Siculorum Gymnasium, 1929)


mercoledì 11 marzo 2026

KRUMM Ermanno (1942 - 2005)

 

Ermanno Krumm
 (Golasecca, 1942 – Como, 13 giugno 2005) è stato un poeta e critico d'arte italiano.
BiografiaFiglio del pittore Edoardo Krumm (1916-1993), "saggista, intellettuale, giornalista, critico d'arte e di letteratura, ma soprattutto poeta". Molto intensa la sua attività di critico d'arte per il quotidiano il “Corriere della Sera”.
Nelle vesti di poeta ha pubblicato le raccolte Le cahier de Monique Charmay (1987), Novecento (1992), Felicità (1998), Animali e uomini (2003) e Respiro (2005).
Ha inoltre curato, con Monique Charvet, Tel Quel, un'avanguardia per il materialismo (1974, sul lavoro della rivista) e, con Tiziano Rossi l'antologia La poesia italiana del Novecento (1995).

Opere
Tel Quel. Un'avanguardia per il materialismo, Bari: Dedalo, 1974 (con Monique Charvet)
trad. di Philippe Sollers, H. Romanzo, Milano: Feltrinelli, 1975
Il ritorno del flâneur: saggi su Freud, Lacan, Montale, Zanzotto, Walser, Torino: Boringhieri, 1983
Le cahier de Monique Charmay, Udine: Campanotto, 1987
postfazione a Yukio Mishima, L'età verde, Milano: Mondadori, 1991
(con Stefano Agosti), Giuliano Gramigna: opere e introduzione critica, Verona: Anterem, 1991
Novecento, Torino: Einaudi, 1992
(con Tiziano Rossi), Poesia italiana del Novecento, prefazione di Mario Luzi, Merate: Banca Briantea, 1995; Milano: Skira, 1997
Migneco, Milano: Bonaparte, 1995 (catalogo di mostra di Giuseppe Migneco)
presentazione di Wanda Broggi: ritratti 1975-1995, a cura di Mario Pancera, Campione d'Italia: Galleria Civica, 1995
presentazione di Osip Mandel'štam, Quaderni di Voronež, Milano: Mondadori, 1995Manuela Fanelli, Como, 1996 (catalogo di mostra)
Lirica moderna e contemporanea, Firenze: La nuova Italia, 1997
Edmondo Cirillo: Dionisiache, Castelfranco Veneto, 1997 (catalogo di mostra)
Wanda Broggi: i giardini di Armida. Dipinti 1996-97, Milano: Trentadue, 1997 (catalogo di mostra)
Felicità, Torino: Einaudi, 1998
presentazione di Cassinari: Figure, 1950-1990, a cura di Nicola Carlo Luciani, Milano: BonapArte, 1998 (su Bruno Cassinari)
Sergio D'Angelo: hand-made, Livorno: Peccolo, 1999 (catalogo di mostra)
presentazione di Luciana Matalon: spazi infiniti e simboli inquietanti 1961-2000, Milano: Museo Fondazione Luciana Matalon, 2000 (catalogo di mostra)
Sergi Barnils: la ciutat cèlica, Pontedera: Bandecchi & Vivaldi, 2001 (catalogo di mostra)
Eduardo Arroyo: maggio 2001, Milano: Galleria San Carlo, 2001 (catalogo di mostra)
Carlos Puente: lettere d'amore, Seregno: Sergio & Thao Mandelli, 2003 (catalogo di mostra)
Gianni Aricò: figure tra continuità e ricerca, Milano: Fondazione Stelline, 2003 (catalogo di mostra)
Mimmo Rotella: Moana, ultimo mito, Milano: Prearo, 2003 (catalogo di mostra)
Un animale mi guarda, con una nota di Massimo Raffaeli, Ancona: Assessorato alla cultura / Centro studi Franco Scataglini, 2003
Animali e uomini, Torino: Einaudi, 2003
(con Annalisa Zanni), Ugo Nespolo: In forma di libro, Milano: Museo Poldi Pezzoli, 1995 (catalogo di mostra)
Respiro, Milano: Mondadori, 2005
(con Alberto Montrasio), SerrOne: biennale giovani, Monza, 05: 30 artisti per 5 critici, Cinisello Balsamo: Silvana, 2005(con Alberto Montrasio), Bepi Romagnoni, Monza: Montrasio arte, 2005 (catalogo di mostra)

*

Pare che l’occhio non abbia
neppure cominciato a deporre
per piccoli sbalzi la sua materia umida
e che nessuna delle migliaia d’api
sia venuta a ronzare attorno alle campanule
del rosmarino, prendendo, deponendo
il dolce succo, e nessuna delle sue ombre
sia scesa folta in mezzo alle siepi, orlando
linee, sbalzando forme piene di voci
nel loro appello natura.


Punteggiatura animale

In poesia non ci sono punti
ma bui corpi che guardano
dal fondo della storia, dalle grotte
di Lascaux : è la punteggiatura
delle macchie, il salto dei bisonti,
il barrito degli elefanti di una volta
il grido di gente che ha sin troppo piacere
in gola, troppi occhi, troppe mani
in mezzo al giardino, in fondo al pozzo.


Così siamo il percorso perfetto

A tratti congiunti vanno i fari delle auto,
i due punti uniti che non sono mai stati
né i suoi né i miei genitori,
come due ragazzi, a braccetto:

io, pesce preso per sfinimento, cane
col campanello alla coda, lei, lampada,
piano di lavoro, mensola, morbido letto
e azzurro dell’alba, col cielo dentro.

*

È tutto così semplice, così comodo:
un garage, una discesa e degli alberi,
la pioggia è venuta ieri
e c’è ancora temporale nell’aria
e mille parti d’albero che respirano
e l’erba che brilla sul mio capo

lo sento qui nel trionfo degli animali
nell’ossigeno nei polmoni nella pelle
che respira come un pesce nell’acqua,
sento il motore di un auto,
e piano piano là fuori
assieme ai rumori, alle cose che sono lì:

e chissà che andarsene non sia così,
mi piacerebbe fosse più benevolo
e meno buio.


 da Animali e uomini (Einaudi, 2003)



lunedì 9 marzo 2026

SINISGALLI Leonardo (1908 - 1981)

 

Leonardo Rocco Antonio Maria Sinisgalli
 (Montemurro, 9 marzo 1908 – Roma, 31 gennaio 1981) è stato un poeta, saggista e critico d'arte italiano. È noto come Il poeta ingegnere o Il poeta delle due muse, per il fatto che in tutte le sue opere ha sempre fatto convivere cultura umanistica e cultura scientifica. Per la sua versatilità è stato definito "un Leonardo del Novecento" in quanto è stato narratore, pubblicista, direttore artistico, direttore di riviste, documentarista, autore radiofonico, disegnatore.
Leonardo Sinisgalli nasce a Montemurro in Basilicata, da Vito Michele e Carmina Geronima Maria Lacorazza. Frequenta la bottega di don Vito Santoro che gli farà da maestro e consiglierà alla madre di fargli continuare gli studi, nonostante la sua aspirazione fosse quella di fare il garzone presso la bottega del fabbro mastro Tittillo.
Nel 1918, Sinisgalli parte per Caserta, alla volta del Collegio Salesiano, passando in seguito al Collegio di Benevento, ottenendo ottimi risultati, soprattutto nelle materie scientifiche, e infine a Napoli nel 1925. Si iscrive a Roma alla facoltà di Matematica, dove segue i corsi di geometria, analisi, matematica di Levi-Civita, Severi, Castelnuovo e Fantappiè. Sinisgalli sosterrà, in seguito, che la matematica ebbe un'enorme influenza sulla sua poetica. Ultimato il biennio passa alla facoltà d'ingegneria, dove sviluppa una passione per l’opera di Sergio Corazzini, poeta crepuscolare, a cui si ispirerà per la stesura dei suoi primi versi, pubblicati in autoedizione nel 1927 con il titolo di Cuore.
Rinuncia all'invito di Enrico Fermi, nel 1929, di entrare nell'Istituto di Fisica di via Panisperna, preferendo focalizzarsi sull'attività letteraria, ma non senza incertezze e dubbi non riuscendo a vederci chiaro nella sua vocazione, che gli sembra di avere "due teste, due cervelli, come certi granchi che si nascondono sotto le pietre...".
Durante il soggiorno romano frequenta Libero de Libero, Arnaldo Beccaria, Scipione e Mario Mafai e collabora a L'Italia Letteraria.
Dopo la laurea in Ingegneria Elettronica e Industriale e l'esame di Stato sostenuto a Padova nel 1932, parte alla volta di Milano, collaborando saltuariamente con “L'Italia Letteraria” e “La Lettura”. La svolta è sancita dall'incontro con Ungaretti, che apprezza il talento del giovane Sinisgalli, dapprima con una corrispondenza sulla “Gazzetta del Popolo”, in seguito a Torino, durante una conferenza sul Petrarca. Il 1934 lo vede partecipare, dietro suggerimento di Zavattini, ai Littorali per la gioventù a Firenze, durante i quali una giuria composta da Bacchelli, Ungaretti, Palazzeschi decreta la vittoria della sua poesia "Interno Orfico”, che supera quella di Attilio Bertolucci; nell'ambito dello stesso concorso, Alfonso Gatto è primo nella prosa. Tuttavia, il suo componimento e quello di Bertolucci sono oggetto di dure critiche da parte di Telesio Interlandi su “Tevere”, nel quale lo stesso Interlandi elogia, invece, il lavoro del quinto classificato Pietro Ingrao, politicamente più impegnato.
Sinisgalli ritorna a Montemurro preparando, nel 1935, la prima stesura del “Quaderno di geometria” e di molte poesie che in seguito pubblicherà. In virtù delle insistenze di Cantatore, Zavattini ed altri, decide di ritornare a Milano. Le poesie vengono pubblicate per le edizioni Scheiwiller e catturano l'attenzione di critici come Emilio Cecchi e De Robertis, che gli dedica un saggio sul primo numero di "Letteratura", ed inaugurano la fortunata collana “All'insegna del pesce d'oro”, che prende il nome dall'osteria in cui Sinisgalli, Quasimodo, Cantatore e Scheiwiller si ritrovano. Contemporaneamente, si dedica all'attività pubblicistica, scrivendo su riviste di architettura e arredamento, non tralasciando il suo interesse per gli allestimenti e la grafica. Nel periodo milanese impegna le sue giornate a coltivare le amicizie con Persico, Pagano, Nizzoli, Terragni, Veronesi, Ponti, e frequentando lo studio Boggeri e la Galleria del Milione. I suoi "Ritratti di macchine" e "Quaderno di geometria" fissano il primo tentativo di Sinisgalli di giungere ad un superamento del dualismo tra la cultura scientifica e artistica. Il lungo legame che intreccerà la vita di Sinisgalli al mondo della grande industria comincia nel 1937 quando, dietro consiglio di Gatto, risponde ad un'inserzione che gli procurerà un contratto con la Società del Linoleum come organizzatore di convegni e collaboratore di una rivista specializzata. Nel 1938, Adriano Olivetti lo assume come responsabile dell'Ufficio tecnico di pubblicità.
Un grande fervore creativo caratterizza i due anni in cui lavora alla Olivetti: le sue vetrine e i manifesti pubblicitari assurgono quasi a prodromi delle tecniche proprie della pop-art; sono oggetto di commenti e attenzioni. Pubblica in questo stesso periodo ”Campi Elisi”, opera che sottolinea la sua adesione al gusto ermetico, della quale scriveranno Anceschi, Contini, Bo, quest'ultimo sottolineandone la leggibilità estrema e la concretezza di sentimenti così da contraddire le critiche di oscurità di cui erano fatte oggetto le liriche ermetiche.
Scoppiata la guerra, Sinisgalli, con il grado di ufficiale, viene richiamato alle armi: in Sardegna, prima, e a Roma, poi, dove pubblica nel 1942 alcuni racconti di Fiori pari, fiori dispari, alcuni saggi di Furor mathematicus e una parte di Horror vacui. Conosce la baronessa Giorgia de Cousandier, poetessa amante di Trilussa, nonché pubblicista e narratrice, che diventerà la sua compagna e che sposerà nel 1969. Ad agosto 1943, un mese prima della morte della madre, esce per Arnoldo Mondadori Editore Vidi le Muse, con prefazione di Gianfranco Contini, nella collana dello “Specchio”, che raccoglierà tutta la produzione compresa negli anni 1931-1942. Ignaro della morte della madre, in una Roma ancora frastornata dalla firma di Cassibile dell'8 settembre, inizia la convivenza con Giorgia e con il più piccolo dei suoi figli, Filippo. Il 13 maggio del 1944 è tratto in arresto dalle SS che vogliono informazioni su un amico scrittore e viene trasferito in Via Tasso. Solo la prontezza di Giorgia, e la sua conoscenza del tedesco, lo salvano dopo 24 ore.
La liberazione dell'Italia lo vede partire per Montemurro dove gli viene comunicata la notizia della morte della madre e dove si ferma per qualche mese. Rientra a Roma pubblicando Furor Mathematicus, Fiori pari, fiori dispari, 28 capitoli di prosa confidenziale, e Horror Vacui. Si cimenta in traduzioni e collaborazioni giornalistiche; fa parte della redazione de “Il costume politico e letterario”. Tuttavia, gli editori romani gli rifiutano molte delle sue proposte scientifiche e letterarie, ad esempio l'idea di una collana di classici scientifici elaborati con Sebastiano Timpanaro, direttore della Domus Galilaeana di Pisa. La sua passione lo porterà a creare, con Giandomenico Giagni, una rubrica culturale radiofonica: il “Teatro dell'usignolo”, che ospita musicisti e poeti. Nel 1947 pubblica I nuovi Campi Elisi.
Luraghi, il nuovo direttore generale della Pirelli, lo vuole con sé come direttore artistico. Con Arturo Tofanelli, Sinisgalli fonda l'house organ Pirelli, la rivista del gruppo che diventerà teatro di nuove sperimentazioni che troveranno compimento in Civiltà delle macchine del 1953.
Comincia così l'attività propagandistica per l'azienda, con l'allestimento di mostre, cicli di conferenze e la pubblicizzazione vera e propria dei prodotti: sul finire degli anni Quaranta si vede campeggiare su tutte le strade d'Italia un cartello illustrante una suola e lo slogan "Camminate Pirelli". Nel 1949 gira un documentario scientifico sui solidi "superiori" intitolato Lezione di geometria, che viene premiato alla mostra del cinema di Venezia. Stessa sorte avrà Millesimo di millimetro, cortometraggio che gira con Virgilio Sabel l'anno successivo. Nel 1950 esce Furor mathematicus, una versione ampliata del primo Furor ed include tutti gli scritti di matematica, geometria, architettura, arte e artigianato, tecnica e storia della scienza, antesignana della "Civiltà delle macchine", la rivista che fonda nel 1953 e dirige per cinque anni (32 numeri).
Con il fratello Vincenzo come redattore, un fattorino e due segretarie, fonda per la Finmeccanica, di cui era presidente Luraghi, la "Civiltà delle macchine". La rivista, che ha come modello il “Politecnico” di Cattaneo, spalanca agli umanisti il mondo delle macchine e ai tecnici il mondo delle lettere ed ebbe una certa risonanza anche a livello internazionale, divenendo una delle piattaforme di discussione degli intellettuali del secolo.
Nell'agosto del 1953 muore il padre, e, in seguito alla divisione dell'eredità, a Sinisgalli rimane solo la casa natale sul fosso “Libritti”. Le due vigne (tremila viti) di cui Vito si cura personalmente per trent'anni vengono vendute, con dispiacere di Sinisgalli che ne serba un malinconico ricordo. Soprattutto per la “Vigna vecchia”, la dote di matrimonio della madre: un piccolo fazzoletto di terra al quale dedica un'ode. Ma questi, sono anche anni di intenso lavoro per il gruppo Finmeccanica, che comprende 29 aziende: inventa slogan, escogita nomi (“Giulietta” dell'Alfa), si cimenta nel curare mostre, tra cui spicca quella del 1955 dedicata all'”Arte e industria”, in collaborazione con Enrico Prampolini, presso la Galleria d'Arte Moderna di Roma. Quando Luraghi esce di scena e la testata Civiltà delle Macchine passa all'Iri, inizia un processo di lento declino che porterà il poeta, con il numero di marzo-aprile del 1958, ad abbandonarne la direzione con profonda indignazione, lasciandosi alle spalle una battaglia per mantenerne integra la struttura e l'essenza. La rivista continuerà le pubblicazioni fino agli anni Ottanta, mutando però indirizzo dopo l'uscita di Sinisgalli che si impegnò subito in un lavoro di propaganda pubblicitaria per l'Agip, su richiesta di Enrico Mattei, inframmezzato da una serie di viaggi (Iran, Marocco, Cecoslovacchia, Thailandia, ecc.), conseguenza sia delle dimensioni internazionali dell'azienda, sia della sua nomina a consulente part-time per l'Alitalia nel 1961. In quello stesso anno vince, con Tristan Tzara, il premio Etna-Taormina e inizia a collaborare con “Paese sera”. È questo il periodo in cui la sua creatività comincia ad inaridirsi, senza però compromettere la qualità dei suoi versi, e lo convince a rivolgersi verso un'altra passione: quella del disegno e del ritratto. Nel maggio del '62 inizia a esporre i suoi lavori a Milano, nella Galleria Apollinaire.
Molte difficoltà lo accompagneranno nel 1963, non ultime le problematiche di salute del figlio Filippo. Abbandona l'Eni e ritorna a Milano, ma, con sua somma delusione, la “città tecnica” di Gadda, che sempre aveva tessuto le sue lodi, questa volta sembra indifferente alle sue creazioni. Ritorna a Roma dopo qualche piccola consulenza di scarso rilievo e fonda la rivista di design “La botte e il violino” (8 numeri) nella quale dà anche libero sfogo alle sue riflessioni. Collabora al “Il Mondo” di Pannunzio e al “Tempo Illustrato”, nel quale affronta una rubrica di critica d'arte, i cui articoli confluiranno poi nei Martedì colorati (Immordino, Genova 1967). Gli editori de “La botte e il violino” decidono di chiudere la rivista a causa dei costi elevati e Sinisgalli si dedica all'ideazione di un nuovo house organ: “Il quadrifoglio”, una rivista d'automobilismo che dirigerà fino al 65º anno d'età. L'anno precedente aveva pubblicato per Mondadori la Poesia di ieri, un'antologia delle sue raccolte che vince il Premio Fiuggi.
Il 1967 è l'anno della pensione ed anche del sopraggiungere di un infarto che però non lo induce, nonostante il parere dei medici, a ridurre il ritmo delle sue attività: infatti cura con il fratello Vincenzo un programma monotematico per la radio dal titolo “La Lanterna” che andrà avanti per circa due anni, raggiungendo 98 puntate.
Il dolore per la perdita di Giorgia (1978) e i riconoscimenti letterari sono il filo conduttore degli anni settanta: vince il premio Gubbio-Inghirami nel 1971, il Premio Viareggio nel 1975[22] e il premio Vallombrosa nel 1978 con “Dimenticatoio”.
Collabora con il Settimanale con una rubrica d'arte e con Il Mattino, su cui pubblica delle memorie rielaborate, scritte anni addietro e nel 1980 vedono la luce le “Imitazioni della Antologia Palatina” per la Edizioni della Cometa. Ormai Sinisgalli è sempre più preso dalla sua passione per il disegno e nel 1980 fonda a Roma con Roberta Du Chene ed Ida Borra la galleria “Il Millennio". La mostra d'apertura è dedicata ai pastelli e agli acquerelli di Sinisgalli.
È proprio durante la seconda personale presso la sua Galleria che il 31 gennaio 1981 Sinisgalli muore per infarto. Fu sepolto nella sua città natale di Montemurro. Per volontà di Rodolfo Borra (l'esecutore testamentario di Leonardo), sulla lapide del poeta, campeggia la sua ultima poesia: "Risorgerò fra tre anni o tre secoli tra raffiche di grandine nel mese di giugno".

Opere
Cuore - Auto-edizione, Roma 1927;
Ritratti di macchine - Edizioni di Via Letizia, Milano 1935;
Quaderno di geometria - Campo Grafico, Milano 1935;
18 poesie - Scheiwiller, Milano 1936;
Italiani - Editoriale Domus, Roma 1937;
Campi Elisi - Scheiwiller, Milano 1939;
Vidi le muse - Mondadori, Milano 1943;
Furor mathematicus - Urbinati, Roma 1944;
Horror vacui, O.E.T., Roma, 1945;
Fiori pari, fiori dispari - Mondadori, Milano 1945;
L'indovino, dieci dialoghetti - Astrolabio, Roma 1946;
I nuovi Campi Elisi - Mondadori, Milano 1947;
Belliboschi - Mondadori, Milano 1948;
Furor mathematicus - Mondadori, Verona 1950 (edizione ampliata contenente anche L'indovino e Horror vacui);
La vigna vecchia - Mondadori, Milano 1956;
Tu sarai poeta - Riva, Verona 1957;
La musa decrepita - Quaderni di Marsia, Roma 1959;
L'immobilità dello scriba - Roma 1960;
Cineraccio - Neri Pozza, Venezia 1961;
L'età della luna - Mondadori, Milano 1962;
Ode a Lucio Fontana - Bucciarelli, Ancona 1962;
Prose di memoria e d'invenzione - (Fiori Pari, Fiori Dispari e Belliboschi) Leonardo da Vinci, Bari 1964;
Poesie di ieri - Mondadori, Milano 1966;
L'albero di rose - (traduzione di poesie lucane) Edizioni Galleria Penelope, Roma 1966;
I martedì colorati - Immordino, Genova 1967;
Paese lucano - Origine, Luxemburg 1968;
Archimede (I tuoi lumi, i tuoi lemmi!) - Tallone, Alpignano 1968;
La rosa di Gerico - (a cura di F. Mazzoleni) Mondadori, Milano 1969;
Calcoli e fandonie - Mondadori, Milano 1970;
Il passero e il lebbroso - Mondadori, Milano 1970;
L'ellisse - (a cura di G. Pontiggia) Mondadori (Oscar), Milano 1974;
Mosche in bottiglia - Mondadori, Milano 1975;
Un disegno di Scipione e altri racconti - Mondadori, Milano 1975; Premio Letterario Basilicata[24]
Dimenticatoio - Mondadori, Milano 1978; Edizione del Labirinto, Matera 1978;
Come un ladro - (a cura di J. e S. Sebaste) Bernalda 1979;
Imitazioni dall'Antologia Palatina (a cura di Giuseppe Appella) - Edizioni della Cometa, Roma 1980

Opere postume
Leonardo Sinisgalli, Ventiquattro prose d'arte, introduzione di Giuseppe Appella, Edizioni della Cometa, Roma 1983;
Leonardo Sinisgalli, Sinisgalliana, Edizioni della Cometa, Roma 1984;
Leonardo Sinisgalli, L'albero bianco, a cura di Rosetta Maglione e Antonio Vaccaro, Edizioni Osanna, Venosa 1986;
Leonardo Sinisgalli, Promenades architecturales, Lubrina Editore, Bergamo 1987;
Leonardo Sinisgalli, L'odor moro, a cura e con un saggio di Renato Aymone, Avagliano Editore, Cava dei Tirreni 1990;
Leonardo Sinisgalli, Carte lacere, a cura di Giuseppe Appella, con nove disegni dell'Autore, Edizioni della Cometa, Roma 1991;
Leonardo Sinisgalli, Furor mathematicus, Ponte alle Grazie, Firenze 1992;
Leonardo Sinisgalli, Leonardo Sinisgalli: una galleria di ritratti. 70 disegni, a cura di Giuseppe Tortora, Associazione culturale L'albero di Porfirio, Napoli 1993;
Leonardo Sinisgalli, Intorno alla figura del poeta, a cura di Renato Aymone, Avagliano Editore, Cava dei Tirreni 1994;
Leonardo Sinisgalli, Horror vacui, a cura e con un saggio di Renato Aymone, Avagliano Editore, Cava dei Tirreni 1995;

Può bastare poco

Può bastare poco a riprendere fiato,
uno slancio puerile, un impeto a vuoto.
Non conosco le strade che calpesto,
i muri che rasento sconosciuto.
Come un ebete urlo a mani alzate.
La vita non l’ho combattuta.
Ho schiacciato la miccia sotto i tacchi,
ho franto i fiori tra le dita.
E non mi accosto più
ai vecchi affetti, alle insegne abbattute.
Io allargo intorno il vuoto.


Una camera a Milano

Io, forse, non esisto.
Non devo riempire la vita
di cose, di corse.
Appena mi ricordo di un altro.
Qui pianse per terra bocconi,
qui, dove sto ore e ore,
c’è un sibilo tra i balconi
e, dietro, la città.


Due poesie per la fine dell’estate

1

Torno alle mie storture,
alle mie fandonie.
Torno alle stanze vuote,
ai miei terrori.
Mi porto dietro le confidenze,
di una formica
e carte di petunie e di begonie.
Troverò qualche bene
per l’inverno che viene.
Mi contenterò di una mollica.

2

Mi riabituo a sopportare il semibuio
delle stanze tappate.
Mi stendo semicieco sui tappeti.
Resto immobile lunghe ore.
Odo lo sterminio delle bottiglie
vuote nel corridoio seminterrato,
il trillo del venditore di piumini,
gli appelli reiterati
di un telefono nel condominio.
In dormiveglia supino
guardo in alto la larva
di un cane che vola.


Da Tutte le poesie, a cura di Franco Vitelli, Mondadori, Milano 2020  

sabato 7 marzo 2026

MARATTI Faustina (1682 ca. - 1745)

 

Faustina Maratti
, o Faustina Maratta, nota anche in Arcadia col nome di Aglauro Cidonia (Roma, 1682 circa – Roma, 9 gennaio 1745), è stata una poetessa italiana.
Figlia naturale del pittore Carlo Maratta, nacque a Roma attorno al 1682 e non al 1679, come ancora indicato da bibliografia ormai superata. Il padre poté sposare la madre Francesca Gommi (1660 - 9 giugno 1711) solo nel 1698, dopo che divenne vedovo della seconda moglie Francesca Trulli.
Ricevette fin da fanciulla una buona educazione umanistica studiando fra l'altro musica, arti figurative e, soprattutto, poesia.
Molto avvenente, attirò l'attenzione di Giangiorgio Sforza Cesarini, figlio cadetto di Federico Sforza di Santa Fiora, duca di Genzano, la località dei Castelli Romani in cui Carlo Maratta si era ritirato. Il rifiuto delle profferte amorose dello Sforza Cesarini, da parte di Faustina, spinsero il giovane duca, nel maggio del 1703, a tentare di rapirla mentre la ragazza stava andando a messa in compagnia della madre e di alcune domestiche. La ragazza riuscì a sfuggire all'agguato, ma le rimase una cicatrice sulla tempia sinistra. Il duca venne condannato a una lunga pena detentiva, a cui sfuggì riparando dapprima a Napoli e poi in Spagna, dove morì nel 1719. Nel 1715, a Roma, per desiderio di Papa Clemente XI, il Dott. Buonafede Vitali, soprannominato l'Anonimo, operò un reintervento chirurgico per porre riparo alla deturpante ferita. Che col tempo la poetessa potesse aver magnanimamente perdonato, lo attesterebbe la chiusa di un suo noto sonetto: così del volgo reo vendetta face, / chi piena l'alma d'onorato orgoglio, / s'en passa altier sopra l'offesa, e tace.
Considerata suo malgrado un'eroina, nel 1704 la giovane poetessa fu accolta nell'Accademia dell'Arcadia dove ricevette il nome di Aglauro Cidonia. Nell'Arcadia conobbe il poeta Giambattista Felice Zappi, un avvocato originario di Imola e poeta molto rinomato, che Faustina sposò nel 1705 e col quale visse felicemente. La casa degli Zappi divenne un centro di rinomate riunioni artistiche; fra i frequentatori del loro salotto basterà ricordare Georg Friedrich Händel, Domenico Scarlatti, Giovanni Vincenzo Gravina e Giovanni Mario Crescimbeni. Dal matrimonio nacquero tre figli: Livia (28 marzo 1706, moglie dal 1730 di Niccolò Guidiccioni di Lucca), Luigi (22 novembre 1707) e Rinaldo (12 marzo 1709; morirà due anni dopo). Nel 1719 rimase vedova, e rifiutò di risposarsi.
Nel 1728 un giovane di Albano, tale Francesco, la citò in giudizio dichiarando di essere figlio naturale suo e del duca Giangiorgio Sforza Cesarini. Il processo durò a lungo. Faustina riuscì a discolparsi dall'accusa; morì nel 1745, poco tempo dopo essere riuscita a provare la sua estraneità al fatto, e pochi giorni dopo le nozze del figlio Luigi. È sepolta nella chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane.

Opere
Il Canzoniere di Faustina Maratti (o Aglauro Cidonia) comprende soli 38 sonetti che vennero pubblicati, assieme ai versi del marito, la prima volta nel 1723 nella raccolta Rime di Giovanni Battista Felice Zappi e di Faustina Maratti, sua consorte, aggiuntevi altre poesie de' più celebri dell'Arcadia di Roma. Si tratta di sonetti in stile petrarchesco, formalmente eleganti ed equilibrati secondo i canoni del teorico Giovanni Mario Crescimbeni. I sonetti giovanili avevano per soggetto grandi figure femminili della romanità (Veturia, Tuzia, Porzia, Lucrezia), e traevano spesso ispirazione dai dipinti del padre Carlo Maratta. Molto più sentite appaiono le rime dell'età matura che cantano, con stile misurato, gli affetti familiari o il dolore per la morte del figlioletto Rinaldo.
Sono noti alcuni componimenti rimasti inediti durante la vita di Faustina: 5 sonetti e una epistoletta pubblicati nella quindicesima edizione delle rime dei coniugi Zappi; l'epistoletta testimonia come la Maratti non scrivesse soltanto sonetti.

Incipit di alcune opere

Dolce sollievo dell'umane cure

Dolce sollievo dell'umane cure,
Amor, nel tuo bel regno io posi il piede,
E qual per calle incerto uom, che non vede,
Temei l'incontro delle mie sventure.

Che? non credevi forse, anima schiva

Che? non credevi forse, anima schiva,
Cader sotto il mio giogo alto e possente;
Credevi tu quell'orgogliosa mente
Mantener sempre d'ogni affetto priva?

Io porto, ahimè, trafitto il manco lato

Io porto, ahimè, trafitto il manco lato
D'un dardo il più crudel, ch'avesse Amore,
Poiché nulla scopria d'aspro rigore,
Ma di cara dolcezza era temprato.

Pensier, che vuoi, che in così torvo aspetto

Pensier, che vuoi, che in così torvo aspetto
All'agitata mente t'appresenti?
Perché le pene all'alma accrescer tenti,
E pormi in seno, ahimè! nuovo sospetto?

Qualora il tempo alla mia mente riede

Qualora il tempo alla mia mente riede,
Cader sotto il mio giogo alto e possente;
Credevi tu quell'orgogliosa mente
Mantener sempre d'ogni affetto priva?

Non so per qual ria sorte, o qual mio danno

Non so per qual ria sorte, o qual mio danno
Cangiasse Amor lo stato, in ch'io vivea.
Allor che in pace i giorni miei traea,
Scarca dal peso d'ogni grave affanno.


giovedì 5 marzo 2026

MARCOALDI Franco (1955 - viv.)

 

Franco Marcoaldi 
(Guidonia Montecelio, 21 maggio 1955) è un poeta e scrittore italiano.
Franco Marcoaldi è nato nel 1955 e vive da tempo sulla laguna di Orbetello.
Nel corso degli anni ha fondato riviste (Leggere), è stato consulente di case editrici (Donzelli, Mondadori), ha scritto per il teatro (Benjaminowo e Sconcerto con Toni Servillo), per la musica (lavorando con Fabio Vacchi e Giorgio Battistelli), per la televisione (i ‘Dieci Comandamenti’ di Roberto Benigni, la serie di documentari Grand'Italia per Rai Cultura).
Ha curato il Meridiano Mondadori di Fosco Maraini e introdotto opere di Cesare Brandi, Pier Paolo Pasolini, Beniamino Placido. Ha collaborato con il fotografo Mario Dondero e la pittrice Giosetta Fioroni.
Nel 1995 pubblica Celibi al limbo (Einaudi), vincitore del Premio di Poesia "Paolo Prestigiacomo" (III edizione).
È autore della serie di documentari Grand'Italia - 12 ritratti di italiani che negli ambiti più diversi hanno reso grande l'Italia nel mondo - andata in onda su Rai Storia e in programmazione nel 2016 su Sky Arte.
Ha scritto libri di viaggio (Un mese col Buddha, Prove di viaggio e Viaggio al centro della provincia), saggi e romanzi (tra gli altri, Voci rubate e Il vergine). Ma il centro della sua attività è la poesia.
Molti i suoi libri in versi, che hanno vinto i più importanti premi - dal Viareggio al Montale, dal Pavese al Brancati: ‘Mosca cieca’, Amore non Amore, L'isola celeste, Benjaminowo, Celibi al limbo, Animali in versi, Il tempo ormai breve, La trappola, Il mondo sia lodato. Il 6 maggio 2025 ha pubblicato, sempre per la collana bianca di Einaudi, Una parola ancora. Diversi suoi libri sono stati tradotti all'estero. Collabora da molti anni al quotidiano La Repubblica.

Opere di Poesia
A mosca cieca, Collezione di poesia, Torino, Einaudi, 1992, (Premio Viareggio per la poesia).
Celibi al limbo, Collezione di poesia, Torino, Einaudi, 1995
Amore non Amore, Milano, Bompiani, 1997; nuova ed. accresciuta, Collana Passaggi, Milano, Bompiani, 2003; Amore non amore. Cento poesie, Collana Le onde n.43, Milano, La nave di Teseo, 2019
L'isola celeste, Collezione di poesia, Torino, Einaudi, 2000
Animali in versi, Collezione di poesia, Torino, Einaudi, 2006 Premio Brancati
Il tempo ormai breve, Collezione di poesia, Torino, Einaudi, 2008
La trappola, Collezione di poesia, Torino, Einaudi, 2012
Il mondo sia lodato, Collezione di poesia, Torino, Einaudi, 2015
Tutto qui, Collezione di poesia, Torino, Einaudi, 2017
Il padre, la madre, disegni di Marilù Eustachio, Le Farfalle, 2019
Quinta stagione. Monologo drammatico, Collezione di poesia, Torino, Einaudi, 2020
Animali in versi, Collezione di Poesia, Torino, Einaudi, 2022

I malpensieri

Arrivano nella notte i malpensieri,
erigendo picchi di insormontabili
problemi, cumuli d'angosce, oscure
colpe, sentimenti neri, Arrivano
nella notte i malpensieri. E non c'è
modo di uscire dalla loro rete
a maglie strette. Il sonno s'allontana
e dentro al portacenere si assommano
i resti di due, tre, cinque, dieci
sigarette. Gonfiano il loro ventre
i malpensieri, come rospi giganti
che minacciano la luna. E proprio quando
sembra che arrida loro la fortuna,
ecco lo schianto: tardivo, Morfeo rapisce
al sonno un corpo esausto di stanchezza,
mentre l'aurora cancella con un alito
di vento quel mare di fantasmi di cupezza.


Dovessi spiegarti cos'è una vita

Dovessi spiegarti cos'è una vita,
a lato, il résumé di ieri
sarebbe sufficiente: Giovanni Decollato.
Mi sono alzato presto
per frastornarmi molto,
molto ho fantasticato
tastando bene il polso.
E in conclusione, quanto
ho verificato, è che un rancore
e una femmina, una birra
e una preghiera, non fanno
una vita. Fanno soltanto sera.


Il doppio sguardo

Quante volte si è detto
il mondo deperisce.
Quante volte si è detto
il mondo fa naufragio.
Dovremmo misurare meglio
le parole: ché il mondo
deperisce eppure ingrassa;
e mentre naufraga galleggia.
È questa la fatica
a cui siamo vocati: sostenere
un doppio sguardo, capace
di fissare in faccia la rovina
e assieme la lamina di sole
che accende ogni mattina.



MERINI Alda (1931 - 2009)

  Alda Giuseppina Angela Merini  (Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1º novembre 2009) è stata una poetessa, aforista e scrittrice italiana. «...